sabato 12 dicembre 2015

DONNE CHE AMANO TROPPO










"Donne che amano Troppo" è un libro scritto, negli anni '80, dalla Psicologa americana R. Norwood che ha fatto da apripista alla discussione sulle dipendenze affettive.


R. Norwood


Eccovi alcuni passaggi  di questo libro che ci fanno capire come annulliamo , o quasi , noi stesse quando ci innamoriamo.




Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo "sbagliato" per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci.

Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo "giusto" per noi.
(ma dove sono gli uomini giusti?)

Donne che amano troppo sono molto responsabili, impegnate molto seriamente e con successo ma con poca stima di sé; hanno poco riguardo per la propria integrità personale e riversano tutte le loro energie in tentativi disperati di influenzare e controllare gli altri per farli diventare come loro desiderano.

Hanno un profondo timore dell'abbandono; pensano che è meglio stare con qualcuno che non soddisfi del tutto i loro bisogni ma che non le abbandoni, piuttosto che un'uomo più affettuoso e attraente che potrebbe anche lasciarle per un'altra donna.

Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all'interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto.

Dobbiamo guarire dal bisogno di dare più amore di quanto se ne riceva; guarire dal continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'è dentro di noi.

Finchè continuiamo a comportarci così, cercando di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non possiamo guarire.Più ci dibattiamo e cerchiamo altre vie di scampo, più peggioriamo , mentre cerchiamo di risolvere la dipendenza con l'ossessione. Alla fine, scopriamo che le nostre soluzioni sono diventate i nostri problemi più gravi. Cercando disperatamente un sollievo e non trovandone alcuno, a volte arriviamo sull'orlo della follia.

Ciò che manifestiamo esternamente è un riflesso di ciò che c'è nel più profondo di noi: ciò che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, ciò che crediamo di meritare dalla vita.

Quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.




LA VIA DELLA GUARIGIONE

-Andare a cercare aiuto

-Considerate la vostra guarigione una priorità che ha il diritto di precedenza su qualsiasi altra

-Trovate un gruppo di sostegno fatto da vostre pari che vi capiscano

-Sviluppate il vostro lato spirituale con esercizi quotidiani

-Smettete di dirigere e controllare gli altri

-Imparate a non lasciarvi invischiare nei giochi di interazione

-Affrontate coraggiosamente i vostri problemi e le vostre manchevolezze personali

-Coltivate qualsiasi bisogno che debba essere soddisfatto in voi stesse

-Diventate "egoiste"

-Spartite con altre donne quello che avete sperimentato e imparato

-Trovate affermazioni positive da ripetervi più volte nel corso della giornata: hanno il potere di eliminare i pensieri e i sentimenti distruttivi, anche quando la negatività dura da anni.




CARATTERISTICHE DI UNA DONNA GUARITA DALLA MALATTIA DI AMARE TROPPO

-Accetta pienamente se stessa, anche se desidera cambiare qualche aspetto della sua personalità.

Questo amore e rispetto di sé stessa è fondamentale e lei lo alimenta con affetto, e si propone di espanderlo

-Accetta gli altri come sono, senza cercare di cambiarli per soddisfare i suoi bisogni

-E' consapevole dei suoi sentimenti e del suo atteggiamento verso ogni aspetto della vita, compresa la sessualità

-Ama tutto di se stessa: la sua personalità, il suo aspetto, le sue convinzioni e i suoi valori, il suo corpo, i suoi interessi e i suoi talenti. Valorizza sé stessa invece di cercare di trovare il senso del proprio valore in una relazione

-La sua autostima è abbastanza profonda da consentirle di apprezzare il piacere di stare insieme ad altre persone e preferisce uomini che siano a posto così come sono. Non le necessita che qualcuno abbia bisogno di lei per avere l'impressione di valere qualcosa

-Si permette di essere aperta e fiduciosa con chi lo merita; non ha paura di lasciarsi conoscere a un livello personale profondo, ma non si espone al rischio di essere sfruttata da chi non ha riguardo per il suo benessere

-Si domanda. "Questa relazione va bene per me? Mi consente di sviluppare tutte le mie possibilità e diventare quello che sono capace di essere?"

-Quando una relazione è distruttiva, è capace di lasciarla perdere senza sprofondare nella depressione, ha una cerchia di amiche che la sostengono e fanno del loro meglio per vederla uscire da una crisi.

-Apprezza più di ogni altra cosa la propria serenità; tutte le lotte, le tragedie e il caos del passato hanno perso il loro fascino; ha un atteggiamento protettivo verso sé stessa, la sua salute e il suo benessere.

-Sa che una relazione, per poter funzionare, deve essere tra due patner che condividono valori, interessi e fini, e che siano entrambi capaci di intimità.

-Sa anche di essere degna del meglio che la vita può offrirle.

Tema troppo spesso, anzi spessissimo, ricorrente agli “onori” della cronaca nera è la violenza sulle donne . Ma il libro tratta di violenza psicologica , quanto è (il)legale amare contro ogni ragionevole senso logico. Dovremmo ricordarcelo spesso...

Annamaria




giovedì 10 dicembre 2015

UNA RICETTA AL VOLO...






In attesa di "Burian" ,il vortice che dovrebbe portare la neve in molte città,  come da giorni promette il sito meteo.it ,vi suggerisco una ricetta per un gustoso dolcetto che evoca proprio la neve...



Neve al cocco e cioccolato

Ingredienti per 8 persone:
2 etti di cocco secco in polvere, 4 cucchiai di cacao in polvere, 3 etti di farina, 2 etti di zucchero, 1 etto di burro, 1 bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaio di nocciole in granella, 1 vasetto di yogurt al cocco, mezzo bicchiere di latte, 2 etti di panna da montare (1 brick piccolo), 2 tavolette di cioccolato bianco (2 etti), sale, 16 biscottini secchi con gocce di cioccolato. 


Preparazione:
Versare in una ciotola il cocco (tranne 3 cucchiai per la decorazione), il cacao, la farina, lo zucchero e un pizzico di sale. Mescolare e aggiungere il vasetto di yogurt, il burro fuso, il latte e mescolare nuovamente. Poi versare la bustina di lievito e mescolare ancora.
Versare il composto in una teglia rotonda sganciabile, diametro di 26 cm, rivestita con un foglio di carta da forno. Livellare la superficie e mettere in forno già caldo, a 180°, per 50 minuti circa.
Verificare la cottura con uno stecco di legno, che deve risultare asciutto.
Levare dal forno, mettere il dolce in un piatto e lasciarlo raffreddare.
Preparare la decorazione versando la panna in un pentolino e farla scaldare a fiamma bassa. Aggiungere il cioccolato a pezzetti e lasciarlo sciogliere mescolando.
Allentare dal fornello, aggiungere 2 cucchiai di cocco, mescolare e lasciare intiepidire.
Versare il composto ottenuto sulla superficie del dolce. Cospargere sopra il cucchiaio di cocco tenuto da parte e la granella di nocciole e completare con i biscottini disposti a raggiera.


Annamaria

lunedì 7 dicembre 2015

STORIA (VERA) DI UN TASSISTA DI NEW YORK




Vera o non vera leggendo questa storia , emozionante, potreste commuovervi. Ricordiamoci che nella vita non si può mai tornare indietro. Trattiamo le persone come vorremmo essere trattati noi, sempre. Un esempio di grande umanità che ci fa riflettere che la vita ,ad un certo punto, finisce e quando quel momento sarà giunto potremo contare solo sull'aiuto di chi ci è vicino e magari sconosciuto. Il mondo sarebbe sicuramente migliore seguendo l'esempio di questo tassista.






Venti anni fa, lavoravo come tassista per mantenermi. Una notte, dopo una chiamata, alle 2:30 AM, sono arrivato davanti ad un edificio buio… tranne una piccola luce che s’intravedeva da una finestra al piano terra ... In tali circostanze, molti avrebbero solo suonato il clacson una o due volte, avrebbero atteso un minuto e poi se ne sarebbero andati via. Ma ho visto troppe persone che dipendevano del taxi come loro unico mezzo di trasporto. Se non mi sembrava un pericolo, io andavo e citofonavo. Così sono andato a bussare alla porta - "Un momento," rispose una voce fragile che sembrava di una persona anziana. Ho sentito che trascinava qualcosa sul pavimento. Dopo una lunga pausa, la porta si aprì. Una piccola donna, più o meno 80enne si presentò davanti a me. Indossava un abito colorato e un grande cappello con il nastro di velluto appuntate su di esso, come una donna in un film anni '40. Vicino aveva una piccola valigetta in plastica. L'appartamento sembrava come se nessuno l'avesse vissuto per anni. Tutti i mobili erano coperti con delle lenzuola. Non c’era nemmeno un orologio, un soprammobile o utensili sugli scaffali. In un angolo c'era un quadro di cartone pieno di foto, protetto da un vetro.
- "Può portare il mio bagaglio in macchina?" chiese lei.
Ho messo la valigia in macchina e poi sono tornato per accompagnare la donna. Mi prese per un braccio e ci incamminammo lentamente verso la macchina. Ha continuato a ringraziarmi per la gentilezza.
- Niente di che, ho risposto. Cerco di trattare i miei clienti nel modo in cui vorrei che fosse trattata mia madre.
- Oh, sei un ragazzo così buono! ha detto.
Quando sono entrato la macchina, mi ha dato un indirizzo e mi ha chiesto:
- Potrebbe guidare attraverso il centro?
- Non è la via più breve, risposi in fretta.
- Oh, non importa, disse lei. Non ho fretta. Sto andando in un centro anziani ...
Ho guardato nello specchietto retrovisore. I suoi occhi brillavano ....
- Non ho più nessuno della mia famiglia ... ha continuato. Il medico dice che non ho molto tempo .... In silenzio, ho cercato il tassametro e l’ho staccato.
- Quale tragitto vuole fare? ho chiesto…
Per le prossime ore, ho guidato attraverso la città.
Lei mi ha mostrato l'edificio dove, una volta, ha lavorato come operatrice all’ascensore.
Ho guidato attraverso il quartiere dove lei e suo marito avevano vissuto appena sposati. Sono andato di fronte ad un deposito di mobili che un tempo era stato una sala da ballo in cui aveva l'abitudine di andare a ballare quando era una ragazza. Qualche volta mi chiedeva di fermarmi di fronte agli edifici o angoli di strada e stare con lei nel buio, contemplare in silenzio.
Con le prime luci dell’alba, improvvisamente disse:
- Sono stanca ... Andiamo.
Ho guidato in silenzio verso l'indirizzo che mi aveva dato.
Era un edificio basso, una piccola casa con un vialetto che passava sotto un cancelletto. Due persone sono uscite fuori per accoglierci, appena arrivati. Erano molto attenti alla donna. Ho aperto il portabagaglio e portato la piccola valigia alla porta. La donna era già seduta in una sedia a rotelle.
- Quanto ti devo, ha chiesto mentre cercava il portafoglio..
- Niente, ho risposto...
- Ma anche tu devi mantenerti ....
- Non preoccupatevi ... ci sono altri passeggeri, ho risposto .. Quasi senza pensarci, mi chinai e gli diede un abbraccio. Mi abbraccio fortissimo...
- Hai dato ad una vecchia un momento di gioia, disse. Grazie…
Gli strinsi la mano lasciandola nella luce del mattino…
Dietro di me, la porta si chiuse ... Un rumore che chiudeva una vita ....
Non ho preso altri passeggeri in quel turno…
Ho guidato, perso nei miei pensieri ... Per il resto della giornata, potevo malapena parlare…
Che cosa sarebbe stato se quella donna avesse trovato un autista arrabbiato, o uno che era impaziente di finire il suo turno? Cosa sarebbe stato se avessi rifiutato di prendere la chiamata, o se avessi suonato una sola volta per poi andare via?
Guardando indietro penso di non aver fatto niente di più importante nella mia vita.
Siamo tentati di pensare che le nostre vite ruotano attorno ad alcuni grandi momenti, ma spesso questi grandi momenti ci colgono di sorpresa - ben avvolti in quello che gli altri considererebbero banale.
Questa vita può non essere la festa che si spera, ma mentre siamo qui dobbiamo ballare. Ogni mattina, quando apro gli occhi, dico: Oggi è un giorno speciale!


Annamaria


domenica 6 dicembre 2015

GANDHI IL PICCOLO GRANDE UOMO



...E di questi tempi dove imperversa la bugia e l'inganno dire la verità è quasi un atto rivoluzionario che ti porta, a volte , ad avere anche dei nemici Ogni tanto varrebbe la pena ricordarci i tre punti fondamentali su cui si basava Gandhi 


 

-Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.

Nonviolenza: è necessario precisare che tale precetto non si ferma ad una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’”amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale.


Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste. 
“La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato a sistema, non con chi fa il male” ( Tratto da Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128).

Tolleranza religiosa: ”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” ( tratto da M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.


Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.

Gandhi, riesce con le sue sole forze, a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza per il suo paese. Come? Con la forza sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della ricerca della Verità (Dio).
Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere anche noi portatori di pace?
Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero. Non dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori vogliano decidere per noi e armarci la mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propria strada e … seguirla senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).

Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:

“Per una scodella d’acqua,
rendi un pasto abbondante;
per un saluto gentile,
prostrati a terra con zelo;
per un semplice soldo,
ripaga con oro;
se ti salvano la vita,
non risparmiare la tua.

Così parole e azione del saggio riverisci;
per ogni piccolo servizio,
dà un compenso dieci volte maggiore:

Chi è davvero nobile,
conosce tutti come uno solo
e rende con gioia bene per male”.
(M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, p.90).


Biografia


Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R.Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha”: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).

Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.
- 1919: prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.
- 1921: seconda grande campagna satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.
- 1930: terza campagna di resistenza. La marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.

Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.
L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.
- fonte -giovaniemissione.it-

Purtroppo mondo è stato e mondo è...

Annamaria