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mercoledì 12 novembre 2014

PER INNAMORARSI BASTA UN QUINTO DI SECONDO

Per innamorarsi basta un quinto di secondo e quando succede si ha lo stesso sentimento di euforia che si prova quando si assume cocaina. Ma anche se si dice che al cuor non si comanda, in realtà l'amore è un sentimento molto più "scientifico" e legato al cervello di quanto non si pensi.

Secondo  uno studio dell'università di Syracuse, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, quando ci si innamora ci sono ben 12 aree cerebrali che lavorano in tandem per rilasciare sostanze chimiche che danno l'euforia, come dopamina, ossitocina e adrenalina, e sono coinvolte in funzioni cognitive molto sofisticate. Un risultato che fa scaturire la domanda se sia il cuore o il cervello a farci innamorare.
"E' una domanda spinosa ha commentato la coordinatrice dello studio -Stephanie Ortigue, Io direi il cervello, ma anche il cuore è collegato perché il concetto dell'amore è formato da entrambi i processi che dal cervello vanno al cuore e viceversa. Ad esempio, l'attivazione di alcune parti del cervello può generare delle stimolazioni al cuore, come le famose farfalle nello stomaco. Alcuni sintomi che sentiamo come nel cuore a volte vengono dal cervello".
Si è anche scoperto che i livelli di sangue del fattore di crescita nervoso, o Ngf, aumentano e sono più alti nelle coppie che si sono appena innamorate. Questa molecola ha un ruolo importante nella chimica sociale degli umani e nel colpo di fulmine."Questi risultati , continua Ortigue , confermano che l'amore ha una base scientifica e che quando non va, è una causa di stress emotivo e depressione".
La ricerca ha individuato anche quali sono le diverse aree del cervello che si attivano quando ci si innamora. Ad esempio l'amore incondizionato, come quello tra madre e figlio, è acceso dalle aree centrali, mentre quello appassionato è innescato dall'area delle ricompense e da quella cognitivo-associativa.

Finiro' cosi aspettando l'uomo che mi faccia aumentare i livelli di sangue del fattore di crescita nervoso, o Ngf ?  ...boh...aspetto che le mie 12 aree cerebrali si decidano a lavorare insieme e non individualmente...






Annamaria... a dopo


mercoledì 21 settembre 2011

XVIII giornata Mondiale dell'Alzheimer Faces of dementia


Alzheimer: XVIII giornata Mondiale dell'Alzheimer 
Il 21 settembre sarà celebrata la XXVIII giornata mondiale dell’Alzheimer, incentrata, per l’occasione sul tema “faces of dementia”.
  Di seguito un brevissimo elenco delle possibili “facce” che la demenza può assumere. Da quelle più diffuse a quelle meno frequenti ma non per questo, meno dolorose e  preoccupanti. Infatti sono molteplici le cause ed in sintomi che connotano le patologie legate alle differenti forme di demenza,  come riportato all’interno del Rapporto Mondiale Alzheimer 2010: "la demenza è una sindrome che può essere causata da varie malattie progressive che colpiscono la memoria, il pensiero, il comportamento e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane della vita”. In quest’ottica la malattia di Alzheimer è senza dubbio la più comune causa di demenza e non necessariamente interviene a colpire gli over 65. Infatti vi è una crescente consapevolezza di casi di demenza che iniziano prima dei 65 anni, anche se solo dopo tale limite di età, la probabilità di essere colpiti raddoppia.

Ad oggi infatti sono oltre 36 milioni le persone affette da demenza e tra queste, una buona percentuale, non supera i 65 anni. Proprio per questo risulta importante favorire la massima informazione in merito, stimolando il più possibile il ricorso a diagnosi tempestive ed efficaci che possano contribuire a ridurre i disagi legati alla demenza.
Pertanto riportiamo di seguito caratteristiche e sintomi riferibili alle singole forme di demenza, specificando inoltre gli aggiornamenti sulle scoperte e gli studi più recenti.



L’Alzheimer costituisce la forma di demenza riscontrata con maggiore frequenza, con percentuali che si aggirano intorno al 50-60% dei casi.
Essa distrugge le cellule ed i nervi del cervello, interrompendo la trasmissione dei messaggi verso il cervello, in particolare di quelli responsabili dell’immagazzinamento della memoria. L’Alzheimer fu descritto per la prima volta da Alois Alzheimer nel 1906 che notò come, durante il decorso della malattia, le cellule nervose presenti in determinate parti del cervello, morissero ed il cervello si restringesse mentre si creavano zone  vuote, simili a cavità verso il lobo temporale e l’ippocampo, responsabili dell’immagazzinamento e del recupero di nuove informazioni.
Ciò condiziona negativamente la capacità delle persone di ricordare, parlare, pensare e prendere decisioni, influenzando anche la produzione di acetilcolina.
Ad oggi, non sono ancora chiare le cause per cui le cellule nervose del cervello muoiono ma ci sono sintomatologie comuni che emergono a seguito della morte di tali cellule. In particolare, al microscopio è possibile osservare “grovigli” e “placche” costituiti da frammenti di proteine,   nelle aree del cervello danneggiate e ciò conferma il manifestarsi dell’Alzheimer.

Sintomi
Solitamente, l’Alzheimer si manifesta con dei vuoti di memoria, difficoltà di individuare la parola corretta per ogni oggetto e  oscillazioni d’umore. Con il progredire dell’Alzheimer, la persona può:
- dimenticare abitualmente eventi recenti, nomi e volti ed avere difficoltà nel comprendere quanto si sta dicendo
- risultare confuso quando maneggia denaro o guida una macchina
- subire delle oscillazioni d’umore fino a disperarsi senza ragioni apparenti, o convincersi che qualcuno intenda fargli del male
Nei casi più avanzati, si può arrivare fino ad adottare comportamenti preoccupanti, come svegliarsi nel cuore della notte, perdere le proprie inibizioni ed il senso di un comportamento adeguato.
XVIII Giornata Alzheimer  
Demenza vascolare
La demenza vascolare viene riscontrata in circa il 20% dei casi di demenza .
Essa si manifesta quando i vasi sanguigni risultano danneggiati e la quantità di ossigeno necessaria appare a rischio. In particolare se la mancanza di ossigeno si manifesta fino al cervello, le cellule dello stesso con ogni probabilità sono destinate a morire determinando una serie di infarti e la possibile demenza vascolare.
Gli infarti richiamati sono spesso rappresentati da leggerissimi colpi le cui cause non risultano avere dei sintomi immediati e che tutt’al più possono determinare solo una temporanea confusione. Tuttavia ogni infarto distrugge una piccola area delle cellule del cervello e gli effetti cumulati che ne conseguono  sono spesso causa di demenza vascolare.
Infine la demenza vascolare si presenta di frequente insieme all’Alzheimer ed entrambi possono  determinare la demenza a causa del loro effetto combinato.
Sintomi
- è possibile che il declino mentale possa aversi da un determinato momento in poi ed i sintomi tendano a progredire in seguito ad ogni attacco, indicando con ciò che si siano verificati dei piccoli attacchi.
- può manifestarsi depressione, oscillazioni d’animo ed epilessia
- alcune aree del cervello possono essere più influenzate rispetto ad altre, di conseguenza, alcune capacità mentali possono continuare a risultare inalterate.

Demenza con corpi di Lewi
La demenza con corpi di Lewy è la terza tipologia di demenza maggiormente diffusa e può verificarsi in oltre il 20% dei casi. Essa è simile all’Alzheimer poiché è determinata dalla degenerazione e morte delle cellule nervose del cervello ma è caratterizzata dall’abnorme aggregazione di proteine, conosciute come corpi di Lewy, che si formano all’interno del cervello.
Più della metà delle persone interessate dalla demenza con corpi di Lewy sviluppa anche i sintomi ed i segni della malattia di Parkinson. Inoltre, molte di esse risultano particolarmente sensibili ad alcuni tranquillanti come gli antipsicotici o i neurologici, ed il loro utilizzo dovrebbe quindi essere evitato.
La demenza con corpi di Lewy influenza:
- concentrazione ed attenzione
- memoria
- linguaggio
- la capacità di valutare le distanze
- la capacità di ragionare
Le persone affette da demenza di Lewy possono anche risentire di allucinazioni visive.


Demenza Fronto temporale
Le demenze fronto-temporali sono un genere di demenza relativamente raro ed abitualmente si sviluppano in un’età che precede il presentarsi dell’Alzheimer, in particolare intorno ai quaranta od ai cinquanta anni.
In tale specifico caso, il lobo frontale del cervello è particolarmente interessato negli stadi preliminari della patologia, determinandosi, di conseguenza, una situazione simile a quella legata all’Alzheimer, che comporta un progressivo declino delle capacità mentali di un individuo con il passare degli anni.
I danni alle cellule cerebrali nella demenza fronte-temporale sono più localizzate rispetto a quanto avviene con la patologia dell’Alzheimer ed abitualmente riguardano la parte frontale del cervello.
Sintomi
- la parte frontale del cervello governa il comportamento e l’umore delle persone che possono cominciare a diventare ferme e fisse nel tempo e quindi adottare comportamenti difficili da modificare, facendo apparire  tali individui egoisti ed insensibili.
- le persone abitualmente non hanno improvvisi vuoti di memori come capita nel caso dell’Alzheimer
Nel tempo, per essere precisi dal 1984, la demenza, in tutte le sue declinazioni appena esposte, è stata analizzata, sezionata, studiata ed approfondita, grazie a studiosi sempre più preparati e consapevoli.
Ad oggi tuttavia la lotta alla demenza è ben lontana dall’essere vinta e nel suo annuale rapporto, in occasione della giornata internazionale sull’Alzheimer, l’ADI  focalizza l’attenzione sull’aspetto della prevenzione piuttosto che su quello della cura.
Il world Alzheimer report 2011 mostra infatti come ci siano interventi che risultano efficaci se eseguiti nelle prime fasi della demenza, ed altri invece che possono essere più indicati quando la demenza tende a presentarsi precocemente. In ogni caso, però, una diagnosi preventiva e tempestiva risulta lo strumento più indicato per provare a contenere il progredire della malattia.
Per questo sono state elencate delle evidenze che danno ragione di  una serie di scelte conseguenti e che speriamo possano essere tenute in considerazione da tutti:
- la diagnosi della demenza consente di accedere ad un sentiero di trattamenti, cure e supporto nel corso della malattia basati su esperienza e conoscenze mediche
- probabilmente qualcosa come 28 milioni delle 36 milioni di persone al mondo con demenza, devono ancora ricevere una diagnosi e con ogni probabilità essi non avranno accesso a trattamenti, informazioni e cure
- l’impatto di una diagnosi di demenza dipende fortemente da come essa è fatta e comunicata.
- l’evidenza dimostra che, quando una persona con demenza ed i suoi familiari sono ben preparati e supportati, l’iniziale shock è bilanciato da un senso di rassicurazione
- una diagnosi  eseguita per tempo, consente alle persone affette da demenza di pianificare preventivamente una serie di decisioni importanti, avendone ancora la piena capacità. Inoltre i familiari possono ricevere periodicamente informazioni pratiche, avvisi e supporto. E soltanto attraverso una diagnosi precoce è possibile accedere alle terapie più indicate, in grado di migliorare la conoscenza della patologia e la propria qualità di vita.
- La maggior parte delle persone affette da demenza desidererebbero che gli si parlasse della loro patologia e della relativa diagnosi
Un intervento terapeutico precoce può rivelarsi efficace inoltre, rispetto al miglioramento delle funzioni cognitive, al trattamento della depressione, nel condizionare favorevolmente lo stato d’animo dei caregiver e nel ritardare il consolidamento della patologia. Anche perché non è affatto vero che “non può essere fatto niente” e molti degli interventi appena richiamati possono essere davvero efficaci quando vengono eseguiti nella fase iniziale del decorso della malattia.
Infine le evidenze a disposizione suggeriscono ai governi di “spendere per risparmiare” – in alter parole, investire ora per risparmiare in futuro. I modelli economici infatti suggeriscono che i costi associati ad una diagnosi precoce della demenza sono più che compensati dai risparmi che derivano dai benefici dei farmaci contro la demenza e dagli interventi dei caregiver.
Se poi si aggiunge il miglioramento della qualità di vita per le persone affette da demenza e per i propri cari, non c’è dubbio che intervenire con gli strumenti diagnostici disponibili, significa offrire uno spicchio di serenità che nessuno dovrebbe negarsi.

terza età.com





Annamaria... a dopo

mercoledì 24 novembre 2010

COME SCOPRIRE LE BUGIE - di ENZO -



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                                               INDIZIO 5

       -L’importanza dei tempi di reazione
     -Parole e gesti devono essere coerenti, se si                    contraddicono, l’interlocutore vi sta mentendo, o    vi nasconde qualcosa.

 Spiegazione

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Amici lettori, questo è un indizio di notevolissima importanza e utilità. Però dovete essere “osservatori: e’ bene osservare ogni gesto singolarmente soprattutto in relazione alle parole che lo accompagnano. Sappiate che esiste un rapporto tra parole e gesti. Detto in altro modo, significa che contemporaneamente parole e gesti devono dire e/o far capire la stessa cosa. Per esempio, il vostro interlocutore, dicendo di sì (parola) scuote la testa (gesto): ciò è contraddizione; esistono altri segni d’inganno più sottili, ma ugualmente rivelatori. Incongruenze tra gesti e parole ed anche emozioni sono anch’essi indizi significativi, in quanto offrono un messaggio duplice. Un esempio? Eccolo!

Voi avete subito un furto e una persona amico/amica vi sorride mentre esprime il proprio rincrescimento. Ergo, state attenti, l’emozione espressa in quel momento (che dura poco) non è sincera.

Stiamo in argomento e parliamo ora del tempo, o per meglio dire, dei tempi di reazione. Ora sapete già che ci sono PAROLE e GESTI.

Parole e gesti devono essere contemporanei: in tal caso la persona vi sta parlando sinceramente.

Se invece una persona esprime un’ opinione e la vedete annuire dopo, non vi sta dicendo cose vere: l’emozione è falsa.

Cercate anche di individuare i movimenti delle mani e delle braccia che si muovono dopo che un’opinione è stata espressa. Non solo i movimenti delle mani e delle braccia partiranno in ritardo, ma sembreranno meccanici e sfasati rispetto alla puntualizzazione verbale.

Ed ancora. Se per esempio voleste convincere qualcuno di essere arrabbiati mentre in realtà non lo siete, è ovvio che cerchereste di recitare bene e dare l’impressione di esserlo davvero. Ma non solo: sono importanti anche i tempi dell’espressione facciale che esprime rabbia. Allora, se essa viene dopo, l’affermazione (“Sono arrabbiato con te”… pausa… e poi l’espressione), essa apparirà FALSA.

Al contrario, mostrare l’espressione prima di dire: “Sono così arrabbiato, non sarebbe indizio d’insincerità.

RICORDATE, quindi:

la persona che crede in ciò che sta dicendo tenderà a muovere la testa in sincronia con l’uso di certi termini per dare enfasi alle proprie argomentazioni. Siano essi dall’alto in basso o da destra verso sinistra, i movimenti del capo sono volti a sottolineare precisi punti di vista e idee.
Annuire meccanicamente e senza partecipazione è indice di gesti meditati, non chiari e non sinceri. E se anche con tali gesti intendiamo far mostra di partecipazione emotiva, nella persona che sta mentendo essi non sono in sincronia con il ritmo naturale del messaggio.

ENZO

Annamaria... a dopo

giovedì 11 novembre 2010

COME SCOPRIRE LE BUGIE di - ENZO

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... segue l'articolo precedente pubblicato il 26-10-2010

TI STA MENTENDO SE

-        Porta una mano al naso
-        porta una mano alla bocca
-        si copre il viso e/o si tocca il naso

Spiegazione

Segno frequente di mancanza di sincerità è quando una persona, mentre risponde a una domanda o sta  dicendo qualcosa, si porta la mano al viso. In questo caso, ad esempio, se la persona che sta parlando si mette la mano davanti alla bocca, può significare che, in realtà, non crede in ciò che sta dicendo. La mano agisce da schermo, quasi fosse un tentativo inconscio di nascondere le parole.
Se poi, nell’ascoltare, si copre o si tocca il viso, questo gesto equivale al manifestarsi inconscio del pensiero: “Non voglio ascoltare”.  Anche toccarsi il naso è visto come segno del mentire; come pure grattarsi l’orecchio dietro o lateralmente oppure fregarsi gli occhi.
Quindi, “Occhio, mi raccomando!”


TI STA MENTENDO SE:

-         alza le spalle


Spiegazione

Alzare le spalle è un movimento che di solito indica ignoranza oppure indifferenza: “Non lo so” oppure “Non m’interessa”.
se vedete qualcuno compiere tale gesto, questo vuol dire che vuole ignorare il fatto, la notizia o le cose che gli dite, insomma non gliene frega niente del vostro dire.
Se però il gesto è sfuggente – se cioè lo si coglie appena – allora è indizio di qualcosa di diverso; la persona sta cercando di dimostrare di essere a proprio agio e rilassata, mentre di fatto non lo è. dal momento che ciò che prova non è un’emozione sincera, l’alzata di spalle non è un gesto convincente.
Attenzione, quindi. Se cerca di sembrare a proprio agio e rilassato riguardo le sue risposte, ma non lo è, è probabile che accenni a un’alzata di spalle.

ENZO

 Annamaria... a dopo

martedì 26 ottobre 2010

COME SCOPRIRE LE BUGIE


 

               

Si comunica con la parola, ma si comunica anche…con il corpo
                                                                       ovvero
                                               la comunicazione  “non verbale”

David J. Lieberman  ha scritto:

“L’onestà è alla base di ogni rapporto, sia esso d’affari o personale. Essere consapevoli delle reali intenzioni di una persona è innegabilmente importante, spesso costituisce un risparmio di tempo, denaro, energie e dispiaceri. Conoscere le vere intenzioni di qualcuno vi darà il potere di controllare la situazione, o perlomeno farà sì che non ci si approfitti di voi.

Intendo dire che a volte o spesso non riusciamo a cogliere il vero significato di un messaggio, di una frase. Gli altri non sempre dicono quello che pensano; a volte gli altri pensano una cosa ma ne dicono un’altra. quindi, voglio aiutarvi nel farvi capire o intuire le vere intenzioni di chi vi sta di fronte.

In altre parole, ci sono delle tecniche particolari che vi aiuteranno a comprendere se chi vi parla, vi sta dicendo una bugia, una “fesseria”, vi sta mentendo, oppure vi sta prendendo per i fondelli.

Vi parlerò degli indizi offerti dal linguaggio del corpo…e ce ne sono veramente tanti; Lieberman ne individua ben 46.

REGOLA IMPORTANTE: cosa dovete fare se vi accorgete che qualcuno vi sta mentendo?

Ascoltate bene tutto quello che vi dice. Aspettate finché non avete le prove che vi occorrono e solo allora affrontate la persona e ditegli il fatto suo, cercate di usare le informazioni a vostro vantaggio.

Prima di passare in rassegna i 46 indizi, ritengo utile farvi un’elencazione di una molteplicità di “messaggi”.


SEGNALI DI TENSIONE

-         grattarsi le braccia, le gambe, torso ecc.;
-         pizzicarsi il volto, il collo;
-         tirarsi le labbra;
-         deglutire;
-         mordicchiarsi le unghie;
-         schiarirsi la voce, dare un colpo di tosse;
-         tormentarsi o tirarsi le dita di una mano,
-         sfregare un piede contro l’altro;
-         tirarsi la cravatta, mettere un dito nel colletto e simili;
-         aumento del battito cardiaco, accelerazione della respirazione, innalzamento della temperatura e altre variazioni neurovegetative.


SEGNALI DI GRADIMENTO

-         passarsi la lingua sulle labbra;
-         mordicchiarsi il labbro inferiore;
-         portare le labbra leggermente all’interno;
-         protendere le labbra;
-         appoggiare l’indice o altro vicino o sulle labbra;
-         passarsi una mano fra i capelli;
-         giocherellare con un anello (o un braccialetto, una collana, ecc.)
-         accavallare le gambe in direzione dell’interlocutore;
-         replicare la posizione o il gesto dell’interlocutore;
-         portare un oggetto verso di sé, specie se non personale, seduti a un tavolo;


SEGNALI DI APERTURA

-         levarsi la giacca, cappotto o soprabito senza variazioni della temperatura che lo giustifichino;
-         disincrociare le braccia e/o le gambe;
-         togliersi gli occhiali;


SEGNALI DI ATTENZIONE E DI INTERESSE

-         portare il busto in avanti;
-         sollevare un piede;
-         sospendere un’azione in corso (per es. fumare);
-         orientare una parte del corpo verso una direzione (o una persona) diversa da quella in cui si è impegnati a fare qualcosa;
-         aprire la bocca, dischiudendo le labbra;
-         dilatazione delle pupille;

Segnali che saranno trattati nei prossimi interventi:
-          SEGNALI DI RIFIUTO: FASTIDIO, STIZZA, PERPLESSITA’, DISPREZZO;
-          SEGNALI DI RIFIUTO: SFIDA O COMPETITIVITA’;
-          SEGNALI DI RIFUTO: AGGRESSIVITA’ REPRESSA



Nel frattempo, vi dò il primo indizio del mentire.  I 46 indizi sono tratti da  “SCOPRIRE LE BUGIE”– David J. Lieberman – Edizioni TEA

                                                       
                                                        INDIZIO 1
                                          Il linguaggio degli occhi

Occhi, braccia, mani, gambe  rivelano con i movimenti i nostri sentimenti, il nostro stato d’animo.
Un segnale classico del mentire è quanto il nostro interlocutore evita, in parte o del tutto, di guardarvi negli occhi. Chi vi sta raccontando una bugia farà di tutto per eludere il vostro sguardo. Inconsciamente questa persona, sentendosi colpevole, non vorrà incontrare il vostro sguardo, guarderà di lato o in basso.
Al contrario,  quando una persona è sincera o si sente offesa da una falsa accusa, istintivamente il suo sguardo è fisso, cioè inchioda.





 .
Come  Pinocchio  tutti diciamo bugie per vari motivi.
Chi sostiene di dire sempre la verita’ non e’ sincero.

Mentire è un’arte che si apprende a circa tre anni quando il bambino riesce ad immaginare quello che pensano le altre persone. Per la prima volta sceglie di dire una bugia per evitare la punizione. Durante l’adolescenza, invece, la bugia è utile per proteggere il senso di sé.
Nella coppia spesso succede che chi dice le bugie neghi anche di fronte all’evidenza. Solitamente la vittima della persona bugiarda si fida poco di sé ed e’ pronta a fidarsi del bugiardo. In questo caso l’unico modo per difendersi e ritrovare stima di se stessi è prendere le distanze. A volte mentire può essere una malattia. Se si perde totalmente il contatto con la realtà, si finisce per credere veramente alle menzogna che si raccontano e non si riesce più a fare a meno di dirle,In questo caso sono patologiche . 

Raccontare bugie é un comportamento che ci permette di recuperare una lontana esperienza avuta nella nostra infanzia quando le bugie servivano a farci crescere,sperimentare il mondo e costruire la nostra identita’.
I nostri genitori per primi ci hanno raccontato bugie  descrivendoci le cose semplicemente per farcele comprendere e hanno utilizzato metafore, esemplificazioni (es: mangi come un porcellino),o  parole per indicare  l’oggetto ( vuoi il brum brum  per indicare qualcosa da bere). 

Il bugiardo deve avere buona memoria. Quintiliano

VARI TIPI DI BUGIE



1 la bugia bianca (detta white lie in inglese) si dice per educazione e per non ferire la sensibilità altrui ( questa pettinatura ti sta bene,sei dimagrita…)

2 la bugia pedagogica si racconta ai bambini per gratificarli
3 La bugia utilitaristica :si prende una scusa per non portare a termine un impegno o un incarico
4 La bugia per farsi vedere al meglio dall’altra persona per apparire più interessanti o attraenti
5 La bugia protettiva e’ la bugia che si dice al partner  per non far scoprire un tradimento
6 L’omissione che non  è una vera e propria bugia .In questo caso  si nasconde la verita’ o una parte di essa.
7 la bugia a fin di bene per risparmiare un dispiacere ad un’altra persona .Chi dice questo tipo di bugie vuole controllare l’altra persona .La persona bugiarda a fin di bene ha  una scarsa fiducia dell’altra persona e delle sue capacita’  di affrontare la realtà anche se non e’ positiva (e’ una svalutazione dell’altro)
In realta’ chi dice le bugie a fin di bene lo fa per proteggere se stesso e perche’ in fondo  ha paura della reazione di chi ascolta, di rovinare un rapporto,di non riuscire a gestire le proprie emozioni e quelle dell’altra persona.
Le bugie fanno parte delle nostre strategie di sopravvivenza.A volte essere bugiardi con alcune persone ci permette di essere sinceri con altre.

Una scusa è peggiore e più terribile di una menzogna, perché la scusa è una bugia guardinga. Alexander Pope

Il PROBLEMA NON E’ MENTIRE O DIRE LA VERITA’  ma a chi dire la verita’ e a chi mentire:una scelta.

Nel nostro sistema sociale la verità è  un valore solo a livello teorico.
Essere leali non significa dire sempre la verità in ogni circostanza e a qualsiasi costo. Tenere qualche segreto è una prova di indipendenza e maturità: sono i bambini che raccontano tutto alla mamma.Gli adulti sanno anche tacere piuttosto che dire la verita’ in modo brutale con l’obiettivo di ferire l’altro.
Anche chi confessa un tradimento lo fa per liberarsi dei sensi di colpa e scaricarli sul partner.Se si tratta di sbandate e’ giusto ferire il partner?E qui non sto difendendo i tradimenti che sono la spia di un disagio…
La bugia, è un comportamento strategico solo se isolata.Dire continuamente bugie innesca un circolo perverso,una escalation: menzogne sempre più grandi, usate per coprire le precedenti, stress per la paura di venire scoperti,necessita’ di avere una ottima memoria per tenere la contabilita’ di tutte le bugie.Prima o poi la verita’ viene a galla e,come si dice,le bugie hanno le gambe corte.
A meno che  non si abbia a che fare con persone che "vogliono" credere alle menzogne e non vogliono vedere (le classiche fette di salame sugli occhi).In questo caso non sono piu’ bugie ma inganni verso se stessi(il famoso…raccontarsela per quieto vivere)

Quale vantaggio hanno i bugiardi? Che quando dicono la verità non sono creduti. Aristotele

 
ENZO - ANNAMARIA




Annamaria... a dopo

venerdì 22 ottobre 2010

LE DONNE MANTENGONO SEGRETI PER 34 ORE AL MASSIMO


Il segreto non è certamente femmina: dicono  che noi  donne, infatti , siamo in grado di mantenerlo al massimo per 34 ore, e una su 10 riesce addirittura a "vuotare il sacco" dopo 45 minuti. A rivelare la non proprio affidabilità delle rappresentanti del gentil sesso è un sondaggio condotto dalla catena di negozi Esquires Coffee Houses condotto su 4 mila donne.
Tra gli argomenti preferiti di cui parlare e di cui riferire, al primo posto figurano i problemi di lavoro, e a seguire quelli di amore e amicizia. La maggior parte delle donne intervistate ha affermato, inoltre, di aver ricevuto la confidenza di almeno tre segreti nell'ultima settimana, e di averne rivelato almeno uno.
Dal sondaggio è emerso che per il 50% delle intervistate è accettabile svelare al proprio partner un segreto che riguarda un amico, e il 12% ha dichiarato di aver litigato almeno una volta con un amico o un'amica per averne tradito la fiducia 





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