mercoledì 21 novembre 2012

IL CACAO ALLONTANA L'ALZHEIMER?




Una buona e...dolce notizia notizia nella lotta contro l’Alzheimer.
Gli scienziati dell'università dell'Aquila e dell'ospedale di Avezzano hanno esaminato il decorso clinico e gli eventuali miglioramenti di 90 anziani affetti da declino cognitivo lieve...


Il cacao protegge il cervello e ne migliora le capacità. Questo il messaggio lanciato dai ricercatori dell'università dell'Aquila e dell'ospedale di Avezzano, protagonisti di un'interessante ricerca pubblicata oltreoceano sulla rivista Hypertension, mensile scientifico dell’American Heart Association. Gli scienziati italiani hanno esaminato il decorso clinico e gli eventuali miglioramenti di 90 anziani affetti da declino cognitivo lieve, individuati tra gli utenti dell'Unità Valutativa Alzheimer. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in tre gruppi in modo tale da ricevere per due settimane quantità diverse di una bevanda contenente i flavonoidi del cacao: al primo gruppo sono stati somministrati 990 milligrammi, al secondo 520, al terzo solo 45. I ricercatori abruzzesi hanno poi valutato le capacità cognitive individuali mediante specifici test neuropsicologici in grado di esplorare le funzioni esecutive, la memoria a breve termine e la rapidità di pensiero. 

Le conclusioni dello studio non hanno lasciato dubbi ai ricercatori guidati dal professor Giovambattista Desideri, direttore del reparto di Geriatria dell’ospedale di Avezzano: chi aveva assunto una dose medio-alta di flavonoidi ha mostrato performance migliori rispetto agli altri. Un progresso dovuto alla riduzione della pressione sanguigna, dello stress ossidativo e soprattutto dell'insulino-resistenza, come spiegato dal professor Desideri. «Per gli anziani consumare flavanoli del cacao, naturalmente nell'ambito di una dieta controllata a livello calorico e bilanciata dal punto di vista nutrizionale, può migliorare la capacità cognitiva. L’effetto positivo sembra dipendere principalmente (addirittura per il 40 per cento, ndr) dal miglioramento della sensibilità all’insulina, ormone fondamentale nel tenere sotto controllo la glicemia. Ora, dopo questi importanti risultati, servono ulteriori studi per comprendere la durata degli effetti positivi e i livelli necessari nel lungo termine per migliorare lo stato di salute del cervello». Una buona notizia nella lotta contro l’Alzheimer.



E a proposito di alzheimer e cacao mi torna in mente una notizia di qualche mese che mi ha particolarmente colpita e che voglio segnalare anche a voi ,cari amici.


In Olanda ai margini di Weesp, cittadina a un quarto d’ora di treno dal centro di Amsterdam dove si produceva, appunto, il cacao van Houten,c'è un piccolo villaggio: Hogeway ovvero Demenzaville, la città dei senza memoria.

  
Ideata come un villaggio stile Truman show. Sul set gli abitanti, malati. Dietro le quinte, assistenti che fanno da camerieri, commesse, parrucchieri...L'inchiesta pubblicata su Panorama...



Una lobby con la reception, la piazzetta, la strada principale bordata di tigli e vasi di ortensie da cui partono i vialetti di case col giardino o la veranda, un ristorante dall’arredo minimalista, un piccolo supermercato, il parrucchiere, l’ambulatorio del medico. Villaggio turistico? Quartiere residenziale? Improbabile che chi arriva qui senza sapere riesca a indovinare. Benvenuti a Demenzaville, la città dei senza memoria.E' una casa di cura per malati di Alzheimer. Chi vive qui è demente, questo il termine usato dalla medicina, e probabilmente non si rende neppure conto di trovarsi in un ambiente protetto dove le persone che aiutano a pulire o a far da mangiare, la cassiera del supermercato, la parrucchiera, sono infermiere, badanti, assistenti pagate per sorvegliarle e accudirle. Una finzione? Una messinscena a uso e consumo di chi è ormai inconsapevole di sé e del mondo?

Hogewey, così si chiama questo posto, è stato anche paragonato a The Truman show, il film in cui la realtà intorno al protagonista è un set televisivo, e le persone sono attori. Di sicuro è un esperimento unico cui le autorità sanitarie di mezzo mondo guardano con interesse. Per ospitare i malati di Alzheimer e demenza, oggi quasi 36 milioni, non basterebbe la megalopoli più grande del mondo. E la città sarebbe comunque destinata a esplodere nei prossimi decenni, via via che la popolazione invecchia. E che nessuna cura è in vista.
I residenti di Hogewey, così li chiamano qui, non pazienti, vivono riuniti in sei o sette nelle 23 case del villaggio. Oggi sono 152. Gli assistenti si alternano nelle abitazioni da mattina a sera e coordinano la vita quotidiana: spesa, pulizie, preparazione dei pasti, visite dal dottore, e le varie attività, il club della musica folk, quello di musica classica, il laboratorio di artigianato o quello di cucina. Di notte in casa restano solo loro, i residenti. Un sistema di allarme scatta se percepisce movimenti strani, magari qualcuno che cade dal letto, e allora un sorvegliante entra a controllare. Non ci sono porte chiuse e ognuno gira dove vuole, anche se c’è un’unica uscita, sorvegliata, che porta all’esterno. I parenti possono venire in visita a qualsiasi ora, il villaggio è aperto ai «normali», che possono cenare al ristorante o fare compere al supermercato.


Il giorno in cui la cronista è stata in visita, sulla veranda di una delle case, ombrellone bianco, poltroncine e tavolo di tek che non sfigurerebbero in un bar sulla spiaggia, sette donne sono sedute di fronte a un gelato e a una spremuta d’arancia. Toos, che dice di avere quasi 80 anni e di essere «di vicino Rotterdam», si offre di mostrare la casa. Fa caldo ma lei ha indosso un piumino nero da inverno. La cucina è arredata con mobili e pensili bianchi, moderna. Nella pentola sul fornello ci sono patate pelate e fagiolini, per la cena della sera. «Toss, lei cucina?». «Solo a casa mia. Qui vengo la domenica» risponde, come se fosse di passaggio. Oggi però è giovedì e lei non si muove di qui da tempo. Come molte delle sue coinquiline, nella vita di prima era una casalinga. «La sera all’ora di cena alcune di loro aspettano il marito. Guardano l’orologio e si preoccupano: “Non è ancora arrivato”» racconta Anja Almer, 36 anni, da pochi mesi assistente della casa in stile «homely», casalingo appunto.
A Hogewey gli appartamenti sono progettati e arredati secondo sette stili di vita individuati da una società di ricerca nell’intento di ricalcare la struttura sociale olandese. E anche la vita quotidiana è dettata da questi stili. Oltre alla «homely», riservata alle persone che avevano un’occupazione domestica, c’è quella a tema «upper-class», per i ricchi borghesi; quella di stile «urbano», per chi viveva in città; «tradizionale», destinata a ex artigiani e commercianti; «cristiano», se la religiosità era spiccata; «culturale», se il residente aveva una professione intellettuale, o «indonesiano», dove fra statuine di Buddha vivono immigrati dalle ex colonie olandesi. «Niente di diverso da quello che vogliamo nella vita» dice senza alcuna ironia Isabella van Zuthem, responsabile dell’ufficio comunicazione di Hogewey. «Essere circondati da persone che ci somigliano».

 «Vivere la vita come al solito» è il motto di qui. In un ambiente il più possibile simile a quello di prima, circondati da persone che avevano le stesse abitudini, magari condividevano idee e gusti, è la teoria che vige a Hogewey, i malati riescono a integrarsi con più facilità e gestirli è più semplice. «Del resto, questo non è un ospedale dove si sta per poche settimane» chiosa van Zuthem. Chi entra, rimane fino alla fine.
Hogewey esiste in questa veste da tre anni. Prima era una casa di cura e di riposo tradizionale. Quando, alla morte dei genitori, due dei fondatori si trovarono entrambi a pensare «per fortuna non sono dovuti venire qui», è cominciata l’evoluzione. Prima sono state garantite ai residenti camere separate. Poi è stata aggiunta una cucina in ogni edificio. Infine la clinica è stata abbattuta e al suo posto è sorto il villaggio, costato 19,3 milioni di euro e finanziato quasi interamente con soldi pubblici. La retta mensile, circa 5 mila euro, è in parte pagata dal governo, in parte dai residenti in base al reddito, come per ogni altra clinica nei Paesi Bassi.

Stranamente, per essere un posto visitato di continuo da delegazioni di esperti (preso anche a modello per una struttura che l’imprenditore Markus
Voegtlin progetta di costruire in Svizzera), a Hogewey dicono di non avere dati scientifici su quanto funzioni questo tipo di trattamento. Possono però fare il confronto tra il prima e il dopo. «Oggi usiamo molti meno farmaci, ci sono pochissimi casi di comportamenti aggressivi tra i malati, non capita mai di doverli legare» riferisce van Zuthem.
Fa pensare, questo posto. La demenza è una delle condizioni più tremende da immaginare per sé o per i propri cari. Dovendo scegliere, è meglio l’inganno di una città finta o la verità di una casa di cura? Chi sa di che cosa si parla non ha dubbi. Fanno sorridere gli stili di vita delle case di Hogewey? Inquieta l’idea di essere catalogati in base al questionario preparato da una società di ricerca? «Niente affatto. Provo solo una sana invidia nei confronti dei Paesi Bassi per standard di cura che noi non possiamo neppure lontanamente sognare» risponde Giorgio Pavan, direttore generale dell’istituto di ricovero per anziani Israa di Treviso, che da tempo si batte per un’assistenza diversa. La pensa così anche Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia: «È un esempio di come ci si può occupare della persona, invece che solo della sua malattia».
Entrando in una delle case a tema «alta società», l’odore ricorda letti d’ospedale, ma è solo un attimo. In soggiorno ci sono poltrone con una bella tappezzeria, il caminetto, lampadari a gocce sopra il tavolo di legno scuro e la scacchiera pronta come se qualcuno stesse per fare una partita. Qui la cucina non è a vista: impensabile, in una casa della ricca borghesia, pranzare tra i fornelli. Dopo poco comincia a diffondersi il profumino di una pietanza al curry. La cena di stasera fa parte del pacchetto di extra che ciascuna casa può decidere autonomamente di concedersi, magari vino buono o cibo più sofisticato di tanto in tanto. È stata preparata e verrà servita a tavola nei vassoi, da quella che probabilmente qui tutti scambiano per la cameriera.
Jo Jacobs è seduto al tavolo di fronte a due giornali. È un omone elegante, con i capelli bianchi pettinati da una parte. Saluta in inglese, al contrario delle persone incontrate finora, che si esprimevano in fiammingo. Lo parla bene..., e glielo dico. «Voglio sperarlo» ribatte. Poi racconta che aveva una fabbrica di montature di occhiali e che ha girato tanto per lavoro, in tutta Europa e negli Stati Uniti. Mentre parla, sembra non fare alcun caso agli altri ospiti della casa, alla donna seduta di fronte a lui con lo sguardo perso nel vuoto, o a quella sulla sedia a rotelle, che cantilena senza sosta.

 «Quando arriva il taxi per l’aeroporto?» chiede a un certo punto. Nella sua testa, Jacobs deve di nuovo essere in partenza per un viaggio. Si sta bene qui? «Oh, yes» risponde con entusiasmo. «Ci sono tante persone interessanti con cui parlare. E un sacco di buoni ristoranti».



Wiedlisbach


Anche a Wiedlisbach, non distante da Berna, nella svizzera tedesca c'è un  paese "fasullo" sullo stile  del Grande Fratello. Battezzato anche questo demenciaville il paese di chi non ha più un presente, perché la sua vita è legata solo al passato.




Annamaria... a dopo

martedì 20 novembre 2012

ICTUS: NELLE DONNE HA EFFETTI PEGGIORI



A sostenerlo sono i ricercatori del Danderyd Hospital di Stoccolma dopo aver analizzato la situazione clinica di 496 persone coinvolte nell'indagine “Nottingham Health Profile”...







L'ictus può avere effetti diversi, ma è più pericoloso quando colpisce le donne. Dopo aver analizzato nel dettaglio dati e numeri raccolti dall'indagine sanitaria “Nottingham Health Profile”, sono i ricercatori svedesi del Danderyd Hospital di Stoccolma, autori dello studio pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Clinical Nursing”. Analizzando la situazione clinica di 496 persone coinvolte nella suddetta indagine – 379 colpite da ictus con età media 73 anni e 117 da attacco ischemico transitorio con età media 77 anni – gli scienziati ne hanno tratto risultati inequivocabili: l'ictus causa effetti peggiori nelle donne rispetto agli uomini, condizionando la qualità della vita per ciò che riguarda l'emozione, il sonno, l’energia, il dolore e la mobilità, mentre le pazienti colpite da attacco ischemico transitorio ne risentono pesantemente anche a livello sociale. 
«L’ictus può avere conseguenze dirompenti sulla vita di una donna sotto diversi aspetti – ha spiegato la dottoressa Asa Franzen-Dahlin, coautrice dello studio e ricercatrice del Dipartimento ospedaliero di Medicina Interna del Danderyd Hospital di Stoccolma – I problemi fisici sono semplici da identificare, mentre i cambiamenti di personalità e il declino cognitivo sono spesso visibili soltanto alle persone più vicine al paziente». Un'analisi rafforzata e completata dalla dottoressa Charlotte Ann Laska: «La nostra ricerca dimostra come le donne siano maggiormente colpite rispetto agli uomini per ciò che riguarda la qualità della vita – ha osservato la coautrice dello studio svedese – E non parliamo soltanto delle conseguenze dell'ictus, ma anche e soprattutto dei dirompenti effetti dell'attacco ischemico transitorio. Proprio per questo tutte le pazienti hanno bisogno di un sostegno adeguato dopo le dimissioni dall’ospedale».



Annamaria... a dopo

OKKIO AL CORASON...


  Le donne insoddisfatte a letto rischiano problemi al cuore. Un motivo in più per avere rapporti appaganti! 








Oltre a mettere in crisi il rapporto, l'insoddisfazione sessuale femminile crea anche dei rischi alla salute. Infatti aumentano le possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari,ipertensione, diabete sia prima che dopo la menopausa. È stato il tema caldo del decimo Congresso della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams), tenutosi a Lecce da Katherine Esposito, docente di Endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo alla Seconda Università di Napoli. Se per l'uomo le disfuzioni erettili possono essere individuate in maniera facile, per la donna si passa attraverso una serie di domini, che vengono coinvolti: dominio dell'eccitazione, dominio dell'orgasmo, dominio del desiderio, dominio del dolore. Infatti, secondo gli esperti, il piacere di una donna viene dato da un insieme di fattori, che prevedono l'armonia tra corpo, mente e ormoni. Ma come nell'uomo i problemi di erezioni possono essere sintomi di malattie all'apparato coronarico, anche nella donna possono essere dei campanelli d'allarme per disfunzioni più gravi. 
Fonte: Leggo.it





Annamaria... a dopo


AIUTI INTERNAZIONALI : Mammaliturchi

ATTO DI  CHILLERAGGIO


Gli 'aiuti' che vengono elargiti agli Stati rappresentano un cavallo di Troia che impicca i paesi membri dell'UE con nuovi debiti e con un'occupazione silente da parte delle lobby. Dal piano Marshall del dopoguerra, ai moderni aiuti alla Grecia: le dinamiche e i motivi nascosti dei piani di 'salvataggio'.

Segnalato da Tonino...

Visto e condiviso!!

Annamaria... a dopo

lunedì 19 novembre 2012

INTERVISTA A ...



INTERVISTA A…ANNAMARIA2, MARIA , ANNAMARIA 

Continua l'intervista a distanza da parte di Enzo. Anche voi come noi potrete rispondere per dare un immagine piu' veritiera di voi stessi.


Enzo





Anche Lorenzo ha accettato di rispondere alle domande poste da Enzo...



21 Basta viaggi. Forse in Africa a fare qualcosa di utile.
22 Amare.
23 Non ho rimpianti. Ho avuto quel che volevo.
24 Non mi pesa vivere anche se sono diventato vecchietto.
25 Non mi capita e se sto lì lì per farlo li reprimo.
26 Una che mi accompagni sempre. Non l'ho avuta.
27 Conduco e mi faccio condurre. Normale, no?
28 Gli uomini sono stronzi.
29 Le donne sono stupende.
30 Se vogliono possono tutto. Ma anche per gli uomini è così. Uomini e donne insieme, poi, sono il massimo.









Annamaria2


21-DOMANDA

         Un posto dove non sei mai stata/o e vorresti andare?


R-ANNAMARIA2: sono talmente tanti i posti dove vorrei andare, che non saprei sceglierne uno in particolare; ma forse uno c’è, ed è segreto.


R-MARIA: Madagascar

R-ANNAMARIA: in Cina



22-DOMANDA

     Il tuo più grande gesto d’amore?

R-ANNAMARIA2: la nascita di mio figlio.


R-MARIA: dovrei chiedere a chi lo ha ricevuto . . . ma forse quello per  il quale ho messo me stessa decisamente da parte.
  
R-ANNAMARIA: lasciare il mondo del lavoro ,all'apice della mia carriera professionale ,per dedicarmi completamente alla famiglia.



23-DOMANDA

Che cosa volevi e non hai mai avuto?
        
R-ANNAMARIA2: non ho avuto quasi niente di
quel che avrei voluto.

R-MARIA: Una famiglia numerosa

R-ANNAMARIA: un rapporto di coppia appagante.



24-DOMANDA

Di che cosa sei realmente convinta/o?
R-ANNAMARIA2: che comunque vada vale la pena vivere.

  
R-MARIA: che Dio esiste

R-ANNAMARIA: che l' essere umano si sarebbe potuto evolvere in un modo migliore.





Maria



25-DOMANDA

Ti capita di dire parolacce?

R-ANNAMARIA2: no, non ne dico mai.


R-MARIA: Talvolta

R-ANNAMARIA:  si, non spesso, ma mi capita di dire 

un bel mink...




26-DOMANDA

Definisci il compagno giusto.

R-ANNAMARIA2: non necessariamente bello,

 intelligente, amorevole e premuroso.


R-MARIA: Quello che mi emoziona, mi sorprende, mi da sicurezza, mi  coinvolge e si lascia coinvolgere
     
R-ANNAMARIA: Allegro, solare, sincero, passionale...ma non la passione che si svincola dal controllo della ragione e della volontà.



27-DOMANDA

Conduci o ti lasci condurre in intimità?

R-ANNAMARIA2:  conduco ma mi lascio anche

 condurre. 

R-MARIA: L’una e l’altra cosa . . .


R-ANNAMARIA: conduco per lasciarmi condurre...





28-DOMANDA


Sono in aumento gli uomini che uccidono le donne. Quali sono le cause?

R-ANNAMARIA2: Gli uomini rimangono sempre un po’ bambini, quindi si sentono inferiori alle donne e talvolta per loro questo è l’unico modo per reagire.

R-MARIA: Perdita di argomenti efficaci per comunicare con loro.


R-ANNAMARIA: spesso se non sempre viene evocata l’aggravante della gelosia, di quella cieca paura del tradimento, dell’abbandono, dell’umiliazione reale o simbolica che ferisce l’orgoglio e l’egoismo maschile e che si esprime nelle forme moleste della rabbia e della vendetta.Noi donne siamo piu riflessive e la gelosia difficilmente sfocia in violenza, tranne rari casi.





Annamaria


29-DOMANDA

E’ vero che le donne sono intriganti e potenti ovvero qual è il loro difetto peggiore?

R-ANNAMARIA2: Non c’è chi ha i difetti peggiori,

 perché li abbiamo tutti, uomini e donne

R-MARIA: Si . . .  Fidarsi degli uomini

R-ANNAMARIA: se una donna intrigrante arriva ad essere potente e considerata , piu che difetti dovremmo riconoscerle qualità.



30-DOMANDA

La femminista dichiara “Io posso?”  La post-femminista “Io posso e ho bisogno di te.” Tu dove ti collochi?

R-ANNAMARIA2: mi colloco nella seconda

 posizione. 

R-MARIA: dal post . . . in poi.

R-ANNAMARIA: io posso MA ho bisogno di te.



domenica 18 novembre 2012

Cina, figlia nasce brutta: uomo denuncia moglie per truffa




Lei ha ingannato il marito. Però, ancora una volta, constatiamo quanto gli uomini siano "stupidini" e superficiali davanti alla bellezza.

 Come dimostra una strana notizia che arriva dalla Cina. In bilico tra farsa e tragedia, la vicenda vede protagonista un uomo che, dopo la nascita di una figlia brutta, ha fatto causa alla moglie per truffa. Il motivo? Lei si era sottoposta a plastica facciale per sembrare più bella. 


Jian Feng


Cerchiamo di districare la matassa della questione: qualche tempo fa la famiglia Feng decide di mettere al mondo un pargolo ma, quando nasce la tanto attesa bambina, agli occhi del padre risulta talmente brutta che lui rifiuta di riconoscerla, chiedendo addirittura il test del DNA. La nascita della primogenita si trasforma così in una farsa, finita anche in tribunale. Jian Feng, sconvolto dall’aspetto della bambina, vuole vederci chiaro perché “quella non può essere sua figlia”. Troppo brutta per discendere da due genitori belli come loro, insomma.



Il test però non fa che peggiorare la situazione, accertando che la bambina è figlia naturale della coppia. Da questo momento la trama accelera, trasformando la storia in un giallo grottesco, con la madre che crolla e confessa il suo ‘terribile’ segreto, ovvero un’operazione di chirurgia plastica al viso per sembrare più bella e trovare finalmente un partito. Un intervento complesso da 80 mila euro, di cui il marito però non sapeva nulla. Il buon Jian Feng non la prende bene e decide di trascinare la moglie in tribunale.
Le sue parole sono chiare e inequivocabili: “Ho sposato mia moglie per amore ma, dopo la nascita di nostra figlia, abbiamo iniziato ad avere problemi coniugali: era talmente brutta che mi ha scioccato”. Le parole che ogni figlio vorrebbe sentire da suo padre. Alla fine comunque il genitore degenere ha avuto la meglio, visto che il giudice ha accolto la sua richiesta costringendo la donna a risarcire l’uomo con 100 mila euro per danni morali. Quando si dice che l’amore è cieco!



Annamaria... a dopo



IN GIRO ME NE VO ' PER LA CITTA'




Un  fine settimana dedicato ai libri a Milano con Bookcity.
http://www.milanotoday.it/eventi/book-city-17-18-novembre-milano.html
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Domenica 18 a Brescia si corre: c'è la Run for Love.


La running-mania si tinge di rosso: il colore dell'amore. Dopo il successo di «Corri per Brescia», la manifestazione podistica che tutti i giovedì da oltre un anno trascina per le vie del centro centinaia di bresciani, ora arriva «Run for Love», la prima community italiana che riunisce gli appassionati della corsa. «È un social running - spiega uno dei promotori, il presidente di Single Events Sergio Palazzo-. Un'idea per fare uscire le persone dalla rete e farle incontrare attraverso la corsa».  L'appuntamento è una volta al mese per una corsa in contemporanea che si svolge in numerose città italiane. A Brescia il primo è previsto per questa domenica, 18 novembre, alle 10 al centro Europa Sporting Club di via Bazoli 10. Dopo una mezzora di conoscenza e riscaldamento alle 10.30 un trainer esperto guiderà il gruppo di runner in una corsa di circa 10 kilometri. Una nuova iniziativa patrocinata dal Comune e dall'associazione Corri per Brescia per promuovere lo sport per tutti: «Le persone stanno cominciando a comprendere l'importanza del fare sport con continuità.- spiega l'assessore allo sport Massimo Bianchini-. Ne giova la salute fisica e mentale. Queste iniziative aiutano e invogliano grandi e piccini ad avvicinarsi all'attività fisica, attraverso il divertimento».  LA QUOTA ASSOCIATIVA della gara sarà di 10 euro, cifra che verrà devoluta all'associazione Caf che aiuta famiglie e bambini in difficoltà. In omaggio per tutti i partecipanti un kit da corsa : bag, t-shirt tecnica, mini massaggiatore Homedics e in più una tessera con agevolazioni sui servizi e prodotti sportivi, ma anche l'accesso agli aperitivi organizzati dall'associazione Run for love per favorire momenti di svago e socializzazione dei cosidetti «lovers», i partecipanti alla corsa. «Sport e socializzazione sono un connubio vincente, lo abbiamo visto con il grandioso successo di Corri per Bs dello scorso anno - sottolinea Mario Visentini patron di Corri per Brescia -. Quest'anno poi abbiamo già eguagliato i numeri che avevamo dopo sei mesi nella precedente edizione: 400 persone che tutti i giovedì cascasse il mondo si ritrovano in Piazza Loggia per correre. La corsa è lo sport ai tempi della crisi, non costa nulla, fa bene, permette di godersi panorami mozzafiato e di stare in compagnia. Ora l'obiettivo e di arrivare a 500, chissà magari entro Natale. L'ultimo appuntamento è per giovedì 13 dicembre, poi si riprenderà a gennaio».
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Si corre anche a Torino: Turin Marathon, Stratorino e Junior Marathon.
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Sempre Brescia dal 17 al 24 novembre sarà una città tutta per il cinema. Eccotutte le info sulla 'Settimana del Cinema'.
http://www.ecodellevalli.tv/cms/?p=59317
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Non vogliamo allontanarci da Milano e apprezziamo la buona tavola? EccoGolosaria.
http://www.golosaria.it/
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A Cremona invece tutto è pronto per la Festa del Torrone.

http://www.festadeltorronecremona.it/
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Annamaria...