mercoledì 20 aprile 2011

Poetando, poetando - "RICHIAMI AL CUORE" - di ANNAMARIA2-




Oggi ho parlato al mio cuore,

gli ho detto:

perché mi fai soffrire?

Perché non me lo fai abbracciare?

Lo sai che potrei morire dentro?

Ma tu non hai capito,

forse non hai sentito,

forse ho parlato piano.

Ma io ti griderò di nuovo:

portami lontano,

portami via da lui.

Ma sono certa che tu,

o cuore mio,

conosci una sola strada

che mi porterà dal suo cuore.

Lo so, è lì che mi farai volare,

è lì che dovrò trascorrere

ciò che mi resterà da vivere.



Annamaria2
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Personaggi famosi e cibo…

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Siamo nella settimana prossima alla Pasqua ed è irrinunciabile un pensiero (e non solo il pensiero…) ad uno dei dolci più tradizionali, soprattutto in Campania . . . la
PASTIERA NAPOLETANA
Antichissimo dolce pasquale partenopeo, è una torta di pasta frolla ripiena di un impasto formato da ricotta, grano bollito, uova, spezie e canditi. La frolla della pastiera è croccante, mentre il suo ripieno è morbido di un colore giallo oro molto intenso mentre il suo sapore e il profumo varia a seconda degli aromi utilizzati, cannella e acqua di fiori d’arancio. E non vi sembra che questa elaborata e deliziosa miscela ricordi quella che è la natura femminile? . . . una parte esterna talvolta ruvida ed un po’ “brusca”, che racchiude un cuore tenero e conturbante. Anche se non strettamente legata ad un personaggio, la pastiera ha incontrato sulla sua “strada” addirittura una Regina!

STORIA DELLA PASTIERA
Si racconta che Maria Teresa D'Austria, soprannominata dai soldati "la Regina che non sorride mai", cedendo alle insistenze del marito re Ferdinando II° di Borbone, famoso per la sua golosità, assaggiò una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, con evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: "Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo".


STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA
A Napule regnava Ferdinando
Ca passava e' jurnate zompettiando;
Mentr' invece a' mugliera, 'Onna Teresa,
Steva sempe arraggiata. A' faccia appesa
O' musso luongo, nun redeva maje,
Comm'avess passate tanta guaje.
Nù bellu juorno Amelia, a' cammeriera
Le dicette: "Maestà, chest'è a' Pastiera.
Piace e' femmene, all'uommene e e'creature:
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
'Mpastata insieme o' zucchero e a' farina
A può purtà nnanz o'Rre: e pur' a Rigina".
Maria Teresa facett a' faccia brutta:
Mastecanno, riceva: "E' o'Paraviso!"
E le scappava pure o' pizz'a riso.
Allora o' Rre dicette: "E che marina!
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
Moglie mia, vien'accà, damme n'abbraccio!
Chistu dolce te piace? E mò c'o saccio
Ordino al cuoco che, a partir d'adesso,
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
pe te fà ridere adda passà n'at' anno!"


Traduzione
A Napoli regnava Ferdinando
Che passava le giornate divertendosi
Mentre invece la moglie, Donna Teresa
Stava sempre arrabbiata, il viso triste
Il muso lungo, non rideva mai
Come se avesse passato tanti guai
Un bel giorno, Amelia, la cameriera
Le disse – Maestà, questa è la pastiera
Piace a donne, uomini e bambini
Uova, ricotta, grano e acqua di fiori
Impastati insieme a zucchero e farina
La puoi portare davanti al Re e pure alla Regina
Maria Teresa fece prima la faccia brutta
Ma masticando diceva – E’ il Paradiso -
E le scappava pure un sorriso
Allora il Re lanciò una esclamazione
-Per farti ridere ci vuole la pastiera?
Moglie mia, vieni qua, abbracciami
Questo dolce ti piace? E ora che lo so
Ordino al cuoco che da questo momento
Questa pastiera la faccia un po’ più spesso
Non solo a Pasqua, che altrimenti è un danno,
Per farti ridere deve passare un altro anno!-

ORIGINI DELLA PASTIERA
     La pastiera, forse accompagnava le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbero derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto " confarratio ". Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali diffuse all'epoca di Costantino il Grande, quando i catecumeni ricevevano latte e miele nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Il nome Pastiera sembrerebbe derivare dall’abitudine, consolidata per un certo periodo di tempo, che vedeva utilizzare al posto del grano cotto la pasta cotta; tutt’oggi ci sono ancora massaie che preparano la pastiera utilizzando paste del tipo spaghetti o capellini.
     Nell'attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero napoletano. Un'ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l'acqua di mille fiori odorosa come la primavera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall'Asia.
      È certo che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.
      Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono, diciamo, due scuole: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace con bottega in un angolo della Piazza Municipio non più esistente.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.  


LA LEGGENDA DELLA PASTIERA

Ancora più leggendaria e mitologica la storia della sirena Partenope che  incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d'amore e di gioia.
Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d'amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero.
Sette fra le più belle fanciulle consegnarono i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l'acqua di fiori d'arancio, come omaggio dei profumi della terra; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere la dolcezza dell canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l'universo. La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

E adesso, al lavoro . . .


Ingredienti per la pasta frolla (per circa 550 g di pasta)
Burro 125 g – farina 250 g – 1 uovo intero + 1 tuorlo – zucchero 100 g – 1 bustina di vanillina

Ingredienti per il ripieno
Acqua di fiori d’arancio 25 g – arance candite 50 g – cedro candito 50 g - burro 30 g – cannella 1 cucchiaino – grano cotto 250 g – latte 1500 g – scorza grattugiata di 1 limone – ricotta di pecora e di mucca, totale 350 g – 3 uova intere + 2 tuorli – 1 bustina di vanillina – zucchero 350 g

 Preparazione
Per prima cosa preparate la pasta frolla: farlo è molto semplice, ma bisogna avere delle piccole attenzioni per la sua buona riuscita.
Per preparare la pasta mettete la farina, un pizzico di sale  ed il burro appena tolto dal frigo, quindi ancora freddo, nel mixer e frullate il tutto fino ad ottenere un composto dall'aspetto sabbioso e farinoso.
Quindi, formate con il composto ottenuto la classica fontana nel cui centro verserete i tuorli, lo zucchero al velo, la vanillina o la scorza di limone grattugiata: amalgamate velocemente il tutto fino ad ottenere un impasto compatto ed abbastanza elastico.
Formate con l'impasto ottenuto una palla, avvolgetela con della pellicola trasparente e mettete il tutto a riposare il frigo per almeno mezz'ora. Una volta pronta mettete la pasta frolla a rassodare in frigorifero per circa 40 minuti, avvolta nella pellicola.
Nel frattempo preparate la crema di grano. Versate in una pentola il grano precotto, il latte, il burro e la buccia grattugiata del limone. Fate bollire il tutto a fuoco dolce,  mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema densa.  Versate il composto in una ciotola capiente e lasciate intiepidire. Intanto, in un mixer, frullate le uova insieme allo zucchero, alla ricotta, all'acqua di fiori d'arancio, alla vanillina e alla cannella.  Dovrete ottenere una crema piuttosto fluida e senza grumi.
Stendete quindi la pasta frolla, avendo l'accortezza di tenerne una piccola quantità da parte per preparare le strisce che serviranno per  la decorazione. Foderate con il disco di pasta frolla una teglia tonda di 28 cm di diametro, precedentemete imburrata. 
Una volta che la crema di grano si sarà intiepidita unite la crema di ricotta e amalgamate per bene; aggiungete poi il cedro e l'arancia candita e ancora una volta mescolate bene. Versate il ripieno nella teglia e pareggiate bene i bordi della pasta frolla (nel caso questi siano più alti del livello raggiunto dalla crema). 
Con la pasta tenuta da parte, ricavate una sfoglia non troppo sottile, con la quale formerete delle strisce di frolla della larghezza di 1,5-2 cm, che  otterrete utilizzando una rotella tagliapasta con lama dentellata. Le strisce vi serviranno per decorare la superficie della pastiera disponendole a griglia ; intersecandole, dovrete ottenere dei rombi. Spennellate delicatamente le striscioline con un uovo sbattuto e infornate la pastiera  a 200° ; dopo un'ora circa, quando la superficie si sarà dorata, estraetela e lasciatela raffreddare nella tortiera stessa.  Una volta fredda, sformate delicatamente la pastiera, mettetela su di un piatto da portata e spolverizzatela  con dello zucchero a velo solo prima di servirla.



■ Consiglio
Per una riuscita ancora migliore della pasta frolla, sarebbe meglio utilizzare della farina povera di glutine che renderà l' impasto più elastico e meno incline alla rottura e allo sbriciolamento.
Se la frolla impazzisce, cioè durante la lavorazione si sbriciola, basterà aggiungere all'impasto un pò d'acqua fredda o mezzo albume per recuperarla e renderla più elastica.
La pastiera va preparata con qualche giorno di anticipo per far si che il dolce si compatti a dovere; per questo motivo essendo la pastiera un dolce napoletano tipico del periodo pasquale, viene preparato dalle massaie partenopee il giovedì o il venerdi santo per far si che la domenica, giorno di Pasqua la Pastiera dia il meglio di se, consentendo a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.

■ Curiosita'
Nella maggior parte delle ricette, sia su siti che su libri di cucina, c'è scritto che la pasta frolla va preparata con il burro tenuto a temperatura ambiente.
Diffidate da questa notizia perchè la miglior pasta frolla si ottiene utilizzando il burro freddo appena tolto dal frigo.
Il grano, senza dubbio, è l’ingrediente principale della pastiera, e proprio sul grano esistono differenti stili di pensiero. C’è chi usa quello in barattolo già cotto, ovviamente più semplice e veloce da utilizzare e chi invece preferisce far da se. Per ottenere un grano per la pastiera “fai da te” il procedimento è piuttosto lungo: si dovrebbe lasciare il grano in ammollo in acqua per tre giorni cambiandola spesso, facendo seguire quindi una cottura di parecchie ore in acqua e poi nel latte.

Buon . . . gusto a tutti 

E chiaramente . . .
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MARIA... A DOPO

martedì 19 aprile 2011

SALUTE E BENESSERE- NEWS



UNO STUDIO AMERICANO: "GLI EVENTI TRAMAUTICI POSSONO RENDERE FELICI"



Trovare beneficio da un avvenimento traumatico? Secondo un gruppo di psicologi dell’università di Buffalo, negli Stati Uniti, è possibile. Anzi è addirittura probabile. Chi subisce una violenza personale o deve affrontare gravi problemi economici o peggio una malattia improvvisa – hanno spiegato gli esperti americani seguendo fortune e sfortune di quasi 2.400 persone tra il 2001 e il 2004 – ne patisce inevitabilmente le conseguenze a livello di stress, ansia e depressione. Ma attenzione: le avversità temprano il carattere e possono aiutare ad affrontare il futuro con più forza. Addirittura – si legge nelle conclusioni della ricerca pubblicate sul mensile scientifico “Journal of Personality and Social Psychology” – dai traumi può derivare, attraverso un percorso lungo e sicuramente faticoso, maggiore felicità.
Una conclusione senz’altro opinabile, ma supportata da alcune interessanti osservazioni. Nel periodo di studio, gli psicologi americani hanno potuto verificare le reazioni delle persone al purtroppo famoso attentato terroristico alle Torri gemelle di New York. Un evento traumatico per l’intero mondo occidentale, figuriamoci per i cittadini americani. Bene, secondo quanto osservato dal team diretto dal professor Mark Seery, chi non aveva mai dovuto affrontare difficoltà importanti ha mostrato un’ansia maggiore per quanto successo l’11 settembre 2001. «Ripetuti eventi traumatici aumentano senza ombra di dubbio i livelli di stress e ansia nel breve periodo – hanno spiegato i ricercatori americani – A medio-lungo termine, però, le esperienze negative possono, naturalmente entro un certo limite, migliorare la qualità della vita». Come si dice, ciò che non uccide fortifica. Che possa addirittura rendere felice, del resto, sembra davvero troppo.


IL RUOLO DELLA VITAMINA D NELLA PREVENZIONE DEL CANCRO




La vitamina D è fondamentale per l’organismo umano. Non solo perché preserva la salute delle nostre ossa, ma soprattutto perché – essendo coinvolta in oltre 200 geni presenti nel Dna – tiene lontano molte patologie autoimmuni come il diabete, la sclerosi multipla, la demenza e persino il cancro. Secondo una ricerca effettuata da un gruppo di scienziati della Wayne State University, negli Stati Uniti, oltre un miliardo di persone non possiedono però le quantità sufficienti di vitamina D. Una carenza generalizzata dovuta alla scarsa esposizione solare e all’errata alimentazione, come si legge nelle conclusioni dello studio americano condotto in collaborazione con l’Università di Oxford e portato a termine grazie ai finanziamenti del “Medical Research Council” (Mrc), dell’Ms Society e del Wellcome Trust.
Per arrivare a tali considerazioni – recentemente riportate sulla rivista “Genome Research” – gli scienziati statunitensi hanno mappato la sequenza del Dna e del recettore della vitamina D, proteina che influisce con altre create dal codice genetico. In questo modo i ricercatori hanno individuato quasi tremila siti legati al recettore e ai geni associati alle malattie autoimmuni e a diversi tipi di tumore (leucemia e cancro del colon-retto su tutti). «Il nostro studio – hanno spiegato gli scienziati – mostra l’influenza drammatica esercitata dall’assenza di vitamina D sulla nostra salute». Conclusioni certo poco incoraggianti. Come risolvere il problema? L’ideale sarebbe poter godere di qualche ora di sole al giorno. Senza esagerare, ovviamente, visto il potenziale rischio di incorrere nel cancro alla pelle, passando dalla padella alla brace. Un’alternativa? Secondo gli scienziati americani esiste: mangiare tanto pesce azzurro.
 Annamaria... a dopo

BUONGIORNO!






Proverbio napoletano
ovvero
la filosofia di un popolo

A’ abbrile nun te scoprire, a’ magge vànce adàge

E’ opportuno continuare ad indossare anche ad aprile gli indumenti invernali che solo a maggio potranno essere gradualmente sostituiti con quelli più leggeri.
Strano come questo sia un proverbio napoletano e non …milanese.

Enzo


e andiamo avanti con altri proverbi...

Aprile e conti per lo più son traditori.
Aprile, esce la vecchia dal covile; e la giovane non vuole uscire.
Fidarsi alla buona stagione d'aprile, è come fare i conti innanzi l'oste.
Aprile carciofaio, maggio ciliegiaio.
Aprile e maggio son la chiave di tutto l'anno.
Gli uomini sono aprile quando fanno all'amore, dicembre quando hanno sposato.
Quando San Giorgio (23 aprile), viene in Pasqua, per il mondo c'è gran burrasca.
L'acqua d'aprile, il bue ingrassa, il porco uccide, e la pecora se ne ride.
A San Marco (25 aprile) il baco a processione. San Marco evangelista, maggio alla vista.
Aprile temperato non è mai ingrato.
Aprile, dolce dormire.
Marzo alido, aprile umido.
Aprile suol esser cattivo da principio o al fine.

proverbio al contrario





...ancora proverbi napoletani
Jette pe se fa' a croce e se cecaje n'uocchio (Voleva farsi il segno della croce e si cecò un occhio)

Quann vott 'o vient 'e terra 'o pesc nun zomp int 'a tiella (Quando c'è il vento maestrale, il pesce non entra nella padella)

Chi chiagne fott 'a chi ride (Colui che piange inganna colui che ride)

Chi t'ene mamma nu chiagn'e (Chi ha la madre non piange) 

Acqua ca nun cammin' fa pantane e fete! (L'acqua stagnante, si appantana e puzza)

Facesse na culata e ascesse o sole (Ogni volta che inizio a fare il bucato, il sole scompare)

'O purpo se coce int' a l’acqua soja (Il polpo cuoce nella propria acqua)

E uno!...dicett' chille ca cecaje ll'uocchie 'a mugliera (E uno! disse colui che accecò la moglie)
S'adda fa 'o pireto pe quanto è gruosso 'o culo (si deve fare il peto per quanto è grande il deretano)

All'altare sgarrupato nun s'appicceno cannele (all'altare malandato non si accendono ceri)

'e voglia 'e mettere rum, chi nasce strunz' nun po' addiventà babbà (chi nasce tondo non può morire quadrato)

Jette pe se fa' a croce e se cecaje n'uocchio (Voleva farsi il segno della croce e si cecò un occhio)

Quann vott 'o vient 'e terra 'o pesc nun zomp int 'a tiella (Quando c'è il vento maestrale, il pesce non entra nella padella) 

Chi chiagne fott 'a chi ride (Colui che piange inganna colui che ride)

Chi t'ene mamma nu chiagn'e (Chi ha la madre non piange) (grazie a Paolo Manna)

Acqua ca nun cammin' fa pantane e fete! (L'acqua stagnante, si appantana e puzza)
Facesse na culata e ascesse o sole (Ogni volta che inizio a fare il bucato, il sole scompare)

'O purpo se coce int' a l’acqua soja (Il polpo cuoce nella propria acqua)
E uno!...dicett' chille ca cecaje ll'uocchie 'a mugliera (E uno! disse colui che accecò la moglie)
S'adda fa 'o pireto pe quanto è gruosso 'o culo (si deve fare il peto per quanto è grande il deretano)

All'altare sgarrupato nun s'appicceno cannele (all'altare malandato non si accendono ceri)

'e voglia 'e mettere rum, chi nasce strunz' nun po' addiventà babbà (chi nasce tondo non può morire quadrato)

Primm' e cunfett' e poi e difett' (prima le nozze e poi i difetti)

  a dopo amici con...  la ricetta
della pastiera napoletana  elaborata da Maria.(napoletana d.o.c)


Annamaria... a dopo

lunedì 18 aprile 2011

BUONA SETTIMANA

Con questa poesia di Enzo, iniziamo la settimana che ci porterà verso la Santa Pasqua

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le bollicine si libravano verso l’alto
nell’atmosfera aurea
dello champagne

Le labbra si dischiudevano
lente e invitanti
e si adagiavano silenziose
sull’orlo del bicchiere

L’anima mia prese a bussare
il cuore ebbe un sobbalzo
il bicchiere scomparve…
…e apparve lei
e le sue labbra
piccole orlate sensuali
protese in ascolto e in attesa:
“Dammela” invocai quasi in affanno
La lingua sua rovente
fu il suo dono prezioso
e d’amore… la mia preda

Enzo






L’uovo di Pasqua
Dall’uovo di Pasqua è uscito un pulcino di gesso arancione col becco turchino. Ha detto: “Vado mi metto in viaggio e porto a tutti un gran messaggio!” E svolazzando di qua e di là, attraversando paesi e città ha scritto sui muri, nel cielo e per terra:
Viva la pace, abbasso la guerra.
Gianni Rodari


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si ride, si piange







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Annamaria... a dopo

CONSIGLI UTILI





Preparate una crema idratante per il corpo mescolando glicerina e acqua di rosa in parti uguali. Applicatela ogni sera prima di andare a letto.

Versate qualche goccia d’olio sul nodo che si è formato su una catenina. Riuscirete a districarlo più facilmente.

Un bel bicchiere di latte gioverà alle vostre piante d’appartamento dopo il lungo inverno.

Se state organizzando una festa per i bambini, preparate un buffet con cibi che si possono mangiare con le mani.

L’odore di pesce sulle mani si elimina sfregandole con aceto, succo di limone o sale. Poi, si sciacquano in acqua tiepida prima di lavarle normalmente.

Sciacquate ed asciugate bene le fragole prima di togliere il picciolo. Infatti, lavandole dopo, l’acqua penetrerebbe all’interno togliendone il sapore.

I ricami d’oro e d’argento si puliscono con della mollica di pane.


È arrivata la primavera. Per essere sicuri di regalare i fiori giusti ricordate che la rosa bianca è un omaggio alla bellezza di una donna.
La rosa gialla testimonia la gelosia per la sofferenza di un’infedeltà.
La rosa rossa una vera dichiarazione d’amore.
Il tulipano rosso un amore dopo il colpo di fulmine.
Il tulipano giallo un amore con un velo di tristezza.
 Annamaria
 tornerò con altri consigli e suggerimenti!!!!


domenica 17 aprile 2011

BUONA DOMENICA DELLE PALME !

Domenica delle Palme



Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti.
In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma.

 La folla, radunata dalle voci dell'arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.
Tradizioni
Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, come in Campania, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

In molte zone d'Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate (come i parmureli di Bordighera e Sanremo in Liguria), che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.
Nel vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un'antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» ("Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d'ulivo").

Nelle zone in cui non cresce l'ulivo (come l'Europa settentrionale), i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

Il 17 Aprile, DOMENICA delle PALME, a CACCAMO (PA) si svolge una cerimonia di origine orientale, che vanta il titolo della più antica manifestazione tradizionale : “U SIGNURUZZU A CAVADDU “.

Rievoca l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, una sfilata per le Chiese principali con un chierichetto che a dorso d’asino, elegantemente bardato ed infiorato, benedice gli astanti.
Il chierichetto è il più piccolo degli aspiranti “ Russuliddi “, in abito talare ed accessori di colore completamente rosso.
Questa manifestazione, che annunzia la venuta di Cristo in terra, è organizzata dalla Chiesa Madre di San Giorgio Martire.
Quello che distingue questa tradizione è l’età dei protagonisti, difatti, sia Gesù che i dodici apostoli sono impersonati da ragazzi, che reggono in mano lunghi rami di palme che - lungo il percorso - si intrecciano formando degli archi sotto i quali transita il festeggiato.

Cenni storici

Si hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell'Egitto.
In Occidente questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all'inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d'Orléans compose l'inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell'XI secolo.
Dal 1985, nella Domenica delle Palme i cattolici celebrano anche la "Giornata Mondiale della Gioventù".

Maria e Annamaria... a dopo

sabato 16 aprile 2011

HO VISTO UN FILM "LA VERSIONE DI BARNEY" - di MARIA




La versione di Barney

REGIA:  Richard J.Lewis
SCENEGGIATURA:  Michael Konyves
SOGGETTO: Mordecai Richler
ATTORI:  Dustin Hoffman, Paul Giamatti, Rosamund Pike, Minnie Drivr, Rachelle Lefevre, Bruce
Greenwood, Scott Speedman
PRODUZIONE:  Serendipity Point Films
DISTRIBUZIONE:  Medusa PAESE:  U.S.A. 2010
GENERE:  Commedia - Drammatico
DURATA:  132 minuti
Golden Globe 2011 a Paul Giamatti come Miglior Attore

Barney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie del detective O’Hearne, che in un suo libro lo accusa di omicidio, convinto del suo coinvolgimento nella scomparsa di un amico. Dopo l’uscita del libro, Barney si decide a dare la sua versione dei fatti, ripercorrendo la sua (mal)educazione sentimentale e la sua vita fuori misura, consumata nell’Italia degli anni Sessanta (nella Roma del 1974, ricostruita con il sapore di allora) e proseguita in Canada. Barney rievoca il suo primo matrimonio con una pittrice esistenzialista e suicida, riesamina le seconde nozze con una miliardaria ebrea e ninfomane e riconsidera gli errori fatti con la sua terza e amatissima consorte, speaker garbata e madre dei sui due figli. 

Piace…non piace…

Indubbiamente non è facile ridurre la complessa materia di un romanzo in un film. Bisogna dire però che le polemiche sulla fedeltà al libro che ispira il film paiono tempo perso. Un film deve essere valutato per il suo linguaggio e per la sua autonoma proposta: scarsa incidenza ha il fatto che la pellicola avrebbe proposto una versione  poco yiddish dell'opera di Mordecai Richler.
Barney Panofsky ha ‘carattere’ cinematografico e personalità impetuosa per soddisfare quel pubblico trasversale che ama la letteratura e il cinema e resiste alla banalità dei pregiudizi.
Il regista finisce lo rende un eroe da melodramma, sempre pronto a sacrificare verità e relazioni per una buona battuta. Il lavoro degli attori accompagna bene l'intento del regista: brave anche le attrici, in modo particolare Rosamund Pike nella parte di Miriam.
A incarnare meglio del protagonista, la straordinarietà espressiva dello spirito yiddish, fatto di ironia, battuta pronta e dissacrante, atteggiamento argutamente scorretto, è il padre di Dustin Hoffman, attore ebreo e per questo probabilmente emotivamente prossimo al Barney letterario e in grado di riconoscerne e impiegarne l’umorismo e la superiorità paranoide: memorabili sono i “duetti” tra Giamatti /Barney e l’ebreo Dustin Hoffmann/padre.
Lo straordinario Paul Giamatti, con quel corpo sgraziato, goffo ed anonimo ma la versatilità ed il piglio professionale di un veterano, troneggia dall’inizio alla fine; grande astro emergente (sia pure ultraquarantenne) del panorama cinematografico mondiale, è grandissimo nel rappresentare alla perfezione le metamorfosi anagrafiche anche fisiche oltre che mentali di Barney,.
Di Barney, non bisogna vedere solo l'ubriacone irriverente, bensì l'uomo talvolta malinconico, buono, simpatico, capace di amare, generoso con gli altri.
Barney è tutto ed il contrario di tutto rifugge dalle regole, è anticonvenzionale, è scorretto, è irriverente quasi quanto il padre, a lui sempre vicino attraverso l’esempio, il consiglio, il sostegno e la complicità nel colpire il perbenismo anche della loro stessa gente, cioè la comunità ebraica. Barney crede nell’amicizia, vi sprofonda, vi cerca appoggio e solidarietà ogni volta che supera i confini; potrebbe avere commesso la peggiore delle infamie, aver cioè ucciso il suo migliore amico, ma il caso lo priva della possibilità di assistere al suo ipotetico omicidio. Barney apprezza e disprezza le donne, le strapazza, le manda al diavolo, ne sposa tre diversissime tra loro, così come è irrimediabilmente attratto dai più seducenti strumenti di autodistruzione, quali l’alcool, la droga, l’errore fatale, il senso di colpa. In fondo però ama una donna, e, dal momento che l’ha trovata e poi sposata, non la lascerà più neanche quando lei lascerà lui, e la ama perché è perfetta. Barney invecchia e, quasi per contrappasso, viene privato della memoria, del piacere di riprovare almeno nel ricordo quel misto di eventi e sensazioni che ne hanno fatto un uomo ricco di esperienze, nel bene e nel male..
Nel libro, Barney pensa dopo aver tradito Miriam per la prima volta dopo 31 anni, consapevole della solitudine che lo aspetta: "Da anni, godendomi lo sfarzo della mia immeritata felicità con Miriam e i bambini, vivevo nel terrore della rappresaglia divina”.
Da un punto di vista squisitamente cinematografico  "La versione di Barney" è  una produzione che avvince, genera empatia con i personaggi; nel complesso un film coerente e gradevole, commovente nel finale, anche se non un capolavoro.



Ed ecco i film in uscita da venerdì 16 aprile 2011

SCONTRO TRA TITANI


Dopo 29 anni torna Scontro tra Titani, senza guizzi e con un'immutata voglia di fare baccano
Regia di Louis Leterrier. Con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen.  Genere Avventura - USA, Gran Bretagna 2010 - Durata 106 minuti circa.

CELLA 211

Una solida produzione di genere carcerario che riesce bene a coniugare argomenti politici e logica di intrattenimento spettacolare
Regia di Daniel Monzón. Con Luis Tosar, Alberto Ammann, Antonio Resines, Marta Etura, Carlos Genere Azione – per >16 anni - Francia, Spagna, 2009 - Durata 110 minuti circa.

FANTASTIC MR. FOX

Anderson viaggia sul suo personalissimo treno, anche in stop motion, anche con Roal Dahl
Regia di Wes Anderson. Con George Clooney, Meryl Streep, Jason Schwartzman, Bill Murray, Wallace Wolodarsky.    Genere Animazione - USA, Gran Bretagna 2009 - Durata 88 minuti circa.

FROM PARIS WITH LOVE


Prodotto da Besson, un film d'azione caricaturale ambientato a Parigi
Regia di Pierre Morel. Con John Travolta, Jonathan Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden,Chems Dahmani.  Genere Azione - Francia, 2010 - Durata 92 minuti circa. Vietato ai minori di 14 anni.

OLTRE LE REGOLE - THE MESSENGER

Moverman, sceneggiatore di Io non sono qui, porta sullo schermo il dolore della guerra conosciuta direttamente per 4 anni
Regia di Oren Moverman. Con Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi.  Genere Drammatico – USA  2009 - Durata 105 minuti circa.

PERDONA E DIMENTICA

La guerra di Todd, per non morire schiacciati dalla vita
Regia di Todd Solondz. Con Shirley Henderson, Ciarán Hinds, Allison Janney, Michael Lerner, Chris Marquette.    Genere Commedia – USA 2009 - Durata 98 minuti circa. Vietato ai minori di 14 anni.

I GATTI PERSIANI

Un film di denuncia, girato senza autorizzazione, dal grande valore morale e artistico
Regia di Bahman Ghobadi. Con Negar Shaghaghi, Ashkan Koohzad, Hamed Behdad, Ashkan Koshanejad, Hichkas.    Genere Drammatico – Iran 2009 - Durata 106 minuti circa.


Buona visione a tutti!!! 


Maria e Annamaria... a dopo