martedì 14 luglio 2015

DALLA SVEZIA UN NOME ALLA MASTURBAZIONE FEMMINILE: KLITTRA



LA PASSIONE PER IL “FAI DA TE” DEGLI SVEDESI LI HA PORTATI AD INVENTARE UNA PAROLA PER DISTINGUERE LA MASTURBAZIONE MASCHILE DA QUELLA FEMMINILE.

“KLITTRA” HA BATTUTO ALTRI NOMI DA IKEA COME “RUNKA” E “PULLA”


Questo e' un articolo suggeritomi da Antonio, tratto dal IFQ, che mi era sfuggito e non dovrebbe far arricciare il naso a nessuno . Abbiamo già trattato dell'autoerotismo femminile  ma ora gli svedesi , dopo un apposito sondaggio, hanno trovato un vocabolo ,KLITTRA,  per colmare il vuoto lessicale e culturale.  Sono certa che  i lettori e le lettrici del blog non si scandalizzeranno se parliamo, ancora una volta, di autoerotismo femminile (quello maschile ,si sa, è sdoganato) . Sono dell'idea che anche le " donne della tradizione", magari un po' represse ma fedeli compagne, con il loro innato istinto materno e familiare, ottime mamme e nonne, figure centrali dell'ambiente domestico, mature già a 20 anni,  abbiano praticato il self help...




Stavo sfogliando una brochure che pubblicizzava sex toys per donne e mi ha incuriosito la pagina che descriveva la “Mappa degli orgasmi femminili”:
– Clitorideo
– Punto G
– Multiplo
– Misto
– Eiaculazione femminile
– Tutto il corpo

Mi interessava capire “Tutto il corpo” e come prevedevo trattasi di esperienza estesa che parte sempre dalla clitoride.

ZmurkoFranciszek_Sinnenrausch Sembra che l’82% delle donne possa arrivare a raggiungere il piacere estremo attraverso la stimolazione di questo piccolo organo erettile.

La scoperta della clitoride si deve a Colombo nel 1550 circa. Qui potremmo innescare mille doppi sensi, ma non mi riferisco a Cristoforo bensì al professore di anatomia Realdo. Che poi, diciamocelo onestamente, sempre di America si tratta.

Fin qui, nulla di particolarmente nuovo.

Se non che in Svezia è stato coniato un nuovo termine per indicare il piacere solitario femminile: il “KLITTRA”.

Klittra è un mix tra clitoride e glitter e la parola è stata scelta dopo un sondaggio effettuato dalla Swedish Association for Sexuality Education.

Sembra incredibile ma anche le svedesi, come del resto le italiane, fanno fatica ad ammettere quella che amo definire “l’Arte del self-help” che è utilissima per scoprire i propri punti sensibili e conseguentemente migliorare le prestazioni con il partner.

In effetti basta digitare su Google “Autoerotismo maschile/sinonimi” ed ecco il sito della Treccani che elenca varie definizioni. Se si scrive “Autoerotismo femminile” poco o nulla. Divertente la terminologia giapponese che consiste in:
- Senzuri: male masturbation, literally one thousand strokes.
– Manzuri: female masturbation, literally ten thousand strokes.

Quello che mi sono chiesta cosa c’entrino i glitter. Probabilmente le svedesi intendono luccicanza. Non tanto quella del film Shining ma quella della sfera specchiata de La febbre del sabato sera che è un’esplosione di luci (orgasmi?).

Geniale è stata l’invenzione del Magic Rabbit, ma in commercio si possono trovare piccoli stimolatori a forma di farfalla o fiore, che a seconda delle vibrazioni procurano un piacere mirato e personalizzato. Anche la famosa e asessuata paperella, gialla, rosa, parigina, fetish, è consigliata alle donne che vogliono conoscere il proprio corpo in maniera delicata e ludica.

Oggi quindi abbiamo imparato un termine nuovo e simpatico. Se quest’estate però prevedete come meta vacanziera la Svezia e iniziate una conversazione piccante, ricordatevi di non confondere Klittra con Kløttra. Penseranno che vi accarezzate con un appendiabiti di Ikea.

Annamaria


domenica 12 luglio 2015

SEI TROPPO GRASSA PER PIACERMI

La blogger londinese Michelle Thomas, una bella trentenne londinese con i capelli rossi e il corpo curvilineo, ha pubblicato sul suo blog e che riporto anche nel mio, la lettera ma anche la replica di un uomo (idiota) conosciuto su Tinder . La replica di Michelle non si e' fatta attendere.  Auguro a questo demente di trovare una silfide, venerarla , sposarla fare figli e che lui, l'ominide, ingrassi in maniera smodata e venga abbandonato al suo bieco destino.



No, non è grassa come si nota nelle foto. Eppure anche a lei è successo di venire scaricata perché non abbastanza "minuta".
Su Tinder, il sito di incontri, aveva conosciuto un uomo. Si sono incontrati, hanno cenato in un pub, hanno parlato parecchio e si sono scambiati un bacio al momento di tornare a casa. Michelle, comunque, non si era fatta nessuna idea. Ma quell’uomo, anche senza più essere interpellato, ha deciso lo stesso di spiegarle che fra loro non sarebbe potuto nascere davvero nulla, se non una amicizia.

Questa la sua lettera:

«Ehi Michelle, mi dispiace, sono stato super impegnato al lavoro oggi. Grazie per la serata meravigliosa di ieri. Ti ho apprezzato molto. Sei sfacciata e divertente: proprio il tipo di ragazza con cui mi piacerebbe uscire, se solo il mio corpo e la mente me lo permettessero. Ma non credo accadrà. Non ho intenzione di prenderti in giro: penso tu sia la ragazza più bella che abbia mai incontrato. Ma la mia mente cerca una donna più snella.

Sono superficiale? Non credo proprio. È la stessa reazione che hai quando leggi un libro di un grande autore o vedi un quadro sorprendente o senti una canzone che ami, hai una reazione istantanea che ti fa desiderare sempre di più di quella cosa. È lo stesso per me: sono completamente preso dalla tua testa, dal tuo viso e dalla tua personalità, ma non posso dire altrettanto del tuo corpo.

Quindi potrei continuare e flirtare con te e passare una serata incredibilmente divertente, ma ho la sensazione che quando ci spoglieremo il mio corpo non seguirà la mia mente e non mi ecciterò, e non voglio che succeda questo. Possiamo rimanere amici, possiamo scherzare e volerci bene. Ti sposerei se fossi più minuta perché hai qualcosa nella testa che è completamente unico e che mi piace veramente tanto. Quello che sto cercando di dirti è che voglio provare ad evitare un dolore futuro dicendoti tutto questo ora. Sono un uomo, con tutte le passioni roventi e i difetti di un uomo e so bene ciò di cui il mio corpo ha bisogno».
Prova a perdonami. Ti adoro.


Ma, dopo una giornata passata a piangere, non perché fosse stata persa l’occasione di stare con un simile uomo, ma per la spietatezza di quelle parole, Michelle ha deciso di rispondergli. E di pubblicare sul suo blog quella lettera, che è diventata subito virale.

«Caro uomo incontrato su Tinder,

tutti noi abbiamo un buon amico che guardiamo mestamente e di cui pensiamo: «Sei bello, ma non mi attrai». Ciò che non va bene è il fatto che tu abbia avuto il coraggio di scrivere, dopo poche ore in mia compagnia, un messaggio del tutto fuori luogo. E a dir poco sadico. Il tono è condiscendente e mieloso, ma la “scientificità” con cui esprimi il tuo disgusto per il mio corpo è davvero grottesco. L’unico tuo obiettivo era quello di ferirmi».

E mi vergogno a dirlo, per un momento ha funzionato. Stava risvegliando la paura che ogni donna ha - non importa quanto sia divertente, intelligente, appassionata, leale, avventurosa, determinata -: se sei sovrappeso, nessuno potrà mai trovarti desiderabile.

Io mi piaccio. Non sembro Charlize Theron, e va bene - (Sono sicura che mi piacerebbe Charlize Theron, non l’ho mai incontrata ma ho sentito buone cose su di lei). Assomiglio a me stessa, e mi piaccio.

Mi piace pensare di essere una donna fiduciosa e felice. Potrebbe essere questa la vera ragione per cui tu, mi hai presa di mira? Mi hai visto e hai pensato: «Ha una troppo elevata opinione di se stessa, ha bisogno di una mazzata»? Me lo chiedo.

Ho mostrato il messaggio ai miei amici che hanno espresso shock, orrore, imbarazzo nei tuoi confronti, oltre al desiderio di picchiarti. Io già so di essere in sovrappeso. Posso dirti esattamente quanto: quasi 10 chili. Ne ho già persi quasi 7, e sono felice di questo. Mi sbarazzerò di loro in modo sicuro e sano. Vuol dire che per ora non posso amare e godere del mio corpo. Ma va.

Io non ti vedrò e non ti sentirò mai più (magari senti il bisogno di risponde a questo blog. Ti prego di non farlo. Non c'è niente che tu possa dire mi farà pensare che non sei una vergogna per tuo genere).

Quello che mi preoccupa veramente, la vera ragione per cui sto rispondendo così, pubblicamente, è il fatto che hai una figlia di 13 anni. Voglio incoraggiare tua figlia ad amare, godere e curare il suo corpo. Appartiene a lei e solo a lei. Loda il suo intelletto e la sua creatività. Spingila a essere se stessa senza paura. Dalle gli strumenti per sviluppare un’autostima a prova di bomba in modo che se arriverà un piccolo uomo che farà qualche infelice tentativo di sminuirla, lei possa rispondere come ho fatto io ora. Ps: non sei alto 1,80».

Brava Michelle!

sabato 11 luglio 2015

COACH DELLE ABITUDINI






Lasciare andare qualcosa, anche se ci fa stare male, per noi è molto difficile. Significa cambiare e a noi cambiare non piace, soprattutto quando dobbiamo chiudere capitoli di vita che ci sembra di perdere per sempre - anche se in realtà, è proprio quello che ci servirebbe. 
Lasciare andare è un'arte, ci rende leggeri, capaci di accogliere il nuovo, di stare bene e di prendere nuove strade senza uno zaino di 100 kg sulle spalle. 

Pensa a qualcosa che adesso vale la pena lasciare. 
E domani svegliati con un piano.



 Annamaria

venerdì 10 luglio 2015

I LIBRI, DI QUALUNQUE "GENDER", SI LEGGONO... NON SI CENSURANO!


A proposito della censura messa in atto dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro che ha vietato diversi libri per bambini, in particolare quei testi “che parlano di gender, o di genitore 1 e genitore 2”. è stata lanciata una petizione diretta a Stefania Giannini, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 
La petizione, che ha per titolo «I libri, di qualunque “gender”, si leggono... non si censurano!» – è stata lanciata dall'attrice  Martina Galletta che scrive:




Il nuovo sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha messo all'indice numerosi testi per bambini, in particolare "tutti i libri che parlano di gender, o di genitore 1 e genitore 2".
La censura attuata dal sindaco comprende numerosi capolavori della letteratura per l'infanzia, come "Piccolo Blu e Piccolo Giallo" di Leo Lionni, "Il pentolino di Antonino" di Isabel Carrer, incentrato sul tema della disabilità, "Piccolo uovo" disegnato da Altan, che tratta di tutte le forme di famiglia attuali, incluse quelle omosessuali e arcobaleno.
In un mondo sempre più mediatico e globalizzato, trovo anacronistico oltre che grottesco attuare una censura tanto vigliacca su libri che dovrebbero accrescere la consapevolezza dei piccoli fruitori, non alimentare l'ignoranza, la paura e la discriminazione.
Mi chiamo Martina Galletta e sono un'attrice. La lettura mi ha accompagnata da sempre, grazie all'impegno dei miei genitori prima e a una profonda passione poi. Sarei una persona diversa se non avessi letto tutti i libri che ho letto, che mi hanno formato una coscienza critica, mi hanno dato una proprietà di linguaggio e che considero cari amici.
Episodi di bullismo, tragici suicidi di adolescenti confusi e soli nella loro crescita sessuale, questi sono solo alcuni dei segnali che evidenziano l'importanza essenziale dell'informazione, della cultura della diversità e dell'altro, della consapevolezza della realtà che ci circonda e non di quella fittizia che qualcuno vorrebbe costringerci a vivere.
Per questo chiedo al ministro dell'Istruzione Stefania Giannini di non tacere, ma di prendere, al contrario, una posizione netta e decisa sulla questione.
Caro Ministro, invia a tutte le scuole una circolare che non solo smentisca quella del sindaco Brugnaro impedendo che negli istituti scolastici veneziani vengano messi i libri all'indice, ma che scoraggi anche simili iniziative nel futuro.

Aggiungo, prima di firmare la petizione, che l'unica cosa da vietare è l'ignoranza!



Annamaria


domenica 5 luglio 2015

LA FORTUNA E' UNA COSA SERIA



Vi propongo un racconto toccante di Alessandro Greco "Nella parte sbagliata del mondo" tratto dal libro "Siria. Scatti e parole".
Per chissà quale calcolo , nuvola o vento celeste  siamo nati nella parte fortunata del mondo, quella in cui oggi non ci sono guerre e bambini che muoiono sotto le bombe.



C’è un seme di luce che scocca dall’alto dei cieli, dall’oltre mondo al di là delle stelle, e viaggiando veloce raggiunge la Terra.
Quel seme sei tu.
Sì, piccolo.
La tua anima, se così la vogliamo chiamare, è pronta a conoscere la carne. È pronta a lasciare il Regno e venire a fare esperienza qui, tra gli uomini e la materia, dove il fuoco arde la legna e l’acqua disseta il corpo, dove il sole scalda la roccia e la pioggia infradicia la terra. Nel mondo della sostanza, in questo pianeta azzurrino del Sistema Solare. Oh, quel che ti aspetta mentre penetri la barriera vaporosa delle nuvole, piccolo seme di luce! Quale fortunato destino ti è stato riservato! Andrai ad abitare un piccolo corpo destinato a separarsi dal ventre materno tra esperte mani di ostetriche, e dopo i primi vagiti conoscerai il calore del seno.
Il sapore del latte.
L’odore di Mamma.
Riconoscerai la sua voce e udirai quella del tuo papà che ti sussurreranno dolcemente “Benvenuto”.
Li vedrai piangere, ma non preoccuparti. Il loro sarà un pianto buono. Ti porteranno nella tua nuova casa, preparata da tempo per il tuo arrivo. Avrai una culla studiata per te, e sopra la culla troverai oggetti colorati a forma di farfalla e di coccinella, e avrai gli uccellini appesi alla culla e campanellini sonori, e tante facce sorridenti si sporgeranno dagli angoli dei piccoli mobili, e lo faranno solo per guardarti.
Non dovrai preoccuparti di nulla. Penseranno a tutto Mamma e Papà. Avrai il latte quando avrai fame. Sarai cambiato e accudito, e tutti sapranno come reggerti la testa quando ti terranno in braccio e come girarti su un fianco per sventare i rigurgiti nel sonno. Tutta la tua nuova casa si muoverà soltanto per te, che non farai altro che dormire, mangiare e crescere.
Col tempo imparerai a riconoscere i loro volti, anche se non avranno subito un nome. Imparerai a stare dritto sulle gambe e poi a fare un passo e poi un altro e un altro ancora. Imparerai a emettere suoni e le persone che ti staranno intorno ti aiuteranno ad abbinare i suoni alle loro rassicuranti figure: mam-ma, pa-pà, non-no, non-na.
Avrai tanti giochi colorati e bellissimi, pupazzi, macchinine, trenini, libri pieni di figure buffe che ti faranno compagnia in quelle splendide mattine di sole nella tua cameretta. E un cavallo a dondolo, sì proprio un cavallo.
Grande.
Poi ci sarà una televisione che trasmetterà solo cartoni animati e dei libri con delle parole dentro che poco a poco imparerai a leggere. E un triciclo, e poi una piccola bicicletta con le rotelline, e poi un’altra senza le rotelline, e la scuola, sì, comincerai ad andare a scuola. Imparerai che uno più uno fa due e quattro per due fa otto e che l’Italia è una penisola e che qui una volta c’erano gli antichi romani, che di ventotto ce n’è uno e tutti gli altri ne han trentuno, e imparerai a parlare con gli altri bambini e a fare amicizia e a giocare a pallone in cortile e a nascondino sugli alberi. Avrai scarpe nuove e vestiti nuovi e giornalini a fumetti che leggerai e rileggerai fino a saperli a memoria, e ti regaleranno matite colorate e fogli bianchi sui quali potrai disegnare i personaggi di quei tuoi amati fumetti.
Avrai una vita bellissima.
Un giorno, mentre starai disegnando sul tavolo della cucina, ti capiterà di alzare gli occhi sul telegiornale che sta guardando la nonna. Vedrai dei bambini nudi che scappano terrorizzati e piangenti. La nonna ti spiegherà con parole semplici che quei bambini sono sfortunati, perché sono nati nella parte sbagliata del mondo. Mica come noi, ti dirà. E più tardi aggiungerà di finire la tua minestra, che ci sono dei bambini che muoiono di fame.
Tu, a quel punto, avrai capito di essere arrivato in un posto fortunato. Che non dovrai scappare nudo e terrorizzato da chissà che cosa, che il tuo più grande problema sarà prendere un bel voto in matematica, anche se quelle divisioni proprio non ti piacciono e non le capisci bene. E riuscire a farti regalare per Natale lo Spider-Man gigante che parla e lancia ragnatele. Che il tuo papà ti ha promesso che te lo compra, se fai il bravo.
Tutto questo e tanto altro sarà il tuo futuro, piccolo seme di luce.
O, meglio, lo sarebbe stato.
Se non fosse successo qualcosa.
Saranno stati i venti celesti, o una piccola pioggia di comete, o un errore di calcolo. Forse le nuvole erano cariche di elettricità, e hanno rallentato o deviato il tuo percorso. Forse. Fatto sta che la rotazione terrestre è andata avanti, troppo avanti, e tu ti sei fatto carne lì, nella parte sbagliata del mondo.
E non hai avuto le farfalle colorate sopra la culla, o i cartoni animati in TV, né il pupazzo che parla e lancia le ragnatele. Non ti sei dovuto preoccupare di imparare le divisioni, piccolo seme, perché stai morendo, adesso, stai morendo tra le braccia di tuo padre, che già sente le urla disperate della mamma, e stai morendo per ragioni così grandi e incomprensibili e assurde che non potresti neppure incominciare a capirle, e neppure servirebbe a qualcosa, capirle.
La tua corsa sulla Terra finisce qui, piccolo seme di luce.
E noi non possiamo fare altro che chiederti scusa.

Annamaria

venerdì 3 luglio 2015

COACH DELLE ABITUDINI






Tutti abbiamo perso delle occasioni. 
Capita, spesso quelle occasioni non sono immediatamente visibili e ce le lasciamo sfuggire. 
Come interpretiamo la perdita è invece ciò che determina la nostra capacità di non perderne in futuro: chi continua ad amareggiarsi per "quello che sarebbe potuto essere" chiude gli occhi al futuro, convinto che tanto "tutto è inutile".
Usa le occasioni perdute come guida per tenere gli occhi aperti e non solo cercarne di nuove, ma anche di creartele ogni giorno. Ormai sai come sono fatte. 
Allora, quale occasione afferrerai oggi?

Annamaria



lunedì 29 giugno 2015

L'AMORE AL TEMPO DELLE BADANTI



By Luca Fontana

Buone notizie sul fronte dell’adulterio, soprattutto maschile: ha fatto il suo ingresso trionfale una nuova figura che lo permette tra le mura domestiche, come al buon tempo antico con le serve, come si diceva nell’Italia orrendamente classista della mia infanzia. Intendo la badante.

È entrata nelle famiglie, del nostro ceto medio-piccolo, interrompendone l’asfittica solitudine, che durava da più di un quarantennio, da quando sparirono le serve. Prodiga cure infermieristico-materne ai nostri incomodi vecchi e ha ravvivato il fantasticare erotico dei maschi di casa. Finché erano africane o filippine, quell’utile effetto straniamento che il razzismo induce permetteva di non andare più in là della sveltina in piedi nello stanzino delle scope, senza compromissione alcuna.

Più complessa e minacciosa la situazione da quando sono arrivate le rumene, le polacche o le moldave. «Bionde, alte e di coscia lunga», mi aveva detto con uno strano brillio agli occhi il mio salumiere qui sotto casa. E in quel brillio, il senno del poi mi dice che c’era qualcosa di ominoso. Da quarant’anni conduceva la salumeria in coppia stabile con la moglie – una graziosa donna sulla sessantina, come lui, che grazioso non era.

Un giorno di colpo la moglie sparisce. Lui comincia a deperire a vista d’occhio e perde ogni brio: non racconta più barzellette stantie né fa più battute su Berlusconi. La clientela comincia a sospettare un «male incurabile». Un bel giorno sparisce anche lui; ha ceduto il negozio. Il panettiere accanto, con sussurri e ammicchi, chiarisce a noi tutti il mistero. «È tutta colpa della Moldava!», «Di Smetana?», dico io perplesso. «No della badante della madre rimbambita».

Insomma, un giorno la moglie torna a casa di sorpresa e trova la badante che sta badando lui. Purtroppo, ahimè, la licenza del negozio è intestata alla moglie. «Ora sono per avvocati; la moglie è andata a vivere dal figlio, e lui vive con la moldava, che è una bella bionda, e giovane», dice il panettiere, con un tocco d’ammirazione e invidia nella voce. Se un tempo le rovinafamiglie erano le mitiche «ballerine», oggi la badante ne svolge con competenza il ruolo. In una ricca famiglia della città il problema è ancora più serio. Affidato il vecchio padre che pareva allo stremo alle cure di una badante rumena, i figli avevano cominciato a preoccuparsi vedendo che il vecchio giorno per giorno andava riacquistando vigore fisico e lucidità mentale.

La sorpresa finale però è stata atroce. Hanno scoperto che in segreto il padre si era sposato con la rumena. Ora sono anche loro per avvocati: vogliono far dichiarare il padre incapace e la badante, quindi, circonventrice. Ci son di mezzo molti soldi. Queste due storie mi rallegrano....


E gli avvocati ringraziano..............

Un po' di satira: un ricco vecchietto di oltre 80 anni si sposa con una bella ragazza di 25 anni... 
La prima notte di nozze entrambi si spogliano e il vecchietto mostra alla sposa 3 dita! La ragazza tutta felice gli dice: 
"Oh caro, vuol dire che questa notte lo faremo 3 volte??" 

"No Cara, vuol dire che puoi scegliere un dito!"

Annamaria





sabato 27 giugno 2015

AIUTO VOGLIONO INSEGNARE IL GENDER



Questo è l’allarme che lanciano le associazioni cattoliche scese in piazza sabato, che bombardano i genitori di sms e volantini facendo terrorismo riguardo a quello che i figli troveranno al loro ritorno a scuola a settembre. L’ironia sta anche nell’uso delle parole. “Insegnare il gender” significa letteralmente insegnare che esistono i generi (che esistono i maschi ed esistono le femmine) e questo dovrebbe essere uno dei punti di maggiore interesse per i fautori dell’eterosessualità obbligatoria. invece, con una contorsione teorica e linguistica tutta loro, i family-day-troupers pensano che il gender sia una specie di entità anti-genere. Confondono il discorso sul genere con il discorso sui ruoli sociali e attaccano un po’ a casaccio tutto, mescolando i discorsi, fino a spaventare i genitori meno accorti ed informati. C’è anche da dire che questi sono gli stessi che si passano le copie del libro “sposati e sii sottomessa”, per cui c’è anche da capire che non gli piaccia un discorso in cui maschi e femmine possano godere di uguale rispetto e dignità. Ultimamente genitori e politici se la sono presa con il DDL della Senatrice Fedeli dicendo che sarà proprio a questa legge che nelle scuole verrà insegnata l’ideologia gender. Il DDL Fedeli non parla di “teoria del gender” e non vuole nemmeno negare l’esistenza di differenze tra uomo e donna. Per rendersene conto sarebbe sufficiente andare a leggere il testo (sono poche pagine). Ecco i due obbiettivi del Disegno di Legge:

La prima, fissare tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi; la seconda, l’intervento sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi internazionali, come un’area particolarmente sensibile per le politiche delle pari opportunità.

Insomma si tratta di insegnare il rispetto delle diversità (non di inculcare la voglia di essere diversi) per garantire a tutti pari opportunità. Quindi non si tratta di negare le differenze tra uomo e donna. Può davvero essere una cosa così brutta? Andiamo a leggere il testo, Art. 1 Comma 2:

i piani dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado adottano misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società.

E ancora, l’Articolo 2 prevede che l’insegnamento sia finalizzato a fornire indicazioni agli alunni (tenendo conto delle loro competenze e del livello di maturazione) riguardo:

i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale.

Più che insegnare il gender il DDL Fedeli sembra incentrato sull’educazione ad essere parti di una società non sessuofobica (come fa notare l’Ordine degli Psicologi del Lazio). Può essere una cosa così brutta insegnare che tutti abbiamo gli stessi diritti, che la violenza sulle donne è un crimine e che ognuno ha diritto ad essere sé stesso? Stando alle dichiarazioni sul femminicidio fatte dal fondatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Arguello durante la manifestazione di sabato, sembrerebbe proprio di sì.

Anche il famigerato articolo contenuto nel maxi-emendamento sul DDL scuola in discussione in questi giorni alla Camera non parla affatto di insegnamento del gender ma dell’educazione alla parità di genere (ancora una volta torna l’equivoco generato dai terroristi cattolici). L’articolo 16 del DDL sulla “buona scuola” recita:

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14
agosto 2013, n. 93.

Il decreto-legge 14/2013 n. 93 è quello recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonche’ in tema di protezione civile e di commissariamento delle province. In sostanza si tratta del cosiddetto decreto legge contro il femminicidio. L’articolo 5, comma 2, del testo citato nell’emendamento de DDL sulla Buona Scuola prevede la creazione di un Piano articolato in otto punti per contrastare la violenza contro le donne e la discriminazione di genere:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettivita’,
rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;
b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici
delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti
delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
c) potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della
rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
d) garantire la formazione di tutte le professionalita’ che entrano in contatto con la violenza di genere e lo stalking;
e) accrescere la protezione delle vittime attraverso un rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni
coinvolte;
f) prevedere una raccolta strutturata dei dati del fenomeno, anche attraverso il coordinamento delle banche dati gia’ esistenti;
g) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle Amministrazioni impegnate nella prevenzione,
nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking;
h) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e
sulle buone pratiche gia’ realizzate nelle reti locali e sul territorio.

Insomma niente a che vedere con la fantomatica ideologia del Gender (che non esiste). I senatori che si oppongono a questa forma di insegnamento sostanzialmente stanno dalla parte di chi fa violenza sulle donne. Ancora una volta coloro che si allineano alle posizioni di coloro che sono scesi in piazza per il Family Day dimostrano di non possedere le basilari nozioni di comprensione del testo.


Vi propongo un bellissimo articolo del dott Pellai (medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva,  ricercatore presso il dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano).
Da tempo cercavo una riflessione competente e l'autore dell'articolo mi ha colpito per la sua semplicità e chiarezza nello spiegare il suo punto di vista, che condivido pienamente; non solo da professionista ma anche da padre, contro la fantomatica"ideologia del gender".



A PROPOSITO DELL’IDEOLOGIA GENDER

Questo è un lungo messaggio. Ci vogliono circa venti minuti per leggerlo per intero, quindi se non li avete lasciate perdere. E’ un messaggio che non vi lascia passivi, perché alla fine dello stesso scoprirete che anche voi avrete un ruolo da giocare in prima persona.
Parto dal dato di fatto: lavoro da più di 20 anni nel settore dell’educazione emotiva, affettiva e sessuale rivolta all’età evolutiva. Ho sempre promosso un pensiero critico nel mondo degli adulti perché i bambini e gli adolescenti non siano lasciati soli e ricevano l’educazione di cui hanno bisogno, anche in questo campo. Soprattutto in questo campo.
Da alcuni mesi mi succede una cosa strana: al termine delle mie numerose conferenze su questo tema, il dibattito è quasi sempre monopolizzato da persone che appartengono ai movimenti che si oppongono alla diffusione dell’ideologia “gender” nelle scuole e che lanciano forti allarmi chiedendo ai genitori presenti di fare molta attenzione perché nelle scuole italiane i nostri figli vengono avvicinati da programmi fortemente diseducativi che diffondono l’ideologia gender e che inducono l’omosessualità. Parlo di “induzione dell’omosessualità” perché di questo sono stato accusato io, in occasione di una conferenza per genitori tenuto presso il centro studi erickson il giorno 13 febbraio. Al termine del mio incontro, dove avevo parlato di tutto tranne che di ideologia gender (presentavo il mio nuovo libro “Tutto troppo presto” che non ha nulla a che fare con questo tema), il primo intervento è di un signore in prima fila che più o meno dice così: “Non ho molto da dire su quello che lei ci ha fatto sapere stasera, però ho qualcosa da dire su un libro che lei ha scritto e che in alcuni passaggi giustifica e può indurre nei bambini l’omosessualità”. Il libro in questione è “Così sei fatto tu”che ho pubblicato per Erickson e che è finalizzato ad aiutare i bambini a superare gli stereotipi di genere che in questo momento affliggono in modo significativo entrambi i sessi. Intendo, quei condizionamenti educativi per cui alle nostre figlie viene insegnato che per avere successo come femmine conviene mostrarsi “ammiccanti, disponibili, magari anche molto sexy” e ai nostri figli maschi viene invece insegnato che mostrarsi machi, insensibili e potenti è il miglior modo per appropriarsi della loro identità di genere.
Di fronte all’ obiezione rivoltami dal signore io ho deciso di leggere a voce alta il libro ai più di 100 adulti presenti chiedendo di essere fermato in ogni passaggio in cui le parole della storia avrebbero giustificato e/o indotto nei bambini l’omosessualità. Ci tengo anche a precisare che personalmente non ritengo l’omosessualità qualcosa che va giustificata e non penso nemmeno che sia possibile indurla. Credo che chi ce l’ha la vive e la integra nella propria identità. Sono anche convinto che – di questi tempi – gli adulti siano molto confusi e non ne sappiano parlare con chi sta crescendo, situazione che a sua volta genera molta confusione nei minori. Così può succedere che un adolescente con orientamento omosessuale si senta impossibilitato a parlare di ciò perché il mondo intorno a lui non ha parole “sane” da dirgli. Così come può succedere che adolescenti con orientamento eterosessuale sentano in alcune zone del loro percorso di crescita una spinta ad esplorare (anche solo a livello di fantasie e in una dimensione totalmente intrapsichica) l’omosessualità e che non potendone parlare con nessuno e percepire che questo fa parte di un passaggio di crescita naturale e fisiologico (che per alcune persone si risolve poi nella definitiva appartenenza all’eterosessualità) le cose si complichino perché i pensieri cominciano a caricarsi di ansia e di paura, semplicemente perché non c’è nessun adulto vicino che sappia rimanere tranquillo e affrontare il tema con quella giusta dose di pacatezza e serenità che poi aiuta il ragazzo stesso a ridiventare tranquillo e sereno.
Torniamo a quello che mi è successo a trento: terminata la lettura del libro ho chiesto al signore in questione di indicarmi con precisione quali fossero stati i passaggi a giustificazione e induzione dell’omosessualità. Risposta: In realtà io non l’avevo letto bene e del tutto. Sì forse questo libro non è pericoloso, ma l’ideologia del gender lo è”.
Bene ripartiamo da qui: io non conosco l’ideologia del gender e personalmente come padre di quattro figli io non l’ho mai incontrata sulla mia strada. Sulla mia strada ho incontrato progetti di educazione affettiva e sessuale, progetti di prevenzione dell’omofobia, progetti di informazione sessuale. Soprattutto come padre, ho avuto modo di parlare con i miei figli di omosessualità dopo stimoli (a volte positivi perché ben condotti dagli adulti, a volte negativi perché condivisi tra bambini e ragazzi in modo molto maldestro) che gli stessi figli avevano ricevuto in situazioni formali ed informali della loro vita extrascolastica. E ho sempre pensato che queste conversazioni fossero un mio dovere di genitore e un loro diritto di figli. Non mi ha mai spaventato nulla di ciò che il mondo esterno ha raccontato loro del sesso, perché in molti casi i miei figli (e spesso lo fanno anche i miei giovani pazienti) poi tornano da me per confrontarsi, dialogarne e condividere visioni, valori e informazioni. Credo che come adulti responsabili noi dovremmo agire in questo modo: offrire ai nostri figli la nostra competenza e disponibilità al dialogo su tutto. Se così impostiamo la nostra relazione educativa, nulla del mondo fuori potrà davvero far male ai nostri figli.
Procediamo però con il racconto di Trento: se il signore in questione non aveva letto il mio libro, secondo me non avrebbe dovuto sentire l’urgenza di intervenire per primo al termine della mia conferenza per denunciarne la pericolosità. Muoversi in questo modo è solo dimostrare di avere pregiudizi ideologici.
E questa stessa situazione io l’ho riscontrata anche a Trieste, in occasione di una conferenza tenuta a dicembre, dedicata alla presentazione dei materiali e dei metodi descritti nel mio manuale “Le parole non dette” (Erickson ed.) un manuale che presenta un laboratorio educativo in cinque lezioni finalizzate alla prevenzione degli abusi sessuali.
Va detto che “Le parole non dette” è un progetto che esiste da più di 15 anni. Il manuale che lo descrive ha venduto decine di migliaia di copie. I bambini coinvolti in questo progetto di prevenzione da anni sono centinaia di migliaia. Mai una volta il progetto è stato attaccato da chicchessia in quanto pericoloso. E’ stato così ben valutato da essere scelto in Canton Ticino come progetto ufficiale di prevenzione primaria nelle scuole elementari della Svizzera Italiana (anche lì decine di migliaia di alunni da più di dieci anni lo stanno ricevendo grazie al lavoro della Fondazione Svizzera per la Protezione dell’Infanzia). E’ stato anche prescelto dalla comunità europea per un progetto di replicazione in altre quattro nazioni, all’interno del progetto Daphne.
Ora, per la prima volta, mi sono trovato a presentare questo progetto e a dover gestire un dibattito di oltre un’ora a suon di citazioni tratte dalla Costituzione e dalla Sacra Bibbia con accuse di: “Sporcare la mente dei bambini”, “traumatizzare i bambini coinvolti che erano rimasti gravemente danneggiati dalla partecipazione al progetto”, “sessualizzare e adultizzare i minori” attraverso questo progetto di prevenzione. E’chiaro che queste parole a me, medico, che quando mi sono laureato ho fatto un giuramento di Ippocrate e ho promesso che avrei usato la mia professione per fare del bene non per fare del male, mi hanno causato un certo disagio. Ho chiesto allora ufficialmente alle persone che mi stavano muovendo queste accuse di raccontarmi bene le storie di traumatizzazione dei loro bambini perché questo era un fatto davvero grave e in tutti i modi avrei dovuto cercare di porvi rimedio. Risultato: le persone che mi accusavano non erano genitori, ma riferivano commenti di genitori che si erano rivolti a loro. Che però quella sera, in cui io ero lì a diposizione di tutti, avevano deciso di non presentarsi alla conferenza. Al tempo stesso, alla medesima conferenza erano presenti tantissimi genitori di bambini che stavano facendo il progetto di prevenzione e che si dichiaravano davvero entusiasti di ciò che stava avvenendo nelle scuole frequentate dai loro figli.
Il dibattito quella sera è durato più di un’ora e mezza. È stato tutto monopolizzato dagli adulti che si oppongono all’ideologia gender e credo di aver dato risposte pacate, informate e competenti. Grande è stata la mia sorpresa di vedermi raccontato due giorni dopo in un’intera pagina di un giornale locale come il promotore di un programma che “vuole insegnare il sesso ai bambini che credono ancora a babbo Natale” (cito testualmente il titolo a lettere cubitali messo in cima alla pagina). Io sarei quella persona lì: ovvero il professionista che vuole insegnare il sesso ai bambini che credono ancora a babbo natale. Nessun contradditorio, risposta del direttore del giornale che conferma come questi siano tempi pericolosi e i professionisti che fanno il mio mestiere attentatori alla crescita dei minori e distruttori della morale pubblica.
Posso dire di sentirmi offeso da questo modo di essere raccontato. In realtà, ho lasciato passare due mesi e poi con tranquillità ho mandato una mail personale all’autore dell’articolo. Non l’ho fatto sui giornali, l’ho fatto in privato, sulla sua mail privata. Io non ho ricevuto alcuna risposta.
Così come non ho ricevuto risposta dalle tante mamme che mi hanno inviato mail ultrapreoccupate dichiarandosi inorridite dal mio progetto di prevenzione, alle quali ho spiegato per filo e per segno perché potevano stare tranquille, alle quali ho detto che sarei stato a loro totale disposizione via skype per spiegare ogni cosa avessero voluto sapere da me. Ho perso ore per rispondere a queste mail così preoccupate. Nessuno più si è fatto sentire. Però tutte queste persone si sono sentire libere di parlare male pubblicamente del progetto “Le parole non dette”.
Vengo all’ultimo capitolo di questa saga. Chissa se mi state ancora leggendo. Il Friuli Venezia Giulia è tornato ancora su tutti i giornali, sempre ad opera di denunce provenienti da associazioni che si dichiarano contrari all’ideologia gender.
 I titoli dei giornali sono questi:
Gender all’asilo – A Trieste s’insegna ai bambini a toccarsi (Notizie Provita).
Esperimenti hot all’asilo: toccamenti e scambi d’abito per i bambini. (trieste prima)
Bimbi travestiti da bambine: leggete il documento choc che regola il gioco del gender – IlGiornale
Questo progetto è stato raccontato dalla stampa nazionale come un progetto che “dopo aver fatto fare un po’ di ginnastica ai bambini, dovrà far notare loro le sensazioni e le percezioni provate. Per rinforzare questa sensazione i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni, ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente – si legge ancora – i bambini possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale».
Io ho letto con attenzione il progetto. L’attività in questione prevede che i bambini facciano attività fisiche e motorie, seguite da attività di rilassamento. Durante l’attività di rilassamento devono imparare a sentire il proprio corpo, a rimanere in sintonia con se stessi, a rendersi conto in modo concreto che il cuore rallenterà la sua corsa, che il respiro decelererà, che tutto tornerà all’equilibrio originale, dopo aver sostenuto una fatica fisica. Potranno anche con l’uso di stetoscopio ascoltare il battito del cuore degli altri bambini. Insieme scopriranno che tutti i corpi funzionano nello stesso modo, sia quello dei maschi che quello delle femmine. Poi potranno anche parlare invece di cosa differenzia i corpi dei maschi da quelli delle femmine. Allora si potrà anche parlare degli organi genitali, nominarli e scoprire che la differenza tra maschio e femmina sta proprio lì. Ora ditemi in quale passaggio si dice che i bambini sono inviatati a “toccarsi” affermazione che lascia sottintendere “toccarsi sui genitali”. E’ davvero questo lo scopo del gioco. Tra l’altro nel mio primo libro pubblicato in vita mia “Educare alla salute giocando” (F.Angeli ed.) che è del 1986, io ho proprio inserito la medesima attività, dopo averla sperimentata per anni in una scuola elementare della provincia di Varese, all’interno di un progetto di educazione alla salute. Trent’anni fa quell’attività non era parsa scandalosa a nessuno. I bambini con cui avevo lavorato l’avevano molto apprezzata. Il libro ha venduto qualche migliaia di copie e non è mai finito sui giornali.
Perché, adesso, invece tutto questo ci fa paura? Che cosa ci sta succedendo? Davvero la moralità e l’integrità dei nostri figli è messa in pericolo da progetti come “Il gioco del rispetto” di cui vi invito a leggere per intero tutte le attività e tutto il percorso(vi invito a cercare con Google il documento descrittivo)? Perché se uno racconta di questo progetto soltanto che i bambini imparano a toccarsi e i maschi a mettersi su gli abiti da donna, forse anch’io avrei qualcosa da ridire. Ma leggendo l’intero curriculum, a me sembra che questo bellissimo progetto insegni ai nostri figli a contemplare similitudini e differenze del maschile e del femminile, a rispettare anche chi non è uguale a me, a condividere su un piano emotivo sensazioni, impressioni e a volte stereotipi associati all’ identità di genere, stratificati nella nostra cultura da decenni di ideologia che fa male a tutti. Agli omosessuali, come agli eterosessuali. Agli uomini come alle donne. Ai cattolici, come agli atei.
Ecco, così come l’ideologia del gender potrebbe fare male quando usata male e a sproposito, io penso che così anche l’ideologia di chi è contro l’ideologia del gender possa essere ugualmente pericolosa e dannosa. Credo che usarla come si sta facendo ora serva soltanto a impedire ai nostri figli di poter accedere a una buona educazione affettiva, emotiva e sessuale, di cui invece hanno tanto bisogno. Lo dico a ragion veduta: perché io che da anni lavoro proprio in questo ambito per la prima volta mi sono trovato attaccato, denigrato, umiliato sul piano professionale da persone che in realtà del mio lavoro non conoscevano quasi nulla. E per semplice pregiudizio, mi hanno usato, come un oggetto, in uno scontro ideologico al quale io non sento di appartenere.
Dico queste parole con particolare sofferenza, perché io sono un cattolico, da sempre impegnato nella promozione sociale e civile. Non ho mai fatto politica, ma ho cercato di essere “politico” con il mio lavoro e con la mia vita. Sono padre, uomo, maschio, docente universitario , psicoterapeuta. Mi riconosco con orgoglio e dignità in tutte queste definizioni. Collaboro da anni con un settimanale cattolico, tengo molte conferenze presso parrocchie e oratori, da alcuni mesi sono anche editorialista di Avvenire. Insomma, penso di essere un uomo di “idee”. Ma non di ideologie. Questa è forse la differenza sulla quale invito tutti a riflettere.
Vi avevo detto che anche voi avevate un ruolo attivo. Perché se siete arrivati fino a qui, ora siete invitati a condividere questo post con almeno un altro adulto, genitore, educatore, cittadino, chi volete voi. E possibilmente a commentare.
Se questo post raggiungerà almeno 100.000 letture, 1000 condivisioni e 500 commenti io proverò a diffonderlo in modo più ampio. Altrimenti rimarrà uno scambio di opinioni al quale spero partecipino tutti. Pro gender e contro-gender, omosessuali ed eterosessuali, genitori e figli, single e sposati. Perché la libertà è importante e la civiltà non può essere mai frutto delle ideologie, ma il prodotto di buone idee. Grazie.

Alberto Pellai


Annamaria

lunedì 22 giugno 2015

GIA' LETTI MA SEMPRE GODIBILI : CHI DICE DONNA…7

Articolo del 18-12-2012



ovvero…AMARE !!
(di Enzo)




ENZO     Duc, fa un po’ freddo stamattina. Cielo limpido. Il caffè lo faccio subito?

DUCKY   Sì, anch’io sento freddo. Fai una cosa veloce…il caffè…forte.  Nell’attesa ci facciamo la solita lettura…leggi tu?

ENZO     No, leggi tu, io non ne ho voglia, preferisco risponderti.

DUCKY   Bene, intanto tieni d’occhio la caffettiera.
caffettiere 20

ENZO     Vai, il libro e’ l’ultimo a destra.

DUCKY   “Quando l’amore arriva al momento giusto, amare non è una colpa.” Joseph Addison.
ENZO     Lo conosco, è uno scrittore inglese e giornalista di grande talento, contribuì a definire la vera figura di un gentleman.  La penso come lui, il momento e’ sempre giusto quando ci innamoriamo, non esistono colpe di nessun genere.

DUCKY   Pienamente d’accordo, il cuore è sempre esente da colpe quando ci innamoriamo di qualcuno. Leggo, “La donna che piace di più è quella che ama di meno.”

ENZO     No, per carità…è una grossa sciocchezza, non la commento nemmeno. Ci innamoriamo della donna che ci piace e se il sentimento è ricambiato, è una cosa sublime. Chi ha detto questa cosa?

DUCKY   Charles Arlincourt, mai sentito, sarà una figura minore.

ENZO     Continua a leggere, Gemè.

DUCKY   Honoré de Balzac, che simpaticone,  dice, “Le donne che credono di amare, che dicono di amare più delle altre, ballano, civettano con altri uomini, si sforzano di piacere a tutti e cercano ovunque ammirazione e omaggio”

ENZO     Azz…non è proprio un elogio questa considerazione, direi che è piuttosto una generalizzazione. Non sono tanto convinto che sia così. Ogni donna è “una ciucciottina a sé”, un tipo diverso, con pregi e difetti propri. E tu? Che ne dici?

DUCKY   Lo credo anche io…civettano, ballano…d’accordo, si sforzano di mettersi in mostra…però quando si innamorano diventano vere, come dici tu, Ciucciottine stellari.


ENZO     Per me dice una mezza verità.

DUCKY   Ecco, Tristan Bernard, “Si parla tanto delle illusioni di quelli che amano, ma sarebbe meglio parlare della cecità di quelli che non amano.”

ENZO     Bruttissime le ultime sette parole…”della cecità di quelli che non amano”…una tristezza enorme…incontrare gente che sono incapaci di amare, povere creature senza palpiti…sono chiuse “dal di dentro” e soffrono perché non hanno slancio emotivo e il gelo nel cuore. Sai bene che  ebbi la sfortuna di incontrarne qualcuna, quel tipo di donna io le paragono, lasciami dire una procacità, a delle “cozze” che nonostante il calore, “non si aprono”…

DUCKY   …e quelle che non si aprono…

ENZO e DUCKY (in coro)  …vengono buttate via!

DUCKY   Oh, finalmente un elogio, Jacques de Bourbon-Busset, ha scritto, “Una donna che ama trasforma il mondo.” Oh finalmente una verità su quelle che amano…

ENZO     …appunto…su quelle che amano. Mai sentito! Comunque, ha detto bene.

DUCKY   Scombinato, questa è la frase che conosci anche tu…straordinaria…quante volte l’hai detta e ridetta…e’ un vero e proprio assioma…

ENZO     Smettila di eccitarti…e leggimela!

DUCKY   Era un scrittore francese,  noto soprattutto per il suo spirito caustico, si chiama Roger Bussy-Rabutin, dice “Quando non si ama troppo…

 Roger Bussy-Rabutin

ENZO     …non si ama abbastanza. E’ l’undicesimo comandamento, come dici tu, un vero e proprio assioma. Il migliore di tutti. Quando un uomo incontra una donna che rispetta questa verità, spariscono tutte le altre, perché, sebbene innamorato,  diventa  mezzo cretino a tutti gli effetti.

DUCKY   Diciamo la verità, Enzù…non mezzo…intero!

ENZO     …e vabbè…intero! Questo vale anche per i psicolabili...come te…e tu lo sei.

DUCKY   Ah, non ti mordere la lingua. Qua se c’è qualcuno  che è scemo intero, non sono io. Io mezzo e tu intero!

ENZO     No, caro…tu solo intero.

DUCKY   Mi viene da ridere…se ci sentissero le nostre Ciucciottine, sai le risate che si farebbero…

ENZO     Chiamerebbero la neuro…vai avanti…leggi il prossimo.

DUCKY   “È meglio amare che essere amati. Così si può scegliere. Contessa Clauzel.

ENZO     Io preferisco  affermare “è meglio amare ed essere riamati.”  E’ la situazione migliore, quella perfetta.

DUCKY   Senti, “Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è che indicativo e il suo futuro non è che condizionale.” Autore Jean Cocteau. Qui urge la tua sensibilità e la tua cultura, compresa la tua esperienza.

ENZO     Bene. Cercherò di essere chiaro. In questo “passaggio”, Il Presente, il Passato e il Futuro denotano il cammino della vita nelle esperienze d’amore;  il Presente storico amoroso risulta condizionato dal Passato, cioè da quello che abbiamo vissuto, gioioso o drammaticamente deludente, e il Presente condiziona il nostro futuro, insomma, l’amore è un percorso molto delicato e frangibile sotto diversi aspetti.

DUCKY   Vediamo se ho capito tutto: il percorso amoroso è precario, delicato e corre il rischio che tutto possa frantumarsi e svanire.  Così?

ENZO     Così.

DUCKY   E allora? La precarietà come si può affrontare?  Cosa si potrebbe fare?

ENZO     “AMARE TROPPO” i due si devono amare troppo, se no non si ama abbastanza…come hai letto prima…il pensiero di Rabutin. E’ proprio quando si amano troppo che ogni membro della coppia fa sacrifici l’uno per l’altro…reciprocamente..!

DUCKY   Te possino…mi lasci a bocca aperta, bravo. Sei scombinato, ma dici delle cose …vere. Leggo: “per essere amate, non amate.”

ENZO     Chi ha affermato una baggianata così doveva essere  psichicamente esaurita, frigida o sessuofobica, la immagino come una specie di “dumbo”, una matrona romana dei tempi nostri. Vai avanti, Duc!

DUCKY   “Le donne amano, ma non sanno amare.” Alexandre Dumas, figlio.

ENZO     Ah il figlio…si vede che non ha preso nulla dal padre.

DUCKY   Oh, Sigmund Freud…quale onore…il grande Freud…

ENZO     …ma perché fai certe figure?

DUCKY   Quale figura?
ENZO     Ignorante, si scrive Freud ma si pronuncia froid.

DUCKY   Io mi inchino alla sapienza…alla cultura e alla prosopopea tua…e sai come ti rispondo?

ENZO     No!

DUCKY   Come Grillo inveisce contro i Politici….ma va aff…
ENZO     Non ti smentisci mai…leggi quello che ha scritto Freud (froid!!!).

DUCKY   “L’essere amata è per la donna un bisogno superiore a quello di amare.”

ENZO     Mò mi dici prima come la pensi tu in proposito.

DUCKY   Effettivamente è basilare…importante, essenziale per la donna sentirsi amata, come ha detto questo dottore- studioso…io poi mi domando e dico …’a mamma non lo poteva chiamare FROID, anziché FREUD,  così non avrei sbagliato a pronunciarlo.

ENZO     Io no, non concordo con Lui: a mio giudizio “essere amata” è immensamente gratificante, mentre “amare” è coinvolgente  incommensurabilmente intenso per le emozioni, gioiose o penose che si vivono.
fine