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martedì 8 maggio 2012

PENSIERO DI OGGI




PENSIERO POSITIVO DI OGGI








Voglio provare solo sensazioni di benessere, prosperità, pienezza e abbondanza





Si, ride, si piange





Annamaria... a dopo







sabato 3 marzo 2012

PENSIERO DI OGGI

PENSIERO POSITIVO DI OGGI 





Mi accetto profondamente e mi rispetto per quello che sono ora






 Amici, augurandovi un sereno fine settimana,vi lasciamo con la lettura della storia di un piccolo eroe, che i francesi chiamano Petit Poucet, perchè era grande appena come il dito pollice. E' stata forse inventata apposta per dar ragione e autorità a quell'antico proverbio che dice:

"Gli uomini non si misurano a canne!".

Puccettinodi Carlo Collodi

C'era una volta un taglialegna e una taglialegna, i quali avevano sette figliuoli, tutti maschi: il maggiore aveva dieci anni, il minore sette. Farà forse caso di vedere come un taglialegna avesse avuto tanti figliuoli in così poco tempo: ma egli è, che la sua moglie era svelta nelle sue cose, e quando ci si metteva, non faceva meno di due figliuoli alla volta.
E perché erano molto poveri, i sette ragazzi davano loro un gran pensiero, per la ragione che nessuno di essi era in grado di guadagnarsi il pane.
La cosa che maggiormente li tormentava, era che il minore veniva su delicato e non parlava mai: e questo che era un segno manifesto di bontà del suo carattere, lo scambiavano per un segno di stupidaggine.
Il ragazzo era minuto di persona; e quando venne al mondo, non passava la grossezza di un dito pollice; per cui lo chiamarono Puccettino.
Capitò un'annata molto trista, nella quale la carestia fu così grande, che quella povera gente risolvettero di disfarsi de' loro figliuoli.
Una sera che i bambini erano a letto, e che il taglialegna stava nel canto del fuoco, disse, col cuore che gli si spezzava, alla sua moglie:
"Come tu vedi, non abbiamo più da dar da mangiare ai nostri figliuoli: e non mi regge l'animo di vedermeli morir di fame innanzi agli occhi: oramai io sono risoluto a menarli nel bosco e farveli sperdere; né ci vorrà gran fatica, perché, mentre essi si baloccheranno a far dei fastelli, noi ce la daremo a gambe, senza che abbiano tempo di addarsene".
"Ah!", gridò la moglie, "e puoi tu aver tanto cuore da sperdere da te stesso le tue creature?"
Il marito ebbe un bel tornare a battere sulla miseria, in cui si trovavano; ma la moglie non voleva acconsentire a nessun patto. Era povera, ma era madre: peraltro, ripensando anch'essa al dolore che avrebbe provato se li avesse veduti morire di fame, finì col rassegnarvisi, e andò a letto piangendo.
Puccettino aveva sentito tutti i loro discorsi: e avendo capito, dal letto, che ragionavano di affari, si levò in punta di piedi, sgattaiolando sotto lo sgabello di suo padre, per potere ascoltare ogni cosa senz'esser visto.
Quindi ritornò a letto, e non chiuse un occhio nel resto della nottata, rimuginando quello che doveva fare. Si levò a giorno, e andò sul margine di un ruscello, dove si riempì la tasca di sassolini bianchi: poi chiotto chiotto se ne tornò a casa.
Partirono, ma Puccettino non disse nulla ai suoi fratelli di quello che sapeva.
Entrarono dentro una foresta foltissima, dove alla distanza di due passi non c'era modo di vedersi l'uno coll'altro. Il taglialegna si messe a tagliar legne, e i ragazzi a raccogliere delle frasche per far dei fastelli.
Il padre e la madre, vedendoli intenti al lavoro, si allontanarono adagio adagio, finché se la svignarono per un viottolo fuori di mano.
Quando i ragazzi si videro soli, si misero a strillare e a piangere forte forte.
Puccettino li lasciò berciare, essendo sicuro che a ogni modo sarebbero tornati a casa; perché egli, strada facendo, aveva lasciato cadere lungo la via i sassolini bianchi che s'era messi nella tasca.
"Non abbiate paura di nulla, fratelli miei", disse loro, "il babbo e la mamma ci hanno lasciati qui soli; ma io vi rimenerò a casa: venitemi dietro."
Essi infatti lo seguirono, ed egli li menò per la stessa strada che avevano fatta, andando al bosco. Da principio non ebbero coraggi d'entrarvi: e si messero in orecchio alla porta di casa per sentire quello che dicevano fra loro, il padre e la madre.
Ora bisogna sapere che quando il taglialegna e sua moglie rientrarono in casa, trovarono che il signore del villaggio aveva mandato loro dieci scudi, di cui era debitore da molto tempo, e sui quali non ci contavano più. Questo bastò per rimettere un po' di fiato in corpo a quella povera gente, che era proprio a tocco e non tocco per morir di fame.
Il taglialegna mandò subito la moglie dal macellaro. E siccome era molto tempo che non s'erano sfamati, essa comprò tre volte più di carne di quella che ne sarebbe abbisognata per la cena di due persone.
Quando furono pieni, la moglie disse:
"Ohimè! dove saranno ora i nostri figliuoli? se fossero qui potrebbero farsi tondi coi nostri avanzi! Ma tant'è, Guglielmo, se' stato tu che hai voluto smarrirli: ma io l'ho detto sempre che ce ne saremmo pentiti. Che faranno ora nella foresta? Ohimè! Dio mio! i lupi forse a quest'ora l'hanno bell'e divorati. Proprio non bisogna aver cuore, come te, per isperdere i figliuoli a questo modo!...".
Il taglialegna perse la pazienza, perché la moglie tornò a ripetere più di venti volte che egli se ne sarebbe pentito, e che essa l'aveva di già detto e ridetto: e minacciò di picchiarla se non si fosse chetata.
Questo non voleva dire che il taglialegna non potesse essere anche più addolorato della moglie; ma essa lo tormentava troppo: ed egli somigliava a tanti altri, che se la dicono molto colle donne che parlano con giudizio, ma non possono soffrire quelle che hanno sempre ragione.
La taglialegna si struggeva in pianti, e seguitava sempre a dire:
"Ohimè! dove saranno ora i miei bambini? i miei poveri bambini?".
Una volta, fra le altre, lo disse così forte, che i ragazzi, che erano dietro l'uscio, la sentirono e gridarono tutti insieme: "Siamo qui! siamo qui!".
Essa corse subito ad aprir l'uscio e, abbracciandoli, disse:
"Che contentezza a rivedervi, miei cari figliuoli! Chi lo sa come siete stanchi, e che fame avete! e tu, Pieruccio, guarda un po' come ti sei inzaccherato! vien qua, che ti spillaccheri".
Pieruccio era il maggiore dei figliuoli e la madre gli voleva più bene che agli altri, perché era rosso di capelli come lei.
Si messero a tavola e mangiarono con un appetito, che fecero proprio consolazione al babbo e alla mamma, ai quali raccontarono, parlando quasi tutti nello stesso tempo, la gran paura che avevano avuta nella foresta.
Quella buona gente era tutta contenta di rivedere i figliuoli in casa; ma la contentezza durò finché durarono i dieci scudi. Quando questi finirono, tornarono al sicutera delle miserie, e allor decisero di smarrirli daccapo; e per andare sul sicuro, pensarono di condurli molto più lontani della prima volta. Peraltro di questa cosa non poterono parlarne con tanta segretezza, che Puccettino non sentisse tutto; il quale pensò di cavarsene fuori col solito ripiego: se non che, quantunque si alzasse sul far del giorno per andare in cerca di sassolini bianchi, rimase proprio come quello, e non poté far nulla, perché trovò l'uscio di casa serrato a doppia mandata.
Egli non sapeva davvero che cosa stillarsi, quando ecco che la madre dette a ciascuno di loro un pezzo di pane per colazione. Allora gli venne in capo che di quel pane avrebbe potuto servirsene, invece dei sassolini, seminando i minuzzoli lungo la strada per dove sarebbero passati. E si messe il pane in tasca.
Il padre e la madre li condussero nel punto più folto e più oscuro della foresta: e quando ci furono arrivati, essi presero una scappatoia e via.
Puccettino non se ne fece né in qua né in là, perché sapeva di poter ritrovare facilmente la strada coll'aiuto dei minuzzoli sparsi; ma figuratevi come rimase, quando si accorse che i minuzzoli glieli avevano beccati gli uccelli.
Eccoli dunque tutti afflitti, perché più camminavano e più si perdevano nella foresta. Intanto si fece notte e si alzò un vento da far paura. Pareva ad essi di sentire da tutte le parti urli di lupi, che si avvicinavano per mangiarli. Non avevano fiato né per discorrere, né per voltarsi indietro.
Venne poi una grand'acqua che li bagnò fin sotto la pelle: a ogni passo sdrucciolavano e cascavano nella mota: e quando si rizzavano tutti infangati, non sapevano dove mettersi le mani.
Puccettino montò in cima a un albero per vedere se scuopriva paese; e guardando da ogni parte, vide un lumicino piccino, come quello di una candela, il quale era lontano lontano, molto al di là della foresta.
Scese dall'albero: e quando fu in terra, non vide più nulla. Questa cosa gli diede un gran dolore.
Nonostante, camminando innanzi coi suoi fratelli, verso quella parte dove aveva veduto il lumicino, finì col rivederlo da capo mentre usciva fuori del bosco.
Arrivarono finalmente alla casa dove si vedeva questo lume: non senza provare delle grandi strette al cuore, perché di tanto in tanto lo perdevano di vista, segnatamente quando camminavano in qualche pianura molto bassa.
Picchiarono a una porta: una buona donna venne loro ad aprire, e domandò loro che cosa volevano.
Puccettino disse che erano poveri ragazzi che s'erano spersi nella foresta, e che chiedevano da dormire per amor d'Iddio.
La donna, vedendoli tutti così carini, si messe a piangere, e disse:
"Ohimè! poveri miei figliuoli, dove siete mai capitati? Ma non sapete che questa è la casa dell'Orco che mangia tutti i bambini?".
"Ah, signora", rispose Puccettino, il quale tremava come una foglia, e così i suoi fratelli. "Che cosa volete che facciamo? Se non ci pigliate in casa, è sicuro che i lupi stanotte ci mangeranno. E in tal caso, è meglio che ci mangi questo signore. Forse se voi lo pregate, potrebbe darsi che avesse compassione di noi."
La moglie dell'Orco, sperando di poterli nascondere a suo marito fino alla mattina dopo, li lasciò entrare e li menò a riscaldarsi intorno a un buon fuoco, dove girava sullo spiede un montone tutt'intero, che doveva servire per la cena dell'Orco.
Mentre cominciavano a riscaldarsi, sentirono battere tre o quattro colpi screanzati alla porta. Era l'Orco che tornava.
In men d'un baleno, la moglie li nascose tutti sotto il letto ed andò ad aprire.
L'Orco domandò subito se la cena era lesta e il vino levato di cantina: e senza perder tempo si mise a tavola. Il montone non era ancora cotto e faceva sempre sangue, e per questo gli parve anche più buono. Poi, fiutando di qua e di là, cominciò a dire che sentiva odore di carne viva.
"Sarà forse", disse la moglie, "quel vitello che ho spellato or ora, che vi mette per il naso quest'odore."
"E io dico che sento l'odore di carne viva", riprese l'Orco guardando la moglie di traverso, "e qui ci deve essere qualche sotterfugio!..."
Nel dir così si alzò da tavola e andò difilato verso il letto.
"Ah!", egli gridò, "tu volevi dunque ingannarmi, brutta strega? Non so chi mi tenga dal fare un boccone anche di te. Buon per te, che sei vecchia e tigliosa! Ecco qui della selvaggina, che mi capita in buon punto per far trattamento a tre Orchi miei amici, che verranno da me in questi giorni."
E li tirò fuori di sotto il letto, uno dietro l'altro.
Quei poveri bambini si buttarono in ginocchio, chiedendogli perdono, ma avevano da fare col più crudele di tutti gli Orchi, il quale, facendo finta di sentirne compassione, li mangiava di già cogli occhi prima del tempo, dicendo alla moglie che sarebbero stati una pietanza delicata, in specie se gli avesse accomodati con una buona salsa.
Andò a prendere un coltellaccio, e avvicinandosi a quei poveri figliuoli, lo affilava sopra una lunga pietra che egli teneva nella mano sinistra.
E ne aveva già agguantato uno, quando la moglie gli disse:
"Che ne volete voi fare a quest'ora? non sarebbe meglio aspettare a domani?".
"Chetati, te!", riprese l'Orco. "Così saranno più frolli."
"Ma ve ne avanza ancora tanta della carne! C'è qui un vitello, un montone e un mezzo maiale..."
"Hai ragione", disse l'Orco, "rimpinzali dunque per bene, perché non abbiano a smagrire, e portali a letto."
Quella buona donna, fuor di sé dalla contentezza, dette loro da cena: ma essi non poterono mangiare a cagione della gran paura che avevano addosso.
In quanto all'Orco, ricominciò a bere, soddisfattissimo di aver trovato di che regalare ai suoi amici. Vuotò una dozzina di bicchieri di più del solito, finché il vino gli die' al capo e fu obbligato ad andare a letto.
L'Orco aveva sette figliuole, che erano sempre bambine, le quali erano tutte di un bel colorito, perché, come il padre, si cibavano di carne cruda; ma avevano degli occhiettini grigi e tondi, e il naso a punta e una bocca larghissima, con una rastrelliera di denti lunghi, affilati e staccati l'uno dall'altro.
Non erano ancora diventate cattive: ma promettevano bene, perché di già mordevano i fanciulli per succhiare il sangue.
Le avevano mandate a dormire di buon'ora, ed erano tutte e sette in un gran letto, ciascuna con una corona d'oro sulla testa.
Nella stessa camera c'era un altro letto della medesima grandezza. Fu appunto in questo letto che la moglie dell'Orco messe a dormire i sette ragazzi; e dopo andò a coricarsi accanto a suo marito.
Puccettino, che s'era avviso che le figlie dell'Orco portavano una corona d'oro in capo, e che aveva sempre paura che l'Orco non si ripentisse di averli sgozzati subito, si levò verso mezzanotte, e prendendo i berretti dei fratelli ed il suo, andò pian pianino a metterli sul capo delle sette figlie dell'Orco, dopo aver loro levata la corona d'oro, che pose sul capo suo e de' suoi fratelli, perché l'Orco li scambiasse per le proprie figlie, e pigliasse le sue figlie per i fanciulli che voleva sgozzare.
E la cosa andò appuntino com'egli se l'era figurata; perché l'Orco, svegliatosi sulla mezzanotte, si pentì di aver differito al giorno dopo quello che poteva aver fatto la sera stessa.
Saltò dunque il letto bruscamente, e prendendo il coltellaccio:
"Andiamo un po' a vedere", disse, "come stanno queste birbe; e facciamola finita una volta per tutte".
Quindi salì a tastoni nella camera delle sue figlie, e si avvicinò al letto dove erano i ragazzi, i quali dormivano tutti, meno Puccettino, che ebbe una gran paura quando sentì l'Orco che gli tastava la testa, come l'aveva già tastata ai suoi fratelli.
L'Orco sentendo la corona d'oro, disse:
"Ora la facevo bella davvero! Si vede proprio che ieri sera ne ho bevuto mezzo dito di più".
Allora andò all'altro letto, e avendo sentito i berretti dei ragazzi:
"Eccoli", disse, "questi monellacci! Lavoriamo di fine".
E nel dir così, senza esitare, tagliò la gola alle sue sette figliuole.
Contentissimo del fatto suo, andò di nuovo a coricarsi accanto alla moglie.
Appena che Puccettino sentì l'Orco che russava, svegliò i suoi fratelli e disse loro di vestirsi subito e di seguirlo. Scesero in punta di piedi nel giardino e scavalcarono il muro. Corsero a gambe quasi tutta la notte, tremando come foglie, e senza sapere dove andavano.
Quando l'Orco si svegliò, disse alla moglie:
"Va' un po' a vestire quei monelli di ieri sera".
L'Orchessa restò molto meravigliata della bontà insolita di suo marito, e non le passò neanche dalla mente che per vestirli egli volesse intendere un'altra cosa, credendo in buona fede di doverli andare a vestire. Salì dunque di sopra, e rimase senza fiato in corpo, vedendo le sue sette figliuole scannate e immerse nel proprio sangue. Cominciò subito dallo svenirsi, essendo questo il primo espediente, a cui in simili casi ricorrono tutte le donne.
L'Orco, temendo che la moglie non mettesse troppo tempo a far quello che le aveva ordinato, salì di sopra anche lui per darle una mano; e non rimase meno sconcertato alla vista di quello spettacolo orrendo.
"Ah! che ho mai fatto?", gridò. "Ma quei disgraziati me la pagheranno, e subito!"
E senza mettere tempo in mezzo, gettò una brocca d'acqua sul naso della moglie, e così avendola fatta tornare in sé:
"Dammi subito", disse, "i miei stivali di sette chilometri, perché io li voglio raggiungere".
E uscì fuori all'aperta campagna, e dopo aver corso di qua e di là, finalmente infilò la strada che battevano per l'appunto quei poveri ragazzi, che erano forse distanti non più di cento passi dalla casa paterna.
Essi videro l'Orco che passava di montagna in montagna, traversando i fiumi colla stessa facilità come se fossero stati rigagnoli.
Puccettino avendo occhiata una roccia incavata, lì vicino al luogo dove si trovavano, vi fece nascondere i sei fratelli, e vi si nascose anch'esso, senza perdere peraltro di vista tutte le mosse dell'Orco.
L'Orco che cominciava a sentirsi rifinito dalla strada fatta (perché gli stivali di sette chilometri son molto faticosi per chi li porta), pensò di ripigliar fiato, e il cielo volle che andasse per l'appunto a sedersi sopra la roccia, dove quei ragazzi si erano nascosti.
E siccome era stanco morto, dopo essersi sdraiato si addormentò, e si messe a russare con tanto fracasso, che i poveri ragazzi ebbero la stessa paura di quando lo videro col coltellaccio in mano, in atto di far loro la festa.
Ma Puccettino non ebbe tutta questa paura, e disse ai fratelli di scappare a gambe verso casa, mentre l'Orco dormiva come un ghiro; e di non stare in pena per lui.
Essi non se lo fecero dir due volte, e in pochi minuti arrivarono a casa.
Puccettino intanto si avvicinò all'Orco: gli levò adagino gli stivali, e se l'infilò per sé.
Questi stivali erano molto grandi e molto larghi, ma perché eran fatati, avevano la virtù d'ingrandirsi e di rimpicciolirsi, secondo la gamba di chi li calzava: per cui, gli tornavano precisi, come se fossero stati fatti per il suo piede.
Eglì andò di carriera alla casa dell'Orco, dove trovò la moglie che piangeva per le figlie uccise.
"Vostro marito", le disse Puccettino, "si trova in un gran pericolo: è cascato fra le mani di una banda di assassini, che hanno giurato di ucciderlo, se non consegna loro tutto il suo oro e il suo argento. Mentre gli stavano col pugnale alla gola, esso mi ha visto, e mi ha pregato di venir qui per avvertirvi della sua trista condizione e per invitarvi a darmi tutto quello che egli possiede di prezioso, senza ritenervi nulla, perché caso diverso, lo uccideranno senz'ombra di misericordia. E siccome il tempo stringe, egli ha voluto che prendessi i suoi stivali di sette chilometri, come vedete, e non solo perché mi spicciassi, ma anche perché possiate accertarvi che non sono un imbroglione."
La buona donna, tutta spaventata, gli diede ogni cosa che aveva; perché l'Orco, in fin dei conti, era un buon marito, quantunque fosse ghiotto di bambini.
Puccettino, col carico addosso di tutte le ricchezze dell'Orco, tornò a casa del padre, dove fu accolto con grandissima festa.
C'è per altro della gente che non crede che la cosa finisse così; e pretendono che Puccettino non commettesse mai questo furto a danno dell'Orco: e che solo non si facesse scrupolo di prendergli gli stivali di sette chilometri, perché egli se ne serviva unicamente per dare la caccia ai ragazzi.
Questi tali accertano di aver saputo la verità proprio sul posto, per essersi trovati a mangiare e bere nella stessa casa del taglialegna.
Raccontano, dunque, che quando Puccettino ebbe infilato gli stivali dell'Orco, se ne andò alla Corte, dove stavano tutti in gran pensiero per un'armata, che era in campagna alla distanza di duecento chilometri, e per l'esito di una battaglia data pochi giorni avanti.
Dimodoché Puccettino andò a trovare il Re e gli disse che se lo desiderava avrebbe potuto portargli le notizie dell'armata, prima del calar del sole. E il Re gli promise una grossa somma, se egli fosse stato da tanto.
La sera stessa Puccettino ritornò colle notizie dell'armata; e questa prima corsa avendolo messo in buona vista, guadagnava quel che voleva; perché il Re lo pagava profumatamente, valendosi di lui per portare i suoi ordini al campo; e un'infinità di signore gli davano quel che chiedeva, per aver le nuove dei loro amanti; e questo fu il guadagno più concludente di tutti gli altri. Ci furono anche alcune mogli che gli consegnarono delle lettere per i loro mariti; ma esse pagavano coi gomiti, e il profitto era così meschino, che egli non si degnò nemmeno di segnare nel libro degli utili i piccoli benefizi che gli pervenivano per questo titolo.
Dopo aver fatto per qualche tempo il mestiere del corriere, e avere ammassato grandi ricchezze, ritornò alla casa di suo padre, dove non è possibile immaginarsi la festa che gli fecero nel rivederlo fra loro.
Egli mise la sua famiglia nell'agiatezza; comprò degl'impieghi, di recente fondazione, per il padre e per i fratelli: formò a tutti uno stato conveniente; e gli rimase sempre un ritaglio di tempo, tanto da fare il damerino colle signore.

martedì 21 febbraio 2012

PENSIERO DI OGGI




 PENSIERO POSITIVO DI OGGI 


Mi rendo conto della mia immensa Fortuna e per questo ringrazio tutte le creature che mi hanno sempre voluto Bene. Ricambio la loro Generosità con il mio Amore Incondizionato.



si ride, si piange


lunedì 2 gennaio 2012

PENSIERO DI OGGI




pensieri positivi di oggi




Io merito di stare bene perché Amo me

 stesso e Tutti gli altri esseri viventi



Io voglio stare bene e curare pienamente

 la mia salute

Con il termine pensiero positivo si designa una scuola di pensiero che sostiene il vantaggio di allineare la mente a uno stato di positività, superando gli schemi di pensiero negativi sussistenti e creandone di nuovi, più ottimisti e sani, al fine di affrontare con fiducia la propria esperienza di vita e raggiungere il benessere psico-fisico.

Il pensiero positivo nasce e si sviluppa come tecnica di modifica e di miglioramento della qualità della vita attraverso l’osservazione e la gestione cosciente dei propri pensieri. Uno dei principali presupposti su cui si basa la filosofia del pensiero positivo è infatti che i pensieri sono materia viva e creativa, sulla quale l’individuo ha ampia possibilità d’intervento.

La tecnica principale attraverso cui il pensiero positivo è messo in atto è costituita dalle "affermazioni", ovvero frasi che contengono in sé le caratteristiche mentali, fisiche e spirituali che l'individuo desidera possedere oppure gli eventi che desidera che accadano. Le affermazioni possono essere pronunciate ad alta voce, pensate o anche cantate, portando così attraverso questa costante ripetizione a una lenta riprogrammazione della mente subconscia.

Altre tecniche corollarie usate nel pensiero positivo per rafforzare l'efficacia delle affermazioni sono la visualizzazione creativa e la meditazione.

Correnti
Si possono individuare due correnti principali all'interno di coloro che sostengono il pensiero positivo.

La prima è di impronta più psicologica e pone l'accento soprattutto sul processo di riprogrammazione del subconscio. Tra gli esponenti più noti di questa corrente si può citare la psicologa tedesca residente nel Regno Unito Vera Peiffer.

La seconda invece parte da principi di tipo metafisico e spirituale e ha il suo esponente di spicco nella statunitense Louise Hay. Questa corrente deriva direttamente dal movimento del New Thought, che per primo formulò il principio di quella che venne denominata "preghiera affermativa". Tale tecnica è presentata in modo dettagliato nelle opere di Florence Scovel Shinn, considerata dalla Hay come una sua fonte primaria di ispirazione. Nel sistema di pensiero del New Thought ogni nostro pensiero in ogni istante crea la nostra realtà e quello che pensiamo oggi creerà la nostra realtà di domani. Affermare ciò che vogliamo e riprogrammare i propri pensieri diventa quindi la chiave per allinearsi con le leggi dell'universo e ottenere quello che desideriamo dalla vita.

È grazie all'opera di Louise Hay "Puoi guarire la tua vita" che questa parte del sistema di pensiero del New Thought ha raggiunto una nuova grande diffusione diventando popolare anche tra chi non segue la dottrina religiosa/filosofica del Nuovo Pensiero in tutti i suoi aspetti. Per questo motivo, sebbene il New Thought da cui deriva e di cui costituisce parte, sia un movimento a sé, il pensiero positivo in questa sua veste presa a se stante e attualizzata è spesso considerato come uno dei tanti movimenti che compongono il variegato universo della New Age.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


sabato 31 dicembre 2011

PENSIERO DI OGGI

Ed eccoci arrivati all'ultimo pensiero  positivo dell'anno!!!


BENEDICO ME STESSO E TUTTE LE CREATURE VIVENTI DELL'UNIVERSO


E per i momenti critici che stiamo attraversando , dobbiamo veramente, con tutte le nostre forze, puntare al positivismo , sperando veramente che il nuovo anno sia un anno di ripresa economica per tutti noi .
Amici auguro a tutti voi, ma anche a me,  un anno Strepitoso con quattro S :serenità, soldi, salute, e...sesso! Almeno stanotte lasciamoci andare e... chi è a dieta mangi quello che gli pare. Molti di voi avranno appreso di quella donna che è stata costretta a "rubare" due vassoi di carne al supermercato perchè era rimasta senza un centesimo in tasca. Per fortuna sua, diciamo cosi, i carabinieri si sono messi una mano sul cuore e hanno offerto alla donna un pasto caldo  saldando anche  il conto del " malloppo" al supermercato e convincendo il gestore a ritirare la denuncia.
 Non mi dilungo troppo in sermoni e discorsi  anche perchè molti di voi saranno presi nei  preparativi di questo fine anno 2011, sia che si vada fuori a festeggiare, sia che si resti a casa (come me...)
A chi è ricco auguro di...mantenersi tale
A chi è senza lavoro di trovare un'occupazione
A chi è malato auguro di guarire presto
A chi è povero di rivolgersi agli assistenti sociali , giusto per non arrivare al punto di "rubare" un vassoio di carne.
Che altro? ahhhh si l'Ammmore. Ed è con l'Amore che ogni situazione drastica ci aiuta a superare le difficoltà...amore per i propri cari e  per il prossimo.
Auguri anche agli amici e collaboratori del blog, nonchè al nostro amatissimo Lorenzo, il nostro commentatore ufficiale da me "ribattezzato" il  "il faro".  




dedicato a due cari amici: non si è mai vecchi per Amare













venerdì 30 dicembre 2011

mercoledì 28 dicembre 2011

PENSIERO DI OGGI

Pensiero positivo di oggi



Ogni giorno è 

un'occasione 


per 

celebrare la 


vita



... gli eventi e i momenti più importanti del 2011. 






si ride, si piange...


la vignetta del giorno


"Una manovra che doveva colpire i grandi capitali, i grandi evasori, i grandi assenti dalla manovre precedenti, insomma. E invece? Bugie... Pagano sempre i soliti noti che però ora si stanno rompendo... Attento che la corda più di tanto non si può tirare!!!" 


Una manovra che doveva colpire i grandi capitali, i grandi evasori, i grandi assenti dalla manovre precedenti, insomma. E invece? Bugie... Pagano sempre i soliti noti che però ora si stanno rompendo... Attento che la corda più di tanto non si può tirare!!!



da microsatira


Scuola: nel 2012 maxi concorso per insegnanti. In palio una Gelmini fiammante.


Napolitano: «Le minoranze non vanno discriminate». I lavoratori sono persone come noi.


Obama vieta Facebook ai figli. E Youporn alla moglie.


Monti: «L’Italia si salverà se tutti faranno il loro dovere». Le bambole si pettineranno da sole.


il Papa all’Angelus: «Non dimenticate che Dio ici ama».


Monti: «Non sono disperato». Ma le dita sono su Ctrl-Alt-Canc.


Economisti, oroscopisti, metereologi e Bersani hanno una cosa in comune: non ne azzeccano mai una.

martedì 27 dicembre 2011

PENSIERO DI OGGI



Pensiero positivo di oggi

Vedo ognuno nella sua massima luce e ogni


evento dal


punto di vista più alto 


http://www.meteoindiretta.it/cartine/elaborate/0_italia.png

... e un serio augurio

Vi auguro sogni a non finire
e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.

Vi auguro di amare quel che va amato
e dimenticare quel che va dimenticato.

Vi auguro passioni.

Vi auguro silenzi.

Vi auguro canti di uccelli al risveglio
e risate di bambini.

Vi auguro di resistere all’arenamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative della nostra epoca.

Soprattutto, vi auguro di essere voi stessi.

[Jacques Brel]


 si ride , si piange...con babbo natale


http://www.natalecartolineauguri.com/gifanimate-babbo-natale/gifanimate-babbo-natale4.gif

sabato 24 dicembre 2011

PENSIERO DI OGGI







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Pensiero positivo di oggi










Io mi sento equilibrato e in pace con me stesso 





http://www.drogbaster.it/speciale-natale/stella.cometa.gif

http://www.drogbaster.it/speciale-natale/decorazione-natale.gif



venerdì 23 dicembre 2011

PENSIERO DI OGGI

http://www.webalice.it/sissunchi/pendagli/p20%20(2).gif


http://www.webalice.it/sissunchi/natale2010/09_nat_q_i456.gif


Pensiero positivo di oggi






IO SONO IN PERFETTA SALUTE


RINGIOVANITO E MI SENTO SEMPRE AL


TOP







http://www.drogbaster.it/speciale-natale/stella.cometa.gif

http://www.drogbaster.it/speciale-natale/decorazione-natale.gif