venerdì 19 agosto 2016

CIAO LAIKA (CICULINA)


8-dicembre-1998/17 agosto 2016







Quando è arrivata Laika ricordo bene mia madre... Era un cucciolo peloso che pesava si è no mezzo chilo, e lei aveva " schifo" , non aveva mai avuto un cane in vita sua e nemmeno era troppo convinta di volerla in casa tra cacca e pipi da pulire., a volerla fortemente era mio fratello anche se poi , a dire il vero, come
Spesso accade, non se ne prese più cura .
Io avevo il fratello di Laika , Milo, volato in cielo dopo un anno e mezzo per avvelenamento... Ferita ancora aperta questa.
Quando la prendeva in braccio , mi correggo, quando gliela mettevamo di forza e prepotenza in braccio non la toccava nemmeno, utilizzava l'asciugamano , si impressionava .
18 anni dopo ....
Quando si invecchia il corpo cambia , quando si invecchia tanto come Laika è anche comprensibile impressionarsi o avere poco stomaco, mentre si muore avvengono dei processi fisiologici naturali , come lo svuotamento dell'intestino , o l'odore insopportabile che il tartaro produce dalla bocca già da giorni prima...
E quella persona che prendeva in braccio un cucciolo con un asciugamano per non toccarla , che poi è passata ai guanti per pulirla .. Ieri a mani nude puliva il suo cagnolino da tutto ciò che le stava succedendo per portarla in clinica ancora nella speranza che ,nonostante l'età ,con una puntura potesse riprendersi , le metteva in bocca senza schifo alcuno la siringa per farla
Bere o le gocce per calmarla .
Quella persona ieri l'accarezzava dopo la morte, accarezzava Laika nonostante fosse fredda, nonostante non ci fosse più .

Ecco come ti cambia dentro un cane .
O meglio, come ti cambia dentro l'amore di una cane .
Una volta erano Milo e Laika , ed ero convinta di non riuscire più dopo Milo , invece vedi mamma ... È arrivata Maya ....Riuscirai ad amare ancora , quando ti sentirai pronta ❤️ credimi come quando ti dicevo che avresti tolto quel l'asciugamano che usavi per accarezzarla ❤️
Buon viaggio stronzina, che volevi la
Sedia a tavola abbaiando finché non te la si lasciava libera , il capobranco eri tu.

Viviana




Si sono distrutta per la perdita del mio adorato cane. Mia figlia, Viviana, ha la mia stessa sensibilità e meglio di lei nessuno puo' capire il mio dolore. Solo quelle persone come noi che amano veramente gli animali.Purtroppo viviamo in una società dove certe condizioni non sono meritevoli di tutela. Devi nascondere il tuo dolore (eppure social come facebook sono strapieni di cani e gatti, immagini e video, che ci fanno sorridere, intenerire). Provate ad immaginarlo senza cani e gatti...)
Se mi domandano : cos'hai? Devi sbrigare quella cosa, devi festeggiare il compleanno. Dentro ti senti svuotata.
Il mio cane non c'è piu' è morto, lo dici quasi con vergogna,la mia fedele laika mi è stata a fianco per lunghi 18 anni, ha segnato una parte della mia vita e ora non è piu' con me. Ha condiviso momenti di gioia e momenti di dolore. Ricordo quando morì mio padre, non mi lasciava un attimo da sola.Un essere che mi amava mi amava di un amore puro e incondizionato e ora mi ha lasciata per sempre.Ma non a tutti possiamo dirlo!Non saremmo capiti .
Ti direbbero: ma era solo un cane mica un cristiano! Ti immagini le battutine o chi addirittura ,anche se non te lo dice, pensa che dovresti vergognarti per rispetto a chi ha problemi piu' gravi.
Chi sopporta la perdita di un animale , deve subire anche questo.Laika 18 anni fa mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo.
La famiglia dovrebbe essere composta da genitori , figli ma anche un fido animale per imparare tanto da loro. Una mia vicina ,nelle settimane scorse, ha assistito ad una scena orrenda nei pressi del cimitero: una macchina si è fermata e ha fatto scendere il proprio cane, abbandonandolo. Mi domando chi è l'animale e chi il cristiano?Un cane ci abbandona, fisicamente, solo quando muore. Ma rimarrà sempre nel nostro cuore.

Annamaria



venerdì 12 agosto 2016

TAORMINA- PRIMA FIACCOLATA, ORGANIZZATA DA UOMINI, CONTRO IL FEMMINICIDIO


”Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni.
Dobbiamo sempre schierarci.

La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.
Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.”
(Èlie Wiesel)


Il prossimo 18 settembre, a Taormina, avrà luogo la prima fiaccolata contro il femminicidio (organizzata dagli uomini) dal titolo: “Io sto con le donne”, promossa dall’associazione “Tra-Ormina Forum” presieduta da Alessandro Cardente con il sostegno del presidente del Consiglio comunale, Antonio D’Aveni. “Purtroppo – spiega Cardente – la cronaca ci ha abituato negli ultimi anni a una quantità enorme di violenze sulle donne, sotto tutti i punti di vista, da parte degli uomini.


Spesso queste violenze culminano con il femminicidio, che è sempre di natura sentimentale. Occorre intervenire ed è importante che a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento siano proprio gli uomini. Ricordo che quella di domenica 18 settembre sarà la prima manifestazione voluta dai rappresentanti del sesso maschile. Il femminicidio, secondo me, ha una connotazione di natura culturale. Bisogna intervenire attraverso la formazione e la sensibilizzazione, soprattutto nelle scuole, con l’educazione all’affettività e alla capacità di rapportarsi con l’altro sesso, con le varie identità di genere e con i vari orientamenti sessuali senza aver paura, senza tabù. Io arrivo da un’esperienza politica e sindacale che mi ha portato a seguire questioni legate al sociale e ai diritti della cittadinanza. Per molti anni, anche quando vivevo a Roma, ho avuto l’opportunità di essere invitato dai relatori a parlare proprio sulle tematiche della violenza contro le donne. Secondo me era necessario che un uomo, insieme ad altri uomini e con l’aiuto delle donne, scendesse in campo in tal senso. Prima di tutto vorrei ringraziare il presidente del Consiglio comunale, Antonio D’Aveni, che in un precedente incontro ha subito sostenuto l’iniziativa del nostro sodalizio.
Per l’occasione erano presenti diverse realtà delle province di Messina, Catania e Siracusa. Il primo incontro è stato positivo e sono felicissimo soprattutto per la presenza di alcune realtà territoriali come l’associazione L’Altra Metà che nella zona è un punto di riferimento per tante donne. Io chiedo alla cittadinanza di essere presente in massa alla fiaccolata del 18 settembre. Dobbiamo essere tutti in piazza e prendere le distanze pubblicamente dagli uomini violenti, perché chi è violento perde sempre”.

Annamaria

martedì 9 agosto 2016

COME VEDIAMO MAMMA E PAPA' IN BASE ALL' ETA'






Articolo per piccini e grandi!

I genitori sono la guida della nostra vita ma se da adolescenti i genitori si tende a escluderli , da grandi si fa di tutto per starci insieme.
Più si cresce, più le percezioni cambiano.

Il sito 9gag.com ha pubblicato una suggestiva infografica che spiega come si vedono mamma e papà in base all’età che si vive.
Da appena nati fino all'età adulta.Si sa che da adolescenti si tende ad escludere i genitori pur di godersi i momenti di esperienza che in quel momento sembrano vitali. Da grandi, pero',  si fa di tutto pur di trascorrere del tempo con loro.Non tutti ma per la maggior parte è cosi.

Ecco dunque come cambia la  percezioni di mamma e papà... da veri eroi fino a diventare dei "perfetti idioti" :-)




Da 0 a 1 anno
Appena nati è tutto molto “soffice”. La mamma non solo è dolcissima, ma soprattutto è morbida e corre ogni volta che piangiamo. E papà? Beh, lui arriva la sera e.. punge con la barba.



Da 1 a 3 anni
In questa fascia l’abitudine di aver mamma sempre vicina è alta, ecco perché piangiamo quando non c’è. Papà diventa così il nostro pupazzo preferito.


Da 3 a 6 anni
In questi 3 anni ci sono di mezzo le pappe. Ecco perché è difficile scordarsi gli omogeneizzati, budini e altre pappette preparate dalla mamma. Ma c’è un altro ricordo molto divertente: ci sgrida quando lanciamo la sabbia. E cosa combina papà qui? Porta una Pepsi e ci fa giocare con la pappa.

Dai 7 ai 12 anni
Qui iniziano i primi regali tecnologici. Quindi, se vogliamo una password per entrare sul pc, mamma ce la vieta. I papà in questo sono molto più pazienti e pensano ad altro: mangiano tutta la torta e poi ci incolpano di fronte a mamma. In compenso ci regalano un tablet, del tutto inutilizzabile dato che è suo.


Dai 13 ai 17 anni
Qui è un affollarsi di pensieri cattivi verso i genitori. Del tipo: “Sono proprio stupidi” o “Non capiscono nulla. Ma davvero sono figlio loro?”.

Dai 18 ai 22 anni
Università. E perciò qui sentiamo il peso della responsabilità del futuro, che dipende dai buoni voti. Quanta fatica!



Dai 22 ai 30 anni
In questo momento sembra magicamente di retrocedere. Mamma e papà ci danno un sacco di attenzioni e a noi non dispiace così tanto. Ecco perché mamma ci dà da mangiare ed è contenta se passiamo il tempo con gli amici più grandi che hanno già una buona occupazione. Mentre papà racconta storie divertenti, è sempre pronto a darci qualche soldino e ci chiede di tornare il weekend.

Dai 30 ai 40 anni
L’amore esplode, così come era forte nelle prime fasce d'età. E quindi guai a chi ci tocca i genitori. Sono saggi, sanno tutto e non vediamo l’ora di tornare a trovarli. Siamo fieri e orgogliosi di essere loro figlio...





Annamaria

sabato 6 agosto 2016

MARILYN: 54 ANNI DOPO, LA MORTE E' ANCORA UN MISTERO.


Sappiamo tutto , ma proprio tutto, di lei. Solo la sua morte è rimasta un mistero...

 


 QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA (1955) è il più noto dei suoi film, l’abito svolazzante è il piu' impresso nella memoria e anche il piu' caro ( è stato venduto all'asta per5 milioni , qualche anno fa) Il film di Billy Wilder è anche un viaggio sul gioco dei generi, maschile e femminile, nello spirito degli anni ’50.






GLI SPOSTATI (1961) è l'ultimo film dell'attrice, scritto dal marito Arthur Miller e diretto da John Huston. Una sorta di western sui cowboy ai tempi del capitalismo. 
Durante le riprese Marilyn venne ricoverata per due settimane, il regista sul set era sempre ubriaco, mentre Clark Gable morì pochi giorni dopo. Con quel film la Monroe vinse anche un Golden Globe non alleviando pero' la sua depressione.





Annamaria


martedì 2 agosto 2016

PENSIERO DI OGGI



 



PENSIERO POSITIVO DI OGGI 





Quando sono stanco, mi riposo e 

mi do anche il permesso di non fare assolutamente

 nulla una volta ogni tanto.







Donne...si ride, si piange




















VIVA LE DONNE!!!



L’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.


Poi lo guardò, lo analizzò, lo scrutò e disse:
"m'è venuto 'na chiavica".
Stette per parecchio tempo giù di morale e....
pensa e ripensa, pensò di riprovarci creando un essere perfetto....
nun ce puteva parià.
Ma comme sarà succieso?
Boh!
Eppure ci ho messo tutta l'attenzione possibile e immaginabile.
Non può essere che sia tutto da buttare, qualcosina vediamo di recuperarla.
Così gli strappò una costola, (ecco perché è così lagnoso) e da quella costola formò la donna.
La guardò, la analizzò, la scrutò e disse:
AH mo sì! Chesta è 'nu capolavoro.
Poi andò avanti e indientro per l'Eden facendosi i complimenti da solo ....
e pe' forza!
Adamo steve tutto 'nfasciato e incazzato e Eva (così chiamò la donna) se steve specchianno dinte 'a 'nu pantano 'e acqua.
Da quel giorno la progenie di Adamo incominciò a dire che dal letame nascono i fiori.
E ancora oggi è in uso questo motto.




ANNAMARIA



Ci trovate anche......
QUI!!!!


venerdì 29 luglio 2016

STORIE D'AMORE FINITE IN TRAGEDIA


PATRIZIA REGGIANI


Per noi donne uccidere il marito, compagno o fidanzato rimane
difficoltoso, come ci riportano i tanti casi di cronaca a soccombere sono sempre le femmine.  Noi in stragrande maggioranza non abbiamo la forza fisica e ne' morale per arrivare a tanto. Però, come la storia di oggi, se si è ricche e spietate, se ci sono interessi combinati a sentimenti (sicuramente folli), le cose cambiano assoldando e pagando profumatamente qualcuno che senza scrupoli uccide una persona innocente, vittima di una donna assassina PATRIZIA REGGIANI che, con 17 anni di galera (privilegiata), ha pagato il suo conto con la giustizia per aver fatto assassinare il marito MAURIZIO GUCCI.


MAURIZIO GUCCI

Il  27 marzo del 1995 l’Ansa diffonde in mattinata la seguente notizia: “Una persona è morta e un’altra è rimasta ferita in un agguato, avvenuto verso le 9, sotto l’androne di un palazzo della centralissima via Palestro”. La vittima è Maurizio Gucci, patron della celebre griffe, il ferito il portiere dello stabile, Giuseppe Onorato, che il killer ha tentato di eliminare come scomodo testimone.



Maurizio è l’erede dell’impero fondato nel 1923 a Firenze dal nonno Guccio Gucci. Il marchio Gucci conquisterà nel dopoguerra il mercato mondiale del lusso con i suoi foulard a fiori, i celebri mocassini, le borse, le cinture e altri accessori. 
Rodolfo, il padre di Maurizio, a differenza dei fratelli maggiori, mandati presto “a bottega” dal babbo, vuole invece fare l’attore. È un bel ragazzo dai modi raffinati, il sorriso accattivante. Il regista Mario Camerini gli affiderà una parte nel film Rotaie, con il nome d’arte di Maurizio d’Ancora. Il film avrà un grande successo ma in seguito Rodolfo dovrà accontentarsi di recitare in pellicole mediocri. Nel 1944 sposa la giovane attrice Alexandra Winkelhausen, in arte Sandra Ravel, e il 26 settembre 1948 nasce Maurizio, il loro unico figlio. Per provvedere adeguatamente alla sua famiglia Rodolfo darà l’addio alle luci della ribalta, iniziando a lavorare con il padre e i fratelli. 
Famiglia GUCCI

Alexandra muore di polmonite nell’agosto del 1954. Il piccolo Maurizio crescerà sotto la guida severa del padre, che gli impartisce un’educazione molto rigida. A vent’anni, è un ragazzo timido e impacciato, nonostante frequenti con buoni risultati la Cattolica di Milano e sia un ottimo sportivo. 
Con le donne, fino a quel momento ha combinato poco, ma la freccia di Cupido lo colpirà durante una festa in casa di amici, la sera del 23 novembre 1970. 
Lei si chiama Patrizia Martinelli Reggiani, è una fascinosa brunetta dai grandi occhi viola e il seno prosperoso. Nonostante le ire di papà Rodolfo, che farà di tutto per impedire quel matrimonio, convinto che la ragazza sia un’arrampicatrice sociale, Maurizio e Patrizia si sposano il 28 ottobre 1972. Cerimonia fastosa, più di cinquecento invitati, assente in blocco il clan dei Gucci.

Patrizia Martinelli (il cognome Reggiani lo acquisterà in seguito) nasce a Vignola il 2 dicembre 1948, alle 7.30. La madre, Silvana, lavora in un bar come lavapiatti, e vive con la figlia in un modesto bilocale della periferia milanese. La vita delle due cambierà radicalmente grazie all’incontro di Silvana con un ricco vedovo, l’industriale Fernando Reggiani. Vanno a vivere con lui in un grande appartamento di via dei Giardini, all’epoca la strada dei vip meneghini. Fernando ha un figlio adottivo, Enzo, che verrà spedito in collegio perché Silvana non lo vuole tra i piedi, in modo che tutte le attenzioni di Reggiani vadano a Patrizia. Che crescerà viziatissima dal patrigno: quando compie quindici anni lui le regala un visone bianco, per i suoi diciotto una Lancia Fulvia Zagato. L’uomo adotterà inoltre la ragazza prima delle sue nozze.



Ma torniamo ai Gucci. Alla morte di Rodolfo, nel maggio 1983, suo figlio Maurizio verrà coinvolto in una faida familiare, per i soliti motivi: potere e denaro. Dopo varie battaglie legali riuscirà comunque a spuntarla, diventando il presidente della società. Maurizio si butta a capofitto nel lavoro, gira il mondo saltando da un aereo all’altro. Iniziano i primi screzi con Patrizia, che gli rimprovera di trascurare lei e le figlie, Alessandra (nata nel 1976) e Allegra (1981). Ogni volta che torna nel lussuoso attico di piazza San Babila sono scenate e liti a non finire. 
La passione di un tempo è ormai svanita, e a due anni esatti dalla morte del padre, Maurizio Gucci decide di dare un taglio al suo matrimonio. Il 25 maggio 1985 a Patrizia arriva un gelido messaggio trasmessole da un collaboratore del marito: «Signora, il dottor Gucci le fa sapere che non intende tornare mai più a casa». Vengono avviate le pratiche per la separazione. 
Maurizio sa però che liberarsi di Patrizia non sarà una passeggiata. Lei non è affatto disposta a rinunciare allo status sociale che le deriva dall’essere la moglie di un Gucci. Ed è pronta a lottare con le unghie e con i denti.
Nei tre anni successivi scoppierà un’altra guerra in famiglia. Paolo Gucci, cugino di Maurizio, consegna ai magistrati milanesi un dossier di accuse nei confronti di quest’ultimo, dove si afferma, tra l’altro, che lui ha falsificato la firma del padre Rodolfo poco prima della sua morte, per subentrargli alla guida dell’impero. 
Anche Patrizia verrà chiamata a deporre davanti ai giudici. Vestita, per l’occasione, con un sobrio tailleur grigio dirà, guardando il marito con occhi di ghiaccio, che suo suocero Rodolfo avrebbe voluto lasciare l’azienda alle nipoti Alessandra e Allegra e a lei. «Mio suocero non stimava affatto Maurizio. Anzi, diceva sempre che non era adatto a guidare la Gucci». Insomma, una pugnalata in piena regola, la sua, nei confronti dell’ex. Che verrà comunque prosciolto da ogni accusa.
Dopo un lungo periodo nero, per Maurizio è giunto il momento di guardare avanti, di voltare pagina. Ma c’è sempre Patrizia a complicargli la vita. Lei pretende, oltre a quello già ottenuto, altri beni in vista del divorzio: come il lussuoso panfilo Créole e una villa di Saint Moritz cui il marito è legatissimo. E proprio a Saint Moritz, il 23 febbraio 1990, Maurizio incontra a una festa Paola Franchi, un’ amica persa di vista da anni.
Paola, una bionda trentacinquenne dal fisico slanciato, è sposata e ha un figlio, ma il suo matrimonio scricchiola. Lei e Maurizio si appartano per scambiarsi varie confidenze, tra loro nasce un feeling. Al ritorno a Milano inizia la loro love story. Quando il marito di Paola la lascerà i due innamorati inizieranno la loro nuova vita a due in un lussuoso alloggio di corso Venezia.


PAOLA FRANCHI-MAURIZIO GUCCI

Ma le continue pretese di Patrizia gettano un’ombra sulla ritrovata serenità sentimentale di Maurizio, che un giorno si sfoga con Paola: «Tu non lo sai ma quella donna è capace di scatenarmi contro perfino la magia nera». La Reggiani è infatti una cliente affezionata di sensitive e fattucchiere. Quando, nel 1992, un tumore al cervello la costringe a subire un intervento chirurgico, cade in preda a una profonda depressione. E una volta dimessa dalla clinica scopre che il rancore nei confronti dell’ex e della sua nuova donna non ha fatto che triplicare. 
Alla fine di settembre del 1993 Maurizio cede il cinquanta per cento della Gucci a una finanziaria araba. Libero dal gravoso fardello che gli pesava sulle spalle, è pronto a mettere in cantiere alcuni progetti che lo entusiasmano, come la costruzione di una catena di alberghi in Europa.
Il 19 novembre 1994 la Corte d’appello di Milano ratifica la sentenza di divorzio della coppia Gucci-Reggiani, pronunciata qualche tempo prima da un tribunale svizzero. E dal momento che anche Paola Franchi ha divorziato nel frattempo dal marito, lei e Maurizio decidono di sposarsi a Saint Moritz. Lui sogna inoltre di avere un figlio dalla nuova compagna.
Ma questo, Patrizia non lo può assolutamente accettare. Le seconde nozze di Maurizio priverebbero, a suo dire, le figlie Alessandra e Allegra di una bella fetta dell’eredità paterna.


Contesta inoltre la somma che l’ex le sborsa per gli alimenti, e che dai cento milioni al mese dell’inizio si è via via ridotta fino alla cifra – per lei “ridicola” – di sessanta milioni. La Reggiani se ne lamenta di continuo con le amiche: “Quel taccagno vorrebbe che vivessi con due figlie e tre case con una miseria…”.
Tra queste amiche la più cara è Giuseppina Auriemma, detta Pina, una cartomante napoletana (ma lei si definisce “imprenditrice”) alla quale la Reggiani si consulta da sempre per conoscere che cosa le riserverà il destino. Pina vola spesso da Napoli a Milano, ospite di Patrizia, e l’ha accompagnata in numerosi viaggi all’estero. Sa quindi benissimo che alla Reggiani la morte dell’ex farebbe molto comodo. Perché il patrimonio di Gucci non finirebbe nelle mani di una nuova moglie e di un eventuale nuovo erede.
La domenica del 26 marzo 1995 a Milano splende il sole. Maurizio e Paola trascorrono alcune ore girovagando in un mercatino d’antiquariato sui Navigli. La sera vanno al cinema con amici. Il giorno seguente, lunedì, lui esce di buon mattino dall’ abitazione di corso Venezia e raggiunge a piedi il suo ufficio, in Via Palestro al numero 20, dove ha sede l’immobiliare che ha acquistato l’anno precedente. 
Il portiere, Giuseppe Onorato, lo saluta con il consueto “bongiorno a lei dottor Gucci”. Attraverso la fessura del portone l’uomo, come dichiarerà in seguito, scorge un’ombra che passa veloce, e poco dopo risuonano tre colpi di pistola. Colpito alla spalla sinistra, al braccio destro e a un gluteo Maurizio stramazza a terra. L’ombra si china su di lui e spara un quarto colpo che gli trapassa il cranio. E’ la fine. Al terrorizzato portiere, che ha visto l’assassino in azione, verranno sparati due colpi che gli perforano la spalla. 
L’omicidio di Maurizio Gucci susciterà un immenso clamore mediatico. Le indagini si presentano subito molto intricate. Diverse le piste seguite, ma per quasi due anni gli inquirenti brancoleranno nel buio, fino al colpo di scena. 
La sera dell’8 gennaio 1997 al capo della Criminalpol milanese, Filippo Ninni, arriva una telefonata. L’uomo che sollecita un incontro immediato, perché ha scottanti rivelazioni da fare sul delitto Gucci, si chiama Gabriele Carpanese, i poliziotti lo conoscono bene, si sono serviti di lui per alcune soffiate. La verità che esce dalle sue labbra è agghiacciante. “Patrizia Reggiani è la vera responsabile del complotto.
Ha agito assieme a una tale Pina, che è la sua dama di compagnia. È stata lei a rivolgersi a Savioni, il portiere dell’albergo dove vivo. Lui ha contattato un certo Orazio per l’esecuzione materiale dell’omicidio, ma chi ha sparato, la mattina del 27 marzo 1995 è stato un suo amico di nome Benedetto”. (Angelo Pergolini e Maurizio Tortorella, L’ultimo dei Gucci, Mondadori 2005, pag. 221). Ivano Savioni è il portiere dell’hotel Adry, un alberghetto nei pressi di piazzale Loreto, Orazio Cicala ha una pizzeria ad Arcore, ed è amico di Benedetto Ceraulo, un siciliano sposato e padre di una bambina, che abita nello stesso immobile del Cicala.

Patrizia Reggiani, la committente del delitto, ha versato alla banda seicento milioni, ma i tre uomini e Pina Auriemma non li ritengono sufficienti, e già si preparano a ricattarla per avere più soldi. Ma non ne avranno la possibilità. 
All’alba del 31 gennaio 1997 Patrizia Reggiani viene arrestata dagli uomini della Criminalpol nella lussuosa residenza di corso Venezia, il palazzo dove erano vissuti in precedenza Maurizio e Paola. Con lei sono presenti in casa la madre Silvana e le due figlie Alessandra e Allegra. Le manette scatteranno subito dopo ai polsi dei suoi complici. 
Condannata nel novembre 1999 dalla Corte di assise a 29 anni di reclusione, Patrizia Reggiani verrà giudicata sana di mente dagli psichiatri che la visitano in carcere. Anche se questi sottolineeranno la presenza di “disturbi istrionico-narcisisti “ della personalità, e di “fantasie di successo illimitato, di potere, di fascino, di bellezza”, nonché della “sensazione che tutto le fosse dovuto”. La difesa cercherà inutilmente di fare passare in aula la tesi dello stato mentale alterato dell’imputata, a causa dell’intervento al cervello subito sette anni prima. Nei due gradi successivi di giudizio, in Corte di appello e poi in Cassazione, Patrizia Reggiani viene condannata a 26 anni di carcere. Carcere a vita per Benedetto Ceraulo, 29 anni per Orazio Cicala, 26 anni per Ivano Savioni, 19 anni per Pina Auriemma, tornata in libertà dopo tredici di detenzione.Patrizia Reggiani dopo 17 anni è tornata libera. E in qesti giorni è stata fotografata mentre usciva da un negozio a piazza di Spagna,


PATRIZIA REGGIANI

Ha dichiarato :«Il carcere mi ha reso ancora più cosciente del potere che ho sulle persone, al Victor residence, come io chiamo San Vittore, comandavo parecchio e tutte le detenute, indistintamente, mi obbedivano senza fiatare, apprezzando quel rigore che ho imparato dalla mia famiglia e dalla scuola. Ho amato Maurizio alla follia ma non dirò mai perché l'ho fatto uccidere". Né mai lo dirà Benedetto Ceraulo, esecutore materiale del delitto e condannato al carcere a vita.

Fonte -larottadiulisse-

Annamaria

martedì 26 luglio 2016

RICORDO DI UN BACIO (mai dato e tanto desiderato)





Due labbra si avvicinano


Due cuori si stringono


Gli occhi si chiudono


Le dita si cercano, si trovano,si


accarezzano …



Il suo respiro si mischia con il


tuo



Il suo calore ti attraversa


La sua saliva diventa la tua


Le due lingue impazzite si cercano …


I pensieri si confondono



Le parole si perdono


Non senti più niente


Il silenzio ti avvolge …



I due corpi si infiammano


Le due anime volano


Il desiderio scompare


E ti riempi d’amore.




Salvatore Migliore







domenica 24 luglio 2016

I 10 ANIMALI PIU' LONGEVI DI SEMPRE


Pensavo che il mio cane avesse raggiunto una veneranda età a 18 anni e in effetti è una bella età, certamente. Ma ci sono anche cani trentenni, aragoste secolari e vongole quasi millenarie, gli animali possono essere molto longevi. Andiamo a scoprire quali sono con questo articolo di -Curiosone-




Quando sentiamo parlare di una persona che arriva ad avere 100 anni, pensiamo che sia un bel traguardo, e pensiamo che sarebbe bello arrivarci. Eppure esistono animali che possono vivere molto più a lungo dell’uomo, così come esistono animali (come i cani) che nonostante abbiano una vita media molto più corta della nostra a volte riescono veramente a sorprenderci, raggiungendo una veneranda età in relazione alla loro specie. Ecco quindi una lista degli animali più vecchi del mondo, attualmente conosciuti.

10. L’animale più anziano attualmente conosciuto




In assoluto la forma di vita animale più vecchia del mondo è una vongola, che ha raggiunto la bellezza di 507 anni. Il rinascimento, l’ascesa di Napoleone, le guerre mondiali, questo animale non le ha nemmeno viste perché era in fondo al mare. Però c’era. E gli scenziati lo hanno ucciso per poterne determinare l’età (non sapevano che fosse così vecchio). Forse bastava che glielo chiedessero, e la vongola avrebbe continuato a vivere per gli anni a venire. Ma comunque detiene sempre il record di animale più longevo del pianeta.

9. La tartaruga più anziana della storia




Tutti sappiamo che le tartarughe sono gli animali più longevi del mondo, ma sapete quale sia l’età più alta che una tartaruga abbia mai raggiunto? È di 250 anni, record che difficilmente sarà battuto almeno nel prossimo periodo. La tartaruga si chiama Adwaita ed è originaria delle isole Seychelles, poi fu donata ad uno zoo da un generale della Compagnia delle Indie Orientali ad uno zoo, dove è vissuta per oltre 125 anni per poi morire nel 2006. Alla sua morte è stata effettuata una datazione del guscio con il carbonio per confermare la sua età.

8. La tartaruga più anziana ancora in vita




Per una tartaruga che muore ce n’è un’altra che cerca di battere il suo record, e questo animale si chiama Jonathan. È una tartaruga che vive nella residenza del governatore dell’isola di Sant’Elena, e non ha conosciuto Napoleone proprio per un soffio. Numerose sono le foto di guerra che la ritraggono, scattate nel corso della storia, perché Jonathan ne ha vista parecchia, con i suoi 182 anni di età. Lo scopo della sua vita è quello di diventare la tartaruga più longeva della storia. Altri 70 anni e ci riuscirà.

7. I gatti più vecchi



Il gatto vivente più vecchio del mondo secondo il Guinness dei Primati è un gatto austrialiano che ha raggiunto l’età di 27 anni, anche se adesso è morto, nel 2015. Il gatto più vecchio di tutti i tempi invece ha raggiunto la veneranda età di 38 anni, dopo aver spodestato dal trono un altro gatto che ne aveva 34. La cosa particolare è che questi ultimi due gatti avevano lo stesso padrone, e molti studiosi hanno studiato la loro alimentazione per capire come una sola persona abbia potuto possedere i due gatti più longevi della storia.

6. Il cane più vecchio




Dopo i gatti, ovviamente, come non parlare dei cani? Attualmente non esiste un cane che abbia vissuto 30 anni, per cui i gatti sono più bravi dei cani a vivere, ma il cane più vecchio della storia (morto nel 2013) ha raggiunto i 29 anni e 282 giorni, insomma ci è andato molto, molto vicino. Mancavano solo un paio di mesi a questo Beagle che comunque ha avuto una vita veramente niente male. Generalmente un cane vive fino a 15 anni.


5. Il cavallo più vecchio del mondo



Per cercare di coprire tutto lo scibile umano sull’età degli animali si passa anche dai cavalli, ma questa è una storia d’altri tempi. Il cavallo più vecchio della storia è nato nel 1760, ed ha vissuto per ben 62 anni, quando l’età che un cavallo di solito raggiunge è di 30 anni (se ci arriva, però); per questo il cavallo diventò un po’ una celebrità locale, e in molti si recavano dal suo padrone solo per vederlo, visto che aveva raggiunto un’età così alta. Alla fine della sua vita, per ricordo, la sua testa è stata esposta in un museo.

4. L’aragosta più vecchia




I crostacei non crescono come noi, che abbiamo il corpo che diventa a poco a poco più grande. Loro infatti hanno il carapace, che perdono ogni tanto (con la muta), crescono tutto insieme e riformano il carapace, quindi si fermano per un altro po’ di tempo. In questo modo però crescono sempre, e quando è stata pescata un’aragosta di ben 20 kg portata in un ristorante, il proprietario non si è sognato nemmeno di mangiarla, ma voleva tenerla lì come pubblicità. Viva, ovviamente. Dieci giorni dopo sono arrivati i manifestanti della PETA, e l’hanno voluta rimettere in libertà, per cui non si sa se sia ancora viva e vegeta. Per raggiungere un peso del genere secondo gli studiosi deve essere vissuta per 140 anni.

3. L’elefante più vecchio




Nonostante siano degli animali giganteschi, la vita degli elefanti non è particolarmente lunga rispetto a quella di altri animali, e infatti un elefante può vivere all’incirca 50 anni. Il record al momento è di Lin Wang, elefante morto nel 2003 che ha vissuto per ben 86 anni, prima come elefante da guerra (durante la seconda guerra mondiale, trasportava l’artiglieria), poi in uno zoo in cui è diventato la principale attrazione turistica. Alla sua morte l’evento di commemorazione ha richiamato allo zoo centinaia di visitatori.

2. La lucertola più longeva




Anche le lucertole sono note per essere molto longeve. Ora non le lucertoline che vivono intorno a casa nostra, ma quelle grandi, come le Tuatara, si. In particolare una lucertola che viveva in Nuova Zelanda è ancora viva con i suoi ben 127 anni di età. La cosa più particolare è che ha iniziato a procreare lucertolotti molto presto: a 111 anni, solo 16 anni fa. Magari non aveva mai conosciuto il “lucertolo” della sua vita, ma c’è da dire che la menopausa, alle lucertole, non le sfiora nemmeno.

1. Il pesce rosso più vecchio




Quanto vive un pesce rosso? Poco, ci verrebbe da dire. Tutti abbiamo avuto un pesce rosso nella vita, rigorosamente morto in un paio di mesi perché non gli cambiavamo l’acqua. Eppure se una persona se ne prende cura i pesci rossi possono essere anche molto longevi ed arrivare alla veneranda età di ben 45 anni, come ha fatto questo pesce, il cui padrone lo ha ereditato dalla mamma negli anni ’90, morto nel 2005. Come a dire che se sappiamo prenderci cura dei nostri animali, loro ci ricambieranno lasciandoci molto più avanti negli anni.



Lunga vita agli animali!!! E ricordate che cani e gatti ci fanno fanno vivere piu'a lungo, rompendo anche il muro della solitudine e non preoccupiamoci se abbiamo dei vicini che "rompono". Non sanno cosa si perdono, specialmente in età avanzata, ad avere un animale domestico.




Annamaria