lunedì 20 maggio 2013

L’AUMENTO DELL’IVA DAL 21% al 22%


        

Iva, con aumento stangata da 135 euro a famiglia
Il calcolo di Confcommercio e l'allarme: 26mila imprese
del settore potrebbero scomparire entro fine anno
(Corriere della Sera del 20 maggio 2013)




Il previsto aumento dell'Iva dal 21% al 22% dal prossimo 1 luglio comporterà, per una famiglia di 3 persone, una «stangata» di 135 euro in media l'anno. Lo calcola l'ufficio studi di Confcommercio. Insomma, gli aggravi di imposta sui portafogli saranno pesantissimi: 2,1 miliardi di euro nel 2013, ben 4,2 miliardi nel 2014. L'aliquota standard Iva riguarda circa il 70% dei consumi totali. E 26mila imprese del settore potrebbero scomparire entro fine anno.

Ora vi spiego il significato di questo aumento dell’1 per cento dell’IVA. Però prima devo spiegarvi che cos’è l’IVA.
E’ un acronimo cioè una sigla e sta per Imposta sul Valore Aggiunto: è un’imposta applicata in ogni fase della Produzione, Scambio di beni e servizi, in vigore dall’1 gennaio 1973, cioè da 40 anni, 4 mesi e 19 giorni.
Capite bene questi punti:
a- NON è un’imposta che grava sulle aziende venditrici. L’azienda-venditrice  fattura l’IVA all’Azienda che acquista,  la incassa e poi la versa all’Erario Stato, in parole povere  CHI VENDE agisce da Cassiere dello Stato, incassa quindi soldi non suoi e quindi li deve riversare o girare allo Stato;
b- L’Azienda che acquista paga l’IVA all’Azienda venditrice del bene o del servizio, MA poi ne chiederà il rimborso all’Erario, Stato- alias AGENZIA DELLE ENTRATE territorialmente competente: quindi:

- l’AZIENDA CHE VENDE VERSA ALLO STATO L’IVA CHE HA FATTURATO ALL’AZIENDA CHE HA ACQUISTATO;
- l’AZIENDA CHE HA ACQUISTATO E PAGATA L’IVA ALL’AZIENDA-VENDITRICE HA UN CREDITO VERSO LO STATO E NE CHIEDERA’ IL RIMBORSO;

quindi l’Iva non è né un costo aziendale per chi vende e  non è un credito aziendale per chi compra, anche se l’aliquota Iva aumenta o diminuisce, ma questo vale solo se lo scambio di beni o servizi avviene tra operatori economici (Aziende o Professionisti).
Ma quando l’acquirente e’ un cittadino-utente-consumatore finale, egli dovrà pagare l’IVA all’Azienda Venditrice, che la verserà allo Stato, MA non potrà chiederne il rimborso allo Stato (Agenzia Entrate).
Quindi, il consumatore finale, (famiglia, cittadino, contribuente) dovrà effettivamente pagare l’imposta, come contribuente-percosso e inciso.
Un’altra riflessione? Eccola, quell’1% in più peserà in modo diverso in base al reddito dei cittadini: più basso è il reddito più pesante è il sacrificio, più alto è il reddito meno “fastidioso” sarà quell’ 1% di aumento dell’aliquota. E la fregatura se la dovrà sorbire il cittadino “meno abbiente”, a basso reddito cioè “’o povero omme”.

Il punto di Enzo

1 commento:

  1. Grazie, Enzo. Tutti gli interventi governativi si basano su un semplice concetto: quello dell'equilibrio dei conti. Poiché siamo in disequilibrio, dobbiamo accrescere le entrate e/o diminuire le spese. Tutto il resto è previsione. Quella sull'aumento dell'entrata IVA legata all'aumento dell'aliquota è da dimostrare. Ma è certo che l'aumento dell'aliquota deprime il mercato. Secondo me questi che hanno le mani in pasta non sono dei veri tecnici. Ma la verità vera è che sono servi dell'Europa e non sanno come compiacere meglio il padrone.

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