sabato 22 maggio 2010

METEO..e non solo








Bresso: "Vado avanti da sola
Lottare è mio dovere" INTERVISTA DEL 4/5/2010 da "la Stampa"

Mercedes Bresso

 Ci si interroga su che cosa farà l’ex presidente della Regione dopo che il Pd le ha voltato le spalle e sembra averla lasciata sola in quella che chiama battaglia in difesa di un diritto costituzionale. È il giorno dell’insediamento dell’Assemblea e l’ex presidente della Giunta, annunciando la sua opposizione costruttiva al centrodestra, spiega anche che andrà avanti e presenterà ricorso contro presunte «illegittimità» in alcune delle liste che hanno appoggiato Roberto Cota.

Onorevole Bresso, perché il Pd le ha voltato le spalle? «Il segretario regionale, Gianfranco Morgando, era informato ed era d’accordo. Se ha cambiato idea non è un problema mio perché la questione non riguarda il Pd ma il candidato alla presidenza e le formazioni che sono state danneggiate dalle liste tarocche».

Si riferisce all’Udc, ai Verdi? «Gli avvocati stanno preparando il ricorso ma le posso assicurare che secondo i legali quella che tecnicamente si chiama la prova di resistenza, cioè i voti che sono stati assegnati a liste che presentano irregolarità sono molti di più della differenza finale tra me e Cota e sono tali da compromettere l’esito del voto».

Esponenti del Pd le suggeriscono di rassegnarsi a fare l’opposizione. Non si sente isolata?
«Il problema del partito democratico è che ci sono molti cacicchi che hanno preso tanti voti di preferenza e che adesso hanno legittimamente paura di tornare alle urne. Posso capirli ma credo che l’interesse collettivo del popolo del centrosinistra è di non rassegnarsi a lasciare il Piemonte in mano alla Lega. Dobbiamo combattere e io ho il diritto/dovere costituzionale di presentare ricorso in presenza di una grave situazione di irregolarità».

Lei da una parte e il Pd dall’altra. Secondo lei, se il ricorso venisse vinto sarebbe ancora Mercedes Bresso la candidata del centrosinistra?
«Se il ricorso venisse accolto si aprono due strade. Una porta a nuove elezioni l’altra al ribaltamento del voto con l’assegnazione della vittoria al candidato e alla coalizione che sono state danneggiate».

Non ha risposto...
«Questo è un problema del dopo ma credo che ad oggi nel Pd sono rimasta l’unica che è in grado di combattere e di non darsi per vinta. Abbiamo perso per novemila voti e tutti dimenticano il grande recupero che è stato fatto rispetto alle politiche. Io non ho problemi a fare opposizione ma non la farò mai in modo prono. Voglio combattere e credo che se nel centrosinistra si combattesse di più probabilmente si perderebbero meno elezioni».

Tra gli esponenti del Pd che l’hanno criticata c’è anche il vicepresidente del Consiglio, Roberto Placido. Il candidato democratico ha raccolto meno voti di quelli della minoranza. Lei l’ha votato? «Certo che sì. Placido ha svolto benissimo quel compito nella passata legislatura e lo farà bene anche in questa. Così come credo che il ruolo del consigliere Gariglio sarà prezioso per l’opposizione».

Onorevole Bresso perché ha deciso si fare un gruppo da sola?
«Perché il nuovo regolamento del Consiglio regionale è più restrittivo per le opposizioni e la minoranza ha il dovere di tutelarsi».

Già ma così c’è un aumento dei costi a carico dei contribuenti... «La differenza è minima senza dimenticare che nella giunta guidata da Cota ci sono molti assessori esterni che ieri si sono dimessi dalla carica di consigliere. È ora di finirla con la demagogia a senso unico». 



 notizia di oggi

Bresso rinuncia al ricorso e va in Europa

Baratto infame» è stato definito, fin da quando è iniziata a circolare la notizia: Mercedes Bresso rinuncia al ricorso sul voto regionale, incassando il sostegno di Roberto Cota per la nomina al vertice del Comitato delle Regioni d'Europa, il parlamentino di Bruxelles.
Il ricorso, è storia nota, era nato sulla base di presunte irregolarità nella presentazione di alcune liste della coalizione di centro-destra che sostenevano Roberto Cota, il candidato leghista che ha vinto contro Bresso. Le "liste incriminate" erano la "Lista Pensionati" di Michele Giovine (su cui pende anche un'inchiesta penale) e la lista "Al centro con Scanderebech", appunto dell'ex UDC Deodato Scanderebech («il Signore delle Preferenze»).
Migliaia di voti che potrebbero ribaltare l'esito delle scorse elezioni, in cui i due candidati (e relative coalizioni) erano divisi da appena 9mila voti.
E ora questa mossa a sorpresa, o comunque sorprendente, come il ritiro della firma di Bresso dal ricorso che lei stessa aveva promosso e presentato appena perse le elezioni.
Il tutto coincidente – e difficilmente potrebbe apparire casuale – con la nomina in Europa alla presidenza del Comitato Regioni d'Europa (ruolo che già ricopriva quando era presidente del Piemonte) accanto a Roberto Cota (auto-nominato).
Per fare spazio a Bresso, inoltre, la Liguria aveva preventivamente rinunciato ad un suo rappresentante e le trattative della Lega Nord erano andate a toccare anche altre questioni, sempre di carattere regionale, come ad esempio la riconferma di Vasco Errani (presidente dell'Emilia-Romagna) al vertice della Conferenza Stato-Regioni.
La riconferma di Errani era stata inizialmente osteggiata da Berlusconi, ma inspiegabilmente sostenuta dal partito di Bossi.
Ma alla fine si è trovata, evidentemente, la squadra: Errani e Bresso riconfermati ed in cambio il ritiro del ricorso che avrebbe potuto far perdere alla Lega Nord il governo del Piemonte.
Con buona pace del PD (il partito di Bresso e di Errani), degli oppositori interni e dei fedelissimi, e di tutto il centrosinistra piemontese che si sentirà tradito, e che ha già tacciato Bresso di «opportunismo».
Per Roberto Cota, comunque, rimane una vittoria dimezzata: insieme a Bresso avevano fatto ricorso anche le liste della coalizione di centro-sinistra "Civica-Verdi" e UDC, che non intendono ritirarsi e il 4 giugno prossimo si presenteranno davanti al Tar, la cui sentenza arriverà nel mese di Luglio. Con Mercedes Bresso già in Europa.


 


Le riflessioni di CIPRIANO - ONORE AI NOSTRI EROI -


Oggi la riflessione di Cipriano è rivolta  ai nostri ragazzi uccisi in Afghanistan


Siamo purtroppo qui a ricordare altri due nostri ragazzi
caduti in Afghanistan, gli ultimi di una lista che si sta
facendo sempre più lunga: sergente Massimiliano
Ramadù, caporal maggiore Luigi Pascazio.
Ma ad oggi sono già 24 i nostri militari caduti in
Afghanistan, senza dimenticare i 35 in Iraq, da dove
però siamo andati via, e senza contare le
migliaia degli altri contingenti e delle forze locali.
Sono poco più di 3.000 i militari italiani
schierati in questo teatro operativo nell’ambito della
missione Isaf, che saranno tra poco ulteriormente
aumentati di circa mille unità; la grande maggioranza
del contingente nazionale è schierata ad Herat,
nell’Ovest del Paese, una piccola quota si trova invece
a Kabul.
La zona sotto la responsabilità italiana è un’ampia
regione dell’Afghanistan occidentale (grande quanto
il Nord Italia) che si estende sulle quattro province
di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. La componente
principale delle forze nazionali è attualmente costituita
dal personale proveniente dalla brigata alpina-
Taurinense, ma sono presenti componenti
dell’Aeronautica, Carabinieri e Marina.
Queste sono brevemente le fredde cifre.
Ho scritto in un’altra simile e triste occasione,
(Kabul o morte) una mia opinione, che intendo
ribadire avendone quotidianamente, haimé, sempre
amaro riscontro.
Partiamo subito dal presupposto di base: perché
stare in quei posti? Le risposte richiederebbero ore di
discussione, al netto di considerazioni del tipo “tenere
lontano il terrorismo”, “combattere il terrorismo”,
“instaurare forme di democrazia”, “presidiare e
distruggere santuari del terrore” ed altro, tutte
spiegazioni che potrebbero scatenare discussioni con
quantità enormi di pareri uguali e contrari, magari tutti
convincenti e degni del massimo rispetto.
La principale risposta, a mio parere, è che l’Italia a suo
tempo scelse di fare parte integrante di organizzazioni
(NATO, ONU, UE), e che fin quando è membro attivo
di queste, una volta che si richiede un suo impegno, non
può avere atteggiamenti a fisarmonica, a secondo delle
convenienze o dei venti favorevoli.
Si può e si deve assolvere ai propri doveri verso la
comunità internazionale, però attenzione, è sul punto
cruciale che indico che secondo me si deve
completamente cambiare registro.
Un passo indietro …
Gli storici, i militari, gli esseri umani, per due millenni
hanno avuto della guerra, delle battaglie, una
concezione praticamente invariata, seppur con armi,
eserciti, schemi, teatri e strategie naturalmente molto
differenti col passare dei tempi.
Abituati per secoli a ragionare di eserciti contrapposti,
di legioni, reggimenti, brigate, di assalti e contrassalti,
cariche di cavalleria, scontri di mezzi corazzati, tiri di
artiglieria, combattimenti all’arma bianca, il nemico lo
avevi sempre lì di fronte, con i suoi capi più o meno
regolari, i suoi generali, le sue uniformi, trombe e
pennacchi inclusi.
Molte volte ne sentivi le voci e gli odori … Poi, a partire
dagli anni 50, i Francesi in Indocina, negli anni 60 gli
Americani in Vietnam, i Russi in Afghanistan, hanno
conosciuto massicciamente ed a loro durissime spese
un nuovo modo di combattere a cui erano impreparati,
con nemici invisibili, guerriglieri mischiati alla popolazione
che in moltissimi casi ne erano parte vitale ed integrante,
donne, vecchi e bambini inclusi.
Imboscate, con la gente che sai esserti nemica ma tu
non sai chi è fisicamente il nemico, ed alfine, negli ultimi
due decenni, con la componente fanatico- religiosa,
terminale terroristico di attacchi suicidi.
Su quest’ultimo mortale elemento, praticamente si è
chiuso Il cerchio, in quanto combattere il fanatismo
suicida, cercare di vincere chi non ha nessuna paura
di morire e che anzi, ha come unico scopo finale, quello
di causare con la propria morte il più alto numero di morti,
anche tra la propria gente, pur di generare paura e terrore,
credo che tutte le vecchie tattiche e teorie siano perdenti.
Quando si scagliano contro un obiettivo con un veicolo
imbottito di quintali di esplosivo, o ti piazzano mimetizzato
un ordigno multiplo ad alto potenziale, non c’è Lince,
Dardo, Freccia o il più potente carro armato al mondo che
ti possa salvare; inutile fare sciocche polemiche su questo.
Il paese montagnoso ricoperto di alte vette inaccessibili,
il villaggio povero e sperduto, l’immensità degli spazi,
non ti danno punti di riferimento e di sicurezza.
Qui il bombardiere, il carro armato, gli spiegamenti
in forze (che non potranno mai essere abbastanza ,vista
la vastità), rischiano di essere perfettamente inutili;
allora cosa fare?
La mia risposta non è il vangelo, richiederebbe un impegno
politico generale insieme ad una concezione operativa
diversa.
Premesso che ritirarsi adesso vorrebbe dire consegnare
semplicemente l’Afghanistan a gruppi fanatico-terroristici
con conseguenze sanguinose a livello locale ed
internazionale, opterei per una triplice azione sinergica
e combinata:
A) Aiutare realmente e massicciamente la popolazione
locale alla ricostruzione, alla ripresa di una elementare
vita civile, soprattutto economicamente, mostrando la
faccia reale, democratica e non aggressiva dell’occidente.
Lotta all’ enorme corruzione locale, addestramento
intensivo della polizia e delle forze armate afgane.

B) Contestualmente invadere il paese con radio,
programmi televisivi, giornali; un continuo e massiccio
lavaggio democratico del cervello affinché quante più
persone possano conoscere la vita occidentale,
sceglierne naturalmente le parti positive e se lo reputano
opportuno, autonomamente seguirne i dettami.

C) La parte operativa-militare, la più difficile e complessa.
Solo pochi reparti strategicamente dislocati, ma totalmente
super specializzati, elitrasportati, affiancati da massiccia
“intelligence” e tecnologia anche satellitare (tutte cose
Che abbondano a noi occidentali).
Individuati i capi e le cellule, un veloce, rapido e letale
“mordi e fuggi”, con i terroristi che non avrebbero più loro,
a questo punto, un rifugio sicuro o punti di riferimento
( gli Israeliani sono stati maestri indiscussi nell’andare
a beccare i capi terroristici in qualsiasi parte del mondo
si nascondessero).
Si eviterebbero principalmente anche i cosiddetti effetti
collaterali e tante vittime innocenti dei massicci
bombardamenti “poco intelligenti”, con conseguente
e giustificato odio della popolazione.
Mi rendo conto che tutto questo non è semplice, ma
non vedo valide alternative.
Continuando così si opera quotidianamente solo per evitare
principalmente le trappole esplosive, sparse un po’ ovunque,
quelle che tanto sangue hanno versato in questi lunghi tre
anni tra i ragazzi della coalizione.
Permettetemi amici una amara considerazione al termine di
questa riflessione: Questi nostri ragazzi in divisa hanno donato
la loro giovane vita sotto la bandiera dell’Italia, simbolo della
loro e nostra terra, senza fanatismo o stupido spirito bellicista.
Questa Italia dove tanti gaglioffi in questi tempi stanno
pensando solo ad arricchirsi fraudolentemente, in simbiosi
con pezzi delle istituzioni e della politica.
Questa Italia fatta di tanti egoismi, di tanta corruzione e di tanta
viltà, merita questi ragazzi caduti per dovere?
Sono tornati in Italia avvolti nel tricolore. 
Spero  abbiate avuto quel
minimo sussulto di dignità e decenza chinando, anche solo per un attimo,
vergognosamente e silenziosamente il capo.

    Ciao dal vostro Cipriano



venerdì 21 maggio 2010

METEO..e non solo





sarà la  colonna sonora dell'estate 2010???

IL PREZZO DELLA PACE- di Pino -

Ieri , nella basilica Santa Maria degli Angeli a Roma,si sono svolti i funerali dei nostri 2 alpini uccisi nell'attentato in afghanistan: il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni e Luigi Pascazio, 25 anni.
Anche noi li ricordiamo con un pensiero scritto dal nostro amico Pino .

 


Sono trascorsi decenni
e ancora sangue militare versato
nelle terre lontane.
Due uccisi, due feriti per un vile
attentato alla causa di pace.
Armi e dialogo non bastano
di fronte a questa follia terroristica.
Sopportiamo, rassegniamo
questo atroce ennesimo dolore
che ci unisce ai loro cari, scossi
da un impensabile ultimo addio
semmai preventivato distante o mai.
Ma inevitabilmente bisogna
portare a termine questo compito
delicatissimo,con ragionevolezza costante.
Gli indifesi ci guardano negli occhi,
ci commuove e imbarazza il loro sguardo.
Inequivocabile esortazione
da non poterli  lasciare all’abbandono.
Presto, forse tardi si raggiungerà lo scopo
prefissato di pace e umanità.
E questo vincolo ci conforta molto, perché
non sarà vano il sacrificio dei numerosi
caduti e feriti  degli Stati Europei e Americani.
Essi, allora sorrideranno gioiosi nel vedere
fiorire una rigogliosa armonia
per tutte le immediate generazioni.

PINO

giovedì 20 maggio 2010

BALLARE FA BENE AGLI ANZIANI


BALLARE MIGLIORA I MOVIMENTI E L’EQUILIBRIO DEGLI ANZIANI
 La notizia arriva da un interessante studio realizzato dalla “Sinclair School of Nursing” dell’Università del Missouri negli Stati Uniti..

 secondo gli scienziati americani, la danza favorisce i movimenti e migliora l’equilibrio, aspetti fondamentali con l’avanzare dell’età, l’insorgere dei primi acciacchi e soprattutto l’aumentare del rischio cadute e conseguenti traumi. Per arrivare a tali conclusioni, gli studiosi statunitensi hanno testato la validità del sistema meglio noto come “The Lebed Method” (TLM), un programma di danza-terapia con un basso impatto fisico, e dunque adatto per le persone anziane. Il gruppo di ricerca dell’Università del Missouri, diretto e coordinato dalla dottoressa Jean Krampe, ha sottoposto i partecipanti a diciotto sessioni di ballo sotto la direzione di istruttori qualificati.
Al termine dell’esperimento la maggioranza delle persone coinvolte s’è addirittura detta entusiasta della danza-terapia e ha confessato di aver constatato un aumento di agilità, equilibrio e soprattutto sicurezza nel camminare. Risultato: tutti i partecipanti a “The Lebed Method” hanno dichiarato di voler continuare a ballare. «Le conclusioni della nostra ricerca sono davvero interessanti e in parte inaspettate – ha spiegato la dottoressa Krampe commentando i risultati dello studio sulla rivista scientifica “Nursing Administration Quarterly” – La danza-terapia riesce ad aumentare la velocità dei movimenti e l’equilibrio degli anziani, contribuendo in modo fondamentale ad evitare le cadute e i traumi. Oltretutto moltissime persone hanno scoperto la passione per la danza dopo aver frequentato le nostre diciotto sessioni: un successo davvero imprevisto»
.

ANNAMARIA...a dopo

METEO..e non solo








Retrospettiva musicale con Renato Carosone -Tu vuò fà l'americano-




versione remix




per la mia cara amica Giada e per Paola..un mambo!!



Le notizie segnalate da Caterina




 Lacrime e sangue: proposte e soluzioni

In questi giorni si parla sempre più spesso delle lacrime e sangue che il popolo italiano dovrebbe versare per fronteggiare la crisi. Qui nessuno vuole essere irresponsabile, se è necessario fare sacrifici gli Italiani non si tireranno certo indietro, ma prima di mettere le mani nelle tasche di lavoratori e pensionati propongo un bel pacchetto da far approvare con la massima urgenza al fine di ridurre la spesa e fronteggiare la crisi:

1) Riduzione degli stipendi di alti magistrati e parlamentari (che sono collegati), ma anche di consiglieri comunali, provinciali, regionali, assessori, dirigenti di società pubbliche, nonché ambasciatori e personale diplomatico all’estero, e abolizione di tutti i privilegi della casta (fare l’elenco sarebbe troppo lungo). Se ne parla sempre, ma non si realizza mai. Calderoli parla di una riduzione del 5%, ma vuole prendere in giro gli Italiani. Bene, qui tutti si affannano a dire che l’Italia non è la Grecia; io qualche dubbio al riguardo ce l’ho, comunque una cosa è certa e incontestabile, e cioè che gli stipendi dei lavoratori italiani sono sicuramente in linea con quelli greci, non certo con quelli tedeschi o francesi, ed è quindi doveroso adeguare anche gli stipendi di alti magistrati e parlamentari a quelli dei loro colleghi greci. Adesso bisognerebbe fare i conti esatti, ma approssimativamente una riduzione del 40-50% sarebbe molto realistica, altro che il 5% di Calderoli! Ovviamente stessa percentuale per le pensioni, che in ogni caso andrebbero condizionate all’effettiva presenza nelle sedute parlamentari (i lavoratori italiani, se non vanno a lavorare, non vengono pagati).

2) Dimezzamento del numero di parlamentari, attualmente tra Camera e Senato sono 945 (negli Stati Uniti, 5 volte più popolosi dell’Italia, ce ne sono 535). Si potrebbe pensare anche a un parlamento monocamerale, con indubbio vantaggio per l’attività legislativa e per le riforme.

3) Abolizione delle Province e di tutti gli altri Enti inutili (e ce ne sono ancora tanti).

4) Revisione del Concordato e abolizione dell’8 per mille (il Vaticano costa agli Italiani decine e decine di miliardi di euro). Uno Stato laico e di diritto deve garantire la libertà religiosa a tutti, ma non può destinare, per Costituzione, un solo euro di denaro pubblico ad una confessione religiosa. (Oltre tutto le immense ricchezze del Vaticano, con le sue banche sempre invischiate in sporche speculazioni finanziarie, sarebbero molto più che sufficienti per sostentare la Chiesa cattolica).

5) Drastica riduzione delle missioni italiane all'estero (compreso l'Afganistan) e netto taglio alle spese militari.

6) Revisione delle aliquote fiscali per realizzare un aumento della progressività, chi più ha più paga (altro che le due sole aliquote vagheggiate da Berlusconi!). Ciò consentirebbe anche un alleggerimento della pressione fiscale sulle categorie più deboli.

7) Lotta (vera, non finta) all'evasione fiscale, con pesanti conseguenze, sia penali che economiche, per gli evasori (ma da questo governo cosa ci possiamo aspettare? Al massimo qualche condono).

8) Lotta (vera, non finta) alla corruzione, con equiparazione dei reati di corruzione ai reati di mafia, anche per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche (con sommo dispiacere di Berlusconi e della sua cricca).

9) Persecuzione di tutti i reati di carattere finanziario (introducendo anche, all'interno del titolo VIII dei delitti contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio, articoli specifici su delitti commessi ai danni dei consumatori e delitti commessi in borsa, anche questi gravemente sanzionati) reati finanziari che, come abbiamo visto, hanno un forte peso nelle crisi economiche.

10) Verifica dei costi del federalismo, che finora non è mai stata fatta (ma Berlusconi non può certo creare problemi a Bossi, il suo ultimo e fedele alleato rimastogli).

Questa sì che sarebbe una bella ed efficace manovra. Secondo me queste misure sarebbero sufficienti non solo per superare la crisi, ma anche per trovare risorse da destinare ai settori che più ne hanno bisogno, come sanità, istruzione, previdenza, ricerca, infrastrutture. Si potrebbe obiettare che nessun governo realizzerà mai queste misure, ma per spingerlo a farlo lo strumento ci sarebbe, e in questo potrebbero finalmente giocare un ruolo i sindacati (e sarebbe il risveglio dei belli addormentati): sciopero generale a tempo indeterminato di tutte le categorie, fino a quando saranno realizzate tutte queste misure, dalla prima all’ultima. Perché adesso la gente comincia veramente ad essere stufa. Certo le soluzioni proposte possono sembrare drastiche, ma si sa, nei tempi di crisi bisogna versare lacrime e sangue.

Franco Di Giove

mercoledì 19 maggio 2010

METEO..e non solo




che libro avete sul comodino??..io sul comodino ho...

Il nipote del negus ,di "ANDREA CAMILLERI"

 

Il nipote del Negus", prende spunto da un fatto realmente accaduto: negli anni Trenta il nipote del Negus, personaggio interessante e originale, venne a studiare nella scuola mineraria di Caltanissetta.
Nell'agosto del 1929 il nipote del Negus Ailè Selassiè si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigata. La cosa provoca un generale scompiglio: al nipote regale deve essere riservata una accoglienza all'altezza del suo rango; questo è l'argomento dell'esilarante corrispondenza tra ministero degli Esteri, Prefetto, Questore di Montelusa, federale di Vigata, direttore della scuola, ognuno preoccupato, in realtà, di salvare il posto. A far crollare la situazione sopraggiunge una missiva di Mussolini in persona, che sollecita il principe a scrivere una lettera di elogi spropositatati sul fascismo allo zio Ailé, allo scopo di facilitare la risoluzione del contenzioso aperto sui confini della Somalia. Il nipote del Negus temporeggia in vario modo e la vicenda prende la piega della farsa. Camilleri riscopre in questa narrazione la buona vecchia piega di caustica comicità che colorava le sue prime opere, mescolando realtà e fantasia con la maestria a cui sono avvezzi i suoi lettori.


Descrizione

Eja, Eja, Alalà! Fu già tempo in cui si andava in camicia nera; si cantavano inni. Quando la menzogna si accasa nella storia, sono gli atti di fede, e i manganelli, che fanno la verità. Ci volevano, a Vigàta, le furberie e le mattacchiate di uno scavezzacollo principe di colore, la selvatica estrosità e il talento per gli affari di un diciannovenne ben arnesato e sessualmente senza briglie, la spudoratezza e l'inclinazione astuta di un nipote del Negus, i puntigli principeschi di uno studentello straniero senza letto e senza tetto, che allettava gli occhi e invaghiva i cuori, per umiliare l'onore, l'orgoglio virile, le mire colonialistiche, le prolisse incompetenze del regime, e il nazifascistico razzismo. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, è stato iscritto alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Si rivela un virtuoso della bricconeria e un atleta dell'inganno: tutti brontolando, e lui bravando; promettendo molto, e ancor più pagando, senza nulla mai ottenere. Cosa non tollerano tutti, cosa non tentano. Anche il Duce schiuma e freme, e subisce a rate i tiri bassi dell'etiope: di quel tizzone d'inferno che scalcia e corvetta; e sfugge al dover suo di dar testimonianza in terra italica e in colonia del viver bello e libero e generoso della "civiltà" fascista. Un evento reale con cui Camilleri torna alla sua vena più antica, quella più irriverente e comica, che mescola con intelligente divertimento, storia e fantasia.


                                                                       A. CAMILLERI

 Fiorelllo in una esilarante imitazione di . Camilleri





Whitney Houston – I Look to You -


ridiamoci su..




Annamaria...a dopo