venerdì 10 settembre 2010

Le notizie segnalate da CATERINA




Caterina ha una particolare sensibilità per le notizie che riguardano le persone più deboli e indifese o per le ingiustizie, nel sociale. In questo caso ha stimolato anche me a riportare la mia testimonianza  riguardo a questa devastante malattia.


Alzheimer, storie di vite sconvolte fra solitudine, spese e uno Stato assente.




 Dopo un certo stadio di sviluppo dell'Alzheimer, il malato è quello che forse "soffre" di meno. Il peso enorme di questa malattia per ora senza cura si scarica sulle famiglie, stravolgendo le abitudini, modificando i rapporti affettivi fino, a volte, a logorarli, costringendo a rinunce e a sacrifici che sul piano economico aumentano proporzionalmente quanto meno abbienti sono le famiglie. Le testimonianze raccolte da raccontano il dolore e l'isolamento portati dalla malattia nelle case e l'assenza di sostegno logistico, economico e psicologico da parte del servizio sanitario pubblico; ma anche un appello al mondo della scienza perché continui a cercare una cura contro la malattia


STORIE DI ALZHEIMER

"Poi ti ritrovi a lottare con i sensi di colpa
perché senti la fine come una liberazione"
Il rapporto con il familiare malato, il tragico progredire della malattia, la fatica delle cure quotidiane,
 l'assenza della sanità pubblica, la disperazione e le spese nelle prime testimonianze delle famiglie

La mia storia
Mio padre si ammalò di Alzheimer all'età di 69 anni, quando ormai era in procinto di chiudere la sua attività di una vita  e tornare al suo paese d'orgine per godersi la sua casetta in riva al mare.
I primi segnali furono dati da un'eccessiva gelosia nei confronti di mia madre, cosa che a noi figli e mia madre ci stupì moltissimo, essendo stata ,loro, una coppia ben affiatata e mai mio
padre aveva vietato mamma di scambiare chiacchiere con amici e parenti. Questo fu per noi il primissimo campanello d'allarme che da li a breve, dopo altre modificazioni caratteriali ,ci convinse di parlarne con il medico. Per prima cosa ci consigliò di sottoporlo ad una tac in testa , dopodichè inizio il nostro calvario , dico  nostro, mio, di mia mamma e mio fratello , perchè lui fortunatamente si allontanò dalla realtà e dal mondo che lo circondava, senza nemmeno accorgersi,anche se era consapevole agli inizi.  Gli fu attuata una terapia che comunque sarebbe servita a rallentare la malattia e non certo  guarirla , come tutti sappiamo. Dopo 2 anni fu cessata, in quanto i medici
ci dissero che per loro non c'era più nulla da prescrivere farmacologicamente ! Io non mi arresi e venni a conoscenza di un nuovo farmaco a livello sperimentale ; non c'era disponibilità nel centro dove mio padre era assistito, ma da li a breve, appena si rese disponibile, fu prescritto.
Il medico  mi ricordò che essendo un farmaco nuovo avrei dovuto segnalare tempestivamente gli effetti indesiderati .Partimmo con una dose minima, ma già da subito ci accorgemmo che lo sedava troppo e rifiutava il cibo. La terapia fu sospesa immediatamente e ci rassegnammo al corso evolutivo...gli aiuti? Il nostro comune (in prov di Milano) passava un piccolo contributo economico e la presenza di operatori sociali 3 volte a settimana per 2 ore  per ogni esigenza e, ovviamente ,la pensione di accompagnamento. Altri aiuti ,niente! Fummo costretti a ricorrere ad una badante , in quanto mia madre ,da sola ,non riusciva più a gestire la situazione, Ricordo che l'assistente sociale  mi mandò una lettera invitandomi a partecipare da sola o con un familiare a delle riunioni chiamate "mutuo aiuto" partecipai alle prime due, poi mi accorsi assieme agli altri partecipanti che queste sedute altri non era che un incontro con altri familiari di malati di Alzheimer . A questi incontri non era prevista  la presenza di un medico competente, ma solo noi familiari, portando , ognuno di noi, la nostra  testimonianza..come stiamo facendo, ora, da questa pagina  del blog.
La malattia è durata quasi 7 anni. Nell'ultimo anno ormai vegetava e bisognava tenerlo imbracato nella sedia a rotelle... una cosa non ha dimenticato fino quasi alla fine: vedendo il mio viso , sporgeva le labbra per darmi un bacio .Tutti ricambiati con grande amore.
(Annamaria)


Storia numero 1
"Ho 52 anni e ho "aiutato a vivere" un ammalato di Alzheimer. Una zia che mi ha fatto da mamma sin da quando ero piccola e che ha amato ed accudito i miei due figli sin dalla nascita. Piena di energia e d'amore che ha profuso a tutti coloro che aveva intorno, ha vissuto tutta la sua vita preoccupandosi degli altri familiari (zia, genitori, fratello divorziato) senza pensare mai a se stessa e rinunciando anche a sposarsi. Fra noi c'era un'intesa tale che bastava guardarci negli occhi per sapere cosa pensavamo entrambe, vivevamo quasi in simbiosi. In me lei ha visti realizzarsi tutti i suoi sogni di avere una famiglia. Con lei vicino mi sentivo forte e sicura e affrontavo la vita piena di fiducia e coraggio.

Ha mostrato i primi segni della malattia a 65 anni. Avuta la conferma, abbiamo iniziato a somministrargli da subito i farmaci di cui era stata appena ultimata la sperimentazione, ma senza nessun beneficio. Ogni giorno notavo dei cambiamenti: non riusciva a dire quello che pensava, non ricordava più i nostri nomi ed era sempre più taciturna. Cercavo di stimolare il suo interesse spronandola a fare le stesse cose che aveva sempre fatto, ma ogni giorno assistevo impotente alla perdita delle sue facoltà e via via di tutte le sue capacità di autonomia. Poi è intervenuto anche il morbo di Parkinson che ha provocato un irrigidimento degli arti, paralizzandola.

Per 12 anni ho dovuto combattere con le piaghe da decubito, con i cateteri che non si posizionavano quasi mai nel posto giusto, con la difficoltà di praticare una corretta e indispensabile igiene quotidiana, con le continue infezioni a livello polmonare, ma anche con personale infermieristico del sistema sanitario nazionale insensibile, superficiale e talvolta arrogante e presuntuoso, con medici che si  limitavano ad applicare i "protocolli" e non prestavano mai attenzione alle condizioni generali di mia zia.

A tutto questo si dovevano aggiungere le estenuanti code dal medico di base per le prescrizioni delle medicine e le continue umiliazioni subite ogni volta che si doveva ritirare il poco materiale sanitario per la cura delle piaghe che ci metteva a disposizione la Ausl. Inutile parlare dei costi che abbiamo dovuto sostenere per farmaci, a volte molto costosi, integratori, ausili sanitari, badanti nelle ore in cui ero in ufficio. Grazie alla mia famiglia e ai miei figli, sono riuscita a starle vicino e ad accudirla fino alla fine. Non dimenticherò mai il suo sguardo che mi ha abbandonato solo nella fase finale della malattia. Non ho cessato mai di parlarle, anche se ero consapevole che non mi poteva capire e a volte avevo la sensazione di "ritrovarla", soprattutto quando la abbracciavo o la baciavo.

Sono passati 5 anni dalla sua morte che, lo confesso, ho sentito come una liberazione, e per questo ho dovuto poi combattere con i sensi di colpa. E' ancora molto doloroso ricordare tutte le fasi della sua malattia, tuttavia ora so che mi può ascoltare e ciò mi fa sentire serena e mi infonde coraggio. La malattia ha potuto rendere terribili i 12 anni di vita di mia zia, ma non ha potuto cancellare l'affetto che ci ha unito per tutta la mia vita".
(Dalla provincia di Lecce)

Storia numero 2
La protagonista della mia "storia" è la mia mamma, malata di alzheimer da circa 2 anni. Ha 50 anni e questo male la sta divorando, piano piano sta abbandonando "il mondo", noi figli, tutto. Volete sapere qual è la vera fatica, quotidiana, nell'assistere un malato di alzheimer? Stargli vicino con la consapevolezza di non poter far nulla, guardarla negli occhi e capire che gridano "AIUTAMI!". A mio avviso questa è la sofferenza più grande per chi li assiste ripetendosi ogni giorno: "Perché proprio la mia mamma?"

Anche io non so più dove andare a sbattere la testa. Ho 24 anni, vado al lavoro e il pensiero fisso è sempre Lei, 24 ore su 24; credo che ci siano centinaia di casi simili, e credo anche che la maggior parte delle famiglie scelga di assistere il malato in casa per una mancanza di orientamento (passatemi l'espressione). Si resta soli, letteralmente soli, tu e il malato, perché anche i parenti più stretti spariscono: Ma soprattutto, le istituzioni dove sono? Siamo nel 2010 e quello che vorrei in questo momento, più della vita stessa è una cura per la mia mamma, chiedo troppo?
(Maria, da Milano)

Storia numero 3
Due anni fa veniva diagnosticata a mio fratello, allora 52 anni, la malattia di Alzheimer. Presi dallo sconforto abbiamo affrontato, soprattutto con la moglie - premetto che hanno un bimbo molto piccolo - il problema insieme. Poi è successo che la moglie, stanca ed esaurita, ha portato mio fratello in un centro di assistenza per anziani, e da qui abbiamo interrotto ogni tipo di rapporto. Disperata, non mi rassegno ancora a vederlo lì dentro con la maggior parte dei malati di oltre 70-80 anni e lui che è ancora a tratti cosciente e vorrebbe capire quanto ancora deve stare lì (lui è dolcissimo e per niente aggressivo). Purtroppo sono sola nella mia disperazione (non vede più il suo bambino al quale era affezionatissimo). Credo che lui non sia ancora pronto per un tipo di struttura come quella. Comunque, questo mio è uno sfogo e vi ringrazio.
(Lettera firmata)

Storia numero 4
Mi chiamo Cristina e da circa 4 mesi convivo con mia madre che ha l'alzheimer. Nel mese di maggio è stata ricoverata all'ospedale dove alla prima visita accusava tremore forte alla mano sinistra, poca memoria, scarsa cura della propria persona. Al reparto è stata curata e dimessa con una cura di circa 9 pastiglie al giorno (cardioaspirina ecc.... ). Per quanto la mia testimonianza possa servire, è dura. Non può essere lasciata sola mai. Fortunatamente sono supportata da mio padre e da mio fratello più grande. Sono disposta a ricevere tutti i consigli che mi potete dare.
(Cristina da Genova)

Storia numero 5
Vi ringrazio per questa opportunità. Speriamo che le nostre storie servano a fare un po' di "rumore" in questa società che invece fa finta che questo enorme problema non esiste. Abbiamo nostra mamma malata di Alzheimer da ormai 7 anni ed è in cura c/o il centro diurno di Casal Boccone a Roma con assunzione di farmaci quali Excelon e Ebixa.

All'inizio dell'estate 2009 la situazione è precipitata e mamma ha sviluppato delle psicosi bruttissime ed ingestibili nei confronti di mio padre (il quale ci stava rimettendo la salute mentale ed al quale, come ciliegina sulla torta, a settembre dello stesso anno è stato diagnosticato un tumore). In seguito a questo peggioramento, ai farmaci che già prendeva, è stato aggiunto uno psicofarmaco (Invega) che la rende poco più che un automa.

Noi tre figlie (due "operative", una non vive a Roma) abbiamo dovuto - appena saputo anche della malattia di papà - prendere una persona che possa stare con loro per tutto il giorno (e che va pagata!), anche perché mio padre è stato operato a gennaio 2010 e sottoposto - prima e dopo l'intervento - a terapie di chemio e radio c/o una struttura ospedaliera e quindi non avremmo saputo con chi lasciare mamma (che non può stare assolutamente da sola).

Noi ci chiediamo dove sia lo Stato in tutto questo. Dove sono i servizi sociali, dove sono i contributi per pagare la persona che obbligatoriamente abbiamo dovuto assumere (altrimenti ci saremmo dovute licenziare dai nostri impieghi)? In sintesi, due genitori malati gravemente. Con papà ancora ci possiamo parlare, possiamo interagire, ma con mamma purtroppo da più di un anno non più.

Ma è possibile che la sperimentazione per le cure definitive per questa maledetta malattia sia ancora a "caro amico"? Possibile che si spendano soldi dei contribuenti per tutto tranne che per la tutela e il rispetto delle persone malate di Alzheimer (e non solo) e delle loro famiglie che le assistono senza alcun aiuto? Non è giusto. Siamo sole!!!! Aiuto!!!
(Laura da Roma)



STORIE DI ALZHEIMER
"Assistenza? Una pensione da 472 euro
e 2mila di spesa mensile per il badante"
Perché certi integratori non vengono passati gratis pur essendo dei salvavita? Le richieste delle famiglie alle prese con la malattia, il messaggio di un sacerdote che ha la madre malata, la testimonianza dei legami distrutti dalle difficoltà

Storia numero 6
Mi chiamo Mauro, sono di roma, mio padre è affetto da Alzheimer con Parkinsonismo ormai dal 2000 e necessita di continua assistenza giorno e notte; pertanto abbiamo assunto un badante che convive con i miei genitori (anche mia madre è invalida al 100% e in realtà i badanti sono due fissi 24 al giorno). Io sono figlio unico e mi devo occupare di tutto: organizzare le visite mediche, medicinali, pannoloni, urgenze varie, assistenza durante le festività (i due ragazzi vanno via e devo trovare dei degni sostituti) e gestire le problematiche di ogni giorno.

Tra l'altro mio padre necessita di addensante per poter bere acqua e sto combattendo una battaglia da solo contro la Asl, visto che l'addensante è catalogato come integratore, e quindi non è passato gratuitamente, e non come salvavita quale in realtà è. I miei genitori sono entrambi pensionati e percepiscono anche la pensione di invalidità con accompagno; facendo però due conti vi renderete conto della ridicola cifra che lo Stato ci dà per gestire l'handicap. La pensione di invalidità ammonta per ciascuno a 472€ al mese che dovrebbero servirci per far fronte a tutte le spese dell'assistenza, che in realtà costa ben di più.

Infatti una badante convivente costa: - stipendio mensile 850€; quota mensile 13a e TFR: 100€; contributi Inps mensili: 150€; festivi: 100€ a settimana, quindi 400 € al mese; quota mensile ferie: circa 100€; vitto mensile: almeno 200€. Totale: 1.800 € al mese. Quindi a fronte di una spesa di almeno 1.800 (più visite mediche, farmaci e tante altre spese varie si arriva ad almeno 2.000 euro al mese), lo Stato ti "aiuta" con 472 euro mensili!

Finora mai nessuno ha avuto il coraggio di denunciare questa assurdità. In teoria per i VERI invalidi, per la loro semplice sopravvivenza, la pensione di invalidità dovrebbe ammontare ad almeno 4 volte quella finora elargita. Per non parlare dell'assenza dello Stato nell'assistenza medica e psicologica: completamente nulla!! Sarebbe utile che qualcuno facesse arrivare la nostra voce ai nostri politici, magari portandoli a casa di qualche malato di Alzheimer (la mia casa sarebbe a disposizione se occorresse), così toccherebbero con mano le realtà che affrontiamo ogni giorno da soli!!
(Carlo, da Roma)

Storia numero7
Sono un figlio sacerdote di una madre ammalata di alzhaimer. Da sei anni conviviamo con mio padre e mia sorella non sposata questa realtà. Ho altre due sorelle che sono sposate e che saltuariamente si occupano di lei. Ora mi trovo al mare con lei per permettere a mia sorella un atttimo di sollievo. La cosa che mi preme dire a quanti vivono questa realtà, a parte la poca attenzione delle strutture socio-sanitarie che arrivano sempre in ritardo, che noi famigliari dobbiamo coalizzarci.

Se non ci si rende conto della realtà si rischia di combattere con i mulini a vento. Accettare la propria madre che diventa bambina è da una parte triste e inaccettabile per un figlio, ma d'altra parte è un'esperienza unica, almeno per me sacerdote. Occuparmi di una madre che tante cure mi ha dato mi permette di mettere in pratica l'evangelo e cioè l'amore verso il prossimo. Con mia madre ho imparato a sdrammatizzare la vita; a ridere delle piccole gioie che essa dona; a gioire per un fiore, un tramonto, un gelato, una passeggiata sulla riva del mare, a non vergognarmi di quello che gli altri possano pensare di me e di lei nel vederci assieme; anzi, mi sento fiero di tutto ciò. Questo mi sembra possa essere il messaggio positivo che vorrei lanciare. Godere della "pazzia"della vita in una così detta normalità pazza sul serio. Vi abbraccio tutti
(Don Emanuele, da Verona)

Storia numero 8
Vi ringrazio per darmi la possbilità di raccontare in breve quello che purtroppo sto vivendo. Mia madre dal 2005 vive affetta da Alzheimer, una malattia che per la famiglia è distruttiva. All'inizio non capisci, sei confuso e poi non vuoi capire, ti pare impossibile. Piano piano il suo cervello viene divorato, viene azzerato tutto: parole, comportamenti e gesti non sono più quelli di prima.

Da quel momento comincio io a far da mamma a lei, in tutti i sensi: a lavarla, a vestirla, a sforzarla a leggere, a guardare foto vecchie della famiglia per farle ricordare qualcosa, qualcuno. Cerco di impegnarla a fare piccoli lavori, le parlo continuamente. Adesso è ricoverata in una buona residenza, non era più possibile tenerla in casa; mi riconosce a tratti, parla pochissimo e quel poco devi decifrarlo, tradurlo cercando di cogliere nei suoi occhi quello che vuole dirti. Nel frattempo mio padre è morto e lei non lo sa... quanto vorrei dirglielo vorrei piangere con lei .. ho tanto bisogno di lei. Ancora non capisco, non accetto... ma lei è serena grazie anche all'aiuto della struttura in cui si trova.
(Marina)

Storia numero 9
Ho 45 anni, ma in alcuni giorni me ne sento 80. Chi conosce questa "orrenda" malattia mi capisce e sa quello che intendo. La mia storia, senza fronzoli, è iniziata circa 9 anni fa quando mio padre ha iniziato ad avere (qualche volta) dei comportamenti "strani" con notevole perdita della memoria breve che io e mia madre non capivamo. A seguito del peggioramento di tali problemi ci siamo informate e, gira che ti rigira, dopo 3 anni di visite, esami e varie abbiamo avuto la sentenza: morbo di Alz..... (non riesco neanche a scriverlo). La nostra considerazione è stata: e che è? Come evolve? Che dobbiamo fare?

Leggi, studia, informati, piano piano, giorno dopo giorno, problema dopo problema, abbiamo capito. Sempre per brevità, la storia di mio padre è terminata il 23 dicembre 2009 dopo atroci sofferenze. Nel frattempo, a seguito dell'esperienza acquisita ho notato che mia mamma aveva gli stessi "strani comportamenti" (e con strani sapete cosa intendo). Ma dovendo seguire la fine di mio padre non ho potuto approfondire. Così a marzo mi sono fatta coraggio e l'ho portata presso il centro Uva dove ormai mi conoscono bene e dove, dopo i test e i vari colloqui, ho avuto la seconda "condanna"!

Ho dimenticato di dirvi che a seguito di tali problemi ho dovuto anche affrontare il divorzio da mio marito e non ho parenti stretti che possano darmi una mano, il mio unico fratello vive all'estero e non mi è di grande aiuto (come potrebbe abitando dall'altra parte del mondo?) Pertanto ora so tutto su "tale" malattia e alcune volte vorrei davvero morire!!! Il mio tempo si divide tra il lavoro (almeno 8 ore al giorno in ufficio) e mia mamma che, attualmente è al grado 2 ed è nella (per me) fase peggiore. E' sola e non vuole nessuno perché "non ha bisogno di niente" (consapevolezza, ma non rassegnazione). Grazie per l'ascolto
(Paola, da Pescara)

Storia numero 10
Poco da dire. I miei non erano stati mai genitori adatti a me: mi ebbero tardi (43 e 46 anni rispettivamente), a 18 anni al millesimo di distanza dal maggiore dei fratelli e a dieci dal minore. Mia madre si produce in urli satanici anche senza apparentemente grande motivo di discordia; quando non urla è comunque logorroica, però chiama le persone per nome e non scappa di casa. Mio padre, da almeno 5 anni, è inaffidabile, non si ricorda i nomi dei figli, miracolosamente nei giorni scorsi alla domanda "chi erano Burgnich e Facchetti" ha risposto "corridori " (in fondo l'idea c'era); quando ci si dimentica di chiudere la porta di casa, se non è a riposare, prende e parte, seguendo a naso la strada per la casa che fu di suo padre. Circa 20 volte al giorno chiede di suo padre, a nulla serve ricordargli che è morto appena 53 anni fa. Non c'è la volontà di ricorrere al giudice tutelare e a strutture adeguate, e qualcuno in famiglia accetta il martirio, si fa rovinare questi anni di vita. Il tutto si riduce all'attesa della loro morte.
(Francesco)



STORIE DI ALZHEIMER
"Nella realtà si è soli con il proprio dramma"
Consigli da e per chi ha un malato in casa
Le testimonianze delle famiglie: "Il momento peggiore, che arriva per tutti, è quando ti guardano e non ti riconoscono più o ti scambiano per un altro". "Spero che si trovi una cura per evitare a loro di perdere la dignità e a chi li assiste tutto questo dolore"

storia numero 11
Mio padre è stato un operaio Italsider (Bagnoli) ed ha fatto per tutta la sua vita lavorativa i turni (mattina, pomeriggio, notte). Per le note vicende siderurgiche è stato prepensionato a 50 anni, quindi a un tratto non ha avuto più un'attività lavorativa e purtroppo per lui non è riuscito a trovarsi una nuova dimensione, una qualche attività che lo stimolasse. Per anni ha girovagato per il suo quartiere sempre con l'inseparabile sigaretta.

Questo status è durato una decina di anni. La sera del battesimo di mio figlio, mio padre è stato ricoverato d'urgenza in ospedale e operato allo stomaco per un'ulcera dovuta al troppo fumo. Per me è iniziato tutto quella notte. Al suo risveglio e da quel momento in poi, non ha mai più chiesto una sigaretta, non sentiva più la dipendenza dalla nicotina. Per noi fu un doppio miracolo.

Dopo qualche anno sono iniziati i problemi. Coincidenza? Non ci crederò mai. Il primo segnale fu quando mio padre in certi momenti non riusciva più a dare valore ai soldi che aveva in tasca, non sapeva dire cosa avesse speso e perché; oppure capitava che in giornate calde si vestisse con abiti pesanti o negava l'evidenza di alcuni suoi atti. Fatti i primi accertamenti, la diagnosi fu appunto l'Alzheimer. Io non ci volevo credere perché lo vedevo normale. Ritenevo, sbagliando, che quei piccoli errori fossero dovuti all'età. Poi con il passare del tempo mi sono dovuto arrendere all'evidenza.

E' stata la cosa più dura per me perché non lo volevo accettare. Si iniziò dalle piccole cose: non essere più in grado di scrivere il proprio nome o di infilare una chiave nella serratura, non essere più in grado di allacciarsi le scarpe e a piangere per tutto questo (alcuni diventano violenti) fino ad arrivare a non riconoscere più il luogo dove viveva, le persone care, ad accanirsi sui ricordi spiacevoli e sui dispiaceri subiti nella sua infanzia.
Il momento più brutto (e arriva per tutti) è quando ti guarda negli occhi e non ti riconosce più o, peggio ancora, ti scambia per il padre o per il fratello.

E' dura da accettare, ma è così. Il malato di Alzheimer vive una condizione di stress continuo perché si rende conto che non riesce più a fare ciò che faceva prima, non riesce più ad essere quello che era prima semplicemente perché se lo dimentica e nella fase iniziale è consapevole di questo. Mio padre nei periodi di forte crisi pretendeva di andare nel palazzo dove era nato e aveva vissuto da bambino e una volta giunto sul posto confondeva tutto ed era capace di fare questo anche tutto il giorno.

Poi ti prende anche fisicamente perché il cervello non controlla più le funzioni vitali. A un certo punto siamo stati costretti a inserirlo in una struttura privata ad hoc dove, con mia grande sorpresa, sembrava aver trovato una sua certa serenità, una dimensione che gli alleviava lo stress del non ricordare. Mio padre è finito il 10 aprile di quest'anno.

Questa è una malattia che colpisce soprattutto chi è vicino al malato perché ti logora psicologicamente. Esiste l'Aima (Associazione Italiana Malati di Alzheimer), ma quando vai nel concreto si è soli. Non esiste una struttura pubblica in grado di seguire il malato. Ci vuole una grande forza d'animo e soprattutto una forte mano da chiunque sia disposto a darla perché non sarà mai abbastanza. E lascia il segno.

Mi sento infine di dare qualche consiglio: prendere coscienza il prima possibile del fatto che ogni spiegazione logica del comportamento del malato è inutile; cercare di creare un clima di serenità soprattutto in famiglia; avvisare il vicinato; mettere in tasca al malato l'indirizzo di casa e un recapito telefonico; assecondare sempre il malato dandogli la certezza che lo stai ascoltando; prendere coscienza del fatto che la persona che hai di fronte non esiste più ma è presente e ti ascolta.

A mio padre: dovunque tu sia e qualsiasi cosa stia facendo, voglio solo dirti che ti voglio bene e che mi manchi molto. Spero un giorno di poterti riabbracciare potendo osservare un tuo sorriso come quelli che facevi una volta. Ciao
(Anonimo, dalla Campania)

Storia numero 12
Caro Pà, negli ultimi anni della tua vita ti sei lasciato accudire come un ragazzino, tu che sei sempre stato un guerriero nel lavoro e nella vita. Mi ricordavi della tua vita del dopoguerra con dei particolari sorprendenti, nonostante fossero passati 50 anni, ma poi non riuscivi a ricordare neanche che io ero tuo figlio, non ricordavi le cose legate agli ultimi 5 anni della tua vita.

Ho avuto l'onore di servire un uomo, un leader della generazione di quelli che nella vita hanno solo lavorato e lottato come nessuna generazione per l'Italia. Negli anni della tua malattia ho solo fatto finta di essere un perfetto estraneo, una spece di colf e tu mi ringraziavi per le gentilezze ricevute dopo qualsiasi barba o doccia o aiuto nel vestirti. Non ho mai ubbidito nel darti le esatte dosi di medicine che ti facevano dormire; ti ho lasciato la libertà di uscire di casa, seguendoti da lontano per paura che ti perdessi, per lasciarti godere ancora una volta dell'essere per certi versi ancora autonomo.

Anni per assurdo belli, dove ti ho potuto stare vicino, anche perché lavoravi sempre, e quando hai finito tu di lavorare ho cominciato io. Poi alla fine la beffa di uno stato che non riconosce questa malattia, o se la riconosce è solo quando degenera a demenza senile. Poi ancora te ne sei andato nel sonno. Lo stato comunque ha provveduto alla mamma con la reversibilità della tua pensione di 500 euro, con i quali a stento si può vivere in affitto in un garage. Ciao Pà e grazie.
(Enzo, dall'Abruzzo)

Storia numero 13
Ho mia suocera affetta da Alzheimer. L'inizio intorno ai 70 anni. Giorno dopo giorno ho assistito impotente a un lento ma inarrestabile impoverimento mentale che oggi, che lei ha 79 anni, l'ha trasformata da una furbissima donna super attiva a una magrissima vecchietta dallo sguardo perso, come se stesse cercando se stessa in un mondo di persone sconosciute: non riconosce più i suoi cari, non li nomina più, piange e ride quasi contemporaneamente, parla parla senza filo logico: il suo essere si è dissolto, è evaporato, si è ridotto in cenere e continua ad albergare in un corpo che si sta avviando all'immobilità. Fa tanta tenerezza vederla parlare allo specchio, fa anche sorridere e ci porta ad amarla e coccolarla come se fosse una bambina piccola.
(Cinzia)

Storia numero 14
La mia mamma si chiamava Teresa ed è morta il 29 luglio scorso, consumata dal morbo. Ho letto tante cose su questa patologia e purtroppo credo che, al di là delle connotazioni mediche, di essa possa parlare solo chi l'ha vissuta. La mia mamma era una tenera, dolce donna forte nel carattere e nel fisico, che l'Alzheimer ha lentamente ma inesorabilmente consumato. Non sto qui a descrivere i protocolli medici, gli intoppi burocratici per il riconoscimento dell'invalidità o il rilascio del contrassegno invalidi o per avere il riconoscimento dei benefici della legge 104.

Vorrei parlare invece del dolore che ti dilania quando vedi una persona che ami ridotta piano piano a un vegetale. La tristezza che ti assale quando ti accorgi di come sia difficile per lei compiere i gesti più elementari quali bere, portare le posate alla bocca, infilare una manica del giacchino. Ho pregato con tutta me stessa, forse egoisticamente, che fino alla fine lei mi riconoscesse e così è stato; almeno questo dolore mi è stato risparmiato. Ma credetemi non vi è nessuna poesia nel vedere chi ami completamente dipendente da te.

La forza dell'amore mi ha permesso di non sentire le fatiche fisiche del prenderla in braccio per accudirla nelle sue esigenze primarie. Si stringeva a me come a cercare protezione, a me che riuscivo a farla sorridere, a me che l'accarezzavo fino a farla addormentare dolcemente per cercare di diminuirle i deliri e le allucinazioni notturne che neanche i farmaci psicotici riuscivano più a controllare. L'ho acompagnata dolcemente nella sua nuova dimensione ma mi è costato tanto, troppo. Il mio cuore è triste e sereno allo stesso tempo, il mio corpo ora avverte tutta la stanchezza e la fatica.

Mi auguro che lei non abbia avuto consapevolezza del suo decadimento. Mi piace ricordarla la mamma dolce e volitiva con cui mi confrontavo. E prego che si trovi al più presto una cura che non sia un rallentatore, ma un curativo che eviti ad altri tutto ciò e permetta a tutti di conservare fino alla fine la propria dignità.
(Lucia)


LE ULTIME RICERCHE DICONO CHE...

Alla radice della malattia anche uno squilibrio di metalli necessari per funzioni cerebrali

 

Scienziati australiani hanno compiuto un importante passo nella conoscenza del morbo di Alzheimer, una condizione che descrivono come un accumulo di ‘ruggine’ nel cervello. Secondo la ricerca guidata dal professore di patologia dell’universita’ di Melbourne, Ashley Bush, alla radice della malattia degenerativa di cui soffre il 10% degli ultrasessantenni, vi e’ uno squilibrio nelle proporzioni dei metalli necessari per una sana funzione cerebrale.
Nella ricerca pubblicata sulla rivista Cell, tale squilibrio viene attribuito all’impropria elaborazione di zinco e di ferro da parte del cervello. ”Il cervello nel morbo di Alzheimer e’ in condizioni di catastrofe ed e’ molto difficile individuare con precisione come abbia cominciato a peggiorare”, scrive Bush. Questa ricerca pero’ scioglie un serie di nodi e mette in luce una particolare sequenza che coinvolge questi due metalli.
Lo studio si e’ concentrato sulla complessa relazione fra la proteina precursore dell’amiloide (App) e il suo prodotto amiloide in cui si scompone, insieme a zinco e ferro. Poiche’, come e’ stato osservato, lo zinco si accumula nell’amiloide, esso impedisce all’App di svolgere il compito vitale, e prima d’ora sconosciuto, di esportare il ferro dai neuroni cerebrali. Questo causa un accumulo di ferro nella materia grigia, spiega lo scienziato, causando stress ossidanti che possono uccidere i neuroni.
”Si puo’ dire quindi che la perdita di funzioni mentali sia causata, in senso chimico, da ruggine nel cervello. In maniera simile alla vera ruggine, comporta infatti una combustione anormale di ossigeno e ferro”, spiega ancora. ”Il cervello e’ un organo inusuale in quanto contiene concentrazioni molto alte di metalli, che usa per i suoi processi chimici elettrici”. Il prof. Bush e’ cofondatore della ditta di biotecnologia Prana, che sta sviluppando un nuovo farmaco detto PBT2, attualmente in fase di sperimentazione clinica, che mira a ripristinare i normali livelli e distribuzione dei metalli nel cervello. 


Uno studio portato a termine dai ricercatori dell’università di Oxford e pubblicato da Public Library of Science One dimostra che la vitamina B, presa in dosi abbondanti, può ritardare l’insorgere di quelle problematiche tipiche della terza età, quali la demenza senile e l’Alzheimer.
Una scoperta di tale portata potrebbe apportare notevoli cambiamenti nella vita di chi soffre di patologie legate all’anzianità e dei loro familiari. I ricercatori, però, tengono a freno ogni entusiasmo precoce: finché non saranno stati fatti tutti gli studi necessari per evidenziare eventuali rischi di tale terapia la prescrizione di vitamina B in anziani soggetti a demenza senile o Alzheimer non sarà ancora consigliata.
Nel frattempo le famiglie che hanno a che fare con persone vittime di tali disturbi degenerativi possono integrare la dieta quotidiana con alimenti quali le patate, la carne ed i cerali, che sono ricchi di vitamina B e che, certamente, non potranno che giovare alla salute.


 da alzheimer-360.com/ 

 Annamaria... a dopo

giovedì 9 settembre 2010

Meteo... e non solo










Ritorna anche il nostro amico e poeta Totò con una  delicata poesia  che dedico a mio padre,
 sempre presente nei miei pensieri e nel mio cuore.


A ME PATRI (con traduzione finale)
Un ghiornu passiannu ‘nto iardinu
Vitti n’aranciu ‘nterra
‘mmienzu a l’erba
ca quasi quasi nun si vidia
era bedda ,china di sucu e ciaurusa:
cuntinuannu a caminari
‘nni vitti n’autra e n’autra ancora………
……..Mariia…..quantu cci’nneranu…….
Parianu tanti stiddi
Ca luccichiavanu ‘mmienzu a l’erba.
“QUANTU BIDDIZZA APPIZZATA
E QUANTU SUCU ITTATU ‘NTERRA”
Cuntinuannu a caminari,
finu a quannu si fici scuru,
passai du campusantu
unni c’era me patri
e….vitti na luci ‘nterra
e poi n’autra e n’autra ancora
parianu dd’aranci ‘mmiezzu all’erba,
ma ….luccichiavanu……luccichiavanu…….
…….Mariia……quantu cci ‘ nneranu…….
“QUANTU BIDDIZZA APPIZZATA
E QUANTU SUCU ITTATU ‘NTERRA”
…….E mi vinni di cianciri………
…… mi misi a curriri……e……
mi scurdai di salutari
A ME PATRI.

traduzione

A MIO PADRE

Un giorno passeggiando nel giardino
Vidi un’arancia per terra
In mezzo all’erba
Che quasi quasi non si vedeva
Era bella piena di succo e odorosa;
Continuando a camminare
Ne vidi un’altra e un’altra ancora…..
….. Maria…. Quante c’è n’erano…….
Sembravano tante stelle
Che brillavano in mezo all’erba.
“QUANTA BELLEZZA PERDUTA
E QUANTO SUCCO GETTATO PER TERRA”
Continuando a camminare,
fino a quando si fece buio,
passai dal camposanto
dove era sepolto mio Padre.
E…..vidi una luce per terra
E poi un’altra e un’altra ancora,
Sembravano quelle arance in mezzo all’erba
Ma ….brillavano…. brillavano….
…… Maria quante c’è n’erano…

“QUANTA BELLEZZA PERDUTA
E QUANTO SUCCO GETTATO PER TERRA”

……E mi venne da piangere……
…. E mi misi a correre….
e……….
dimenticai di salutare
MIO PADRE
TOTO' 
questo video è per un amico, bravo quasi quanto Brachetti nelle sue trasformazioni...(marco?ivan?gian?SANDRA?...etc )
 
 
Annamaria... a dopo


mercoledì 8 settembre 2010

Le notizie segnalate da CATERINA










"MA QUANTO MI COSTA QUESTA VITA IMMOBILE"



 Le due vite di Daniele: la prima brillante e sempre al limite, la seconda rallentata, quasi soffusa.
Daniele Furlan, imprenditore di successo (settore impiantistica), ha girato pagina sulla tangenziale di Mestre, quando un Tir non l`ha visto e ha continuato la sua corsa. Un botto. E una parte di sé che si addormenta. Resta un cervello vigile e i sentimenti, i sogni che non si spezzano. Resta un mento, l`unica parte "mobile", che gli consente il contatto con la vita. Daniele è tetraplegico e, con orgoglio, da 8 anni sta vivendo la sua seconda vita, che ha anche raccontato in un libro ("Il mio Podere", Mursia). Perché un libro? «Due sono i motivi, perché da quando mi sono trovato in carrozzina la gente vede in me la persona disabile; e volevo mettere per scritto la mia prima vita di successo e d’eccessi. Vita tipica di un piccolo imprenditore del Nordest. Secondo motivo volevo raccontare la mia seconda vita». Cosa le manca di più della prima vita? «Stranamente non è camminare, mi manca la privacy. Ho raggiunto una buon’autonomia, ma ho bisogno di qualcuno per ogni operazione, anche le più intime». Vivere o sopravvivere? Spesso il confine è molto labile. «Vivere, senza dubbio. Abito in una zona a metà tra la campagna e il paese e il mio sogno era quello di fare del vino nostro, di avere una cantina. Progetto vecchio che ho realizzato ora». Quanto fa la differenza avere dei soldi per chi si trova nella sua situazione? «Avere una sicurezza è fondamentale. L`assistenza costa, o si sacrifica tutta la famiglia o si deve ricorrere ad assistenze esterne». La struttura pubblica aiuta? «Esiste un progetto a livello regionale che si chiama "Progetto vita indipendente", che ha come scopo di mantenere il disabile a casa e non di trasferirlo in strutture. Prevede l`erogazione di un contributo mensile che non supera mille euro a persona. Bastano per la badante, ma io ho dovuto rivoluzionare la casa». La domestica aiuta le persone come lei, però costa «Tutto l`impianto che ho, l`ho avuto perché c`è stato un "incidente sul lavoro". In questo caso interviene l`Inail e il centro di Budrio che è un’eccellenza, ci sono ingegneri e tecnici bravissimi. Riesco ad aprire porte, accendere luci, televisioni, stereo, riesco a lavorare al computer». Cambia la vita, mutano gli affetti? «Avere un figlio sulla quale si riflette la propria vita è un motivo in più per non sopravvivere, ma vivere. Gli amici veri restano, quelli meno veri se ne vanno. C`è anche qualcuno che non ha il coraggio di affrontare la situazione. E` una trasformazione che avviene in un secondo e non tutti sono preparati». E l`amore? «Sembra strano, se abbiamo una relazione in corso, la relazione quasi sempre s`interrompe e siamo noi stessi a farlo. Può capitare di innamorarsi un`altra volta e può essere più intenso, l`attrazione fisica va in secondo piano». Riesce ancora a mantenere un ruolo di governo? «Sul lavoro no, il lavoro ti rigetta o sei efficiente o il discorso cade. Gestivo un`azienda e i dipendenti da un giorno all’altro si sono trovati senza guida. Ma all`interno della famiglia il ruolo mi è rimasto». Lei si è costruito una casa su misura e si paga l`assistenza. Cosa manca alle persone come lei che non hanno disponibilità economica? «Partirei da un esempio. C`è una clinica in Svizzera, un`unità spinale, che segue persone che subiscono una lesione come la mia. É molto famosa, molto efficiente, ma chi ci vuole andare deve lasciare minimo una caparra di minimo 80 mila euro e la degenza costa 30 mila euro al mese. In Svizzera, ogni cittadino versa 100 franchi l`anno ad un’assicurazione e nel caso ha l`acceso gratuito a questa clinica. Bisognerebbe che ognuno fosse economicamente coperto per poter avere tutto ciò di cui ha bisogno». La riabilitazione costa? «È un problema di costi e d’accessi. Tutta l`attrezzatura che ho io me la sono pagata: decine di migliaia d’euro. L`Usl giudica questi casi in un modo un pò strano: se c`è guarigione c`è terapia, se c`è cronicità tanto vale non fare nulla. L`Asl mi passa una seduta al mese di tre quarti d`ora. Io ho le badanti, ho gli strumenti e alla fine faccio tutti ì giorni terapia». Una domanda difficile, mai pensato a staccare la spina? «Quando ero in rianimazione, intubato e immobilizzato e vedevo solo il soffitto, interrogavo il medico con gli occhi. Lui mi diceva sempre: "ti prometto che ti metterò seduto di fronte ad un computer". E in quel momento pensavo: se questo è il mio futuro non lo voglio. Oggi non penso più così. Il corpo ha una capacità di adattamento veloce, la mente arriva più tardi. Vivere imprigionato dentro il proprio corpo è la peggiore delle galere, ma se si riesce a dialogare con la vita, la prospettiva cambia. C`è un sito (http://www.lesionispinali.org/) che aiuta in senso concreto».





IL LIBRO

.

Daniele Furlan è nato a Schaffausen (Svizzera) il 18 novembre del 1963 e a pochi anni dalla sua nascita la sua famiglia si è trasferita a Ponte di Piave, provincia di Treviso, dove egli risiede tuttora. È diplomato ragioniere.
Il mio podere è il suo primo romanzo.

Annamaria... a dopo

CASO SAKYNEH -

 le ultime notizie sul caso Sakineh

 

 


l' Iran sospende la condanna alla lapidazione

 

L'annuncio del ministero degli Esteri di Teheran


«Il verdetto è stato bloccato e sottoposto a revisione»




 Le autorità iraniane hanno sospeso la sentenza di lapidazione per Sakineh, la donna condannata per adulterio e per presunta complicità con l'omicidio del marito. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Teheran: «Il verdetto riguardo la vicenda di tradimento extraconiugale è stata bloccata ed è stata sottoposta a revisione» ha detto il ministro Ramin Mehmanparast in un'intervista a una Tv locale.

 La vicenda di Sakineh ha suscitato negli ultimi giorni numerose iniziative di solidarietà. Poco prima dell'annuncio di Teheran, ad esempio, il Parlamento europeo aveva approvato ll'unanimità una risoluzione che chiedeva proprio la revisione della condanna a morte per la donna e un processo giusto. Molti parlamentari sono arrivati in aula indossando magliette con l'immagine della donna. Nel testo si esprime «costernazione» perché l'Iran continua a essere uno dei pochi Paesi al mondo che mantiene la lapidazione e invita il Parlamento di Therean a vietare la pratica.

 notizia in più..
 Il comitato dei diritti dell'uomo del parlamento iraniano ha criticato le prese di posizione adottate da Italia e Francia in difesa di Sakineh definendole 'interferenze' e 'propaganda'. Lo riferisce il sito della tv iraniana Presstv.
...Ma tutto serve per salvare la vita di questa donna  e, chissà quante ce ne sono ancora in questa drammatica situazione.
Non abbassiamo la guardia!!!!!


Annamaria... a dopo

MASSAGGI E MUSICA , ARMI EFFICACI CONTRO L'ICTUS









Un massaggio rilassante o l’ascolto di buona musica. Non sono suggerimenti per il tempo libero, ma efficaci armi capaci di tenere lontano il rischio ictus e gli irreparabili danni provocati da un attacco. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori dell’Università della California Irvine. 

«Per prevenire e combattere l’ictus – hanno spiegato gli scienziati americani – bisogna stimolare le aree del cervello affamate di sangue onde impedirne la coagulazione o la rottura di un’arteria». La ricerca californiana – i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale “PLoS One” – è stata condotta su modello animale. Sfiorando i baffi dei topi oggetto dello studio, gli scienziati ne hanno stimolato particolari nervi per verificare la possibilità di impedire il rischio ictus o risolvere situazioni complicate.
L’esperimento ha funzionato: un semplice massaggio di soli quattro minuti, effettuato a breve distanza (massimo un paio d’ore) dal momento in cui si era verificato il blocco nell’arteria, ha permesso al sangue di trovare vie alternative e continuare a fluire. Secondo i ricercatori, gli effetti della stimolazione potrebbero rivelarsi altrettanto validi sugli esseri umani. «Nell’uomo, però, le parti del corpo sensibili sono altre: le dita, le labbra e il viso più in generale – ha spiegato il professor Ron Frostig, co-autore dello studio – Abbiamo compiuto un importante passo avanti, ora dovremo testare gli effetti di un massaggio rilassante o dell’ascolto di musica distensiva sugli essere umani. Se tutto andrà bene, presto potremo essere in grado d’intervenire prima che il paziente sia costretto alla sala d’emergenza».



Annamaria... a dopo

METEO...e non solo














Il meteo compie 150 anni


ll 6 settembre 1860 il Times pubblicava per la prima volta nella storia le previsioni del tempo. Dietro a questa novità assoluta ci sono le ricerche di Robert FitzRoy, vero pioniere della meteorologia che ha reso le previsioni una realtà.


 Se grazie ai progressi della scienza le previsioni oggi sono diventate più precise, molto si deve a chi ha inaugurato la meteorologia, sfidando lo scetticismo di esperti e gente comune. Il viceammiraglio FitzRoy fu infatti il primo a realizzare le previsioni basandosi su una rete di rilevazioni estesa su tutta la Gran Bretagna.

 Durante la sua vita, FitzRoy fu al centro di accese critiche. Il pubblico si ricordava solo le previsioni sbagliate, e spesso i lettori scrivevano lettere al vetriolo per protestare ogni volta che FitzRoy non indovinava. Le sue previsioni facevano sì che spesso le imbarcazioni, a causa del rischio di tempeste, non potevano uscire dai porti, e questo gli inimicava i proprietari dei pescherecci, che temevano di vedere ridotto il loro volume di affari. Al contrario, i comuni pescatori considerano FitzRoy come un eroe, in quanto grazie alle sue previsioni sono state salvate molte vite umane. Il tono delle critiche nei suoi confronti diventa però così aspro da farlo cadere in depressione, e la mattina del 30 aprile 1865 decide di farla finita tagliandosi la gola con il rasoio. Nonostante le critiche dei suoi contemporanei, nella storia della meteorologia FitzRoy è stato riconosciuto come un gigante delle moderne previsioni del tempo.
       Il colonnello Bernacca - Volto storico del meteo in Italia-


E’ POSSIBILE IL METEO PERFETTO?- Grazie alle sue scoperte, oggi la meteorologia ha compiuto numerosi passi avanti. Da allora, il miglioramento delle previsioni è andato di pari passo con quello dei computer. Anche se il limite del meteo deriva dalla carenza di punti di osservazione, dalla cattiva conoscenza dei processi fisici e dai limiti delle tecniche di risoluzione delle equazioni. Ma, a parte ciò, esiste un limite intrinseco alla prevedibilità del tempo? In altre parole, sarà possibile nel futuro prevedere, con un mese di anticipo, che tempo farà a Roma alle ore 14 del 7 ottobre? La risposta è, purtroppo, no. Ad esempio, in una previsione a 96 ore, l'errore commesso non è il doppio di quella a 48 ore, ma il quintuplo. La colpa è del cosiddetto effetto farfalla, teorizzato nel 1963 dal fisico americano Edward Lorentz. In linea teorica cioè il vortice d'aria lasciato dietro di sé da una farfalla è in grado di scatenare nell'atmosfera una specie di reazione a cascata, fino ad arrivare a creare un ciclone. Ed è proprio per questo motivo che si ritiene che oggi le previsioni del tempo non possano superare le 2-3 settimane.
 Se vuoi  approfondire visita IlSussidiario.net


 



Mike Bongiorno: ad un anno dalla sua scomparsa


Molte tv ricordano Mike.. la rete satellitare SkyUno, rete nella quale avrebbe ricominciato in un certo senso la sua mirabolante carriera con un’edizione rinnovata del mitico “Rischiatutto” ribattezzato per l’occasione Riskytutto, ricorderà il grande Mike Bongiorno celebrando il giorno 8 settembre il cosiddetto “Allegria Day
Per chi ha amato il re del quiz in tutti gli anni della sua carriera, per chi sente la sua nostalgia e per chi vuole rivedere puntate storiche di storici quiz, consiglio di non perdere e magari di registrare la maratona notturna che ripercorre la sua storia nella tv commerciale con due chicche davvero uniche. E’ proprio il caso di dire… Buona Tele..Visione!

 


 

Annamaria... a dopo

martedì 7 settembre 2010

Le notizie segnalate da CATERINA

Enrico: ho 18 anni, sono di sinistra ma non urlo: ragiono

Le parole che state per leggere le ha scritte un diciottenne iscritto al Pd. Pd di Budrio, Bologna, dove c'è la festa dell'Unità che si chiama ancora così e dentro allo stand della pesca dove si vince il pallone e la bicicletta c'entrano tutte le feste democratiche d'Italia. Le parole che state per leggere le ha scritte un ragazzo che va ancora a scuola, e che si mette la sveglia un'ora prima per andare davanti alle fabbriche a rischio chiusura, anche se gli amici grillini gli dicono che il suo Pd si è dimenticato gli operai.


LA DIFFICOLTA' DI ESSERE DI SINISTRA di Enrico Procopio

Contestazione. Contestazione.
Quando ero in prima elementare contestai il voto datomi per un disegno di un leone ("Sufficiente"), dicendo "non sono mica Picasso, sai?".
In terza media il Preside decise che gli alunni erano troppo rumorosi, e che quindi avrebbero dovuto trascorrere i dieci minuti di intervallo in classe. Organizzai una protesta coi fiocchi, con tutte le classi dell'istituto che uscirono nello stesso momento, e con un plotone di coraggiosi andammo pure dal Preside a chiedere la revoca della circolare. Per la cronaca, funzionò alla grande. In vita mia non ho mai zittito nessuno. Mai. Ho sempre fatto parlare tutti, anche chi diceva stronzate. Al massimo gli ho consigliato di tacere, ma non ho mai prevaricato nessuno. Ho sentito di tutto. Ho sentito inneggiare al Duce, ho sentito leghisti che tuonavano contro gli immigrati (contro la colf a casa però no), gente che difende Berlusconi a oltranza. Ma mica in tv: questi parlavano con me.

Non li ho mai zittiti, non ho mai parlato più forte. Ho sempre aspettato il mio turno, poi ho parlato e li ho demoliti. Punto per punto, ho spiegato loro cosa non funzionava nel loro ragionamento. Io faccio sempre così: li ascolto, e poi smonto le loro convinzioni. Li zittisco con la forza delle argomentazioni.
In qualche modo, da quando sono nel PD, la cosa è più difficile: in alcuni casi sei costretto a beccarti le contestazioni e a non sapere bene cosa rispondere. E allora le risposte te le procuri da solo. Al Grillino che mi ha detto "il PD si è scordato gli operai!" ho risposto svegliandomi un'ora prima, e andando fuori dalle fabbriche a volantinare, a sostenere gli operai che rischiavano il posto alla Renopress e alla Masiero, prima di andare a scuola.

Intendiamoci: io non scendo a compromessi. Su alcuni valori - difesa della Costituzione, laicità, diritti degli omosessuali, per dirne alcuni - non sono intenzionato a indietreggiare, mai. Non sono disposto a farli calpestare da nessuno.
Detto questo, io non avrei fischiato Dell'Utri e Schifani. Ma è un problema mio, perché non sono capace di farlo, sono timido, mi vergogno anche solo ad alzare la mano per fare una domanda (poi però prendo fiato e la alzo, tranquilli).
Non condanno chi ha fischiato: aveva sostanzialmente ragione. Poi ho letto questo:


 

Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire.Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.


Sono parole di Antonio Di Pietro. Le ho lette venti volte. E ho pensato che qualcosa non va. Perché la contestazione è giusta. La contestazione sistematica e organizzata, un po' meno. Andare piazza per piazza a zittire chi dice cose che tu non pensi è squadrismo.

Facciamo l'analisi parola per parola, vi va?
"Le proteste sono un segnale positivo". Giusto.
"La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte". Sì?
"E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano". Ah, davvero? E' lo stesso risveglio dei fischi a Prodi? Forse quelli volevano svegliare Prodi.
"Iniziamo a zittire tutti quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera". Quindi io devo zittire Dell'Utri perché dovrebbe stare in galera? Andare piazza per piazza a zittirlo?
Non è questo il risveglio della popolazione, no. Nello specifico, Dell'Utri è stato invitato a parlare della stronzata dei diari di Mussolini. Se io decidessi di contestarlo lo contesterei perché sta dicendo stronzate, non perché "dovrebbe stare in galera".
Sono impopolare, ma anche chi dovrebbe stare in galera, per me, ha il diritto di parlare liberamente. E, se dice cose false, di essere contestato.

Capitolo Schifani. Ci sono diverse cose da mettere in chiaro, e provo a farlo ora.
Schifani era alla Festa del PD di Torino. Io non l'avrei invitato. Io avrei cercato altre persone con cui dialogare, non certo Renato Schifani. Ma io non decido nulla, e quindi hanno deciso di chiamare Schifani, e posso anche capire e quasi condividere questa scelta, facendo grossi sforzi. In generale, come ho scritto, i miei sforzi sono tesi a mandarlo a casa, non a negargli l'invito alla Festa. Sono arrivati contestatori - scrivono i giornali - del Popolo Viola (anche se non ho ben capito come si distinguano le persone del Popolo Viola, visto che teoricamente lo sono anche io) e dei Grillini. L'hanno fischiato, avevano pure le agende rosse, fuori la mafia dallo Stato. E' una cosa giusta, teoricamente, e il messaggio è lodevole.
Ma ieri hanno vinto loro, hanno vinto loro, cioè ha vinto Schifani. Ha vinto Schifani, perché il loro progetto è diventato pienamente operativo. Hanno innescato la guerra civile, hanno incattivito la sinistra, l'hanno compressa e l'hanno fatta esplodere.

E il Pd è colpevole, perché non ha un leader in grado di incanalare questi umori e di farli confluire nella direzione giusta. E a chi fischia e dice cose giuste non sa dare risposte, e fa la figura del complice. E io li sento ridere, Schifani e co., nelle loro oscure stanze del potere (politico, mediatico e ora culturale).
La sinistra non è questo: non sono le dichiarazioni di Beppe Grillo, non sono le dichiarazioni di Di Pietro. La sinistra è quella dichiarazione che non c'è, quella che a Schifani ribatte colpo su colpo. E gli chiede qualcosa sulla mafia.

Caterina



Annamaria... a dopo

BUON COMPLEANNO CATERINA!!!

 http://www.goccedipoesia.it/gocciedipoesia/images/stories/buon-compleanno.gif



http://www.andromedafree.it/gifanimate/archivi/buoncompleanno/pagine/25/gif_animate_compleanno_06.gif
 Caterììì , causa problemi di connessione , solo ora posso farti gli auguri di...

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTHKl6CJVyU_cvoZc71G9V4s--G89S_p_OZ5n3-uNqnhQtjbx0&t=1&usg=__16PSiuohSeN4mWwc9GJQMu_a9sk=



http://www.andromedafree.it/gifanimate/archivi/buoncompleanno/pagine/24/gif_animate_compleanno_08.gif

 Caterìì condividiamo lo stesso pensiero..


Ogni essere umano, ha in sè una parte sorgente: l'amore che sgorga, il desiderio di donare una parte di se agli altri, ognuno di noi ha la sete d'amore, il desiderio di ricevere. Mi piace pensare, e immaginare la vita come un quadro, una tela bianca che ci viene donata il giorno che apriamo per la prima volta gli occhi al mondo. Insieme alla tela, ci viene data una tavolozza piena di colori ed un pennello. Giorno dopo giorno, quella tela bianca, si arricchisce di colori (più o meno vivaci) che raccontano il nostro percorso vita. Giorno dopo giorno tracciamo nuove linee, creammo nuove sfumature. Alla fine dei nostri giorni, quel quadro racconta la nostra vita. Il dipinto della nostra vita che per quanto bello potrà essere, senza una cornice (... l'amore), per gli altri a volte si pensa di non aver fatto niente per una persona che aveva bisogno ma poi quando ti dice "grazie, sei una persona speciale" capisci che quel niente per la persona è stato tanto mi succede a me!           




Ogni compleanno è un capitolo che si chiude e uno che si apre. Che sia illuminante e meraviglioso, per te, il prossimo capitolo che scriverai.

...Ho già ricevuto le tue segnalazioni , a breve verrano pubblicate





 da Annamaria e tutti gli amici del blog

Meteo...e non solo










http://www.meteoindiretta.it/cartine/elaborate/0_italia.png



si ride, si piange









Annmaria... a dopo

Le riflessioni di CIPRIANO - IRREALITY SHOW -











Ritorna Cipriano con le sue "succose" riflessioni.
Ecco un suo commento riferito alla visita ,nel nostro paese, del leader libico M Gheddafi.




Saluti e baci al leader maximo libico Muammar Gheddafi
che da poco ci ha tolto il disturbo, dopo l’ormai consueta
e ciclica vacanza di lavoro, nel Paese e nella Capitale
una volta haimè ormai lontanissima, “Caput Mundi”.
Accenno brevemente e tralascio i numerosi particolari
( tra l’altro ampiamente trattati da tutta la stampa
nazionale ed estera) delle bizzarrie e stranezze di questo
singolare e pittoresco leader libico, temutissimo nel suo
Paese per la quarantennale durezza di governo, potente
ed inflessibile, furbo e sfuggente nei rapporti internazionali.
Singolarissima la sua relazione, anche personale, con
l’attuale governo Berlusconi.




Credo che da nessuna parte
d’Europa Gheddafi possa andare in giro come in Italia a
pronunciare discorsi anche poco rispettosi per la cultura
ed il rispetto di chi lo ospita, montare a mò di campeggio
estivo e dove gli aggrada la sua gigantesca e pittoresca
tenda, il cronico e scientifico ritardare gli appuntamenti
calcolati secondo l’umore e la convenienza del momento,
miscelando sapientemente la sua potente arroganza
cresciuta nella povertà da fanciullo nelle dune del deserto
e con l’odio verso gli occupanti italiani.Non ultimo quella
suggestiva sicumera da satrapo orientale del medioevo
nel circondarsi sempre ed ovunque di quelle formidabili ed
altrettanto colorite guardie del corpo di sesso femminile,
chiamate affettuosamente “le sue Amazzoni”.

Noi in questo momento pensiamo solo a fare soldi con
i libici; “les affaires sont affaires”, ed acqua in bocca.
Ma non era di questo che volevo parlarvi, bensì di
quell’esercito di hostess nostrane scelte tramite apposita
agenzia, per accompagnare Muammar Gheddafi nel suo
tour promozionale italiano, le quali a fronte di un misero
ingaggio (circa 60 euro netti, inferiore di molto a quello che
avrebbero preso se avessero fatto più dignitosamente un
qualsiasi lavoretto a tempo determinato), hanno anche
dovuto giurare di non parlare con i giornalisti e di non
rivelare alcun dettaglio circa questa esperienza, almeno
fino al termine della stessa.
Eccolo dunque il nostro ospite a catechizzare un folto
gruppo di giovani e belle italiane sui vantaggi della religione
islamica, quella che prima o poi (parole sue) sarà destinata
ad essere la religione dell’intero mondo.
Sono belle le fanciulle, e lo guardano in silenzio.
Sono state vestite sobriamente e hanno saputo quello che
devono fare, cioè niente.
Hanno dovuto ascoltare, forse assentire timidamente.
Insomma, come sempre, fare solo ed esclusivamente bella
presenza (stranamente la ultracombattiva onorevole
Santanchè non ha gridato all’oltraggio …).
Queste ragazze mi hanno fatto una profonda tristezza mista
ad un senso di rabbia. Sono le figlie di un ventennale incesto
televisivo, quello che continua a fare credere che basta un
po’ di faccia tosta, un bel fisico e naturalmente un “Reality”
o una situazione paradossale come quella in questione, per
cambiare in euro la propria esistenza.
Fanno testo le centinaia di migliaia di povere (e poveri) illusi
che fanno la fila per poter aspirare ai provini per i vari Grandi
Fratelli, Isole e rigurgiti vari. Basta avere il giro fortunato e
poter avvicinare il calciatore di turno, il potente che ti fa
entrare in un “giro” importante, l’occasione del signorotto di
turno che ti promette una vita da sballo se …; una seppur
lontanissima possibilità di una qualsivoglia telecamera e
tanti poveri cervelli vanno in immediato corto circuito.
Basta con i concorsi, basta con la ricerca di un lavoro difficile
ma dignitoso, basta con i mutui ed i prestiti, il marito o
la moglie in pantofole ed i mocciosi tra i piedi; il sogno
assillante è quello di guadagnare il massimo con il minimo
sforzo e naturalmente il cervello all’ammasso.
Questa è quella subcultura e filosofica di vita che soprattutto
certa televisione e precise lobby hanno immesso falsamente
ed ipocritamente nel fragile cervello dei nostri ragazzi in
questi tempi bui. E ben poco pare stiano facendo i genitori
nel dissuadere vigorosamente i propri rampolli dal seguire
queste strade fosche ed indistinte, dove tutto è miraggio ma
quasi nulla concretezza.
Personalmente quelle 500 ragazze in fila fuori l’ambasciata
libica a Roma in attesa di essere ricevute ed indottrinate dal
ras libico, con la profonda e non nascosta speranzuccia di
fare fortuna con qualche viaggio in Cirenaica in compagnia
del ricco beduino di turno, mi fanno sinceramente molta
tristezza.
Per 80 euro lorde, potevano trovare molto di meglio da fare.
  Cipriano

CARLA BRUNI E SAKYNEH

Come ben sapete nelle settimane  scorse Carla Bruni è stata pesantemente attaccata dalla stampa Iraniana
Il quotidiano Kayhan ha insultato la Première Dame che si era pubblicamente indignata per la sorte di Sakineh. ...Però,... peccato che sui diritti umani dei rom espulsi, la moglie di Sarkozy, non abbia detto una sola parola.verrebbe da chiedersi come mai. non abbiamo letto nessuna dichiarazione a sostegno della difesa dei diritti delle migliaia di rom che il governo di suo marito sta rimpatriando. Donne e bambini indifesi, compresi.

Brevemente .. la cantante aveva preso una posizione pubblica per Sakineh, così come Valery Giscard d’Estaing, Isabelle Adjani, Jane Birkin, Segolene Royal e lo stesso presidente Nicolas Sarkozy sul sito Le Règle du Jeu
.Nella sua lettera, Carla Bruni- Sarkozy si era indignata: “Non vedo il bene che può uscire da questo macabro evento, qualunque sia la giustificazione giuridica avanzata. Versare il vostro sangue, privando i bambini della loro madre, ma perché? Perché hai vissuto, perché hai amato perché sei una donna, una iraniana? Tutto in me si rifiuta di accettarlo“.
 La televisione di Stato iraniana ha risposto immediatamente, dicendo che Carla Bruni ha utilizzato questo caso per giustificare la propria immoralità, ma il quotidiano iraniano più radicale, Kayhan, che riflette lo spirito di iraniani neo-liberali si spinge anche oltre e in un articolo intitolato: “Le prostitute francesi si uniscono  alla lotta per i diritti umani”, ha pubblicato la seguente dichiarazione: “Recentemente, Carla Bruni, la moglie di Nicolas Sarkozy e l’ infame Isabelle Adjani, attrice francese di costumi corrotti, hanno espresso il loro sostegno a Sakineh. Carla Bruni è quella che ha lottato per rompere il matrimonio di Sarkozy e diventare la prima donna di Franca”.

Sulle offese a Carla Bruni, ecco un'intervista dello scrittore Marek Halter, firmatario della petizione per liberare Sakineh:

«Anch’io sono stato attaccato dalla stampa iraniana. Ma non mi hanno mai detto cose così orrende, perché sono un uomo… Nel Novecento, come diceva Goethe, il termometro per misurare l’umanità erano gli ebrei. Nel ventunesimo secolo, credo che siano le donne. Basta guardare come vengono trattate in un paese per capire qual è davvero la situazione. »

 «Il regime iraniano si permette di insultare e minacciare Carla Bruni-Sarkozy solo perché è una donna». Lo scrittore Marek Halter è in prima linea nella difesa di Sakineh, ha firmato la petizione promossa da un gruppo di intellettuali europei che in Italia, attraverso il sito di Repubblica, ha raccolto oltre 80mila firme. «Ancora una volta , dice Halter, l’Iran si dimostra un paese totalitario, governato da un gruppo di estremisti».

Com’è possibile pubblicare quelle frasi sulla moglie del capo dello Stato francese?

«Carla Bruni-Sarkozy è come Sakineh: è colpevole solo perché ha alzato la voce. In Iran, una donna non sottomessa viene trattata da prostituta e condannata a morte. Da tempo mi batto contro il regime di Teheran, sostenendo pubblicamente l’opposizione. E per questo anch’io sono stato attaccato dalla stampa iraniana. Ma non mi hanno mai detto cose così orrende, perché sono un uomo».

Pensa che ci saranno conseguenze sui rapporti tra Francia e Iran?

«Un amico all’Eliseo mi ha raccontato lo stupore, direi quasi il terrore, per le parole sulla première dame. Nel Novecento, come diceva Goethe, il termometro per misurare l’umanità erano gli ebrei. Nel ventunesimo secolo, credo che siano le donne. Basta guardare come vengono trattate in un paese per capire qual è davvero la situazione. Per questo Sakineh è il simbolo di tutte le donne iraniane, e rappresenta una battaglia per la libertà di tutti gli iraniani».

Crede che la mobilitazione e gli appelli come quello che ha firmato possano cambiare qualcosa?

«Intanto i nostri governi democratici ci devono ascoltare, e farsi portavoce della protesta. Nella mia esperienza di combattente contro i regimi totalitari, ho capito che bisogna sempre trovare un volto intorno al quale radunare le forze. In passato, lo abbiamo fatto con Sakharov per l’Unione sovietica. Ora lo stiamo facendo con Sakineh per l’Iran. Le mobilitazioni a Parigi, Roma o Washington arrivano anche in Iran. Quando ero piccolo, gli assassini agivano di notte. La Gestapo o il Kgb uccidevano all’alba per non farsi vedere. Ma chi ha un riflettore acceso sul volto, non può essere ucciso. Fino a quando illumineremo il viso di Sakineh, lei sarà salva».

Eppure il regime di Teheran non ha dato finora risposte positive.

«Hanno detto che non è ancora prevista una data per l’esecuzione. È un primo cedimento, un modo di lasciare la porta aperta a una soluzione. Non basta. Bisogna continuare a protestare finché Sakineh sarà liberata. Il presidente Ahmadinejad deve capire che non molleremo. Non importa se dice che non abbiamo diritto di interferire negli affari interni iraniani. È un vecchio metodo. Nel 1939, alla Società delle Nazioni, un ebreo alsaziano portò le prove di come venivano trattati gli ebrei in Germania. Goebbels rispose: “Ogni carpentiere è maestro del suo operato”. Era una frase terribile. Questa è la storia che si ripete. Ecco perché continuerò a battermi per Sakineh».

da la Repubblica del 1 settembre 2010

Annamaria... a dopo