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giovedì 10 maggio 2012

LE NOTIZIE SEGNALATE DA CATERINA




SESSO IN CAMBIO DI SOLDI O REGALI,
I MINORENNI SI VENDONO PER POCO 




Il 2,3% delle ragazze over 15 «ammette di aver ricevuto o chiesto soldi o regali in cambio di sesso, e il 5,8% dei maschi, per i tre quarti sopra i 15 anni, dichiara di aver pagato o regalato oggetti per fare sesso». Sono alcuni dei dati ricavati da un'indagine condotta su 'Zheng un amicò, il primo servizio di aiuto e ascolto psicologico gratuito per adolescenti ideato dall'ospedale Fatebenefratelli di Milano e dal Progetto Itaca Onlus. Il servizio, che l'11 maggio prossimo sarà attivo esattamente da un anno, «offre ai suoi 830 iscritti due sere di chat alla settimana con ragazzi formati - spiegano i suoi ideatori - risposte e consigli via email e appuntamenti in chat con un team di psicologi. Gli adolescenti possono liberamente parlare e chiedere informazioni o suggerimenti su qualsiasi tema o problematica li preoccupi». Gli esperti hanno potuto anche creare sondaggi per raccogliere dati su temi sensibili come la sessualità, la droga e il bullismo; su 830 iscritti hanno risposto in 390, dagli 11 ai 20 anni (il 60% milanese, il 40% del resto d'Italia). «Il ritratto che ne viene fuori Š molto interessante - dice Alessandro Calderoni, giornalista, formatore e ideatore del servizio -. Sul tema sesso, il 4% si dichiara omosessuale, il 7% bisessuale: in entrambi i casi la prevalenza è femminile e over 15. Solo il 45% ha già avuto rapporti completi, tra questi il 27% prima dei 14 anni. Il 66% usa sempre il preservativo, il 12% mai. Un quinto degli under 14 e un decimo degli over 15 sessualmente attivi ha usato la pillola del giorno dopo. L'11% si è spogliato almeno una volta davanti alla webcam per farsi vedere dal partner, percentuale che per gli over 15 sale al 14,5%, e il 12% (16,6% degli over 15) ha mandato proprie foto osè via messaggio a qualcuno».




 Sul fronte dell'abuso di sostanze, dall'indagine emerge che fuma oltre il 37% degli adolescenti sopra i 15 anni; il 4,4% degli under 15 e il 19% degli over 15 beve alcolici fuori pasto almeno una volta alla settimana e il 6,1 % degli under 14, più il 24,1 degli over 15, si è ubriacato nell'ultimo mese. «Da notare - conclude Calderoni - che il 14% degli under e il 45% degli over 15 dichiara di bere appositamente per ubriacarsi, almeno qualche volta. Uno su 5 ha usato droghe, che diventa uno su quattro tra gli over 15». Le sostanze assunte sono soprattutto marijuana (91%) e hashish (53%), segue l'Lsd (10%), i funghi allucinogeni (9%) e in misura minore droghe pesanti come ecstasy (7%), cocaina (5%), eroina e ketamina (3%).  
Fonte - Leggo

CATERINA

lunedì 2 aprile 2012

LE NOTIZIE SEGNALATE DA CATERINA -


Pivetti: "Ricorso contro tagli alla casta. 




Un Calearo «basta e avanza...». Mentre Massimo Calearo, travolto da quello che definisce «un grande malinteso», riflette sulle dimissioni («chiederò consiglio»), Pier Luigi Bersani lo promette: il Pd non sarà più all'origine di 'casì come quello dell'imprenditore vicentino. In questi tempi di crisi, si è del resto abbassata la soglia di 'tolleranzà dei cittadini. E la politica prende le misure. Così Pier Ferdinando Casini fa volontariamente gli scatoloni, dopo aver rinunciato ai benefit da ex presidente della Camera. Mentre Irene Pivetti, che alla politica ha detto addio, si ribella e annuncia ricorso contro i tagli. Intanto, sul fronte dei costi degli organi dello Stato, si attende la seconda relazione della 'Commissione Giovanninì, istituita dal governo Berlusconi per raccogliere le informazioni necessarie a «livellare» gli stipendi degli apparati italiani a quelli europei


. A gennaio, con non poco clamore, la commissione ha presentato il primo rapporto sulle retribuzioni dei parlamentari. Al 31 marzo, come annunciato, ha invece raccolto e analizzato dati riguardanti altri 32 enti (dalla Consulta al Csm, dalle Authority agli enti locali). La relazione sarà pubblicata nei prossimi giorni. Anche questa volta, però, la commissione ribadirà probabilmente le difficoltà del lavoro cui è stata chiamata (e le conseguenti lacune). Sia perchè alcuni enti nostrani (come la commissione di garanzia sugli scioperi) non hanno uguali in Ue, sia perchè è spesso complicato stabilire un confronto tra dati che comprendono voci disomogenee o fanno riferimento a posizioni diverse. E così dalle riunioni con i tecnici ministeriali sembra fin d'ora emergere che sul tavolo del presidente Mario Monti (che starebbe seguendo da vicino la pratica) non arriveranno cifre 'esattè sulla base delle quali effettuare gli eventuali 'taglì. E il governo dovrà a quel punto valutare come procedere.

Alla Camera, nel frattempo, le misure di austerity provocano ancora tensione. Perchè dopo le proteste prende piede l'idea di dare un'ulteriore stretta, nell'Ufficio di presidenza che dovrebbe svolgersi la prossima settimana, ai benefit per gli ex presidenti. Ma Irene Pivetti, che quei benefit li ha già persi, annuncia ricorso. Non lo farà lei, spiega, ma chi lavora per la sua segreteria. «Salverò questi posti di lavoro», promette, da chi «si fa bello con la lotta alla Casta». «Rispetterò le decisioni della Camera», dice invece Fausto Bertinotti, per ora 'risparmiatò. Mentre Casini, che ha scavalcato ogni polemica rinunciando da subito ai benefit, sta facendo gli scatoloni nel suo ufficio da ex presidente, con vista mozzafiato, in attesa che gliene assegnino un altro. Non sembra invece definitiva la decisione di Calearo di dare le dimissioni da deputato. Di buon mattino, infatti, l'annuncio: lascio la Camera «questa o la prossima settimana». Ma già in serata il dubbio: «Devo riflettere, chiedendo consiglio a chi mi sta vicino», solo dopo, però, che gli insulti saranno finitì«. Perchè dopo le frasi »forse ingenue« pronunciate la scorsa settimana, l'imprenditore veneto si sente vittima di un »grande malinteso« e di »ingiusti« incitamenti al »linciaggio e al boicottaggio«, che »han passato il limite«. Alcuni degli attacchi più duri sono arrivati dal Pd, partito nel quale Calearo è stato eletto, prima di passare tra le fila berlusconiane. E così, ora che la lezione è imparata, il sindaco di Vicenza Achille Variati chiede a Bersani: »Mai più Calearo, mai più candidati imposti dall'alto«. E il segretario volentieri promette: »Mi pare che basti e avanzi. O no?«.


fonte Leggo.it


CATERINA




Uno stralcio dell'intervista fatta stamattina a Irene Pivetti  da Radio24 , nel corso della trasmissione "24 mattino" 



“Avevo solo disponibilità di denaro pubblico per far lavorare della gente. Lei non l’avrebbe fatto? Potevo in teoria tenerli lì a giocare a carte tutto il tempo, mentre ne ho fatto un uso utile fondando una Onlus. Di queste persone lo Stato si deve fare carico”
Il punto è proprio quello. Perché lo Stato deve pagare due addetti alla segreteria della Pivetti? Non se ne capisce il motivo. E’ questo il privilegio e il punto della discussione. Non l’auto blu. E contro questo taglio, la Pivetti ha le idee molto chiare:
«Faremo ricorso contro gli effetti della delibera dell’ufficio di presidenza della Camera. Non lo faccio io il ricorso, lo farà chi lavora per la mia segreteria. Non posso permettere di veder mettere gente in mezzo alla strada. Voglio salvare questi posti di lavoro e li salverò».
Tanti auguri…

L'intervista integrale





CATERINA

mercoledì 28 marzo 2012

LE NOTIZIE SEGNALATE DA CATERINA


Troppa carne rossa accorcia la vita
Più longevi con pesce e noci

Secondo uno studio della Harvard School of Public Health di Boston, il consumo quotidiano aumenterebbe di oltre il 20% il rischio di una morte prematura per problemi cardiaci o cancro. I ricercatori hanno seguito un campione di 120.000 individui per 28 anni


- Per qualcuno è una passione che non si controlla. Bistecche enormi, spesso cotte alla griglia. C'è chi poi preferisce mangiarle al sangue, quasi crude. Ma il consumo di carne rossa non è salutare se eccessivo e, secondo una ricerca 1 della Harvard School of Public Health di Boston 2, rischia di fare vivere meno a lungo, perché chi la sceglie come alimento quotidiano ha più possibilità di trovarsi ad affrontare con il tempo problemi cardiaci o tumori. Secondo lo studio appena pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine 3, le probabilità di ammalarsi di cancro e malattie cardiovascolari aumenta del 20%. Se invece si sceglie una dieta ricca di pesce e carni bianche, il rischio complessivo di morte si riduce. Il 9,3% e il 7,6% dei decessi rispettivamente per maschi e femmine sarebbe evitabile riducendo le porzioni di carne rossa consumate. Solo 42 grammi al giorno.


 L'importante, rivelano gli esperti, è limitarsi a mettere nel piatto solo 42 grammi di carne rossa al giorno, l'equivalente di una grossa bistecca a settimana. Una scelta di questo tipo può prevenire un decesso precoce fra gli uomini e uno su 13 fra le donne. "Abbiamo aggiunto ulteriori evidenze dei rischi per la salute derivanti dal consumo di elevate quantità di carne rossa, alimento già associato a diabete di tipo 2, malattia coronarica, ictus e alcuni tipi di cancro in altri studi", spiega An Pan, primo autore dello studio e ricercatore del Dipartimento di nutrizione dell'Harvard School of Public Health. Un campione di 120.000 persone. Già in passato svariate ricerche avevano documentato che una dieta ricca di carni rosse aumenta il rischio di alcuni tumori, come ad esempio quello al colon. Per la prima volta con questo studio si prende in esame il 'rischio di morte complessivo'. Gli esperti hanno analizzato un campione significativo di persone: più di 121.00 individui. Fra loro sono stati coinvolti 37.698 uomini e 83.644 donne, tutti in ottime condizioni di salute, che sono stati seguiti per una media di 28 anni. In questo periodo ci sono stati in tutto 23.926 decessi: fra questi 5.910 per malattie cardiovascolari e 9.464 per cancro. La mortalità sale del 12% per ogni porzione in più. Con una serie di calcoli gli studiosi hanno stimato che la mortalità totale aumenta in media del 12% per ogni porzione in più di carne rossa, del 13% per tagli di carne non troppo lavorati, del 20% se molto lavorati a livello industriale come, per esempio, carne in scatola e hamburger. Pericolose anche 'prelibatezze' come wurstel o bacon che contengono aggiunte di grassi saturi, sodio e nitrati. La carne rossa trattata nasconde infatti ingredienti che possono alla lunga causare malattie croniche. Nella lista 'nera' ci sono il ferro eme, i grassi saturi, il sodio, i nitriti e alcuni agenti cancerogeni che si formano durante la cottura. Scegliere pesce, pollo o frutta secca. Sostituendo una porzione di carne rossa con una di pesce, o con pollame, frutta secca, come le noci, legumi, latticini magri o cereali integrali si riduce il rischio di morte: del 7% con il pesce, del 14% con il pollame, del 19% con la frutta secca, 10% coi legumi, 10% coi latticini magri, 14% con i cereali integrali. "Abbiamo stimato - si legge nella ricerca - che il 9,3% e il 7,6% dei decessi totali documentati durante il periodo di monitoraggio di questo studio potevano essere prevenuti se tutti i partecipanti avessero consumato meno di 0,5 porzioni al giorno di carne rossa". Le proteine. "Questo studio fornisce una chiara evidenza del fatto che il consumo regolare di carni rosse contribuisce in modo sostanziale a una morte prematura - conclude il coordinatore dello studio Frank Hu, professore di nutrizione ed epidemiologia dell'Harvard School of Public Health - . D'altra parte, scegliere fonti più salutari di proteine può dare vantaggi significativi per la salute, riducendo mortalità da malattie croniche". La salute nel piatto. L'idea che ciò che mangiamo possa influenzare in qualche modo le probabilità di sviluppare malattie compare in diversi studi. Recentemente una ricerca dell'University of California di San Francisco aveva rivelato che la carne alla griglia, se troppo arrostita, può favorire il tumore alla prostata 4. Secondo l' Health Science Center dell' Università del North Texas, carni rosse cotte alla piastra favoriscono anche il cancro al rene 5. Sono comunque diversi gli studi che nel tempo hanno bocciato l'uso eccessivo di carne. Infatti alla lunga una dieta povera in carboidrati e ricca in proteine animali può essere nociva. Secondo una ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine 6, la percentuale di decessi fra le persone che consumano pochi carboidrati, preferendo proteine animali, sale del 12 per cento.


fonte  La Repubblica.it


Caterina

venerdì 9 marzo 2012

LE NOTIZIE SEGNALATE DA CATERINA -

"Ruba" il profilo Facebook con 4.000
amici a un bar: scoppia rivolta

Si appropria di foto e contatti del locale: "Segnalatelo,
così forse riusciremo a recuperare il nostro materiale"




 Non si è capito se è stato un atto di pirateria informatica, uno scherzo di cattivo gusto o se il "sistema" è impazzito. Ma il bar bellunese "L’Insolita Storia" di via Zuppani, presente da tempo su Facebook con un proprio profilo sul quale informa puntualmente gli utenti delle proprie iniziative, si è visto scippare l’identità. Da qualche giorno al posto della pagina "L’insolita storia alla Riscossa" campeggia il profilo di talLorenzo Sasso che si è appropriato di foto e contatti dell’inquilino precedente. 

Sul web, fra i circa 4mila "amici" dell’Insolita storia è scoppiata la rivolta. Sulla bacheca "rubata" fioccano messaggi che vanno dall’offesa, "scemoscemo", alla minaccia, "preparati a una miriade di segnalazioni", allo scherno, "non è mica difficile farsi un profilo nuovo su Facebook, hai presente la pagina iniziale? devi riempire lì, con tutti i dati falsi che vuoi, non rubare il profilo di un bar". Ovviamente le persone che avevano il contatto con L’Insolita Storia, si sono ritrovate fra gli "amici" questo nuovo nominativo sconosciuto ma con il materiale precedente.

Il figlio di una delle titolari scrive: «Ma che senso ha prendere la pagina di un bar? una pagina dove si creano eventi per tutti? non fai prima a fartene una tutta tua, con le cose che piacciono a te e ai tuoi amici? perché sei venuto a prendere la pagina di mia madre e della sua collega? non ci sono cose segrete, cose che ti possano arricchire, ci sono solo persone oneste che pubblicano le loro cose normali e esprimono la loro opinione... ci guadagni solo le critiche di tutti, no?»

fonte Il messaggero.it


CATERINA

domenica 26 febbraio 2012

LE NOTIZIE SEGNALATE DA CATERINA -

Caterina ci segnala una storia commovente, ma a lieto fine. 


Scambiate nella culla ,si incontrano dopo 46 anni, grazie al social network facebook.
 
 Per cinque giorni hanno vissuto l’una la vita dell’altra. Antonella era Maria Dolores e Maria Dolores era Antonella, nessuno si era accorto dell’errore che per un po’ ha confuso i loro destini. Scambio di culle, ma anche di nomi, mamme, papà e vestitini. Elvira allattava una figlia non sua mentre nella stanza accanto Flavia cercava di attaccare al seno una neonata che non aveva partorito e piangeva rifiutando il capezzolo. «Ma qui c’è un errore», protestava mamma Flavia sul letto del reparto maternità dell’ospedale San Giovanni.


«Questa non è la mia bambina. L’ho vista in sala parto non aveva alcun segno sulla testa». Non le davano ascolto. Non fosse stato per un bagnetto poco prima delle dimissioni e per un cerotto accartocciato sul comodino con un cognome diverso, Maria Dolores La Rocca si sarebbe oggi chiamata Antonella Chiodi e viceversa. E’ finita bene, con le bambine tornate tra le braccia della mamma giusta, una stretta di mano e le foto sorridenti sui giornali dell’epoca. E con due donne che a distanza di 46 anni si incontreranno domenica a Sulmona per la prima volta, dopo essersi tanto cercate.


Sono nate il 7 settembre del 1965. Tutte e due conservano le pagine dei quotidiani che raccontano dell’errore alla maternità del San Giovanni. Maria Dolores è una naturopata, vive a Secinaro, vicino Sulmona, ha due figli, Rosita di 18 anni e Diego di 16. «In famiglia si è sempre parlato di questa storia, mia madre la ricorda con un grande dolore come se rivivesse quello choc. In quegli anni i miei genitori abitavano a Sora. Il primo figlio era morto durante un parto podalico, allora mio padre aveva deciso di farmi nascere in un ospedale di Roma». A quei tempi non c’era il braccialetto a identificare i neonati, ma un cerotto sulla schiena con il nome del bambino. Nessuno aveva notato che nella stanza della signora Flavia La Rocca era stata portata una bambina che sotto i vestitini aveva un altro cognome: Chiodi. «Per cinque giorni sono stata allattata da un’altra mamma e mi hanno anche battezzata in ospedale con il nome di Antonella. Prima delle dimissioni mio padre chiese alle assistenti che mi facessero il bagnetto, così hanno visto il cerotto e si è scoperto l’errore».


Maria Dolores dice di aver portato per anni i segni di quello scambio, «da bambina piangevo spesso per la paura di perdere i miei genitori. Ho dovuto fare un lungo percorso per liberarmi da quel senso di abbandono». Ma ha sempre pensato a quella «sorella di latte, volevo conoscerla». Su facebook scrive a tutte quelle che si chiamano Antonella Chiodi chiedendo: «Sei nata il 7 settembre del 1965?». Arriva la risposta: «Sì, sono nata quel giorno. Perché vuoi saperlo?». Maria Dolores racconta la storia dell’ospedale e Antonella: «Sono io quella bambina». Lungo scambio di mail e la decisione di incontrarsi.


«Sono molto eccitata, lo ammetto», Antonella abita a Campetella, tre chilometri da Guidonia, è sposata e ha un figlio di 24 anni, Simone. «Quando ho partorito ero terrorizzata che potessero sbagliare anche con lui. A una mia parente ho chiesto: stammi vicino e controlla quando gli mettono il braccialetto. Quello scambio deve essere stato un trauma anche per me. Sono la quarta di cinque figli e da piccola quando litigavamo mi dicevano: tu non sei nostra sorella, da piccola ti hanno scambiata in culla. Piangevo disperata e mia madre doveva consolarmi. E’ morta tre anni fa, sarebbe stata felicissima di sapere dell’incontro con Maria Dolores. Avevamo pensato di rivolgersi alle trasmissione tv per rintracciarla, Portobello o C’è posta per te. Poi non ne avevamo fatto nulla».


Era stato un parto difficile, quello di Flavia al San Giovanni. «Io e lei abbiamo rischiato la vita: mamma ha avuto un’emorragia e io sono nata con il forcipe. Lei non mi ha vista e non ha potuto accorgersi dell’ematoma che avevo sulla fronte. I primi giorni mi hanno portata dall’altra mamma e io rifiutavo il seno, appena ho ritrovato la mia mamma vera ho smesso di piangere e mi sono subito attaccata». Poco prima di uscire dall’ospedale il papà di Antonella si accorge del cerotto con il nome sbagliato. «Nel frattempo mi avevano già battezzata con il nome di Maria Dolores. Ho sempre sentito che mi mancava qualcosa, adesso ho capito: mi mancava lei, la sorella lontana».
fonte-Il Messaggero.it-


CATERINA

giovedì 16 giugno 2011

le notizie segnalate da CATERINA

LA RICERCA
Pillole per dimagrire on line
"Pericolose nel 90% dei casi"

Gli esiti allarmanti di uno studio di Swissmedic, istituto svizzero per gli agenti terapeutici. Su internet vengono venduti finti prodotti naturali e principi attivi dannosi per la salute e ritirati dal commercio in tutto il mondo. Le avvertenze di Silvio Garattini dell'Istituto Mario Negri

 Quelle pillole colorate che aiutano a perdere i chili di troppo, così facili da comprare via internet e così pericolose. Scatole colorate che promettono di "bruciare i grassi" e di regalare "una linea perfetta". Confezioni pubblicizzate on line che però dietro la promessa del dimagrimento facile nascondo pericoli anche gravi per la salute. Secondo una ricerca di Swissmedic 1, Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, su 10 confezioni vendute in rete nove contengono sostanze dannose. Gli esperti hanno analizzato in laboratorio 122 campioni di dimagranti sequestrati dalle autorità doganali elvetiche. I risultati sono preoccupanti: la maggior parte delle pillole contiene fattori di rischio.

Principi attivi vietati. Le analisi di questa merce importata illegalmente dimostrano che più della metà dei prodotti presenta gravi difetti di qualità. Inoltre, quasi il 90 per cento dei dimagranti contiene principi attivi che mettono in serio pericolo la salute. Diverse le sostanze trovate che possono danneggiare gli organi come, ad esempio, la sibutramina che è stata ritirata dal mercato più di un anno fa in tutto il mondo. "Non si tratta di sostanze che possono portare alla morte - spiega Silvio Garattini, direttore dell' Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano - , ma certamente possono procurare danni a vari organi e in particolare al
sistema cardiovascolare. La sibutramina è stata infatti ritirata dal commercio con grande ritardo perché era noto da tempo il rischio di danno cardiovascolare".

Fra le sostanze proibite gli studiosi svizzeri hanno trovato anche il rimonabant, un altro principio attivo per favorire la perdita di peso. "E' un prodotto che agisce su vari aspetti del metabolismo, ma purtroppo non dà luogo a benefici terapeutici. Il prodotto è stato infatti ritirato dal commercio", spiega Garattini.
Nonostante ciò, il rimonabant è ancora prodotto ed è venduto su internet in modo illegale. Siccome i principi attivi vengono venduti a prezzi stracciati, chi produce farmaci illegali non si fa scrupoli a eccedere con le dosi.

Finti prodotti naturali. Analizzando i campioni si è scoperto inoltre che pur dichiarato come puramente vegetale, un terzo delle confezioni conteneva eccipienti chimici. In poche parole si trattava di finti prodotti naturali. Su Internet, le ordinazioni di simili capsule sono sempre più numerose, e non solo dalla Svizzera.
L'anno scorso Swissmedic ha ricevuto la segnalazione della presenza di sibutramina in 74 dimagranti presunti vegetali, la maggior parte con dosi pericolose. Le confezioni hanno spesso nomi asiatici e le capsule sono all'interno di scatole con scritte ingannevoli. Fra gli altri prodotti proibiti segnalati da Swissmedic c'è anche il dimagrante "LiDa Dai Dai Hua", reperibile facilmente on line. Da tempo le autorità svizzere mettono in guardia i consumatori. Per proteggere la popolazione, le spedizioni di medicamenti illegali vengono bloccate alla frontiera. Numerose anche le operazioni internazionali di sorveglianza del mercato anche all'interno dell'Unione europea.

I controlli della Ue. Per arginare questo mercato clandestino, l'Unione europea ha adottato una serie di nuove regole 2 di sicurezza per le medicine in generale e in particolare per le vendite on line. Il progetto di legge, già approvato dal Parlamento europeo lo scorso febbraio 3, ha avuto il via libera dai rappresentanti degli Stati membri. Ora i Paesi dell'Ue hanno 18 mesi di tempo per trasporre le norma comunitaria nel loro ordinamento nazionale. La legge europea prevede verifiche severe sulla sicurezza dei prodotti, una disciplina del commercio di farmaci su internet e sanzioni pesanti contro i trafficanti. Inoltre, instaura un sistema di monitoraggio e controllo che permetterà di identificare le sostanze pericolose prima che arrivino nelle case degli acquirenti.

lunedì 13 giugno 2011

le notizie segnalate da CATERINA



GUANTANAMO, ITALIA

Un centro d'accoglienza nato quasi clandestinamente sotto la pressione della diaspora tunisina a Palazzo San Gervasio (Potenza) e trasformato rapidamente in un Cie (Centro per l'identificazione e l'espulsione), una circolare (la 1305 dello scorso aprile) del ministro degli Interni, Roberto Maroni che limita l'ingresso ai Cie e, di fatto, la vieta all'informazione, la testardaggine di una giovane freee lance. Sono gli elementi da cui parte questa inchiesta. Nel centro di Palazzo San Gervasio sono di fatto reclusi circa sessanta migranti. Lo scenario ricorda Guantanamo: terra battuta, cemento, un muro tipo lager e reti metalliche a maglia stretta. Dentro, 18 tende sotto il sole abitate dai tunisini, servizi igienici scarsi, contatti con l'esterno (avvocati compresi) quasi inesistenti. Raffaella Cosentino è una dei tanti giornalisti che da due mesi chiede invano di poter entrare e visitare questo o altri centri. Le richieste vengono respinte. L'ultima, però, rivolta alla Prefettura di Potenza, trova inaspettata accoglienza. Cosentino può entrare, raccogliere testimonianze e anche alcuni minuti di video filmati con i telefonini che raccontano scene che fanno paura. Uomini chiuse nelle gabbie, uomini che tentano la fuga, cadono da metri di altezza e restano per terra, poliziotti in assetto di guerra che non sanno come intervenire, che, fortunatamente (almeno in queste scene) si limitano alle minacce verbali. Al racconto di Cosentino, al video e alle immagini, abbiamo unito un approfondimento di Alberto Custodero che spiega la situazione dei Cie in tutto il Paese. A Fabrizio Gatti, inviato dell'Espresso, autore (come finto clandestino) del famoso reportage da Lampedusa (2005), è stato chiesto di commentare questa storia. Lui ci ha restituito l'immagine efficacissima di uomini cui vengono sottratte le scarpe per impedirne la fuga, di persone cui la dignità viene sottratta in questo modo incredibile. L'inchiesta ha suscitato subito reazioni. La più importante viene dalla Regione Basilicata dove il governatore Vito De Filippo chiede un'indagine e rivela che la nascita del centro è stata quasi clandestina e che le autorità locali, allora, non vennero neppure informate.

http://inchieste.repubblica.it/images/2011/06/11/214915838-b368bbb1-95c7-4356-bac5-1854beecee0b.jpg

Da rivoluzionari a prigionieri
Nell'inferno dei centri d'accoglienza

 

Una giornalista è riuscita ad entrare nell'enorme "gabbia" di Palazzo San Gervasio. Dentro, una sessantina di tunisini in attesa del rimpatrio, vivono in condizioni da reclusi e nessuno, nemmeno i loro avvocati, può visitarli. Dal'interno del campo hanno girato immagini sconvolgenti

 

PALAZZO SAN GERVASIO (PZ) - Sembra un'enorme gabbia per uccelli con la rete alta cinque metri, ma dentro, in un ettaro di sterrato e cemento, ci sono 18 tende della protezione civile e 57 tunisini intrappolati in attesa del rimpatrio forzato. Vivono blindati da una recinzione di ferro a maglie molto fitte, in uno spazio ristretto con l'orizzonte che si chiude sul muro di cinta alto tre metri e un altro alle spalle ancora in costruzione che arriva a cinque. Un piccolo quadrato di cemento che nasconde alla vista una delle tante Guantanamo italiane. E' il Centro di identificazione e di espulsione temporaneo di Palazzo San Gervasio (Pz), nato il primo aprile come centro di accoglienza e trasformato in una struttura di reclusione fino al 31 dicembre 2011 con un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 aprile. Stessa sorte è toccata ad altre due tendopoli a Kinisia, su una pista dismessa dell'aeroporto di Trapani, e a Santa Maria Capua Vetere (Ce).

Isolati nelle campagne lucane al confine con la Puglia, i giovani della rivoluzione dei gelsomini vedono svanire in un incubo il sogno dell'Europa. "Ammar 404" era il nome dato alla censura del dittatore Ben Alì dagli internauti tunisini. 1305 è il numero della circolare interna del Viminale che instaura la censura sui centri per migranti in Italia a partire dal primo aprile, vietandone di fatto l'accesso ai giornalisti "fino a nuova disposizione". In questo momento è più facile entrare in un carcere di massima sicurezza che in una tendopoli. In base alla circolare firmata dal ministro Roberto Maroni anche alcuni parlamentari sono stati respinti senza poter esercitare la prerogativa costituzionale del sindacato ispettivo. E' successo nei due centri di contrada Imbriacola  e dell'ex base Loran a Lampedusa ai deputati democratici Andrea Sarubbi e Furio Colombo, presidente del Comitato Diritti Umani della Camera.

A Palazzo San Gervasio è rimasto fuori il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario. Mentre le porte si sono aperte per l'arcivescovo di Acerenza Giovanni Ricchiuti. Dopo questi episodi, le prefetture hanno concesso di entrare anche a individui singoli come Parlamentari e consiglieri regionali. Ma non ai giornalisti. Soltanto la prefettura di Potenza ci ha autorizzati a vedere il Cie di Palazzo San Gervasio, dove siamo riusciti a parlare con i reclusi. Nonostante la recinzione di mezzo, siamo riusciti ad avere l'unico video disponibile su questi centri, girato dagli stessi detenuti. Nelle immagini si vedono una rivolta e un tentativo di fuga di massa con persone ferite e agenti in tenuta antisommossa. E' una prova inequivocabile che la tensione è alle stelle e rischiano di scoppiare nuovi disordini.

Come quelli che l'8 giugno hanno portato alla chiusura e al sequestro del Cie casertano nell'ex caserma Andolfato, devastato da un incendio negli scontri fra polizia e migranti. Scioperi della fame, persone che ingoiano pezzi di vetro o si tagliano le vene: le proteste estreme dei reclusi nei Cie lanciano l'allarme su abusi al limite della tortura psicologica. Il gruppo arrivato il 14 maggio con un volo aereo direttamente da Lampedusa a Napoli e poi in autobus fino a Palazzo San Gervasio, era composto di 90 persone. Quelli che mancano all'appello sono riusciti a fuggire. Gli agenti hanno sequestrato le scarpe da tennis ai rimanenti, per impedirgli di arrampicarsi sulla recinzione e lanciarsi nel vuoto alla ricerca della libertà. Adesso i detenuti hanno ai piedi le ciabatte.

La polizia e i gestori di Connecting People ci assicurano che è tutto tranquillo, a parte le lamentele degli 'ospiti' per la mancanza di peperoncino nelle pietanze. I video testimoniano l'esatto contrario. Centri creati sull'onda dell'emergenza in luoghi isolati non consentono la tutela dei più elementari diritti umani e sospendono la Costituzione. Non solo l'articolo 21 sulla libertà di stampa, ma anche l'articolo 24 sul diritto alla difesa. Per un mese i prigionieri di Palazzo San Gervasio hanno chiesto inutilmente di  incontrare un avvocato. Anche i difensori devono essere 'autorizzati' per entrare. "Le pratiche di chi ha fatto richiesta sono ferme in prefettura" dice Maria Giovanna Fanelli, responsabile del campo per Connecting people, il noto consorzio che gestisce molti altri centri e ha avuto l'appalto per questo campo senza bando. I reclusi nei Cie hanno diritto a una scheda telefonica a settimana, ma non ci sono le cabine.

"Siamo in attesa dell'ok della questura" si giustifica Fanelli. E' saltato anche il diritto di avere un foglio nella propria lingua sulla procedura per chiedere asilo politico."Abbiamo firmato la convenzione pochi giorni fa  -  spiega la responsabile - non abbiamo avuto tempo di stampare l'informativa, lo diciamo a voce". In passato, il Cie di Palazzo San Gervasio, un'ex fabbrica di laterizi confiscata a un boss, accoglieva i braccianti stranieri della raccolta del pomodoro che ora alloggeranno nei casolari abbandonati. Meno di un anno fa, il comune l'aveva chiuso perché violava le norme igieniche e di sicurezza. Ora per trasferire le persone, adattare la struttura e gestirla spendiamo almeno due milioni di euro. Le cifre sono ufficiose. Quelle ufficiali, in questa ennesima emergenza gestita dalla Protezione civile, non è dato saperle.



 da Repubblica.it-inchieste

sabato 4 giugno 2011

le notizie segnalate da CATERINA

Tour dell'orrore da Napoli ad Avetrana
"Scusi Misseri, vorremmo un autografo"

 

Una coppia di turisti con il figlioletto di sei mesi in visita sui luoghi del delittto di Sarah Scazzi suona al citofono della villetta per parlare con il contadino rimesso in libertà. Poi un giro al cimitero

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"Scusi signor Michele può uscire? Vorremmo un suo autografo". La singolare richiesta è stata fatta da due turisti napoletani a Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi, la ragazzina assassinata ad Avetrana nell'agosto dello scorso anno, che continua a dichiararsi colpevole. Vittorio R., di mestiere carrozziere, e sua moglie Mascia F., casalinga, erano in viaggio da Napoli verso il Salento per le vacanze con il figlioletto di soli sei mesi.

Avetrana, la cittadina teatro del dramma della piccola Sarah, è quasi di strada e quindi hanno pensato di regalarsi una sosta con tanto di foto ricordo davanti alla villetta degli orrori. E tra uno scatto e l'altro in via Deledda hanno deciso di citofonare a zio Michele per chiedergli l'autografo da mostrare agli amici. Michele dapprima non ha risposto, ma alla fine ha aperto il citofono. "Pensavo foste dei giornalisti", ha detto. Il carrozziere a quel punto ha insistito. "A Napoli si parla moltissimo di lei e hanno fatto anche il vestito di carnevale . Può uscire?". Secca la replica di Misseri: "No, ora non posso".

Allora i due turisti sono saltati in macchina per andare via, rispondendo di buon grado alle domande dei cronisti piuttosto sbigottiti. "Siamo venuti a vedere questi posti -  ha continuato il carrozziere napoletano - abbiamo visitato anche la tomba di Sarah. Non c'era nessuno e abbiamo trovato solo tanti pupazzetti". Poi ingranata la marcia sono ripartiti. Per le prime vacanze estive.

Da quando è diventata famosa per il delitto di Sarah, Avetrana è continuamente meta di curiosi che si fermano ad osservare i luoghi in cui si è consumato il delitto.
  

La campagna di Ocean2012
"Solo pesce sano nel piatto"

 

Più di 100 gruppi, lanciano la seconda settimana europea della Pesca, fino al 12 giugno. Un'iniziativa per la tutela di questo prodotto, così importante per la nostra salute

E' consigliato nell'alimentazione di adulti e bambini e nelle diete dimagranti. Studi scientifici dimostrano che è un alleato prezioso per prevenire l'ictus. Ma c'è anche chi lo usa come 'elisir' eterna giovinezza. Pesce 'Sì', ma purché sia di qualità. Alla vigilia della pubblicazione della proposta di riforma della Politica comune della pesca della Commissione Europea, prevista a luglio, e della Giornata mondiale degli Oceani, l'8 giugno, più di 100 gruppi membri di OCEAN2012 , lanciano la seconda settimana europea della Pesca, da oggi al 12 giugno. E' una vera e propria campagna per la tutela di questo prodotto, così importante per la nostra salute. I lettori potranno mandare contributi con foto, video, testimonianze scritte, per raccontare il nostro mare. Storie e informazioni per ricordare quanto fosse sano il nostro ambiente marino e quanto la pesca eccessiva lo abbia modificato.

IL TEST: SAI CHE PESCE METTERE NEL PIATTO?



L'emeregenza. Le riserve ittiche sono sempre più in difficoltà: più del 70 per cento degli stock europei risulta impoverito dalla pesca eccessiva e la piccola pesca artigianale è in grande difficoltà. A causa di questa situazione sui banchi dei mercati  arrivano pesci allevati nelle acque del Sud-est asiatico, dove la regolamentazione dei prodotti chimici e antibiotici è meno rigida. A volte, consumando prodotti di dubbia provenienza, insieme agli Omega 3, che tanto fanno bene alla salute, nel piatto possono essere presenti anche dosi di mercurio.

Il mercato illegale. Un problema, quello della qualità del pesce che portiamo a tavola, spesso sottovalutato dai consumatori. Ma i dati sono preoccupanti. Basta pensare che il volume d'affari delle importazioni sul mercato europeo di prodotti derivanti dalla pesca illegale a livello mondiale è di circa 10 miliardi di euro. In questo contesto la Politica Comune della Pesca dell'Unione europea  può diventare un'opportunità di cura degli oceani con un ritorno al futuro.

Sostenibilità. Trasformare la politica europea per fermare la pesca eccessiva, mettere fine alle pratiche distruttive e conseguire un giusto ed equo utilizzo di stock ittici in buona salute è l'obiettivo di OCEAN 2012.  Questo anche perché, come ricordano gli esperti, il pesce è un alimento prezioso . "Il pesce azzurro più conosciuto come: alici, sardine, sgombri, tonno, ma anche specie di pesce azzurro meno conosciute come lanzardi, aguglie, suri sono importanti nella nostra alimentazione in quanto sono una ottima fonte di proteine di elevata qualità, e di acidi grassi polinsaturi della serie n-3 (39-44% degli acidi grassi totali) - spiega Elena Orban, coordinatore dell'Area alimenti dell'Inran - tali acidi grassi entrano nella costituzione delle membrane cellulari dell'uomo, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale e della retina, ma soprattutto sono  precursori di molecole chiamate eicosanoidi che migliorano la fluidità del sangue prevenendo la formazione di trombi, hanno importanti funzioni nelle reazioni infiammatorie ed in numerose altre funzioni. Il pesce azzurro è anche una buona fonte di Ferro, selenio, fosforo".

Un aiuto per le donne in gravidanza. Il consumo di pesce è prezioso anche per le donne in gravidanza e durante l'allattamento per lo sviluppo neurocerebrale del bambino. E' prezioso per prevenire l'ictus, in quanto contiene Omega 3 che migliorano la fluidità del sangue. I medici consigliano di portarlo a tavola almeno due volte a settimana, ma anche tutti i giorni, se si consuma anche frutta e verdura. Sarebbe meglio consumarlo fresco, ma è meglio un surgelato di qualità rispetto a un alimento di dubbia freschezza.

La scelta per le nostre tavole. Ma come scegliere il prodotto migliore in un mercato così globalizzato? Come orientarsi fra spigole, orate e sardine e alici, cercando di evitare prodotti di dubbia provenienza? "Il pesce azzurro costituisce la parte preponderante delle catture mediterranee e si contrappone a molte specie ittiche presenti sul mercato fortemente globalizzato provenienti da paesi comunitari e non. Alici, sardine sono consigliabili perché ricche di importanti nutrienti. Parlando in generale di consumo di specie ittiche anche trote di acquacoltura nazionale o  spigole ed orate allevate sono una importante alternativa al pesce di cattura perché oltre ad essere di buona qualità nutrizionale  sono controllate anche dal punto di vista igienico lungo la filiera produttiva
 
 

Si sta stabilizzando"
Batterio su salame di cervo italiano

 
Arriva una prima buona notizia dal fronte tedesco della battaglia al batterio killer. L'epidemia da Escherichia Coli sembra si stia "stabilizzando", ha riferito un medico nella città di Amburgo, epicentro del contagio. "La situazione attuale è che il numero di nuove infezioni sembra si stia in qualche modo stabilizzando", ha spiegato Reinhard Brunkhorst, presidente della società tedesca di nefrologia e responsabile del policlinico universitario della regione di Hannover, dove si è registrato il maggior numero di decessi. Il medico ha definito questa epidemia come "la più estesa causata da un batterio negli ultimi anni".

Secondo quanto annunciato oggi dall'istituto tedesco Robert Koch per la salute Pubblica, con la morte di una signora di ottant'anni il bilancio delle vittime 1 in Germania sale a 19, mentre nel Paese si registrano rispetto a mercoledì 50 casi accertati in più di sindrome emolitica uremica (Hus), la versione resistente e più pericolosa del ceppo Ehec del batterio. Mercoledì scorso, le vittime accertate erano nove e il numero di casi 470. Il portavoce del ministero della Sanità di Berlino ha detto che l'origine dell'epidemia non è stata ancora identificata. Il governo tedesco continua quindi a sconsigliare il consumo di insalata, verdure crude, soprattutto cetrioli, e pomodori.


Batterio E. coli su salame di cervo italiano. "E' stata segnalata la presenza di un batterio di E. coli produttore di tossine su un salame di cervo prodotto in italia, sul quale si sta procedendo a effettuare le necessarie indagini: qualsiasi correlazione con l'epidemia nella zona di Amburgo è comunque altamente improbabile sia per la tipologia del prodotto, sia per la zona di provenienza". Lo comunica in una nota il ministero della Salute. In ogni caso, come assicurato dal ministro Ferruccio Fazio, "sinora non è giunta alcuna segnalazione di infezione da parte di questo ceppo di batterio E. coli, né nella popolazione italiana residente, né in turisti provenienti dalla Germania".

Fazio: "Italia fuori pericolo". Fazio ha usato toni rassicuranti: "Nel nostro Paese non c'è nessun pericolo. Stiano tutti tranquilli. Si può mangiare la verdura, basta lavarla bene". "Questa non è come un'epidemia - ha spiegato il ministro - c'è una trasmissione di tipo alimentare. In Italia basta prendere le precauzioni igieniche normali, non c'è bisogno di nessuna precauzione eccezionale, dunque lavare le verdure, lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno". Nel nostro Paese "il batterio non c'è, c'è solo l'eventualità - ha concluso Fazio - che qualcuno che abbia contratto l'infenzione in Germania torni qui, ma si tratta di contaminazioni al livello locale".

Merkel a Zapatero: "Bene le nostre autorità". La cancelliera tedesca Angela Merkel ieri sera ha difeso in una conversazione telefonica con il premier spagnolo Josè Luis Rodríguez Zapatero la gestione dell'emergenza da parte delle autorità sanitarie tedesche. Il governo tedesco creerà un'unità di crisi per occuparsi della situazione. Le autorità tedesche, ha detto la Merkel a Zapatero, avevano il dovere di informare il pubblico "in tutte le fasi (dell'epidemia) e di trasmettere i risultati delle analisi al sistema di allerta rapido dell'Unione europea". La Merkel ha inoltre espresso comprensione per i problemi economici dei produttori di frutta e verdura spagnoli causati dal crollo dei consumi, ma ha sottolineato che anche i produttori tedeschi sono stati penalizzati.


Putin: "Non ci avveleneremo". L'epidemia ha anche aperto un duro scontro tra Ue e Russia. L'ambasciatore dell'Unione europea in Russia, Fernando M. Valenzuela, ha dichiarato che il divieto russo alle importazioni di ortaggi, imposto ieri da Mosca, va contro le regole del Wto. Ma il premier russo Vladimir Putin ha risposto duramente: la Russia "non avvelenerà" i suoi cittadini in nome dell'Organizzazione mondiale del commercio. In un comunicato, l'agenzia russa per la tutela dei consumatori ha chiesto poi che "le strutture competenti" in Germania o dell'Unione europea confermino con esattezza le "cause dell'epidemia" prima di qualsiasi rimozione dell'embargo.

Paesi contagiati. Finora sono undici i Paesi in cui si sono registrati contagi: oltre alla Germania, l'Austria, la Danimarca, la Francia, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svezia, la Svizzera (oggi Berna ha confermato il terzo caso), il Regno Unito, la Spagna, da oggi anche il Portogallo, e infine gli Usa. Giovedì sera, infatti, anche le autorità americane hanno denunciato tre casi sospetti, persone che si sono ammalate dopo un viaggio in Germania. Tre casi sono stati individuati anche nel Tirolo Austriaco. Si tratta di un ragazzo del Tirolo Inferiore e di una donna tedesca in vacanza che, proveniente dalla Germania del Nord, è stata infettata da una forma particolarmente aggressiva del batterio.

Precauzioni per chi va in Germania. Il ministero della Salute ha diffuso una nota con alcuni consigli: "Poiché la quasi totalità dei casi di infezione è circoscritta alla zona di Amburgo, i cittadini italiani che debbono proprio recarsi nel nord della Germania non consumino in loco verdura e frutta crude e non bevano acqua di rubinetto". Le persone che hanno recentemente soggiornato in Germania devono prestare attenzione alla comparsa di sintomi gastroenterici e nel caso di diarrea emorragica rivolgersi al proprio medico. Le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare sono sufficienti a evitare infezioni. Lavarsi le mani dopo aver maneggiato alimenti. Lavare a fondo le verdure, evitare il consumo di carne cruda. Lavare bene coltelli, taglieri e altri utensili usati per la preparazione dei cibi. Evitare di utilizzare senza lavare lo stesso tagliere e/o utensile per più alimenti, lavare bene le mani prima di manipolare i cibi e dopo aver usato la toilette".

Coldiretti: "Italiani preoccupati". In occasione dell'allarme lanciato dall'Oms sulla virulenza di questo ceppo del batterio, la Coldiretti ha comunicato che "la contaminazione da batteri preoccupa il 62% dei cittadini europei ma la percentuale sale al 79% in Italia, anche per il rincorrersi di notizie contraddittorie che spesso si rivelano infondate". "Oltre un cittadino su tre (35%) evita - ha continuato l'organizzazione agricola - di acquistare per un certo periodo i prodotti di cui ha sentito parlare nell'ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare, secondo Eurobarometro".

La task force italiana. Presso l'Istituto superiore di sanità una task force sta studiano il batterio. "Le analisi condotte consentono di definire meglio la natura di questo ceppo, che non può essere considerato un 'mutante', ossia un batterio con un gene modificato, ma piuttosto un ceppo originato dall'acquisizione di nuovi geni per meccanismi di ricombinazione naturale frequenti tra i batteri", spiega in una nota Alfredo Caprioli, direttore del laboratorio europeo di riferimento per l'escherichia coli in campo veterinario dell'Istituto superiore di Sanità. "Non è giustificato l'allarmismo verso il consumo di ortaggi, soprattutto quelli prodotti in Italia, visto anche che le indagini di laboratorio non hanno supportato l'ipotesi dei vegetali contaminati quale fonte di infezione", si legge sul sito dell'Iss. In passato, l'unica segnalazione di un ceppo simile, ma di diverso sierotipo, è stata effettuata proprio dai laboratori dell'Iss e si riferiva a una piccola epidemia di SEU in Francia. La nota conclude ribadendo che le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare sono sufficienti a evitare infezioni, dal lavarsi frequentemente le mani dopo aver maneggiato alimenti alla pulizia accurata di frutta e verdura
La Repubblica.it

lunedì 30 maggio 2011

le notizie segnalate da CATERINA



Se il potere non ascolta
il popolo di Internet

Il G8 del web voluto da Sarkozy è stato un grande evento potenzialmente rivoluzionario, ma chiuso da parole vaghe per quanto riguarda i diritti e molto chiare nel campo degli interessi

di STEFANO RODOTÀ
Si può organizzare un "evento storico" su Internet senza il "popolo" di Internet? Si può esaltare il ruolo di Internet nel rendere possibili cambiamenti democratici e poi essere reticenti o silenziosi sulla effettiva tutela dei diritti fondamentali in rete? Si può definire Internet "un bene comune" e poi affermare l'opposto, la sua sottomissione alla logica della proprietà privata?

Sì, è possibile, per quanto contraddittorio o paradossale ciò possa apparire. È accaduto la settimana scorsa tra Parigi e Deauville, in occasione del G8 che Nicolas Sarkozy ha voluto far precedere da un grande incontro dedicato appunto ai problemi di Internet. Mettere questo tema al centro dell'attenzione mondiale poteva essere un fatto significativo se fosse stato accompagnato da presenze, proposte, conclusioni davvero corrispondenti alle dinamiche innovative, alle opportunità, alle sfide difficili che ogni giorno Internet propone a miliardi di persone. Non è stato così. Le molte parole dedicate a Internet nel comunicato finale del G8 sono vaghe quando si parla di libertà e diritti, e terribilmente precise quando vengono in campo gli interessi. Un esito prevedibile e previsto. Nelle parole di apertura di Sarkozy, infatti, Internet non è il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto. È, invece, un continente da "civilizzare", dunque un luogo dove si manifestano in primo luogo fenomeni negativi che devono essere eliminati.

Questo rovesciamento di prospettive non sorprende. Sarkozy è il governante che più ha sostenuto la necessità di affrontare i problemi del diritto d'autore unicamente con norme repressive, riproponendo in ogni occasione la sua legge Hadopi come modello, e che ha subordinato il rispetto della stessa libertà di espressione alle esigenze di forme generalizzate di controllo (è appena uscita in Francia una raccolta di analisi critiche delle sue politiche dal titolo Sarkozysme et droits fondamentaux de la personne humaine). È il politico che affida la "grandeur" francese ad una agenzia pubblicitaria, che ha organizzato l'incontro di Parigi, e la fa puntellare dalla presenza di quei padroni del mondo digitale che si chiamano Google, Microsoft, Facebook, che tuttavia hanno profittato dell'occasione per rivendicare un intoccabile potere.

Il comunicato finale del G8 rispecchia largamente questo spirito. Si parla del ruolo fondamentale di Internet nel favorire i processi democratici, ma non compare neppure un pallido accenno alle persecuzioni contro chi adopera la rete come strumento di libertà, alle decine di bloggers in galera in diversi paesi totalitari, alle forme indirette di censura in paesi democratici. Si subordina così il rispetto dei diritti fondamentali, della libertà di manifestazione del pensiero in primo luogo, alle logiche della sicurezza e del mercato, con un evidente passo indietro rispetto a quanto è da tempo stabilito, ad esempio, dal Patto sui diritti economici, sociali e culturali dell'Onu. Si inneggia alla presenza di tutti gli "stakeholders", dunque di tutti gli attori dei processi messi in moto da Internet, ma poi si opera una drastica riduzione di queste presenze a qualche ministro francese (assenti i politici di altri paesi, in particolare gli americani notoriamente assai critici) e ai rappresentanti delle grandi imprese.

Una scelta così clamorosa e spudorata, che ha portato persino alla esclusione dei rappresentanti delle istituzioni che assicurano il funzionamento di Internet (Icann, Isoc), ha provocato una reazione dei pochi rappresentanti della società civile lì presenti, che hanno improvvisato una dura conferenza stampa, dove hanno preso la parola personalità rappresentative e tutt'altro che estremiste, come Lawrence Lessig e Yochai Benkler.

Siamo in presenza di una preoccupante regressione politica e culturale. L'esclusione degli altri attori, del popolo di Internet, ha determinato la cancellazione delle più interessanti elaborazioni e proposte di questi anni su modalità e principi ai quali riferirsi per il funzionamento di Internet.

 Siamo tornati alla contrapposizione frontale tra regolatori, identificati con chi vuole imporre alla rete controlli autoritari, e difensori di una libertà in rete identificata con la libertà d'impresa. è stata ignorata la dimensione "costituzionale", quella che mette al primo posto una serie di principi fondamentali che tutti, legislatori e imprese, devono rispettare. Così stando le cose, sono ben fondate le critiche di chi ha parlato di un "takeover" dei governi su Internet, di una dichiarata volontà politica di mettere le mani sulla rete. E si è svelato pure il significato del richiamo al diritto di accesso da parte delle imprese.

 Quando Eric Schimdt, parlando per Google, ha detto che l'unico compito dei governi deve essere quello di assicurare a tutti l'accesso ad Internet, certamente ha colto un punto essenziale, come dimostrano le molte costituzioni e leggi che in tutto il mondo stanno affrontando questo tema. Ma la sua indicazione si concreta poi in una richiesta volta soprattutto a rendere possibile la fornitura di servizi capaci di generare crescenti risorse pubblicitarie (ultimo Google Wallet), dunque di immergere sempre più profondamente le persone nella logica del consumo, mentre altra cosa è il libero accesso alla conoscenza in rete.

Certo, le imprese fanno il loro mestiere. Ma la loro capacità di produrre innovazione non può tradursi nella legittimazione ad essere gli unici regolatori di Internet. Perché è proprio così, dal momento che dispongono delle informazioni sui loro utenti, che sono i decisori unici e finali di molte controversie su che cosa deve entrare o rimanere in rete, che troppe volte hanno accettato le imposizioni di governi con l'argomento che stare sul mercato significa rispettare le regole nazionali, che esercitano un enorme potere economico.

I pallidi e retorici accenni alla privacy nel comunicato del G8, l'assenza di riferimenti alle posizioni dominanti di molte imprese, rivelano l'intento di una politica che vuole salvaguardare i propri poteri autoritari riconoscendo alle imprese un potere altrettanto autoritario. Inquieta, poi, la mancata analisi del tema della neutralità della rete, essenziale presidio per libertà e eguaglianza.

Ma questo disegno, questa nuova distribuzione del potere planetario non sono una via regia che potrà essere percorsa senza resistenze. Si potrà far leva sulle stesse contraddizioni del comunicato, cercando di rovesciarne le gerarchie e mettendo così al primo posto i riferimenti a libertà e diritti, alla pluralità degli attori.

Alla povertà e all'autoritarismo di quel comunicato si potrà opporre la ricchezza del rapporto dell'Onu sulla libertà di espressione che sarà presentato nei prossimi giorni a Ginevra. Peraltro, non sembra che tutti i governi siano pronti ad identificarsi con quella linea, come già mostrano alcune indirette riserve americane e le interessanti dichiarazioni del ministro degli Esteri tedesco. E soprattutto i soggetti e i progetti cancellati dal G8 con una mossa autoritaria rimangono vitalissimi e con essi, con la forza propria di Internet, bisognerà pure fare i conti.

La grande partita politica di Internet rimane aperta. 


La Repubblica.it

le notizie segnalate da CATERINA


Batterio killer, Codacons chiede misure urgenti
"Bloccare import di cetrioli da tutta Europa"


Il Codacons ha chiesto alle autorità sanitaria italiane "misure urgenti" per bloccare le importazioni di cetrioli da tutta l'Europa, a tutela della salute in relazione all'infezione causata dal batterio Escherichia coli  che ha causato almeno 276 infezioni in Germania e casi in molti Paesi Europei.

"Il ministero della Salute e gli altri organi competenti devono bloccare immediatamente le importazioni di cetrioli e cetriolini provenienti da tutta Europa", afferma in una nota il presidente Codacons, Carlo Rienzi. È anche indispensabile, prosegue la nota, "effettuare controlli stringenti su tutta l'ortofrutta diretta in Italia e proveniente dalla Spagna e dall'Olanda. Queste misure - secondo Rienzi - sono necessarie per evitare il diffondersi del pericoloso batterio anche nel nostro Paese". L'associazione invita infine "i cittadini a verificare con attenzione la provenienza degli alimenti, obbligatoria su tutte le etichette di frutta e verdura".

Ancora vittime in Germania
. Secondo alcune informazioni non ancora confermate ufficialmente, in Germania le vittime sarebbero salite a dieci. Il domenicale svizzero 'Der Sonntag' cita oggi due nuovi casi nella Confederazione elvetica, mentre il Centro europeo per la prevenzione e il controllo (Ecdc) ha riferito di altri 25 casi sospetti in Svezia,
sette in Danimarca, tre in Gran Bretagna, due in Austria e uno in Olanda. Intanto, cetrioli spagnoli 'incriminati' sarebbero stati importati anche dalla Repubblica Ceca, ha reso noto la locale autorità per l'agricoltura e l'alimentazione.

Il batterio Ehec provoca diarree o diarree emorragiche, fino a produrre una sindrome emolitica e uremica, potenzialmente letale. "I tedeschi hanno fatto sapere che i cetrioli sono stati distribuiti anche in Ungheria, Austria e Lussemburgo", ha detto il portavoce dell'autorità sanitaria Ceca, Michal Spacil. Intanto le autorità tedesche hanno avvertito oggi che la causa della contaminazione della verdura con il batterio all'origine di almeno dieci decessi in Germania non è stata ancora identificata.


La Repubblica.it

domenica 22 maggio 2011

le notizie segnalate da CATERINA

Educa all'omosessualità», bufera su
videogioco. Nuova crociata di Giovanardi


Bufera su un videogioco che dà la possibilità di creare coppie e famiglie dello stesso sesso, attraverso il matrimonio e l'adozione omosessuale.

Va almeno vietata la sua vendita ai minori perché educa all'omosessualità, sostiene l'europarlamentare Udc Carlo Casini, leader del Movimento per la Vita. Con lui si schiera il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi, che invita i produttori quantomeno a spiegare ai consumatori che in Italia il matrimonio omosessuale "è fuori legge", ma anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che ritiene di "buon senso" la proposta di Casini.

Una presa di posizione contestata dalle associazioni gay. Il video-gioco sotto accusa si chiama "The Sims", cioè la simulazione della vita, e nella sua versione omosex dà la possibilità al giocatore di dar vita a matrimoni e adozioni da parte di coppie gay.


«È inaccettabile che un videogioco che entra nelle case di milioni di italiani permetta a un bambino di 6-7-8 anni di creare una coppia gay che può anche adottare bambini», insorge Casini. E la ragione è presto detta: «Lo sviluppo della sessualità di un dolescente - spiega a Kluascondicio - presenta inizialmente aspetti di omosessualità e bisessualità, che poi si armonizzano e l'eterosessualità diventa la regola. Questi videogiochi intervengono in quel momento di sviluppo parziale, in cui è normale che ci siano tendenze omosessuali che rischiano di essere fissate. Questo è un modo per fissare l'omosessualità».

«È evidente che siamo davanti a una grande campagna delle lobby che vogliono promuovere certi valori. Questo non avviene solo con i videogiochi come The Sims, ma anche con libri destinati ai bambini che invece di proporre una famiglia con papà e mamma, quando si parla di genitori ne propongono una di un papà con un papà», rilancia Giovanardi.

È il sottosegretario alla Famiglia, «primatista assoluto di assurdità», replica Franco Grillini Presidente nazionale di Gaynet, «ad avere le idee confuse: non sono i videogiochi e neppure i libri ad alterare la realtà, ma è la realtà a entrare nei videogiochi e nei libri. Le famiglie omogenitoriali sono tante anche in Italia e la Costituzione afferma all'articolo 3 che tutti i cittadini hanno uguali diritti. Il fatto che in Italia non ci sia ancora neppure una legge che riconosca le semplici convivenze non è dovuto alla Costituzione, ma all'arretratezza culturale di chi ci malgoverna».
 il messaggero




qualche mese fa aveva fatto scalpore anche la pubblicità dell'ikea con lo slogan "Siamo aperti a tutte le famiglie’ accompagnato da quest'immagine : una coppia formata da due uomini mano nella mano

 Ed è di questi giorni la notizia che la legge contro l’omofobia proposta dalla deputata del PD Anna Paola Concia con l’appoggio del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, è stata affossata da  Giovanardi e "soci" del PDL guidati dalle sue ideologie omofobe 
In una intervista a Repubblica Giovanardi ha detto che è contrario a inasprire le pene per le aggressioni ai gay in quanto, secondo lui, sarebbe un atto incostituzionale perché (sempre la sua teoria) discriminerebbe gli eterosessuali e quindi violerebbe il principio di eguaglianza. Davvero una interpretazione bizzarra.
  Il problema è che come Giovanardi ce ne sono parecchi in seno al PDL e non è detta che la legge passi in Parlamento.


L'accettazione del "diverso" deve avvenire da un cambiamento radicale di mentalità e di visione della vita della maggior parte di noi italiani. ma purtroppo in Italia siamo molto indietro in queste cose rispetto agli altri paesi europei  e penso che il nostro ritardo sia anche dovuto alla presenza dello stato pontificio.

Voi cosa ne pensate?