Per preparare un dolce con le proprie mani , pur aiutandosi con qualche prodotto già pronto, per dedicarsi di più al proprio partner, vi suggerisco 2 ricette davvero deliziose.
Torta romantica per San Valentino Ingredienti e dosi per 2 persone : 1 pan di spagna – 2 bicchierini di crema al baileys - panna montata - caffè Per decorare : palline argentate - cuori di pasta di zucchero
Preparazione Tagliate il pan di spagna. Bagnatelo con il caffè freddo. Aggiungete la crema al Baileys. Coprite con la panna montata e con una forchetta disegnare le righe. Decorate con i cuori ricavati mediante un taglia biscotti. Per chi volesse davvero sbalordire la persona amata, aggiungiamo una nota: candeline accese e stanza al buio. L'effetto sarà super romantico!
Torta a Cuore con pere e cioccolato Ingredienti e dosi per 4 persone : una busta di preparato per torta al cioccolato - 4 pere tipo conference - 100 ml di kirsch o liquore alla pera - 2 cucchiai di spezie - cannella - noce moscata - zenzero Per la copertura : 100 ml di panna da montare - 100 g di cioccolato fondente - 50 g di burro Preparazione Pelate le pere, tagliatele a metà, eliminate il torsolo e tagliate la polpa a cubetti. Fatela cuocere in una casseruola con il kirsch, fino a quando è tenera. Versate il preparato per torta in una terrina, incorporatevi le pere cotte e le spezie, mescolate e trasferite l'impasto in uno stampo a forma di cuore imburrato e infarinato. Fate cuocere in forno precedentemente riscaldato a 180° per circa 45 minuti. Trascorso questo tempo verificate la cottura infilando uno stecchino al centro, il quale dovrà uscire asciutto. Fate intiepidire e sformate il dolce. Scaldate la panna fino quasi all'ebollizione, toglietela dal fuoco, unite il cioccolato e il burro a pezzi, mescolate continuamente fino ad ottenere una crema omogenea e lasciate riposare qualche minuto. Ricoprite in modo uniforme la superficie della torta, livellandola con una spatola o il dorso bagnato di un cucchiaio. Conservate la torta in frigorifero per un'ora o fino al momento di servire per solidificare il cioccolato.
Mentre scrivevo le due ricette ho avuto un’idea, a mio avviso, stuzzicante. Vi propongo delle frasi amorose che potete trascrivere su dei bigliettini, magari in rosso. A questo punto potreste inserirli in piccoli rustici, pasticcini, piccoli panini, insomma prendendo spunto dall’idea che una nota industria del cioccolato ha fatta sua da anni, basta un po’ di fantasia e tanta amorevolezza . . . "..La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca..."
"..Il mio desiderio più audace sarà soltanto di baciare quell'aria che poco fa ti ha baciata…" "..L'amore è la poesia dei sensi..." "..Bacio! Primula nel giardino delle carezze!..."
"..L'amore detta, il bacio scrive i segreti del cuore…"
"..Le parole sono la prosa dell'amore: i baci, la poesia…"
"..L'amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore…” "..Nella vita d'ognuno c'è sempre un bacio che non si dimentica..."
"..Nell'amore non bisogna mai affrettare il piacere..." "..Nelle donne ogni cosa è cuore, anche la testa..." "..Nello stupendo maggio, quando esplodevano tutte le gemme, proprio allora nel mio cuore è spuntato l'amore..."
"..Nessun fuoco, nessun carbone può ardere così forte come un amore segreto..."
"..Nessuna sorpresa produce un effetto più magico dell'essere amati..."
Come altre date, anche il 14 febbraio rientra nelle operazioni commerciali, legate ad un sentimento, l’amore, che però non festeggiamo solo un giorno all’anno. Mi pare opportuno dare qualche informazione sull’origine di questa festività.
San Valentino, il Santo delle leggende e
degli
innamorati
San Valentino è il santo dalle tante leggende e molte storie che hanno quasi tutte un fondo di verità. Nato nel 176 e consacrato vescovo di Terni, è considerato fondatore della Comunità cristiana di Terni e con ogni probabilità fu il primo vescovo della stessa città.
Perseguitato dalla sua fede subì a Roma il 14 febbraio 273 (?), il martirio della decapitazione ed il suo corpo fu trasportato da Roma a Terni dove fu sepolto lungo la via Flaminia. Presso la sua tomba, nel 752, ci fu lo storico incontro di pace tra Papa Zaccaria e l’invasore Liutprando, re dei Longobardi. Nel 1605 furono rinvenute le reliquie del Santo e nel 1630 iniziarono i lavori di riedificazione della Chiesa e la costruzione del convento dei Carmelitani, chiamati a Terni, per promuovere il culto e la devozione per il Santo. Oggi le sue spoglie sono custodite in una statua d’argento posta in una teca di cristallo ove campeggia la scritta «San Valentino patrono dell’amore». Ma perché San Valentino è noto come patrono degli innamorati? Una delle risposte fa riferimento alla leggenda della «Rosa della riconciliazione».
Un giorno San Valentino sentendo bisticciare sotto la sua finestra due giovani fidanzati, uscì e andò loro incontro tenendo in mano una bella rosa. La sua figura, il capo canuto, il volto sereno e sorridente e la rosa ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in lite che, successivamente, tornarono da lui per far benedire le loro nozze ed il matrimonio fu felicissimo. San Valentino non è venerato solo a Terni ma in tutta Italia da nord a sud, come testimoniano le tante chiese e vie a lui dedicate. Anche l’iconografia conferma la diffusione del culto del patrono degli innamorati : al museo di Bassano del Grappa ci sono due dipinti che raffigurano San Valentino vicino a Sant’Orsola e San Giuseppe, e San Valentino mentre battezza Santa Lucilla. Il Santo degli innamorati è venerato anche a Montefeltro (località in provincia di Pesaro e Urbino), ove la venerazione del Santo è legata alla protezione dal vento turbinoso e nelle cui vicinanze c’è una cappella con altare e quadro seicentesco a lui dedicata. A Rimini si venera nel monastero di San Gaudenzio. In alcuni paesi dell’entroterra siciliana le giovani ragazze si alzano presto nel giorno di San Valentino e si mettono alla finestra per scegliere come promesso sposo il primo uomo che passa, ma per evitare sorprese le ragazze tengono gli occhi chiusi fino a quando non sentono una voce gradita!
In Puglia San Valentino è patrono di Vico del Gargano e gli abitanti vivono intensamente il culto del Santo dal 1618, quando entrarono in paese le sue reliquie, tuttora conservate presso la Chiesa Madre. Il Santo viene invocato affinché i venti gelidi di tramontana e le gelate improvvise non mettano in pericolo il raccolto degli agrumi. A Vico del Gargano c’è il “Vicolo del bacio”: si tratta del Vicolo che collega Via San Giuseppe al Rione Terra, lungo una trentina di metri e non più largo di 50 centimetri.
La leggenda vuole che questo Vicolo fosse una sorta di luogo benedetto per coppie di innamorati, uomini in cerca d’amore e donne in attesa di compagnia. I fidanzatini si davano appuntamento nel vicolo che attraversavano, più volte, da direzioni opposte per potersi toccare e baciarsi ad ogni passaggio. È facile immaginare di quanti “scontri amorosi” sia stato testimone, nel tempo, il Vicolo del Bacio ! Durante i festeggiamenti, le Chiese e le strade sono ricolme di arance e limoni intrecciati con foglie d’alloro benedetto, ove chiunque può donare alla persona cara un’arancia presa dall’addobbo del Santo. Le arance, dopo la festa, vengono spremute e bevute con la consapevolezza che il frutto si trasformerà in uno speciale filtro d’amore.
Anche nel mondo si festeggia il 14 febbraio : negli Stati Uniti e in Canada attraverso lo scambio di bigliettini, chiamati “valentini”, che contengono messaggi d’amore. In Gran Bretagna i ragazzi cantano canzoni tradizionali e si scambiano denaro e dolcetti. Abbastanza recentemente Raymond Peynet, il pittore degli innamorati, ha saputo con la sua arte rapire e raccontare la magia dell’amore, evitando di tracciare i contorni della passione, dell’attrazione tra due amanti, per concentrarsi su tutto quello che c’è prima e dopo e che non si può descrivere con una parola o con un concetto.
Un colpo di fulmine che avviene in ogni momento, senza tempo né luogo. I suoi Valentino e Valentina nascono e vivono in un momento, fugace, nobile, affettuoso, gioioso e tenero: quello dell’innamoramento. Sono gli innamorati per eccellenza, i romantici interpreti di un sentimento che nasce dal cuore: puri, leggeri, soavi, evanescenti nel loro appartenere l’uno all’altra ed entrambi ad un fantastico contorno, ad un mondo onirico in cui l’amore è il motore senza sosta del tutto.
Sono pochissime le icone di tradizione italiana dedicate a San Valentino.
Questo San Valentino battezza Santa Lucillaè l’opera eseguita nel 1575 daJacopo Bassano,oggi al Museo civico di Bassano del Grappa. L’episodio tratto dalla Leggenda Aurea si riferisce alla guarigione della giovane, operata da Valentino. Lucilla era infatti non vedente ma il santo seppe infonderle, invocando l’aiuto divino, la vista sia per gli occhi sia per l’animo.
Il dipinto, che affascina per le qualità coloristiche e luministiche tipiche del grande maestro, vede la scena calata all’interno di un contesto contemporaneo, com’era d’uso per rivolgersi anche ai fedeli meno colti. La luce innaturale che con i suoi riverberi inonda il dipinto e il nucleo centrale con i due santi, proviene da uno squarcio di cielo aperto, come cortina tesa, da due angeli che tra le mani stringono la palma, simbolo del martirio che coglierà entrambi i santi.
Singolarmente simpatica l’illustrazione tratta da un manoscritto miniato francese del XIV secolo, che vede un particolare San Valentino presiedere alla costruzione della basilica a lui dedicata a Terni.
“OFELIA:Diman ricorre San Valentino, io, che son verginella, vengo per tempo alla sua finestra per esser la sua bella. Sorse ei dal letto, mise il farsetto, l'uscio di stanza aprì; entrò la vergine, che mai più vergine di fuori non uscì"
(William Shakespeare, Amleto, III atto)
In questi giorni non si fa altro che parlare di lavoro, mobilità, precariato e di come sistemare questa terribile crisi che sta imperversando in tutto il mondo. Continuano a propinarci la solita manfrina trita e ritrita, come per convincerci che il lavoro è una cosa “passeggera”, che ci dobbiamo muovere, che – perdio! – siamo giovani, dobbiamo essere pronti a tutto. E mentre il politicante di turno o suo figlio super-raccomandato ci regalano simpatiche dichiarazioni su quanto sia sfigato il posto fisso, la laurea dopo i ventotto anni, abitare vicino a mamma e papà e così via, viene da chiedersi per quale ragione certe persone diano fiato alla bocca. Sì, d’accordo, le frasi non vanno estrapolate dal contesto, e su questo possiamo pure essere d’accordo. Il governo Monti si era tanto impegnato nei suoi primi giorni a mantenere una certa sobrietà dopo tanti anni di baracconate dei governi precedenti, ma ecco che i suoi esponenti (forse irretiti dalla ribalta, chi lo sa) si lanciano in simpatiche dichiarazioni che riescono a fare “incazzare” ancora di più quell’enorme fetta di popolazione che a oggi si barcamena tra uno stage non retribuito, un lavoro al call center di qualche mese e una speranza pari a zero sul proprio futuro. Era davvero necessario?
No, non lo era. Perché questo sistema politico-economico ha affossato e distrutto i sogni di un’intera generazione di ragazzi tra i venti e i trent’anni che non riescono in alcun modo a vedere la luce fuori dal tunnel. È un sistema che ha fallito sotto ogni aspetto, è servito soltanto ad arricchire di più i ricchi, e a devastare intere popolazioni (vedi la povera Grecia, dove ci sono situazioni da terzo mondo a causa del crack economico).
E allora tutti partono, scappano, emigrano. Altro che vicini a mamma e papà. Chi decide di restarci lo fa perché altrimenti dovrebbe dormire sotto un ponte, visto e considerato il costo di una casa, il mutuo che non ti danno senza un “monotono” posto fisso o l’affitto da moderni ladroni che troviamo nelle grandi e piccole città. Siamo una generazione affranta, senza speranze, senza sogni. Ed è questo il più grande fallimento di quest’epoca. Non il lavoro che manca, non la crisi economica. Vedere la faccia di una ragazza di ventisei anni, delusa e sconfitta, che ha due lauree e un master e lavora in un call center per mantenersi, facendo uno stage non retribuito che, chissà, un giorno potrebbe trasformarsi in lavoro, o gli occhi malinconici di un trentunenne che ha dovuto mollare gli studi, facendo tre lavori per aiutare il padre che ha perso il lavoro, lascia senza parole. E ogni giorno ci viene propinata la solita serie di ipotetici provvedimenti che dovrebbero migliorare le nostre condizioni di vita. E allora via il posto fisso (che noia!), ma il mutuo come lo faccio? Mobilità, che passione, ma se il lavoro dura tre mesi e per cercarlo ce ne vogliono dieci? Andiamo a vivere lontano da mamma e papà, siamo grandi dai, ma se gli affitti di un posto letto arrivano anche a cinquecento euro? E così via…
Sarebbe intelligente e saggio che tutti questi personaggi smettessero di dare aria alla bocca, che ritenessero le loro posizioni come degli immensi privilegi che si sono costruiti sulle spalle dei cittadini, e che imparino a stare quantomeno in silenzio. Se proprio non volete aiutare i sogni e le aspirazioni di questa generazione sfigata, se proprio non riuscite in nessun modo a darci un minimo di futuro in cui credere, almeno non prendeteci pure per il culo. È chiedere tanto?
Tratto da: Generazione sfigata | Informare per Resistere
Non mi accontento delle cose banali e superficiali: Sono una persona Speciale e in quanto tale voglio fare la differenza nella mia vita e nella vita delle persone che hanno la fortuna di conoscermi!
Oltre che una gran ‘consumatrice’ di pellicole cinematografiche, amo grandemente le rappresentazioni teatrali, ricercando l’emozione che scaturisce dall’immediatezza delle interpretazioni ‘senza rete’ . Da pochissimi giorni, presso il Teatro G. Verdi di Salerno, è stata portata in scena la celebre commedia teatrale in cinque atti, pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand (1868-1918) e ispirata alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più estrosi scrittori del seicento francese, precursore della letteratura fantascientifica. Come tanti, anche io conoscevo già il contenuto di questo dramma romantico, vera e propria summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane.
L'opera di Rostand è stata tradotta, adattata e interpretata innumerevoli volte: Cyrano è uno dei personaggi più conosciuti e amati del teatro. La sua geniale temerarietà, la drammaticità della sua fiera esistenza, vissuta pericolosamente all'insegna del non piegarsi mai alla mediocrità e alle convenienze, ne fanno un autentico eroe romantico e al contempo un personaggio straordinariamente moderno. Pubblicata nel 1897, la commedia di Rostand fu da subito un eccezionale trionfo di pubblico e critica: da allora in poi il racconto dell’amore nascosto di Cyrano, dei suoi versi appassionati e delle sue smargiassate amare, hanno fatto entrare Cyrano de Bergerac nel novero dei capolavori irrinunciabili. La vicenda racconta di Cyrano, cadetto di Guascogna, ammirato e temuto per la sua infallibile spada e per i suoi motti spiritosi e taglienti, che essendo afflitto da un naso mostruoso, non ha il coraggio di manifestare alla cugina Rossana il suo amore per lei. Costei, ignara dei sentimenti del cugino, lo prega di prendere sotto la sua protezione il giovane Cristiano del quale è innamorata. Poiché questi non riesce a esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce, riuscendo a far unire in matrimonio i due giovani, a dispetto del Conte De Guiche innamorato della donna. Questi, adirato, trasferisce subito Cristiano e Cyrano al fronte per combattere: da qui, de Bergerac, a nome di Cristiano, scrive numerose lettere di appassionata poesia per Rossana, mantenendo sempre per sé questo segreto, anche quando il giovane muore combattendo. Solo al termine della propria vita, trascorsi molti anni, Cyrano, seppur involontariamente, confesserà all’amata il suo sentimento, ma quando lei ricambierà sarà ormai troppo tardi... Cyrano è una commedia tenera e romantica, tutta puntata sul ritmo, che evita volutamente il monumentale e il fastoso, mirando piuttosto a coinvolgere con le capacità del celebre poeta spadaccino il vasto pubblico popolare, strizzando l’occhio ai giovani.
E il bello recita da brutto . . .
L’eterno dilemma sull’amore, se sia più importante esser dotati di bell’aspetto, d’un corpo armonioso e da ammirare, oppure conti maggiormente la profondità di spirito, la capacità di ragionare, d’amare appunto: ed è un bel paradosso che a vestire i panni del nasuto guascone di Rostand, sia proprio Alessandro Preziosi, attore nativo di Avellino che, quanto ad avvenenza non è che sia poi messo troppo male, usando un eufemismo!
La produzione è curata da Aldo Allegrini e Tommaso Mattei. oltre che dallo stesso Alessandro Preziosi che cura la regia, oltre che interpretare o lo scontroso spadaccino, dal mostruoso naso. Volto consacrato al successo dal grande pubblico televisivo per soap e fiction seguitissime, Alessandro Preziosi, reduce dal percorso intrapreso con ‘Amleto’, raccoglie la sfida tutta teatrale di mettere in scena lo scrittore e poeta dall'irresistibile e vitale creatività, che ama mettere in ridicolo i suoi nemici con la straordinaria abilità della spada, leggendaria almeno quanto la lingua, tutta giocata tra trovate comiche e i giochi di parole, pur raggiungendo tra le vette più alte della poesia ottocentesca. Nell’allestimento proposto, ogni allusione metaforica pare essere scomparsa,visto che Preziosi non esibisce lo scenografico’nasone’.
All’aprirsi del sipario, un bel quadro scenico di luce lattiginosa, ben dosata su una prevalenza di toni pastello fa risaltare i bianchi e i vermigli di certi costumi, nel rigoroso rispetto dei vestimenti d’epoca. A farla da padrone è, in tutti i sensi, il protagonista; Preziosi sorprende non poco quanto a precisione : non calca la mano su un personaggio che, di per sé, è paradossale . . . lui è il dolente burattinaio della liason tra Cristiano e la bella Rossana, lui è il dominatore, in tutto e per tutto, d’un dramma portato con andamento a tratti leggero, rapido, da commedia. Vi sono, è vero, momenti di stasi, sequenze in cui la recita pare difettare d’eccessivi indugi, ma, pure grazie al contributo visivo e a un certo dosaggio delle musiche, lo spettacolo ha una propria tenuta.
. . . e soprattutto è stato un emozionante fuori programma riuscire ad avere una ‘presa diretta’ all’uscita degli artisti, quando è stato un caldo abbraccio con il generoso attore a sugellare una serata deliziosa . . . in tutti i sensi !