lunedì 17 dicembre 2018

QUALI SONO E QUAL E' IL SIGNIFICATO DEI SIMBOLI DEL NATALE







L'albero, il presepio, le candele rosse, il vischio, la corona dell'avvento... il significato dei simboli del Natale.



Ormai manca davvero poco al Natale: non c'è negozio che non sia addobbato e pieno di luci e colori: rosso, oro, argento. Pasticcerie con panettoni tradizionali e per ogni gusto.

Da piccoli abbiamo scoperto il Natale e abbiamo imparato a riconoscerne i segni. Oggi sappiamo leggerli molto bene: se c'è il vischio sopra la porta diamo un bacio a uno dei nostri cari, se una casa si tinge di rosso sappiamo che là il Natale è già iniziato.



 Ma ricordiamo ancora il significato dei simboli del Natale?  

Scopriamoli insieme:  

LA STORIA DI BABBO NATALE
Babbo Natale è una figura presente nelle culture di tutto il mondo: è colui che porta i regali ai bambini nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

La figura che conosciamo oggi discende da quella di un personaggio storico realmente esistito: San Nicola, che fu vescovo di Myra (antica città turca). Prima di diventare Santo, Nicola si batté a lungo per difendere i valori cristiani, fino ad essere imprigionato. Morì il 6 dicembre verso la metà del IV secolo. Prima di diventare Santo, a Nicola vennero attribuiti diversi miracoli che lo resero popolare tra tutti i cristiani. Venne legato ai bambini e ai doni grazie a 2 episodi: salvò 3 ragazze dalla prostituzione, regalando al padre 3 sacchi d'oro che così risolse i suoi debiti.

 Il secondo è un miracolo: smascherò un locandiere che aveva ucciso 3 bambini, consegnandolo alla giustizia e resuscitando i 3 infanti. Divenne così popolare tra i giovani e nacque la tradizione dei doni, portati dal Santo la notte tra il 5 e il 6 dicembre. Nel tempo la figura di San Nicola si è fusa ad altri personaggi del folclore nordico, poiché la chiesa del Nord Europa aveva proibito la venerazione dei santi. Nacque così un San Nicola vestito di verde-marrone, allegro e rubicondo.



La svolta verso il Babbo Natale moderno avviene negli Stati Uniti d'America verso la fine dell'Ottocento: diversi scrittori di libri per bambini immaginarono un Santa Claus che portava doni ai bambini...su una slitta volante trainata da renne. Inoltre fu Thomas Nat, illustratore, il primo a rappresentare un babbo natale anziano, con barba e pelliccia. Il colore rosso si aggiunse negli anni successivi, nei primi decenni del Novecento, quando diverse agenzie pubblicitarie vestirono Santa Claus di rosso, fino alla rappresentazione moderna.




L'ALBERO DI NATALE
Arredare la casa con un albero di Natale agghindato è una tradizione oramai consolidata in tutto il mondo. Solitamente l'albero utilizzato è l'abete, raramente il pino o conifere simili. 

L'origine dell'albero di Natale risale al tempo dei romani che usavano decorare la loro casa con rami di pino durante le calendae di gennaio. Verso l' XI secolo tra i cristiani del Nord Europa, durante l'avvento, si diffonde l'uso di allestire diverse scene tratte dalla Bibbia, tra cui un episodio in particolare, tratto dalla genesi, dove si parla dell'albero della conoscenza e del bene. Nasce così l'usanza di decorare quest'albero, prima con frutti e fiori di carta.

Tra i vari alberi quello più utilizzato diventa l'abete, un sempreverde: la prima volta fu allestito a Tallin, nel 1441. Questa pratica si diffuse timidamente nel Seicento e si affermò nel Settecento, fino a diventare tradizione. 


Negli ultimi decenni, per problemi di spazio, di manutenzione e anche di costi, si utilizzano abeti artificiali, anche per salvaguardare la stessa pianta. 




LA TRADIZIONE DEL PRESEPE
Il presepe (o presepio) è una tradizione molto sentita nei paesi con una forte tradizione cattolica.

La rappresentazione della natività con le piccole statue affonda le proprie radici nel Medioevo, all'epoca di San Francesco che fu il primo a realizzare la scena della nascita di Gesù, ma solo dopo aver avuto l'approvazione papale. Rifacendosi al racconto degli evangelisti Luca e Matteo, San Francesco realizzò una rappresentazione molto semplice, più precisamente celebrò la funzione in una grotta con solo della paglia e i due animali sacri. Questo perché il Papa pur avendo dato il permesso aveva proibito i drammi sacri. Secondo alcuni però San Francesco realizzò il presepe ispirandosi alle funzioni liturgiche che aveva visto a Betlemme, dove era stato in viaggio: quindi non gli si potrebbe attribuire del tutto la paternità.



Nei secoli successivi la tradizione del presepe si è rafforzata, sia nel campo artistico che in quello "popolare": numerose furono e sono le chiese che lo allestirono all'interno dei loro locali. Ma è solo verso la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento che il presepe arriva nelle case di tutti, anche dei borghesi e del popolo: una tradizione che esiste ancora oggi, sempre in bilico tra antico e moderno. Difatti c'è chi ama rifarsi alla tradizione e chi invece ama le innovazioni artistiche che hanno contaminato anche questo campo. 




IL CERO DI NATALE 
La notte tra il 24 e il 25 dicembre si usa accendere un cero, una candela. La luce emanata dalla candela simboleggia la nascita di Gesù, giunto per illuminare un mondo oscuro, rendendo così visibile la via della salvezza.
In alcuni paesi, come in Inghilterra e in Francia, si usa accendere 3 ceri fusi alla base: questo simboleggia la Santissima Trinità.  
Il tradizionale cero di Natale è rosso.




I REGALI DI NATALE
I media ci hanno portato a pensare che i regali di Natale siano una "trovata commerciale". In realtà quest'usanza ha radici molto antiche e ha un significato profondo.
Per quanto riguarda i bambini, come abbiamo visto l'usanza è nata con la figura di Babbo Natale, anche se in alcuni luoghi è Gesù bambino a portare i doni. Questa discrepanza è avvenuta quando si tentò di proibire il culto di San Nicola, proponendo l'idea che fosse Gesù a portare i regali. Ma non ebbe successo perché i regali, come oggi, erano considerati un premio solo per i bambini buoni, mentre i "cattivi" sarebbero rimasti fuori: risultava difficile credere che Gesù potesse essere così severo. Per questo si preferì lasciare a Babbo Natale il "compito" dei regali, cambiando solo la data. 

L'usanza dei regali tra adulti invece risale ai Romani che erano soliti scambiarsi dei doni il primo giorno dell'anno: le strenne, ovvero dei rami sacri, come augurio per un anno ricco, prospero e felice. Secondo la leggenda fu TiTo Tazio il primo, che chiese ai sudditi un ramoscello d'ulivo del sacro bosco della dea Strenia. La tradizione nel tempo si è fusa a quella cristiana, divenendo unica: attraverso il gesto del dono si ricorda al prossimo il proprio amore e gli si augura allo stesso tempo un avvenire felice.

Il regalo di Natale è un dono che si usa fare a chi si vuole dimostrare affetto.




LE STORIE DEL PANETTONE
Un altro simbolo del Natale è un dolce, il panettone. La storia della sua nascita nell'immaginario collettivo risale a 2 storie differenti.

Secondo una versione fu inventato da Messer Ughetto degli Atellani, falconiere che abitava nella Contrada delle Grazie a Milano. Questi era innamorato di Adalgisa, figlia di un fornaio, e si fece assumere dal padre di lei come garzone. Ughetto per incrementare le vendite inventò un dolce nuovo, che ebbe subito successo permettendogli così di sposare l'amata e vivere senza difficoltà.



Nella seconda versione, fu il cuoco di Ludovico il Moro ad inventare il dolce. Egli doveva preparare il pranzo di Natale con molti ospiti importanti, ma preso dalla frenesia dimenticò il dolce nel forno, carbonizzandolo. In preda al panico il cuoco ascoltò i consigli di un giovane sguattero, Toni che gli propose di creare un dolce con quanto rimasto in dispensa. Il cuoco acconsentì e così portò in tavola il dolce di Toni. Gli ospiti entusiasti chiesero il nome di tale prelibatezza e il cuoco rispose «L'è 'l pan del Toni»: così il "pane di Toni" da allora divenne il famoso "panettone".   

Leggende a parte, l'origine del panettone andrebbe cercata in un'usanza diffusasi nel Medioevo, ovvero quella di celebrare il Natale un pane più ricco del solito. La sera del 24 dicembre si metteva nel camino un grosso ceppo di legno e si portavano in tavola ben tre pani di frumento, all'epoca un lusso. Il capofamiglia quindi tagliava i pani e serviva a tutti i suoi commensali una fetta, tranne una che veniva conservata per l'anno successivo come simbolo di continuità.
  

Oggi il panettone è uno dei dolci più famosi. Alcuni pasticceri famosi lo hanno reinventato, come il pandoro, mentre altri preferiscono quello tradizionale. Quello che non è cambiato è la sua presenza: su tutte le tavole natalizie, a fine pasto, non manca mai. Che sia pandoro o panettone, il padrone di casa mette particolare cura nel preparare e servire questo dolce a tutti i suoi ospiti. Al momento del dolce infatti si utilizzano sempre i piatti e i bicchieri più belli, per celebrare con i propri cari un momento che si ripete uguale da secoli. Con una fetta di panettone in una mano e un calice di spumante dell'altra ci si augura gioia e felicità. 





Annamaria- fonte Zanolli

mercoledì 12 dicembre 2018

FIABE MODERNE E FAVOLE ANTICHE







Spesso quando pensiamo alle fiabe è scontato il motto ” e vissero per sempre  felici e contenti”. Ma è proprio cosi? Un motto troppo carico di aspettative.
Credo che molte donne inseguano “l’ happy ending”  (e il principe) a tutti i costi, perdendo pero’ di vista la loro felicità e rimanendo puntualmente deluse. Ecco una fiaba “divertente” segnalata da Maria



LA FAVOLA DELLA PRINCIPESSA ( EMANCIPATA) E DEL RANOCCHIO

C’era una volta in un paese lontano una principessa bellissima, indipendente e sicura di sé. 

Un giorno, durante una passeggiata non lontano dal suo castello stava osservando un rospo in un laghetto quando a un tratto il rospo le saltò addosso e le disse: “Elegantissima Signora, un tempo io ero un bel principe, ma un giorno una strega cattiva mi ha fatto un incantesimo e mi ha trasformato in un rospo. Basterebbe un tuo bacio a farmi ritornare il bel principino che ero una volta. Poi potremo sposarci e andare a vivere nel castello di mia madre, dove tu preparerai i miei pasti, laverai e stirerai i miei panni, darai alla luce i miei figli e li crescerai. È così sarai felice fino alla fine dei tuoi giorni.” 



La sera stessa la principessa sorrideva sorseggiando uno chardonnay davanti a un piatto di cosce di rana fritte, in una leggera salsa di cipolle al vino bianco.




Poi ci sono le fiabe che spaventano. Molto piu’ “crude” rispetto a quelle che con il tempo sono state edulcorate, grazie ai classici film d’animazione della Disney . Molti di questi film, in genere, si ispirano alle più celebri fiabe di derivazione popolare ma se diamo un’occhiata alle versioni originali scopriamo che il lieto fine non era così doveroso e scontato. Leggete un po’…

Biancaneve



La fiaba scritta dai Fratelli Grimm nel 1812 era leggermente diversa da quella che conosciamo: la regina era la madre di Biancaneve, voleva mangiare i suoi polmoni e il suo fegato per provare la sua morte. Alla fine deve danzare in un paio di scarpe di ferro caldo fino alla morte.

La bella addormentata



Esistono molte versioni della fiaba, tra cui “Sole, Luna e Talia” di Giambattista Basile risalente al 1634 in cui si affrontano argomenti non proprio per bambini.



Nella versione di Basile infatti la protagonista viene stuprata dal principe e rimane incinta di due gemelli, che nasceranno mentre ancora lei è addormentata. Senza parole? È la giusta reazione.

La principessa e il ranocchio



Chi ha letto la versione dei Fratelli Grimm, sa che ne “Il principe ranocchio” il rospo inganna la principessa per raggiungere un accordo con lei. Le sue richieste iniziano a diventare sempre di più e sempre più grandi, fino a quando il ranocchio non chiede alla principessa di poter dormire nel suo letto e lei, indispettita, decide di scaraventarlo con uno schiaffo contro il muro. A quel punto lui si trasforma in principe.

La bella e la bestia




Nella versione tedesca della fiaba di Ludwig Bechstein, la bestia diventa il compagno di letto della protagonista, la coccola e la bacia.  Ma lei farà una brutta fine, annegata dalle sorellastre nella vasca da bagno ma anche loro avranno una punizione e saranno trasformate in colonne di pietra.

Cenerentola



Anche in questo caso rimane la firma dei Grimm, le sorellastre di Cenerentola si tagliano parte del piede per riuscire a far calzare la scarpa, alla fine gli uccelli cavano via i loro occhi.

Rapunzel



La storia di “Raperonzolo” raccontata dai Fratelli Grimm nel 1812 il principe andava a trovare Raperonzolo così spesso che alla fine lei rimase incinta e i suoi vestiti diventarono troppo stretti, per questo motivo decise di cederli alla strega. Anche lei, come la Bella Addormentata, ebbe due gemelli.

La Sirenetta



La storia originale è di Hans Christian Andersen, la protagonista soffre moltissimo quando cammina, i suoi passi vengono paragonati al camminare su lame taglienti ma per amore decide comunque di danzare per il principe. Quando lui si innamora di un’altra donna, la Sirenetta decide di non ucciderlo per salvarsi ma muore e si dissolve in schiuma.



Annamaria

lunedì 10 dicembre 2018

SFERA EBBASTA, IL TRAPPER CHE SI CREDE UNA ROCKSTAR





Spesso, quando scelgo i video con le canzoni da inserire qui sul blog, mi imbatto in alcune canzoni di questi rapper e trapper: il numero di visualizzazioni è enorme.
Tra questi anche le canzoni scritte da Sfera Ebbasta, oggi al centro della cronaca per la tragedia avvenuta in una discoteca delle Marche.
Ovviamente lui non c' entra nulla con quanto è avvenuto.
Purtroppo, come sappiamo, la serata è costata la vita a sei persone: cinque minorenni tra i quattordici e i sedici anni e una madre di trentanove anni.
Rispetto e dolore per questa madre che lascia quattro figli ancora piccoli.
Pero', mi permetto una breve riflessione: come si fa a portare una bambina di 10 anni in una discoteca, attirati dalla presenza di un soggetto (trapper) ventiseienne che non è la versione maschile di Selena Gomez o Benju & Fede ma un "idolo" che scrive testi che promuovono le droghe, la ricchezza ostentata e soprattutto sessisti?
Dieci anni è ancora piccola. Anche se capisco che già a questa età si comincia a seguire i propri artisti preferiti. 
Qualche album di Ebbasta è stato premiato e spero i premi non siano riferiti ai testi orrendi come "Hey Tipa", un inno alla violenza sessuale, ma al numero elevato di vendita.
Ecco alcune strofe:

 “Quanto sei porca / dopo una vodka / me ne vado e lascio un post-it sulla porta/ Le more, le bionde, le rosse, le mechesate / vestite da suore o con le braccia tatuate/ le alternative, le snob pettinate, spettinate sotto le lenzuola ubriache..sono una merda ragiono col cazzo, oggi ti prendo domani ti lascio."

A Meglio se smetti ,invece, dedicata a un suo rivale di egual spessore che fa: “Rimani calmo è inutile che ti arrabbi / rolla una bomba e dopo dormi che si è fatto tardi” e...
poi ancora con Ricchi per sempre la cui altissima moralità fa dire “Scelgo una tipa, nessuna dice di no / Me la portano in camera con una Vodka”. Eccetera.

Cari genitori ma dove portate i vostri bambini? 
Capisco che è difficile ma è necessario un intervento, garbato, quando vi accorgete cosa proclama l'idolo dei vostri figli, onde evitare sorprese spiacevoli. (anche se, ribadisco, le canzoni nulla hanno a che fare con la tragedia in discoteca.) 
A questa età si assorbono come spugna i valori educativi e... potrebbero sfuggirvi... 


Annamaria

sabato 8 dicembre 2018

‘U BAMMINIEDDU”











A Natali pì tradizioni
Ogni annu nasci u bamminieddu
U figghiù du Patri Eternu.
Nasciu ‘nta stadda mienzu all’armali
Nasciù a Bitlemme mienzu a poesia.

Ma si avissi a nasciri ora 
Unni nascissi ?
Mienzu i machini ?
Mienzu i fabbrichi ?
Mienzu u pitroliu ?

E unni si truvassiru cchiù
A stadda,
l’armali,
a Vergini Immaculata,
a stidda cumeta,
i Re magi ?

unni si truvassi cchiù 
mienzu u cimientu armatu…..

… A PUISIA ?

TRADUZIONE




IL BAMBINELLO

A Natale per tradizione 
ogni anno nasce il Bambinello
il figlio del Padre Eterno.
E' nato in una stalla in mezzo agli animali
e' nato a Betlemme in mezzo alla poesia.

Ma se dovesse nascere ora ?
dove nascerebbe ?
in mezzo alle macchine ?
in mezzo alle fabbriche ?
in mezzo al petrolio ?

Dove si troverebbe più
la stalla, 
gli animali,
la vergine immacolata,
la stella cometa,
i Re Magi ?

dove si troverebbe più
in mezzo al cemento armato...
… " LA POESIA ? "

Totò Migliore

Annamaria

mercoledì 5 dicembre 2018

CHI DIFENDE I CONSUMATORI DALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI?





Un post recente pubblicato dal sole24 ore, scritto da Corrado Griffa, manager bancario ed industriale (CFO, CEO), consulente aziendale in Italia e all’estero, giornalista pubblicista –



Consumo, quindi esisto; ma qualcuno mi difende se consumo male, o se il fornitore di un bene o servizio non si comporta bene? Per tutelare i consumatori, in questi casi, sono nate le associazioni di difesa dei consumatori, che possono avviare le cosiddette “class action”, previste dal Codice del Consumo: il meccanismo della “class action” consente a più consumatori di aderire all’azione legale già iniziata, anche mediante l’appoggio fornito dalle associazioni a difesa dei consumatori (azioni collettive), che hanno legittimazione attiva e passiva ad agire in giudizio in una vasta materia giuridica, ad esempio per impugnare le delibere delle varie “authority”.


In Italia, esistono, e nascono ogni giorno, associazioni (che sono gruppi di privati) con lo scopo di difendere i diritti dei consumatori; ma delle centinaia esistenti, solo alcune sono “riconosciute” dallo stato (art. 137 Codice del Consumo) ed iscritte ad un Albo nazionale tenuto dal Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU) che ha sede presso il Ministero dello Sviluppo economico. Esse attualmente sono 20: ADOC, Adiconsum, Assoutenti, ACU, Adusbef, Altroconsumo, Casa del consumatore, Centro tutela consumatori utenti, Cittadinanza attiva, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori ACLI, Movimento difesa del cittadino, Movimento consumatori, Codacons, Cittadinanzattiva, Unione nazionale consumatori, Contribuenti Italiani, Sportello consumatori di Bolzano. Per scelta non è iscritta all’albo nazionale Aduc.


Ma come si finanziano queste associazioni? E quanto “pesano” in termini di associati?

Le informazioni presenti sui rispettivi siti sono poche e non consentono di stabilirne la effettiva consistenza (solamente Cittadinanza Attiva riporta il suo bilancio che contiene molte informazioni utili; Aduc riporta il numero degli aderenti e quanto raccolto da associati e non, per il 2016; contattata, ha indicato i dati aggiornati del 2017). Abbiamo scritto ad alcune associazioni richiedendo informazioni su numero degli iscritti e fonti di finanziamento (ADOC, Aduc, Adusbef, Federconsumatori, Codacons, Altroconsumo, Codici).

Abbiamo anche chiesto al CNCU (ed a 2 dipartimenti del MISE) informazioni su:

– numero effettivo dei consumatori affiliati alle 20 associazioni riconosciute,
– fonti di finanziamento delle associazioni stesse, comprensive di:

quote versate dai consumatori affiliati, eventuali donazioni (che potrebbero anche pervenire da soggetti potenzialmente in conflitto di interesse con le finalità delle singole associazioni, come ad esempio imprese produttive interessate ad un “atteggiamento benevolo” nei propri confronti),

contributi provenienti da “authority” e stato.

Non abbiamo ricevuto risposta da Adoc, Federconsumatori, Codacons, Altroconsumo, Codici e MEF; hanno risposto Aduc, Adusbef.


In termini concreti: non è dato sapere come si finanziano e quante risorse raccolgono le associazioni aderenti al CNCU (salvo le 2 eccezioni sopra indicate).


Le teorie sul finanziamento delle associazioni…

Sulle fonti di sostentamento delle associazioni dei consumatori si sono anche rincorse, in passato, molte teorie; Adiconsum, Codacons, Federconsumatori e Movimento difesa del cittadino dell’Umbria hanno a suo tempo chiarito che «Non esiste un finanziamento pubblico per tali soggetti (iscritti all’albo regionale e al Consiglio nazionale consumatori e utenti) che non ricevono alcun euro dalla fiscalità generale».

Le fonti finanziarie dichiarate derivano da:


– autofinanziamento (quote d’iscrizione);

– destinazioni del 5 per mille, fatte in forma volontaria dai cittadini;
– una percentuale degli incassi delle multe dell’Antitrust (fondi che sono solo veicolati dal MISE, tramite il CNCU, e che le associazioni sono vincolate a utilizzare in progetti utili ai cittadini-consumatori).

Come distribuisce i fondi il MISE/CNCU?

La distribuzione dei fondi da parte del MISE/CNCU è fatta in proporzione al numero dichiarato di consumatori associati alle singole associazioni, senza che vi sia un controllo sostanziale sul loro numero effettivo: quindi il numero dichiarato potrebbe essere superiore (“gonfiato”) a quello effettivo.

Proposte per raccogliere fondi a favore delle associazioni

Negli anni si sono rincorse richieste di interventi finanziari della più varia (ed avariata…) natura: trattenute in busta-paga, o sulle bollette elettriche… causando reazioni (positive e negative) dalle varie sigle. I favorevoli al prelievo ritenevano che “l’importo non deve essere superiore a 1 centesimo di euro a bolletta, così da non pesare sulle tasche delle famiglie” e lamentando la mancanza di finanziamenti pubblici, in polemica coi le associazioni contrarie, precisavano che “Non a caso le uniche associazioni contrarie ad un intervento sulle bollette sono quelle finanziate dai sindacati, che sperano così di realizzare un monopolio a danno delle organizzazioni indipendenti e non legate ad alcuna corporazione”. Insomma, molto rumore, qualche rancore…: per un contributo molti si sarebbero piegati a logiche poco commendevoli nei confronti dei consumatori.

I contributi pubblici

Contributi pubblici sono peraltro previsti, a livello italiano ed europeo: il MISE ha disposto 10 milioni di euro per i contributi ai programmi regionali a favore di consumatori e utenti previsti dalla Legge 388-2000; a livello europeo esiste un programma 2014-2020 che destina complessivamente per la tutela dei consumatori 188,8 milioni di euro.

Conclusioni

Purtroppo, come in tanti altri settori, accanto ad operatori corretti ce ne sono altrettanti che lo sono meno, e non è semplice distinguere fra le due categorie; ecco perché sarebbe auspicabile una maggiore trasparenza su numero di associati, fonti di finanziamento, risultati dell’attività svolta.

Nella situazione attuale vorreste voi essere difesi da una associazione di difesa dei diritti del consumatore che non vi dice quanti sono i suoi associati, quali sono in dettaglio le sue fonti di finanziamento, se fra queste fonti di finanziamento vi sono donazioni di soggetti non direttamente riconducibili a consumatori?


Il legislatore dovrebbe imporre a tutte le associazioni di difesa dei consumatori la pubblicazione dei dati rilevanti, inclusi: bilancio; numero degli associati; dettaglio delle fonti di finanziamento con specifica indicazione di donatori diversi dagli associati individuali (come potrebbero essere imprese, gruppi di pressione e “lobby”) e di eventuali contributi provenienti da “ristorni da authority” e contributi statali e pubblici. I consumatori devono essere adeguatamente informati in modo chiaro, semplice, completo: cosa che sinora è mancato. E MEF e CNCU dovrebbero farsi parte attiva per tale obiettivo.


Annamaria

sabato 1 dicembre 2018

IN GIRO ME NE VO' PER LA CITTA'...


Tornano i mercatini di Natale a Milano.



E' iniziato dicembre e fino a gennaio assisteremo a una sfilata di colori e di luci.
Come da tradizione troviamo i mercatini di Natale a Milano e dintorni.
Ovviamente si parte con la Fiera  degli Oh Bej Oh Bej e con l'artigiano in fiera .



I mercatini che di fatto aprono la stagione invernale sono: 

Dal 28 novembre al 24 dicembre e dal 6 al 16 gennaio– Spazio Natale Emergency (presso Libreria Hoepli in via Hoepli 5): in vendita oggetti provenienti dai paesi nei quali opera Emergency, giocattoli, libri per bambini, prodotti di bellezza, bottiglieria, vini e prodotti alimentari (orari: tutti i giorni 10-19)

L’1 e il 2 dicembre 2018- Al Museo Diocesano c’è Natale nel Chiostro 2018, fiera dedicata al Natale con le eccellenze enogastronomiche, addobbi natalizi e artigianato, brunch natalizio

Dall’1 dicembre al 6 gennaio 2019 – Ai Giardini Indro Montanelli di Porta Venezia torna il Villaggio delle Meraviglie, con la casa di Babbo Natale e della Befana, la pista di pattinaggio su ghiaccio e il mercatino

Il 2 dicembre 2018 – Carrousel Cuccagna XMas Edition con idee regalo, workshop e attività varie in Cascina Cuccagna




Dal 6 al 9 dicembre 2018 – Tradizionale Fiera degli Oh Bej Oh Bej, il mercatino di Natale più antico di Milano che dal Castello Sforzesco si spande in centro città

Dal 13 al 16 dicembre 2018 – Mercatino di Natale di Sos Bambini per comprare giocattoli, abbigliamento, food&wine e contribuire a una buona causa

 Mercatini Milano ovest
Dal 3 novembre al 6 gennaio 2019 – In Piazza Pagano Mercatino del Banco di Garabombo organizzato dal commercio equosolidale con prodotti artigianali, cosmesi, enogastronomia, tessili, mobili, ceramiche

Dal 23 novembre al 6 gennaio 2019 – Mercatino di Natale trentino in Piazza Portello.



Dal 1 al 9 dicembre 2018- AF – L’Artigiano in Fiera, il mercatino coperto più grande d’Italia nei padiglioni di Rho Fiera. Nove giorni di evento per un totale di oltre 3 mila stand espositivi, 150 mila tipologie di prodotto provenienti da 100 paesi e rappresentate su una superficie espositiva di 340 mila metri quadrati e inoltre 41 ristoranti tipici e 21 piazze del gusto.




Mercatini di Natale Milano Nord
Dall’1 al 24 dicembre 2018 – La Boutique dei Nasi Rossi, mercatino natalizio dell’associazione Veronica Sacchi Onlus in via Guanella

Mercatini di Natale Milano Est
Il 2 e il 16 dicembre 2018 – East Market Christmas Edition: due edizioni quest’anno per il mercatino vintage in versione natalizia (via Mecenate 84

Il 17 dicembre – Le Pulci Pettinate Christmas Edition: in vendita oggetti e arredi vintage, abbigliamento, borse e bijoux handmade, dischi, libri e prodotti alimentari a km 0 (orari: 10-19)

 Mercatini di Natale intorno a Milano
Il 6 gennaio 2019 – GoodXmas a Scalo Milano, temporary shop di regali etici e solidali provenienti solo da produttori locali.


ANNAMARIA