venerdì 15 maggio 2015

L'AFFARE IMMIGRAZIONE A POZZALLO : GUADAGNI DA CAPOGIRO SULLA PELLE DEI PROFUGHI




Da 80 euro a 27,99. Sono questi i numeri che, passando per la cifra intermedia di 35 euro, hanno caratterizzato l’arricchimento con la vera “industria” che non conosce crisi nel nostro Paese: l’immigrazione.

Il regime nel quale si continua ad operare, cioè quello della emergenza “Strutturale”, rappresenta una vera e propria fabbrica di soldi, con servizi assolutamente scadenti e furbetti che speculano sulla disperazione.

Siamo a Pozzallo, la porta dell’Europa sul Mediterraneo (considerata l’indisponibilità ad accogliere di Malta e Lampedusa “fuori uso”) e quello che si presenta nel Centro di Prima Accoglienza è un vero e proprio business. 

Fino all’inizio dello scorso mese di settembre ogni persona che cercava una nuova vita lontano da guerre, fame, disperazione e morte, faceva guadagnare a chi la “gestiva” la “modica” cifra di 80 euro.

Inspiegabilmente si passò, dopo alcune polemiche nel mese di settembre, da 80 euro a 35.

Quindi delle due l’una: le 80 euro iniziali erano una esagerazione? E chi ha consentito una situazione del genere? Oppure le 35 euro successive sono una “miseria” e non consentono i servizi pattuiti nelle convenzioni.

E proprio sui servizi a breve torneremo.

La cosa assurda è che, in occasione dell’ultimo affidamento provvisorio, il ribasso è arrivato sino a 27,99 euro.

Ricapitolando, da 80 euro a 27,99. Tutto, va detto, per circa 27mila persone giunte a Pozzallo nel 2014 (quasi 20mila, conti alla mano, nel periodo delle 80 euro! Quindi, 20mila per 80? Oltre un milione e mezzo di euro…)




SERVIZI

Passiamo ai servizi e – va precisato – non ci riferiamo alla ultima gestione ma ad un “andazzo” diffuso nell’ultimo periodo (almeno da prima dell’estate). Questo è, probabilmente, il capitolo forse più spinoso e vergognoso.

Una “mangiatoia” senza fine. 

Le convenzioni che si sono susseguite prevedono un vero e proprio kit che va consegnato al momento dello sbarco. Non sempre, però, ciò che viene “promesso”, sarà poi effettivamente “consegnato”.

Facciamo qualche esempio:

2 le tute previste (solitamente consegnata solo una); 3 paia di slip (solitamente consegnato solo uno); 3 asciugamani (solitamente consegnato solo uno); 2 magliette (solitamente consegnata solo una); un paio di scarpe ed uno di ciabatte (solitamente solo uno dei due). Così per continuare, perfino sapone e shampoo venivano consegnati alternandoli, mentre andavano consegnati entrambi.

A conferma di ciò mostriamo le foto ricevute di due donne scalze e la loro testimonianza. Secondo quanto hanno dichiarato le due profughe, si vive anche senza acqua calda, tutto riferito davanti a testimoni: “Ci facciamo la doccia con l’acqua fredda – raccontano le due giovani – ma ci rimettiamo gli stessi indumenti sporchi. No mutande, no calze, niente canotterie. Qualcuno ci ha detto che dobbiamo chiederle. Le abbiamo chieste ma nessuno si occupa di noi”.


Per poi arrivare alle 2 lenzuola, 1 federa (tutto monouso, da consegnare ogni tre giorni di permanenza), due coperte. Proprio su questo ultimo aspetto, le foto mostrate qualche giorno fa dal Corriere di ragusa.it, nonostante le smentite, sono vere, seppur non riferite solo (va sottolineato) alla ultima gestione.


ASSISTENZA MEDICA

Medici, altra lacuna. Il Comune di Pozzallo e la Prefettura di Ragusa volevano, come da convenzione, personale Asp di Ragusa.

La ditta non riesce a garantire questi servizi.

Sono sempre le due giovani donne che dichiarano: “Nessun dottore, una mia amica ha la tosse dal giorno in cui siamo arrivati e oggi è il 5 gennaio, una settimana senza cure”. 

PULIZIA LOCALI

Altro problema non indifferente sarebbe la pulizia dei locali, non riferita a quella quotidiana, bensì alla disinfestazione che – secondo le nostre fonti – sarebbe stata effettuata molto raramente negli ultimi due anni e, quando realizzata, sarebbe stata eseguita da personale non idoneo.

Non solo, spesso (nei mesi scorsi) è accaduto che – a causa delle eccessive presenze – i profughi (sia a Pozzallo che nel Centro di Comiso) siano costretti a dormire fuori, sempre su materassi di fortuna, accanto alla spazzatura e senza dignità o ritegno alcuno da parte di chi dovrebbe evitare questo scempio.


Anche il controllo sui minori,  non sembra idoneo. Un ragazzo che sale sul tetto (accade nel centro di Comiso) e, come passatempo, si diletta a buttare giù le tegole, rappresenta un pericolo per sé e per gli altri ospiti. Chi deve vigilare? Che non si dia la responsabilità alle forze di Polizia, già abbastanza oberate!



ATTUALE GESTIONE DEL CENTRO

“La convenzione – è scritto in una nota ufficiale del Comune di Pozzallo – è stata prorogata fino al 31 gennaio 2015, in attesa della autorizzazione del Ministero degli Interni che permetta di stipulare una convenzione triennale”.

Però un altro fatto inquietante caratterizza la gestione. 

Alcuni dirigenti della ditta che hanno in gestione il centro sono stati (in passato) rinviati a giudizio, proprio per la gestione di un Centro di Accoglienza per Immigrati. 

I fatti contestati abbracciano il periodo trascorso tra il 2008 ed il 2011 e riguardano il Cie ed al Cara di Gradisca d’Isonzo

L’accusa sarebbe di associazione a delinquere finalizzata alla truffa allo Stato ed inadempienze a pubbliche forniture. 

Una truffa che, secondo la Procura friulana, sarebbe avvenuta gonfiando i numeri delle presenze degli ospiti all’interno dei centri immigrati. 

Di contro, i legali che difendono chi ha in gestione il centro hanno dichiarato di avere fornito, la scorsa primavera, una corretta documentazione contabile fornita al Ministero degli Interni.

Insomma un affare con cifre assurde, da far impallidire in tempi di crisi e che richiede assolutamente chiarezza. Da tutte le parti in causa. 

Articolo di  Paolo Borrometi di  Ragusa del 6-gennaio-2015
Collaboratore  con l'Agenzia Giornalistica "AGI" ed altre testate giornalistiche".


Questo video è stato girato il 24 aprile scorso ,nel centro di prima accoglienza accoglienza di Pozzallo







Per la maggior parte sono siriani e palestinesi i 113 migranti che sono chiusi nel centro . si rifiutano di farsi identificare perché vogliono proseguire il loro viaggio. Nelle ultime ore la polizia starebbe usando anche metodi violenti. L'attivista Nawal Soufi è riuscita ad entrare e raccogliere le urla di donne e bambini. Leggi l'articolo su MeridioNews.it


Annamaria

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