martedì 9 febbraio 2010

ELUANA, UN ANNO DOPO - notizia segnalata da CATERINA



Eluana, il premier: «Dolore per non aver evitato la sua morte»

  Per papà Beppino, Eluana è con lui come un anno fa. A dodici mesi di distanza dalla morte di Eluana il ministro del Welfare Maurizio Sacconi va in visita alla clinica lecchese che ha tenuta in cura la la donna per 14 anni e porta un messaggio del premier: «Vorrei ricordarla e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte».

Il testo del messaggio del premier: «Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte. Vorrei soprattutto ringraziare tutte
voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese». «Vi prego di pregare per l'Italia perchè ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi, cordialmente Silvio Berlusconi».

Sacconi è in visita alla casa di cura di Lecco Beato Luigi Talamoni, dove Eluana è morta il 9 febbraio 2009 dopo essere rimasta in stato vegetativo per oltre 17 anni, e dove è rimasta ricoverata per più di un decennio. «Non è fuoriluogo essere qui oggi anzi c'è una rilevanza politica, quella dell'amore, questa dev'essere la giornata dell'amore», ha detto Sacconi. La casa di cura è gestita dalle suore Misericordine, la cui superiora Suor Aldina Corti ha ricevuto il ministro. Ad attenderlo anche l'assessore regionale Boscagli. All'istituto Beato Luigi Talamoni, Eluana venne a metà degli anni Novanta in stato vegetativo permanente, a causa delle lesioni riportate in un incidente stradale nel 1992. Da quel momento le suore Misericordine si occuparono di lei, fino a quando un anno fa, dopo una lunga battaglia, il padre Beppino Englaro ottenne che venisse interrotta l'alimentazione e l'idratazione artificiale. All'inizio di febbraio del 2009 Eluana venne portata in ambulanza nella clinica La Quiete di Udine, dove morì una settimana dopo, il 9 febbraio all'età di 37 anni.

Eluana un anno dopo «è come un anno fa, come diciotto anni fa: un simbolo pulito della libertà individuale». Lo scrive in una lettera a Repubblica il padre della ragazza, Beppino Englaro che continua la sua battaglia convinto che «il miglior modo per tutelare la vita in tutte le situazioni sia affidarne le decisioni a chi la vive». Mentre Eluana moriva, ricorda, «c'era un giudicato» della Corte di Cassazione e «una corsa» della politica «che voleva sovvertirlo». Ma dopo un anno, sottolinea «la legge non c'è». Dov'è finita, si chiede Englaro «quella forza d'urto lanciata contro una ragazza che moriva?». La legge «così come viene formulata - secondo Englaro - non tiene e non terrà». Anche perchè i cittadini «vogliono essere messi in grado di prendersi le loro responsabilità, non essere trattati come se non fossero responsabili delle loro scelte di coscienza».

Del Monte: la mia vita è cambiata. Sul quotidiano parla anche l'anestesista che ha assistito Eluana nella casa di cura La Quiete, Amato De Monte, che racconta come gli sia «cambiata la vita». Due mesi «sotto scorta», con quell'indagine e «quell'accusa» (di omicidio, poi archiviata, ndr) che proprio non gli è «andata giù per aver fatto una cosa che era passata in Cassazione». Nonostante tutto però, conclude, «ero e resto convinto, come medico, che in quella stanza ho assistito a un processo di morte naturale».

Roccella: idratazione e alimentazione sono accudimento. «Personalmente ritengo che alimentazione e idratazione non devono essere considerate terapie perchè non curano patologie ed è quindi più corretto definirle cure e accudimenti». Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Il sottosegretario si è anche augurata che quanto accaduto porti tutti a una riflessione su questi temi e che la legge in questione venga approvata entro l'estate.

Idv: un anno dopo niente legge e ancora polemiche. «Ad un anno dalla morte di Eluana, rimane forte il nostro rammarico per il modo in cui l'intera vicenda è stata affrontata. Il nostro pensiero va al padre della ragazza, al suo dolore lungo anni, per il quale il mondo politico continua a non avere rispetto». Lo dice in una nota Fabio Evangelisti, vicepresidente dell'Italia dei Valori alla Camera. «È grave che tutt'ora non esista una legge, così come è grave che si debba continuare a fare polemica su argomenti di tale delicatezza. Italia dei Valori continuerà a battersi in Parlamento per una legge che rispetti i principi dell'articolo 32 della Costituzione».

Vaticano: custodire vita anche se c'è coma. «La vita è sacra dal concepimento al tramonto naturale» e «va custodita fino alla fine anche nei casi di coma lungo e profondo». Lo afferma monsignor Zygmunt Zimowski, presidente del pontificio consiglio per gli Operatori sanitari. «Dobbiamo forse fare anche uno studio su questa vicenda - osserva il ministro della Salute vaticano - perchè ci sono purtroppo tanti incidenti stradali e in conseguenza di questi, sono molti i giovani che vivono a lungo in questo coma profondo. Noi dobbiamo aiutare fino alla fine queste persone». Alla domanda se si stia affermando nella società italiana una cultura della morte, mons. Zimowski replica: «Io direi che dobbiamo sensibilizzare anche i medici nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che sono nel dolore e nella sofferenza e dobbiamo imparare, soprattutto, che loro devono accettare la loro sofferenza»

Pignatiello (Pdci): affermazioni premier disgustose. «Disgustose. Le strumentali affermazioni che, a distanza di un anno dalla morte, il presidente del Consiglio fa su Eluana Englaro sono indecenti». È quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra sottolineando che «entrare così di prepotenza nel dolore della famiglia, e di quanti hanno vissuto quella tragica esperienza con discrezione e silenzio, è tipico di chi utilizza il ruolo che ricopre per tornaconti elettoralistici di bassissimo profilo».

 Anna Maria secondo me sarebbe bello se l'epilogo di questa storia dolorosa potesse essere che in Italia, domani, grazie alla battaglia pacifica di Beppino Englaro, ciascuno potesse decidere se, in caso di stato neurovegetativo, farsi tenere in vita per decenni dalle macchine o scegliere la propria fine senza emigrare. È questa l'Italia del diritto e dell'empatia , di cui si è già parlato,  che permette di rispettare e comprendere anche scelte diverse dalle proprie. Un'Italia in cui sarebbe bellissimo riconoscersi. Dobbiamo ringraziare Beppino Englaro che ha messo a disposizione la sua tragedia per difendere i diritti e la dignità non solo di sua figlia, ma di tutti noi".
Un caro abbraccio Caterina

ps.Dimenticavo! Il premier perché non è andato a trovarla prima?.. e perché non l'ha portata a casa sua, visto che lui è bravo a fare  miracoli ???



 di seguito il commento completo  di  Beppino Englaro , dove ribadisce che la figlia era costretta in una condizione che non esiste in natura.


Se il presidente avesse accettato l'invito e fosse venuto a vedere Eluana, forse non avrebbe scritto quel messaggio . Cosi dice Beppino Englaro, che, durante la registrazione della puntata di questa sera di 'Otto e mezzo' su La7 dedicata al suo caso, ricorda di "aver invitato il presidente Berlusconi a venire a rendersi conto della situazione e di cosa significa stato vegetativo permanente". "Non avrebbe scritto quella lettera alle suore misericordine e si sarebbe reso conto di ciò che la medicina può creare, una condizione che non esiste in natura e che è solo lo sbocco senza uscita di una serie di terapie".

Beppino Englaro si è detto tutt'oggi sicuro e convinto che di fronte allo stato vegetativo che le è toccato di vivere per 17 anni "Eluana avrebbe detto no grazie, rifiutando tutta l'offerta terapeutica, sempre di prima qualità, che le è stata data". "Mia figlia era un purosangue della libertà - ha ribadito papà Englaro - aveva molto chiaro ciò che voleva e un anno prima dell'incidente aveva visitato un amico in queste condizioni  ed era terrorizzata dal finire in quel modo".

"Mai pentito". Englaro ha sottolineato di "non essere pentito di niente nella maniera più assoluta" e di aver sempre tutelato la volontà "più volte espressa" dalla figlia. "In casa abbiamo approfondito decine di volte i temi della vita, della morte e della libertà - ha aggiunto -, noi abbiamo scontato in tutti questi anni la mancanza di  un approfondimento nella società". A chi poi gli chiedeva perché non avesse mai voluto diffondere le foto di Eluana pochi mesi prima della morte, Englaro ha spiegato che "anche su questo ho rispettato assolutamente le indicazioni di Eluana che era rimasta turbata dalla vista di persone in quelle condizioni e che non avrebbe mai voluto essere vista così"
"Però fare le foto era comunque necessario, ha ripreso Beppino, "come una forma di cautela perché in quel momento, visto che il presidente Berlusconi si rifiutava di venire a vedere le condizioni di Eluana, volevamo avere anche questa arma se la legge ad hoc per il suo caso fosse stata approvata".

Sui recenti studi dello scanning celebrale. Il padre di Eluana commenta anche le recenti scoperte di medici inglesi secondo cui tramite lo scanning celebrale sarebbe possibile avviare una sorta di comunicazione con i pazienti in stato vegetativo: ''Tutti i sofisticati esami in materia di stato vegetativo sono ancora empirici e tutti da verificare''. ''La medicina va avanti - continua - e si arriva a sapere qualcosa di più, ma è una cosa minima, perché in realtà lo stato dell'arte della medicina è ancora di poco superiore allo zero''.

Il padre di Eluana invita quindi a ''evitare che siano  solo clamori ad effetto''. ''Se si approfondisce e si parla con questi professori - afferma- sono loro i primi a dire che questi studi non hanno niente a che vedere con la vicenda di Eluana, per la quale non è stato lasciato niente al caso''.  E conclude: ''il professore che suo malgrado ha portato Eluana in queste condizioni  di stato vegetativo già sapeva nel gennaio del 1994 che la situazione era irreversibile e l'ha sempre detto''.

Le affermazioni delle suore. Englaro interviene anche le dichiarazioni rilasciate da suor Albina Corti oggi sul quotidiano Avvenire, secondo la quale Eluana aveva una reazione impercettibile quando veniva chiamata per nome. "Chi ha assistito Eluana è suor Rosangela non suora Albina, e lei ha sempre detto che questo non si è mai verificato. Gliel'ho chiesto più volte - ha ribadito il padre Beppino - e Rosangela si era già espressa su questo punto". E conclude: "Nella gerarchia ecclesiastica quello che dice il superiore è quello che vale.
Sulla legge in commissione alla Camera. "L'impostazione della legge sul fine vita in commissione alla Camera va del tutto rivista" afferma Beppino commentando le dichiarazioni di stamani del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Nell'imporre idratazione e alimentazione forzata, si è di fronte ad un autoritarismo da Stato etico, perchè non si rispettano i diritti fondamentali sanciti dalla Corte di Cassazione"."E adesso parlo per me, non per Eluana - incalza -: che non si sognino di tenermi in vita così".
Beppino Englaro dice poi di non temere che la legge venga approvata: "Non hanno i numeri per farlo, e devono fare i conti con un'opinione pubblica informata, che è la vera Corte suprema".
La canzone di Povia a Sanremo. "Riguardo la canzone di Povia, quando l'ho incontrato non sapevo le parole" ha raccontato Beppino. "Povia è un ragazzo simpatico e gli ho detto che non avevo nulla in contrario. Ho capito che la sua vena artistica andava nella direzione giusta". "Gli ho consentito di essere libero nella sua vena artistica e se avrà successo mi farà piacere".


La storia di Eluana

17 anni fa, un mattino di gennaio .Eluana viene ricoverata a Lecco in coma profondo per un gravissimo trauma cranico riportato nell'incidente. Come se non bastasse, la frattura della seconda vertebra cervicale la condanna quasi sicuramente alla paralisi totale. Ma sul momento la cosa più urgente, per i medici, è strappare la ragazza dalla morte. Per questo motivo viene intubata e le vengono somministrati i primi farmaci. I due rianimatori fanno capire chiaramente ai genitori che in questi casi non resta che attendere il decorso delle successive 48 ore, per vedere come reagisce Eluana.

Niente, la ragazza continua a vegetare. Dimessa dalla rianimazione nell'aprile 1992, viene portata in un altro reparto dell'ospedale di Lecco, dove è sottoposta a una serie di stimoli, nella speranza di un sempre più improbabile "risveglio". Intanto il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti. Ma il verdetto è sempre lo stesso: bisogna aspettare. Il lavoro che stanno facendo all'ospedale di Sondrio - dove Eluana viene trasferita nel giugno 1992 - è ineccepibile. Poi la solita frase: "La speranza è l'ultima a morire".
In realtà la speranza si riduce ben presto a zero. Infatti dopo dodici mesi è possibile fare una diagnosi definitiva e sicura di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa come nel caso di Eluana da un trauma oppure da un'emorragia, va incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza.
Il limite dei dodici mesi è dato per assodato a livello internazionale. Tanto che, passato quel periodo, la British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Ma non in Italia, dove la maggior parte dei medici non si azzarda ancora a dire chiaramente che tenere in vita più a lungo questi pazienti possa essere definito accanimento terapeutico.
Ed ecco come viveva Eluana: i suoi occhi si aprivano e si chiudevono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra  scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.
Commenta Carlo Alberto Defanti, primario del reparto di neurologia dell'ospedale Niguarda di Milano, che ha visitato Eluana alcuni anni fa: "Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto".
La macchina legale si mette in moto tra il '96 e il '97. Defanti, su richiesta del padre, stila una prognosi definitiva: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva". La corteccia cerebrale di Eluana è sconnessa dal resto del cervello. Per sempre.
Il consulto del neurologo compare, insieme ad altri documenti, nel procedimento di interdizione di Eluana da parte del padre, che nel 1997 ne diventa tutore. E' Maria Cristina Morelli, un brillante avvocato milanese, a utilizzare la figura del tutore dell'interdetto (che di solito si occupa solo di quattrini) per consentire a una persona incapace di esprimere la propria volontà attraverso un rappresentante.
E la sentenza della Corte d'Appello di Milano del dicembre 1999, anche se drammaticamente rigetta la richiesta di rifiuto delle cure con motivazioni da molti giudicate deboli, non solleva obiezioni su questo punto. "E' un passo importante della giurisprudenza" commenta la Morelli "perché si ammette che anche persone nello stato di Eluana possano esercitare il diritto di dare o negare il consenso informato alle cure attraverso un rappresentante. Con tutte le garanzie e i controlli che la legge prevede rispetto alla figura del tutore dell'interdetto. Mi sembra un buon inizio per colmare la disuguaglianza tra chi, maggiorenne e nel pieno delle facoltà mentali, può esercitare la sua libertà di scelta fino al punto di rifiutare cure che gli salverebbero la vita, e chi invece non può perché in condizioni d'inconscienza".
Per rendere meno labile questo diritto degli "incapaci" è allo studio del Parlamento anche una proposta di legge, ispirata dalla Consulta di bioetica di Milano, sulle Direttive anticipate. "Se la legge passasse" spiega il giudice Amedeo Santosuosso, tra i magistrati più competenti in materia bioetica, "basterebbe avere nel portafoglio, o depositato presso il proprio medico, un foglio in cui si possono esprimere le proprie preferenze su come si desidera essere trattati dai medici in caso di perdita di coscienza. A dire il vero, anche se in Italia questa sorta di "testamento di vita" (Living Will) non è ancora un documento espressamente previsto per legge, una volontà documentata può essere riconosciuta valida in un procedimento giudiziario. E non è detto che il dissenso a essere sottoposti a un trattamento debba essere messo per iscritto. Certo un documento scritto rende tutto più evidente, ma per la legge la volontà può essere anche verbale. A questo punto un tutore, sia esso il padre o un'altra persona, ne può curare l'esecuzione".
Sconfitta nelle aule giudiziarie, la lunga battaglia del padre di Eluana non è quindi stata inutile. Certo, questa bella ragazza di 30 anni, beffata da un incidente stradale, è condannata per chissà quanto tempo ancora a sopravvivere a se stessa. Ma Beppino Englaro si è sempre rifiutato di risolvere la faccenda all'italiana. In tutti questi anni c'è stato infatti chi gli ha suggerito di portarsi la figlia a casa e di accelerare la fine "dimenticandosi" di darle le vitamine e la soluzione nutritiva che la tiene in vita. "Il risultato di questa intransigenza è che ora si comincia a parlare di soluzioni di legge per rispettare i diritti e le volontà di queste persone" conclude la Morelli. "



"FACCIAMO SILENZIO E RISPETTIAMO ELUANA", ecco un nuovo caso!


Lettera aperta di un padre che si appella alle istituzioni per veder riconosciuto il diritto al testamento biologico

AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
AL PRESIDENTE DEL SENATO
AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA’ DEL SENATO
Gent.mo Presidente
sono Luciano Di Natale, padre di Sara, una ragazza ragusana di 25 anni in stato vegetativo. Da più di due anni. Io e mia moglie assistiamo a casa Sara, 24 ore su 24, e facciamo il lavoro di sei infermieri. A volte dobbiamo prendere decisioni urgentissime sulle cure da somministrare a nostra figlia, anche se non abbiamo le competenze sanitarie adeguate.
Le voglio manifestare la mia profonda amarezza per le carenze di strutture per postcomatosi nella mia città e in Sicilia (*) ed è per questo che nel 2006, per farla riabilitare, ho dovuto ricoverare per 6 mesi mia figlia in un centro d’eccellenza di Ferrara senza peraltro potere usufruire, per il trasferimento con l’aereo opportunamente attrezzato, del sostegno economico del servizio Nazionale Sanitario (ad altri elargito per ricoveri all’estero, vedi Bernardo Provenzano).
Nell’occasione La invito ad una immersione profonda (per pochi minuti) in una realtà parallela incredibilmente dolorosa che sto vivendo con la mia famiglia e, per questo, La prego di leggere la seguente lettera che per le sofferte riflessioni esposte in merito a problemi di etica ad essa connessi (concreti e non teorici) può costituire un prezioso utensile per legiferare.
Scusate l’amara ironia, ma Lei potrebbe chiedere al Governatore della Sicilia Lombardo di utilizzare, per risolvere il problema dei gravi in provincia di Ragusa, una parte dei 44 milioni di euro che la Clinica Oncologica S. Teresa di Bagheria sta facendo “risparmiare” alla Regione Siciliana (da 50 milioni annui si è passati a 6 milioni di euro l’anno) dopo l’arresto del "titolare" della stessa clinica.
Tale “tesoretto” potrebbe essere un equo indennizzo ai ragusani per i mancati fondi che la sanità ragusana ha ricevuto, potrebbe essere utilizzato per il potenziamento del servizio ADI alle famiglie, per creare 20 posti per postcomatosi (già promessi dall’ex ass. alla sanità siciliana e dirottati verso altri lidi) e per rimodulare qualche struttura esistente in provincia.
Nell’attesa dell’intervento del Governatore per risolvere questi problemi, alcuni genitori, specialmente i più anziani o malandati di salute, che cercano di curare come meglio possono i loro malati, potrebbero non farcela più. Fra questi potremmo esserci anche io e mia moglie.
Per un momento fermiamoci, riflettiamo e:
- Immaginiamo che gravissimi danni cerebrali, riportati a seguito di un forte trauma cranico, ci costringano a stare giorno e notte a letto oppure in una sedie a rotelle, senza avere la possibilità di vedere e di sentire le voci dei nostri cari e di cacciare via una mosca dal viso perché incapaci di muovere anche un dito,
- Immaginiamo di non riuscire a trattenere l’urina e le feci e di sentirci voltare e rivoltare da mani esperte sul letto ogni tre ore per il cambio del pannolone come quando eravamo bambini , di non poter mangiare nulla perché non riusciamo a deglutire , di non riuscire a bere perché l’acqua andando in trachea ci farebbe soffocare, di sentire i liquidi invadere lo stomaco tramite un foro fatto nella pancia.
- Immaginiamo di avere un tubo inserito nella gola che ci consente di respirare ma che ci provochi, quando tossiamo o starnutiamo, dolorose lacerazioni alla trachea.
- Immaginiamo di avere passato tre mesi in una sala di rianimazione con forti crisi epilettiche e di esserne usciti con gli arti deformati per la lunga immobilità e poi di avere fatto degli inutili viaggi della speranza (con i nostri cari) in Italia o all’estero.
- Immaginiamo di essere stati sottoposti a tre interventi chirurgici ai polmoni a causa di forti difficoltà respiratorie.
- Immaginiamo di essere assistiti intere nottate in casa, trasformata in corsia ospedaliera, dai nostri cari che cercano di evitare che ci possiamo mordere le labbra o la lingua, che ci favoriscono la respirazione utilizzando ventilatori, apparecchi per l’aerosol e aspiratori che, continuamente, tirano fuori, attraverso lunghi tubi, le secrezioni che ostruiscono i bronchi e le vie respiratorie .
Immaginiamo poi, come aggravante, di abitare in una regione d’Italia, la Sicilia, dove le strutture di riabilitazione per postcomatosi sono del tutto insufficienti e dove le famiglie sono costrette a salti mortali per la riabilitazione dei loro malati e dove devono lottare, continuamente, per ottenere i diritti che invece hanno i cittadini di regioni più virtuose.
- Immaginiamo di non avere speranze di guarigione o di una vita umanamente accettabile.
Accetteremmo di vivere una vita così oppure, se potessimo farlo, rifiutaremmo le “buone” intenzioni dei medici che ci vogliono dare per "elemosina" una vita di stenti e dire: No grazie io non voglio la vostra elemosina, non voglio che sia violata la mia dignità!

Facciamo SILENZIO e RISPETTIAMO Eluana.
RISPETTIAMO il dolore di un padre che con grande dignità ha lottato e lotta per il bene di Eluana.
Smettetela con le televisive crociate delle bottiglie d’acqua al Duomo di Milano perché le indulgenze non sono più garantite ed è improbabile che il promotore di tali pellegrinaggi sia dichiarato “santo subito” (magari come grande santo protettore dei giornalisti).
Chi scrive è il padre di una ragazza di 25 anni in stato vegetativo persistente da due anni e mezzo, a causa di uno shock anafilattico dovuto all’ingestione di una polpetta di carne trattata con sostanze nocive, che una mano incosciente aveva aggiunto per guadagnare qualche miserabile euro in più.
Mia figlia ed Eluana sono doppiamente sfortunate perché oltre ad avere le loro giovani vite spezzate, non hanno potuto rifiutare l’uso della “tecnologia avanzata” delle sale di rianimazione per chiedere di morire secondo natura.
I medici delle rianimazioni, avendo a disposizione apparecchiature tecnologicamente avanzate, sono in grado di strappare alla morte molti pazienti sottoponendoli a tutte le cure possibili, anche se consapevoli della loro inutilità e delle conseguenti sofferenze.
Spesso l’esito di un coma degenera in uno stato vegetativo di esso dice la letteratura scientifica: "E’ il più controverso disturbo della coscienza; è un fenomeno moderno, prima sconosciuto, prodotto delle rianimazioni e delle terapie intensive. Chi è in questo stato reagisce agli stimoli dolorosi e non è in grado di attivare la masticazione, la deglutizione ed è del tutto incontinente".
Io dico che lo stato vegetativo che non è vita ma non è nemmeno morte è mostruoso(un frutto della medicina del 2000). E’ un ibrido di vita e, simultaneamente, di morte. Non è accettabile umanamente questa degenerazione della medicina.
Penso che se si facesse un referendum in Italia, dopo una vera informazione, il 95 % degli italiani (il resto sarebbero fondamentalisti religiosi, o masochisti, o disinformati) voterebbe per il testamento biologico.
Per quanto ho detto, ecco perché il padre di Eluana, costretto a difendersi dagli attacchi virulenti che arrivano anche dai vescovi in trasferta oltreoceano, parla di ”natura violentata “.
E la stessa cosa avrà pensato Papa G. Paolo II, quando rifiutò il sondino per l’alimentazione, chiedendo di “lasciarlo andare alla casa del Padre” (come ha scritto in un libro il suo segretario). Se i medici rianimatori (di altissimo livello) non avessero rispettato la sua volontà, con i loro strumenti di “tecnica avanzata” avrebbero mantenuto in vita il Pontefice chissà per quanto tempo e, probabilmente, potrebbe essere ancora vivo.
Il Papa, persona intelligente, lo sapeva che il “rifiuto” delle terapie medico-chirurgiche, anche quando conduce alla morte, non può essere scambiato per eutanasia. Il malato ha il diritto di scegliere che la malattia segua il suo corso naturale.
E facciano religioso silenzio quei preti con i loro sagrestani che contestano la giusta sentenza dei Giudici di Milano che hanno dimostrato equilibrio e grande umanità. Probabilmente tali Giudici hanno pensato alla “vita dell’individuo”,a cui compete la capacità di discernimento e libero arbitrio. Nella sentenza c’è il rispetto per l’uomo. Il rispetto per Eluana.
Ho l’impressione che invece una parte del clero ami di più la dottrina consolidata piuttosto che l’uomo.
Questo è un problema interno alla chiesa cattolica e spero che sia dibattuto in modo approfondito in quanto essa ha una grande influenza su molte fasce della società e della politica italiana.
Anche Eluana non avrebbe mai accettato quella innaturale condizione in cui si trova. Noi, persone libere, non abbiamo motivo di dubitarne come invece, maliziosamente e faziosamente, fa qualche nostro concittadino alle vette della politica.
Ed ha ragione il Presidente della Consulta di Bioetica (Maurizio Mori) quando dice: "Eluana ha scelto che non avrebbe voluto vivere da vegetativo permanente, ed e' giusto rispettare la sua volontà. Si può dissentire, ma è bene moderare i toni nel rispetto delle diverse convinzioni e degli opposti valori.
E facciano silenzio tutti, soprattutto quei politici che con l’uso quotidiano dei mass-media si ergono ad arbitri e custodi della vita.
Penso che, da loro, Eluana è trattata come un mezzo per difendere la loro morale che vorrebbero imporre a tutti e tremo all’idea che possano discutere e legiferare su di una materia tanto delicata come il testamento biologico o altri problemi di etica. 

Distinti saluti Luciano Di Natale


ANNAMARIA...a dopo

LA SARDEGNA E IL SUO POPOLO,segnalato da ANTONIO

Mi trovo pienamente d'accordo con questo amaro sfogo di un amico sardo..


 SULCIS IN FUNDO

L’isola in cui sono nato non è più Italia. E’ come un’appendice lontana, una colonia dimenticata, un’obsolescenza del passato. La Sardegna, per il governo Berlusconi, i media e per la sinistra radical chic (che accetta le bufale del finto mercato come un Vangelo) è un luogo metafisico, un non-luogo. Non più il primo nucleo dello Stato unitario. Non il cuore della Brigata Sassari che fece cantare il Piave nella Grande guerra (con i pastori sardi che accendevano i tubi di gelatina fumando il sigaro al contrario). E nemmeno la terra di Lussu,Gramsci, una raffica di presidenti della Repubblica, i Segni, Cossiga, Enrico Berlinguer. C’è qualcosa della Sardegna che vorrebbero salvare: i porticcioli off shore, il Billionaire la Costa Smeralda degli sceicchi, l’immaterialità del turismo pataccone, la Certosa. Ma visto che in Sardegna i sudditi hanno già votato, è come se fosse stato cancellato un popolo. C’è stato un gran dibattito sul simbolo dei 4 mori, in questi anni. Gli storici ci hanno detto: non avevano le bende sugli occhi, come gli schiavi, ma sulla fronte, come i marinai. Non so se sia vero. So che oggi i mori sono schiavi. Non degli spagnoli, ma di questa idea predatoria.
Un popolo, per trovare un lavoro onesto si è infilato nelle miniere, ha abbandonato i pascoli per farsi esercito operaio, ha accettato di avvelenare il suo mare perché i signori della chimica volevano attraccare qui, e le servitù militari spolverate di uranio perché non si poteva dir no. Ora, questo popolo, dovrebbe sopportare un educato genocidio. Penso all’Alcoa, mi viene in mente un volto. Claudia, moglie di un operaio ferita dalla crisi. Per farsi pagare una fattura, ha dovuto prendere una tanica di benzina e minacciare di darsi fuoco. E’ venuta a Roma a battere il caschetto davanti a Montecitorio. Così come tutti gli altri, stanca di essere sbeffeggiata, ha occupato. La Sardegna è la metafora di una modernità inumana e feroce: Sulcis in fundo. Ma per tutti noi.
da Il Fatto Quotidiano del 6 febbraio 2010

STRANI PERCORSI, scritto da ENZO

Un racconto d'amore  e di rinascita  di una donna che riscopre il desiserio di amare non solo" cerebralmente "


Era il primo sabato di maggio. Giornata splendida, cielo terso.
Cinzia aprì la porta di vetro della principale libreria della città. Reparto psicologia. Adocchiò un libro, ne lesse il titolo, poi lo aprì e per aggiustarsi la borsetta, fece un gesto inconsulto: il libro le cadde. D’istinto si chinò, ma l’uomo che le era vicino fece lo stesso inchino per raccogliere il libro: la capocciata fu inevitabile.
“Oddìo, s’è fatta male, mi dispiace. Mi sono chinato come un bufalo! esclamò l’uomo.
“Anch’io mi sono chinata di colpo!” disse Cinzia massaggiandosi la fronte.
L’uomo le diede uno sguardo alla fronte: “Come va, sta bene? “
Cinzia lo rassicurò: “ Credo di sì. Voleva solo aiutarmi, lo so. Comunque, è stato gentile.”
L’uomo, con un certo imbarazzò, le lanciò lo sguardo dritto negli occhi, e le pupille marroni gli piacquero, ma girò lo sguardo altrove. Poi pensò che non era tanto bon ton fissare più del necessario il viso della donna.
“Posso chiederle il titolo del libro?”
“Certo, ecco!”
L’uomo lesse e annunciò, sorridendo: “ Ma guarda, che strana combinazione, è lo stesso che ho comprato io.” E soggiunse: “ ‘Desiderare il Desiderio’ di Willy Pasini. Eccolo. Io faccio incetta di libri, leggo molto. Compro spesso qui: è la mia libreria preferita.”
Detto ciò, tacque per un istante. Lei notò il suo sguardo espressivo, penetrante, il bianco dei capelli e la prestanza fsica; le venne da pensare: ‘mica male…. mi sembra un tipo sicuro di sé.’
Mi scusi, posso farle un complimento?” chiese l’uomo, un po’ titubante.
“Mm, sì!”
“Quel marrone delle sue pupille è stupendo!” Il tono della voce, così calda e carezzevole, la colpirono, e lei ringraziò abbozzando un sorriso.

“;Mi chiamo Claudio, celibe ostinato, con più difetti che pregi, ma instancabile lavoratore” ci tenne a chiarire.
Risero entrambi quando Cinzia aggiunse in modo serioso: “…ma anche gran capocciatore.”
“Cinzia, divorziata, due figli, sempre al lavoro, affronto la vita con dignità e impegno, ma spesso si fa molta fatica ad essere tranquilli …dentro.”
“La capisco, di questi tempi, è parecchio difficile essere tranquilli. Fece una pausa all’improvviso e disse: “So che è fuori dalle regole …direi insolito…, che ne dice di prendere, che so, un drink al bar?”
E fu così che Cinzia e Claudio presero un drink al bar.
Claudio si innamorò di lei. Improvvisamente e intensamente. Si frequentarono per circa un paio di mesi. Avevano accumulato un gran numero di telefonate, messaggi e incontri…ma, cosa strana, ogni volta che Claudio tentava un abbraccio…o un contatto
intimo, Cinzia si affrettava a contrastarlo dicendo: “Frena…frena!.” 

Un giorno, all’ennesimo rifiuto, Claudio insistette nel chiedere il motivo di tanta ostinazione nel rifiutare certe intime emozioni. E lei rivelò con riluttanza:
“Ho dovuto subire violenza da parte di mio marito.”
“Violenza? Che genere di violenza?”
“Violenza sessuale, mi costringeva.”
Claudio non se l’aspettava una tale rivelazione. Rimase in silenzio e turbato. Pensò alla remissività di lei nel subire senza reagire.
“Ormai, non c’era più armonia fra lui e me e la separazione e il successivo divorzio furono inevitabili. Nella mia vita ho trovato un altro uomo” continuò con voce rotta dal pianto. “ho avuto una lunga relazione con lui durata ben tredici anni…era irritabile e spesso diventava insolente; mi offendeva ripetendomi che ero una persona indegna: e lo lasciai.
Dopo un attimo di silenzio invocò commossa: “Claudio, aiutami, ti prego aiutami.”
“Ti aiuterò, Cinzia!” la rassicurò lui.

La strana relazione cominciò ad avere un andamento anomalo: si alternavano momenti di tranquille chiacchierate a mezzo telefono, e momenti che rivelavano suggestive atmosfere piene di tenerezze…ma sempre senza slanci di natura erotica: che non si realizzavano in alcun modo.

Passò circa un mese.

Cinzia fu sottoposta ad un intervento chirurgico, ma per un errato dosaggio dell’anestesia, rimase in coma per circa una settimana. Sara, sua amica d’infanzia e collega di lavoro, andò a trovarla all’ospedale.
Come va Cinzia?” le chiese chinandosi su di lei.
“Ho passato un brutto momento: mi hanno detto che sono stata in coma per circa una settimana. Ma, credimi, non ho avvertito alcun dolore…nulla.”
“Ti hanno detto quando ti dimetteranno?”
“Devono effettuare altri esami. Credo fra una settimana o al massimo fra una decina di giorni,”
Detto ciò, il suo viso assunse un’espressione seria.
“Sai, Sara,” mi è successo una cosa strana” cominciò a dire.
“Cosa?”
“Improvvisamente, mi sono sentita sollevata dal suolo… ero sospesa in aria …sai come un astronauta in assenza di gravità e vedevo il medico e le assistenti come operavano durante l’intervento; sempre sospesa nel vuoto e sempre volando percorrevo l’interno di un lungo cunicolo…insomma avanzavo fluttuando come in una galleria…”
“Un sogno, hai fatto un sogno…sarà stato l’effetto dell’anestesia.”
“Forse, sentivo una serenità, una deliziosa tranquillità, una pace dentro…che non ti so spiegare, Se sapessi, Sara, mi sentivo tanto bene… poi all’uscita da quella specie di tunnel …ho visto una luce di un fulgore mai visto prima…ho guardato quella luce e…non so perché…non mi accecava. Ho sentito poi una voce che diceva: “Non è ancora il tuo momento! Il tuo cuore ha bisogno di luce…devi scacciare l’ombra che ti assilla… devi tornare. Ma io non volevo perché sentivo un’ insolita pace dentro di me.”
“E’ stata l’anestesia che ti ha provocato …la complicazione!” intervenne l’amica. “Ora è tutto finito.”
Ma Cinzia insisteva: “Non mi sembrava un sogno: era tutto così chiaro, credimi, volavo in quella specie di tunnel…la luce era fortissima e quando la guardavo non mi abbagliava, non mi provocava alcun fastidio…!” Si bloccò, rimase alcuni istanti muta a guardare, dritto negli occhi, la sua amica, poi chiese, ma era quasi un’affermazione:
Sara, ho una sensazione strana…” e aggiunse, “e se avessi lasciato questo mondo per alcuni istanti!?”
“Chissà, forse quel mondo sta qui o qui!” rispose l’amica portando una mano all’altezza del cuore e poi alla tempia. Poi storse le labbra e chiese:
“Piuttosto, come va con Claudio?
Cinzia, a quella domanda, si portò l’indice al naso, diede un piccolo colpo di tosse ed ammise: “ Va e non va, in certi momenti sono in disagio con lui: litighiamo…e spesso pure…non riesco a sciogliermi.”
“Cinzia, sono la tua migliore amica?”
“Certo!”
“Allora dimmi, lui ti ama?”
“Si, mi ama, è innamorato di me!
“E tu, la verità: a che punto sei col cuore…ti senti rincretinita come lui? insistette Sara.
Cinzia si bloccò, rubò alcuni attimi e rispose bofonchiando:
“No, a volte credo di sì, altre volte, no. Non sono tanto sicura. A volte sembra il mio uomo ideale, … quando sento la sua voce io cominciò a volare…poi sopravviene qualcosa che fa svanire tutto…ti giuro…mi sento confusa…!”
“Avevo già intuito dalla pausa che hai fatto…posso dirti quello che penso?”
“Spara!”
“ Una chiacchierata con uno psicologo potrebbe esserti di grande aiuto per mettere un po’ d’ordine in quel cuore matto che ti ritrovi!” concluse Sara, sorridendole.
“Credo che tu abbia ragione: ci stavo pensando da un pò!” ammise Cinzia.

Cinzia fu dimessa una settimana dopo.
E concordò un appuntamento con uno psicologo.
Al colloquio lei rispose a tutte le domande sulla sua vita, familiare, matrimoniale, fino alla relazione anomala fra lei e Claudio. Gli eventi più significativi erano stati: i rapporti matrimoniali col marito, con le sue intemperanze di natura sessuale, il successivo rapporto di durata ultradecennale, finito male, per arrivare alla relazione anomale e inconsueta con Claudio.

“Io cercherò di aiutarla. Intanto, le premetto che lei non ha mi ha chiesto una terapia per il suo problema, ma un consiglio di terapia, il che è diverso. In un matrimonio, i due coniugi, ma anche al di fuori del matrimonio, hanno rapporti sessuali fatti d’amore, cioè con desiderio fisico e con sentimento. Ma ci deve essere sempre consenso.”
“Chiarissimo!” esclama Cinzia.
“Bene, immagini che ogni persona è fatta di due entità indissolubili, corpo e …anima.
Orbene, tutto quello che avviene nella vita viene, come dire, registrato in quella parte invisibile di ciascuno di noi. E’ la parte più delicata e importante dell’anima: un luogo segreto dove andare in pellegrinaggio, come ha detto un collega scrittore. Io personalmente lo chiamo ‘scrigno’, in cui albergano luci ed ombre. Dietro una facciata di famiglia normale c’è un uomo che le ha usato violenze sessuali, cioè le ha creato delle ombre e lei quegli abusi li ha subiti…senza reagire o forse non ha potuto o saputo ribellarsi. Suo marito l'ha lacerata dentro. L’ha usata come uno strumento per soddisfare i suoi bisogni in modo animalesco.”
Cinzia ascoltava immobile le spiegazioni dello psicologo, non riusciva nemmeno ad annuire. Nella sua mente risentiva e riviveva i drammatici momenti del passato.
“Lei quindi” prosegue lo psicologo “ha un contrasto interiore, il desiderio erotico nasce in lei, si avvia, ma scatta un altro meccanismo, il ricordo della violenza la blocca; la sua libido si distrae, si sposta e resta prigioniera del brutto passato.”
“E’ proprio così, non riesco a superare questa barriera!” ammette lei.
“…e lei, non avendo più rapporti sessuali di coppia, si rivolge a momenti di autoerotismo.”
Cinzia sentiva il cuore che la percuoteva, respirò profondamente e implorò:
“Dottore, mi aiuti, mi dica lei…ho bisogno di amare. Ho un uomo che mi ama e voglio amare anch’io, ho bisogno di lui.”
Lo psicologo la guardò a lungo e le disse a mani giunte:
“Io le dò il mio aiuto, ma lei deve tirar via tutta la grinta che ha, deve mandar via quella bestia che le impedisce di liberare la forza di amare. Vedrà che le ritornerà il desiderio di desiderare.”
“Mi dica, dottore!” invocò Cinzia.
“Quando le appaiono le immagini brutte del passato, le scacci, e con tutta la forza che ha, si concentri sul presente pensando al suo Claudio, e nel percorso che potrà avere con lui.”


La notte stessa sognò. E quel sogno, oltre a turbarla, fu una salutare rivelazione.
Vide in una chiesa il suo corpo esanime in ginocchio, su uno scanno; un braccio le pendeva al suo fianco sinistro; il braccio destro era tutto proteso in direzione della Madonna, come una richiesta di aiuto.

La mattina seguente si svegliò, si stiracchiò ben bene; tutta distesa sul letto si ricordò del sogno, e decisa, annunciò:
“Madonna mia, ti ringrazio. Solo Tu potevi fare il miracolo...eh sì...ora ti chiamo, tesoro mio.”
Erano le 7.00. Claudio stava ancora dormendo. Sobbalzò al primo squillo del telefono.
“Pronto?”
“Ciao,dormiglione, ancora a letto?”
“Pronto,ah sei tu…” bofonchia Claudio dall’altra parte del telefono. “Ciao!”
“Si, sono io, la tua bamboccia!”
“Cosa c’è? è andata a fuoco la casa? un terremoto?
“Sono andata a fuoco io… proprio a causa di un terremoto!” annunciò lei, con tono amorevole.
“Secondo me, non stai tanto bene: misurati la febbre...” scherzò lui dopo aver visto l’ora. “ Mi vieni a parlare di…fuoco…terremoto…” Poi fece una pausa:
“Insomma, Ci, mi spieghi, con calma, che hai… stamattina? Cos’è questa storia del fuoco e del terremoto.”
“Sono andato a fuoco io…finalmente…proprio a causa di un terremoto…ho superato una barriera che ritenevo insormontabile...perchè ti amo col cuore, con l’anima e anche col cervello, essendo ‘una cerebrale’, come tu mi qualifichi sempre.”
Claudio, frastornato e incredulo da quell’insolito discorso, con tono scherzoso, chiese:
“Vediamo, mi stai dicendo che da donna cerebrale sei diventata donna cardiaca? è così?”
Cinzia cominciò a piangere e mentre il silenzio accoglieva i suoi sussulti e le sue lacrime, sussurrò con voce soffocata:
“La cena... sarà servita...alle 8.00, ed io sarò felice di amarti…prima…durante e…specialmente dopo!”.
“Sarò puntuale!”
“Ed io cardiaca!
Risero entrambi. Cinzia tirò su di naso; chiuse il telefono e sentenziò:
“E’ nuovo, ho un cuore nuovo e questo è davvero un giorno nuovo per me.” E continuò a borbottare…”…un cuore nuovo…un cuore nuovo” e con lo sguardo nel vuoto e un’insolito sorriso sulle labbra, imboccò l’angusto ingresso della cucina.


ENZO

ANCHE I PAPERI HANNO UN CUORE - scritto da CIPRIANO -


Era da diversi giorni che tenevo d’occhio la contessa Azzurra Girelli Mazzanti-Dellavecchia la quale, dopo essersi fatta lasciare nei pressi
dall’autista, si recava tutti i giorni a pranzo alla mensa della Caritas;
lo stesso faceva il Megadirettore Gran-Costruttor Ing. Dott. Ottone
Liberalacasa che addirittura si portava a casa una busta di avanzi per
poter cenare.

Chi invece preferiva affogare nell’alcool i dispiaceri economici erano
il Gran Direttor delle Cliniche Riunite Cav. Dott. Felice Colica, il Presidente
Generale dei canili Associati Dott. Bracco Baldo, il Grand’Ufficial Amministratore generale delle Scuole Guida Archit. Guido Maluccio,
il noto politico locale Felice La Pippa con la propria consorte di origine
greca, la nobildonna Mika Teladògratis, il Dirett. del giornale locale
Primo Falso, ed il Magistrato in pensione Dott. Massimo Della Pena;
altresì ormai vicino al collasso psicofisico per le privazioni, era l’Amministratore Unico dei Giochi e Lotterie, il Prof. Cav. Natale Tombola. Tutti accomunati da un unico problema quotidiano, quello di poter
coniugare il pranzo con la cena e poter sfamare la propria famiglia, nel contesto di una vita dura e grama fatta di enormi sacrifici e privazioni.
Non mi erano assolutamente sfuggiti nel contempo la vita allegra, spensierata e godereccia che noti personaggi locali conducevano alla faccia dei più elementari crismi di fratellanza e carità; tra i più scatenati negli ozii e nei bagordi erano i noti disoccupati Giuseppe Agonia con la fidanzata Vita Migliore, il custode del locale cimitero tale Santo Campo, addirittura si vociferava anche sul bravo parroco della Chiesa dell’Addolorata, don Massimo Conforto.
A prima vista, i più accaniti nello spendere e nello spandere si notavano
tra la categoria dei pensionati e dipendenti, tra cui spiccava l’aiutante
vice barbiere Felice Forfora con la sua amante clandestina ucraina
di incerta professione, tale Vagina Seminova.
Naturalmente miei cari amici, a Vossignori tutto ciò pare contro natura e naturalmente anche a me tutto questo pare il mondo all’inverso; ma poi
torno a casa e ti leggo l’ultimissima notizia che non fa altro che confermare quello che era un film comico….

Cosa ti leggo?: Cresce l’evasione fiscale in Italia che si conferma primatista europeo con il 51,2% del reddito imponibile non dichiarato. Nei primi dieci
mesi del 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 369 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 144 miliardi di euro l’anno.
Tutto ciò emerge da un’indagine effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei.
Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,3%), Estonia
(37,2%), Slovacchia (34,5%) e cosi via …

Ma udite, udite!! Sono soprattutto i dipendenti e pensionati i “pochi ricchi dichiarati” in Italia: dagli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate, si
traduce in numeri la conferma che l’assoluta maggioranza di redditi elevati
ha ritenuta alla fonte, quindi si tratta di lavoratori dipendenti o in pensione.
Sono 90.3316 i dipendenti che hanno dichiarato al Fisco oltre 150.000 euro
e a questi si sommano 38.962 pensionati “ricchi”, per un totale di 129.278.
Complessivamente, i cittadini che guadagnano bene sono 149.323, ovvero
lo 0,3% dei contribuenti oppure 3 su mille, comunque “una rarità”.
Pensate …L’evasione fiscale è diventato uno degli sport più praticati dagli italiani al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli …
Il cameriere é più ricco del padrone del bar, il muratore è più ricco dell’ingegnere, l’ometto delle pulizie del padrone della catena degli Hotel,
il portantino del barone, l’operaio precario del padrone.
Ma questi numeri non sono poi che il risultato matematico di una realtà
che tutti conoscono, ma che in eguale misura fanno il verso della meraviglia per rigettare in virtù delle ovvie ragioni di tornaconto …Siamo o non
siamo il più grande Paese di furbastri, figli e nipotini di Machiavelli e del “fine che giustifica i mezzi”, abituati a coniugare il verbo essere solo alla prima persona : …io Sono! C’è da farsi cadere le braccia dallo sconforto, sapendo che nulla cambierà perché enormi sono gli interessi socio-politici che hanno
impedito, impediscono ed impediranno sempre tutte le riforme per un fisco equo in una società possibilmente a misura d’uomo.
Il benessere non si divide, soprattutto quello costruito sugli imbrogli e sulle infinite truffe grandi e piccole, sullo scambio truffaldino e sugli egoismi
soggettivi ed oggettivi. (mannaggia!)
Pessimista? …Assolutamente no. Solo terribilmente realista!
In fondo io personalmente cambierei i valori della scala degli esseri viventi, dove metterei al primo gradino la razza animale al posto di quella umana, (scusatemi) visto che tra bestie della stessa razza vige un severo ed immutabile codice di reciproco aiuto, cosa semisconosciuta tra i viventi
soprattutto quando si tocca quella parte vitale che si chiama “tasca”.

Finanche il tirchio Paperon de’ Paperoni si muove a compassione
molte volte verso lo sfigato Paperino …E tutto dire …
Ciao
con affetto Cipriano
http://www.mondoglitter.it/divisori/divisori25.gif


...A PROPOSITO DEL BERLUSCA, da CATERINA

PER CHI LE AVESSE PERSE, ECCO ALCUNE BARZELLETTE SU BERLUSCONI..




SECONDO GIORNO DI BERLUSCONI IN ISRAELE: ..HA VISITATO LA GROTTA DI BETLEMME IN CUI E' NATO.



Che differenza c'è tra Dio e Berlusconi? - Dio non crede di essere un Berlusconi, solo che Berlusconi si crede di essere Dio.


Berlusconi, da bravo premier impegnato socialmente, va con tutta la famiglia in visita in un centro per disabili. Una vecchietta si avvicina al figlio di Berlusconi sorridendo amorevolmente:
E tu, bel bambino, come ti chiami?
Berlusconi tappa repentinamente la bocca al figlio e risponde alla signora disabile:
Ehm... Piersilvio signora! Non legge i giornali?
Più tardi il bambino prende in disparte il padre e gli chiede:
Perché papà, continui a mentire sul mio nome?

Zitto Gesù! Se qui scoprono chi siamo, sai quanti miracoli ci tocca fare?!?



Il Papa, Bush, Berlusconi e un boy scout viaggiano insieme in aereo quando un motore si guasta e inizia a perdere quota. Al pilota arriva l’ordine via radio di abbandonare l’aereo.

Vengono contati i paracadute e si scopre che sono solo quattro.

Il pilota ne afferra uno e lo indossa dicendo: “Su quest’aereo comando io e decido io chi ha diritto al paracadute!”. Quindi si lancia.

Bush a sua volta afferra un paracadute e senza indugio lo indossa: “Sono l’uomo più potente della terra e ho diritto ad un paracadute!” e si lancia.

Quindi Berlusconi esclama: “Sono l’uomo più intelligente della terra e il paracadute spetta a me!”. E si lancia.

A questo punto il Papa rimasto solo con il boy scout si rivolge a quest’ultimo e generosamente gli dice: “Figliolo, io sono vecchio e stanco, anche se muoio pazienza, ma tu sei giovane, prendi tu il paracadute rimasto e salvati!”

“Santità – risponde il boy scout – non si preoccupi, ci salviamo tutti e due. I paracadute rimasti sono due perché l’uomo più intelligente della terra si è buttato col mio sacco a pelo!”.

 E ORA UNA BARZELLETTA RACCONTATA DAL SILVIO NAZIONALE..




DA CATERINA...

METEO e... non solo..









..

lunedì 8 febbraio 2010

COSI' RIDEVANO I ROMANI (ANTICHI)


-->


C’è sempre qualcuno che ti domanda se la sai l’ultima.
Io invariabilmente dico “no, racconta”. E ce ne sono di tutti i colori, nella gran parte dei casi schifose.
Una di queste mi ha dato gli incubi. “La sai quella degli antichi romani?”. “No, racconta”.
In un campo di battaglia infuriano gli scontri fra gli antichi romani ed i cartaginesi. Alla fine, orrendi cumuli di persone morte e ferite a terra.
Un centurione romano, Terenzio, cerca nei cumuli Perseo, suo amico di vita. Prima grida il suo nome poi, pian piano, perdendo la fiducia, si avvicina ai mucchi e gira uno dopo l’altro i corpi guardando la faccia di ognuno.
Ah, dimenticavo, s’era nel pomeriggio inoltrato e cominciavano a scendere progressivamente le ombre della sera.
Terenzio, aggirandosi fra i corpi e sollevando la testa del malcapitato di turno, gli domanda: Sei Perseo? Sei Perseo?, finché si gira uno e gli risponde: trentaseo.
Da rabbrividire. Si poteva mai intendere la domanda come “sei per seo?”. Sì, si poteva. Almeno così l’antico romano, più di là che di qua, l’intese.

Io per la verità mi arrabbio quando sento queste stranezze. Ma ci sono alcuni che ridono a crepapelle. E voi? Ne avete qualcuna di storielle da raccontare?

Lorenzo

LA FAMIGLIA, scritto da PINO


Buon inizio di settimana a tutti voi cari amici e lettori !! Ecco una deliziosa poesia del nostro Pino che ci descrive attimi di felicità e amore.


* * *
È una giornata di splendido sole,
vedi una donna con ritmo svelto
stendere sulle corde del terrazzino
delle bianche ampie lenzuola.
Poi, nel prendere ancora indumenti
di piccola taglia; li dispone con calma,
forse a riparo da alterazione dei colori
con particolare diligenza e dedizione.
Ben si nota, in quella casa c’è  felice famiglia:
una mamma, papà e un figlio
che cresce amato dai suoi genitori.

Lui, si regge appena in equilibrio,
ma non rinuncia di fare passettini
per andare incontro al suo papi
rientrante stanco solo di sera.
Fra una faccenda e l’ altra mentre
si passa ad approntare tavola e cena
incurante della stanchezza del giorno
iniziano una serie di trastulli e giochino,
inebriando il padre che ritorna bambino.

PINO

METEO..e non solo

http://www.meteoindiretta.it/cartine/elaborate/0_italia.png



domenica 7 febbraio 2010

BELLE E GIOVANI A TUTTI I COSTI ..NE VALE LA PENA?...

Alcune sere fa, nel corso di un programma televisivo, in seconda serata, era ospite Ornella Muti . E devo dire che l'ho guardata con stupore per la metamorfosi subita dal ritocco magico estetico. Era il mio mito, anche perchè coetanee :   la conobbi personalmente quando girò uno dei suoi tanti films "grandi magazzini"..Era bellissima e, noi ragazze ci ispiravamo a lei nel vestirci, pettinarci e truccarci. Rivedendola l'altra sera, diciamo che mi è caduto un mito di donna..ha puntato e punta ancora tutto sulla bellezza e il volere rimanere giovane a tutti i costi. Il risultato, a mio modesto parere, è patetico... ma ne vale la pena?..leggiamo l'articolo di oggi del "Corriere Della Sera."

 

«Punturine» di bellezza
con brutte sorprese

Prima indagine italiana sui filler antirughe. Quanti e quali sono gli effetti indesiderati


Leviga qui, riempi di là, spiana la rughetta, ridefinisci il contorno delle labbra: in Italia è filler-mania. Le «punturine» per fare un ritocco «light» al viso non conoscono crisi. Ma la punturina non andrebbe fatta tanto a cuor leggero. Secondo i dati raccolti dal Centro Interuniversitario di Dermatologia Biologica e Psicosomatica di Firenze, su 1500 donne che, dopo un ritocco con filler, si sono rivolte al Centro lamentando effetti collaterali, in un caso su quattro le complicanze erano tali da richiedere l'intervento del medico. L'indagine (benché sia stata condotta non su un campione rappresentativo di tutte le donne che sono ricorse ai filler, ma su pazienti che si presentavano al Centro lamentando fastidi e problemi) per la prima volta fa un po' di chiarezza sui «danni collaterali» dei filler. Al primo posto, tra gli effetti avversi, si presentano i granulomi (dovuti a una rezione di rigetto della pelle che si presenta soprattutto quando si utilizzano filler a più lunga durata), seguiti dalle infezioni batteriche, dalla riaccensione di Herpes e dagli ascessi.
-«Bisogna precisare che questi eventi avversi si hanno quando si usano filler di scarsa qualità: i dati li abbiamo raccolti su donne arrivate in clinica dopo essersi sottoposte al ritocco in centri estetici non autorizzati o da medici che usano prodotti non certificati — chiarisce Torello Lotti, direttore del Centro fiorentino e presidente SIDeMaST —. Si tratta, ad esempio, di filler per i quali è stato utilizzato materiale non sufficientemente purificato o con conservanti di qualità scadente: basta tenerli a una temperatura non corretta per creare una «miscela esplosiva» per la pelle. Con filler garantiti, invece, i problemi sono molto meno frequenti e per lo più si limitano a piccoli fastidi transitori, come arrossamenti, lividi o dolori nella sede dell'iniezione». Possiamo, allora, tirare un sospiro di sollievo? Non proprio. Il guaio è che se negli Stati Uniti i filler, per poter esser venduti, debbono avere una certificazione dell'FDA (l'ente americano per la sicurezza di farmaci e alimenti) che non la rilascia a cuor leggero, visto che l'ha concessa solo a sette prodotti, in Italia le cose vanno diversamente. I filler, considerati non farmaci, ma "dispositivi medici", possono entrare in commercio senza sottostare alla rigida normativa prevista per i medicinali (il che esclude la sperimentazione e la farmacovigilanza sugli effetti collaterali) e sono molti: oltre 150. Per un giro d'affari che si aggira sui 200 milioni di euro l'anno.
 «La SIDeMaST già da tempo ha proposto alle autorità sanitarie che i filler vengano equiparati a farmaci iniettabili, per dare ai pazienti maggiori garanzie sui prodotti» afferma Annalisa Pizzetti dell'Accademia Romana di Dermatologia-ONLUS. Per ora gli appelli sono rimasti inascoltati, così la Società sta prendendo iniziative autonome: nel Lazio, ad esempio, da gennaio, c'è un registro, presso l'Ordine dei medici di Roma, che raccoglie chi dermatologo lo è davvero e ha tutte le carte in regola per praticare procedure estetiche». Ma altrove, come tutelarsi? «I pazienti devono assicurarsi che il medico scelto sia uno specialista dermatologo o chirurgo plastico: basta una domanda all'Ordine dei Medici locale — consiglia Lotti –. Poi, è bene non fidarsi dei prezzi stracciati: il costo di un'iniezione di filler di buona qualità, a seconda delle quantità da impiegare può andare dai 200 agli 800 euro. Chi propone prodotti più a buon mercato difficilmente offre filler garantiti». Sicuro più di quanto si pensi è invece un altro «spianarughe» molto utilizzato: il botulino sul quale pesa il sospetto che possa "migrare" e andare a far danni nel sistema nervoso. Pare che si possa stare (relativamente) tranquilli: nel 2009 in Italia ne sono usate 150.000 fiale senza che si sia manifestato alcun danno almeno permanente. «Gli eventi avversi possono però capitare e sono dovuti a errori di somministrazione. Per fortuna il botulino viene inattivato in tempi relativamente brevi dal nostro organismo per cui non può dare effetti a lungo termine» precisa Lotti. La sicurezza d'uso deriva anche dal fatto che il botulino è considerato, lui sì, un farmaco: «Pertanto è sottoposto a rigidi controlli da parte delle autorità sanitarie — interviene Daniela Marciani dell'Accademia Romana di Dermatologia –. E se viene usato per distendere le rughe di espressione, secondo le linee guida dettate dal Ministero della Salute, è da ritenersi sicuro».


Ornella Muti, ieri, (mora e naturale) e oggi  (bionda e rifatta )





Un’altra star rovinata dalla chirurgia plastica, che ha trasformato il suo viso dolce e incorniciato da occhi da cerbiatto con uno simile a molte altre star, che come lei hanno ceduto alle tentazioni dei ritocchini. Stiamo parlando di Brittany Murphy (30) che in questi anni ha fatto vari restyling ai suoi caratteri somatici, e che nei giorni scorsi è apparsa ad una sfilata per la settimana della moda di NY con le classiche labbra stile ‘canotto’. Ma come possono farsi ridurre così certe star?





in questo video Aumento di volume delle labbra con filler a base di acido ialuronico la paziente è sotto anestesia...io mi tengo le mie cosi come sono!!!


 ANNAMARIA...a dopo

per Donatella...

http://www.megghy.com/gif_animate/mestieri_persone/dj/16.gif

http://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/03.gifhttp://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/98.gifhttp://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/67.gifhttp://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/48.gifhttp://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/40.gifhttp://www.webgif.org/gif_animate/personaggi/ballerini/immagini/2.gif