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martedì 29 giugno 2021

LA QUESTIONE MORALE



Non sono le perle che fanno una collana. La collana è il filo che le unisce.



Il dovere delle istituzioni di formare una coscienza morale, è una priorità, educare i cittadini, all’onestà, alla verità, al rispetto delle regole e alla responsabilità.
La scuola ha il dovere educare ai valori, alla bellezza della vita e ai sentimenti, non solo istruzione, ma anche principi sani, civili, colturali, sociali e il diritto allo studio sia garantito a tutti.
I mezzi di informazione, il dovere di comunicare bene, con programmi di trasparenza, verità ed educativi, c’è bisogno di fare prevenzione, dei danni alla salute, per la circolazione, abuso di troppe sostanze tossiche.
I datori di lavoro, dico di non guardare solo al profitto, ma che sia garantita la dignità umana della persone, i lavoratori vanno sul posto di lavoro per guadagnare il pane per vivere, va salvaguardata la loro sicurezza e salute, siano garantite, le parità, dei diritti e doveri tra uomini e donne.
Noi cittadini, abbiamo il dovere di educarci alle responsabilità, alla solidarietà, prendersi cura dei più deboli. Dei più bisognosi, dei vecchi , dei diversamente abili, dei bambini dei senza tetto e degli ultimi. Il governo, prima deve dare il buon esempio, poi educare i cittadini al rispetto delle leggi e dell’ambiente, creare le condizioni perché sia salvaguardato, per consegnarlo alle future generazioni migliore di come l’abbiamo trovato.
Dobbiamo educare al senso del bene comune, dello stato, una coscienza morale, la corruzione va sradicata, Insieme, istituzioni, associazioni, parrocchie, cittadini, dobbiamo impegnarci, per costruire un etica morale.
Il parlamento, ha il dovere di emanare leggi, di giustizia sociale e umane che favoriscono, accoglienza, l’ospitalità e l’integrazione, dei fratelli che fuggono dalle guerre e dalla fame, prima di essere migranti sono persone, con umanità in mare, vanno sempre salvate.
 
 Francesco Lena

venerdì 2 novembre 2018

BUONA SERA SIAMO DI MIXER





Scritto e inventato da me. Ogni riferimento a cose, animali o persone è puramente casuale

CIPRIANO




Nota bene: il sorriso -☺- e’ il conduttore di mixer, il sorriso -☻- e’ la vedova della camorra

☺Buona sera! siamo di mixer stiamo intervistando una signora, vedova della camorra, moglie di un defunto camorrista.

☺Signora!

☻Eh! buona sera sigh …sigh …

☺Buona sera signora cosa ci dice di vostro marito?

☻Nu sant’omm era ‘o marito mio, nu sant’omm …tutto casa e famiglia, …casa e famiglia.

☺Signora io ho saputo e leggo che suo marito aveva sei amanti vero?

☻Appunto dicevo usciva da una casa e entrava in una famiglia avete capito, tutto casa e famiglia era ‘o marito mio sigh …sigh …

☺Signora si calmi un attimo per cortesia …ma perché lo hanno ucciso?

☻Eh!!. chi lo sa? Si era tolto pure dal giro, si era tolto mò …

☺Si! da quando?

☻2 giorni …Ieri sera si è tolto e stamattina mi l’hanno acciso sigh …sigh …

☺Signora …Signora lei si deve calmare altrimenti non la posso intervistare …Era una brava persona suo marito?

☻Uhh!! …Aiutava a tanta gente nu sant’omm ‘o marito mio nu sant’omm

☺Mah! …Sfruttava donne sulla strada?

☻Eh!! per carità! sfruttava? che so sti parole! lui le aiutava invece a quelle sulla strada

☺Ah! capisco! le toglieva dalla strada!

☻Noo!! le metteva sulla strada non le toglieva

☺Scusate …le metteva …o le toglieva?

☻Cioè lui la sera le metteva sulla strada e la mattina le toglieva avete capito?

☻Gesù …mio marito gli ha imparato nu mestiere gli ha dato un avvenire a quella gente avete capito?

☺Era un protettore?

☻Un santo protettore era n’altro San Gennar era nu brav’omm ‘o marito mio sigh …sigh …

☺Signora io leggo dal verbale che suo marito ha fatto tre omicidi

☻Eh!! tre omicidi si …ma vui sapite ‘o marito mio a chi ha accis?

☺No! ha chi ha ucciso?

☻Acciso a Pascale che abita dietro l’angolo do quartier

☺Ah! Don Pasquale!

☻Nu pover’omm …nun teneva na casa, nun teneva na famiglia, nun teneva arte, nun teneva parte …nun teneva niente




☻Wee! Chillo ‘o marito mio c’ha fatto nu piacere …ma a gente che ne sà! spiegatelo voi

☺Signora!

☻Eh!!

☺Signora nel febbraio scorso suo marito ha ammazzato un padre di undici figli

☻Undici figli …dottò voi capite? u n d i c i figli

☺Eh! sono tanti

☻Eh! tirali a campare undici figli …ogni paio di scarpe …undici paia

☻Quante volte si affacciava al balcone e diceva “nun c’à faccio chiù” in questa casa non si può vivere qualche giorno si trovo ‘o curaggio m’acciro

☻Wee! chillo ‘o curaggio l’ha trovato mio marito e l’accirett gli ha fatto un favore, e non si e’ preso niente neanche un soldo

☺Signora!

☻Eh! vallo a spiegare alla gente sigh …sigh …

☻Nu sant’omm era mio marito nu sant’omm

☺Signora! ho capito che era un sant’uomo ...ma so che suo marito ha fatto sparire anche qualche persona

☻Eh!! faceva ‘o mago faceva …ha fatto sparire …

☺Si! …non mi dite che non ha fatto sparire qualche persona

☻Eh!! ma quando mai! non sono le persone che spariscono ma le forze dell’ordine non riescono a trovarle avete capito era nu sant’omm ‘o marito mio come vi devo spiegare

☺Ho capito e per il fatto della droga …

☻Eh! come?

☺La polvere signora

☻Ah! si per questa cosa licenziò la cameriera

☺Eh! perché?

☻Ogni volta che venivano i Carabinieri a casa dicevano “signò c’e’ troppa polvere troppa polvere” per questo mio marito licenziò la cameriera

☺Signora e per il reato delle costruzioni abusive …

☻Costruzioni abusive eh!! …Lo Stato per fare una casa ci mette sei anni solo per pratiche burocratiche sei anni! …mio marito in poco tempo fece nu palazzo di tredici piani dottò in quei quartini ci ha messo ottantaquattro famiglie le ha tolte dalla strada gli ha dato na casa spiegatelo alla gente . nu sant’omm era ‘o marito mio nu sant’omm

☺Scusi signora e per il traffico di armi

☻Uhh! Il fatto di quelle quattro pistolelle e quel cannone, dottò! era in occasione della guerra nel golfo, mio marito si accattò un po’ di roba per fare il commercio, poi finì la guerra e gli rimasero tutte le pistole ‘ncoppo ‘o stomaco avete capito

☺Signora ma ha anche qualche precedente per rapina

☻Uhh! precedente per rapina

☺Signora difatti ci sono tante rapine commesse da suo marito

☻Eh! ma quando mai …una sola al Banco di Napoli quà sotto, pigliarono a cassaforte se la portò a casa …dottò per portare solo la cassaforte sedici amici “cumparielli” paga la giornata a questo ...la giornata a quello, lavorarono una giornata intera una nottata pure e che c’era dentro?...due milioni di euro

☺Pochi?

☻Eh! sii poi minacciò ‘o banchiere dicette: “fetente non me lo potevi dire“ …eh! Don Gennà disse ‘o banchiere “voi potevate chiamare lunedì e io vi dicevo che l’incasso maggiore era di venerdì”

☺Signora io purtroppo la devo lasciare

☻Eh!! …eh!!

☺Sono dispiaciuto per la morte di suo marito ci vediamo a presto!

☻Ehh! …eh! aspettate che a giorni io mi debbo risposare

☺Ah si!

☻Si io mi risposo subito! Adesso! con un altro camorrista eh!

☺Va bene

☻Appena l’ammazzano vi mando a chiamare

☺Va bene lei mi può chiamare quando vuole io sto con la Fininvest

☻Uh! si nun accirino comm a facimm a festa ??

☺Va bene arrivederla

Annamaria 

martedì 30 agosto 2011

IL MITO DI ECO E DI NARCISO - di MARIA -

 
 Enzo mi ha scritto: hai una  ferrari ,ma non sai usarla. Ora, io mi domando e dico, ho una ferrari e manco lo sapevo???....Alchè lui ,prontamente dopo mia richiesta, chiarisce che la ferrari è la mia voce e che non so usarla nei toni giusti ...pazienza ! Mi tengo sta ferrari parcheggiata. Intanto Maria, in attesa di farci ascoltare la sua piacevole voce  , ci propone la famosa narrazione di Narciso...ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale...vero stellina??
 Annamaria

Ispirata dal gustoso dialogo dei “gemelli” sulla seduzione della voce, mi sono ritrovata a rileggere il mito della ninfa Eco e del frivolo ed egocentrico Narciso.
Care Ninfe e non, ve la propongo, nella serie delle curiosità, sperando di non incontrare troppi “narcisi”, e di mantenere la propria voce sempre dolce e suadente, ma fiera e autorevole alla bisogna.



La leggenda di Eco e Narciso



Nell'antica Grecia, in un giorno lontanissimo, Cefiso, il dio delle acque, rapì la ninfa Liriope. Si amarono teneramente e dalla loro unione nacque un figlio che fu chiamato Narciso. Gli anni passarono e Narciso divenne un ragazzo meraviglioso. Liriope volle salvaguardare la bellezza del giovinetto; si recò perciò dall'astrologo Tiresia che, dopo aver consultato l'oracolo, le disse:
- Narciso vivrà molto a lungo e la sua bellezza non si offuscherà. Ma il giovinetto non dovrà più vedere il suo volto.
La profezia di Tiresia si avverò: Narciso restò per sempre adolescente, mantenendo intatta la sua bellezza che svegliava i più teneri sentimenti nelle ninfe che l'avvicinavano.
Ma lo splendido ragazzo sfuggiva il mondo e l'amore e preferiva trascorrere il tempo passeggiando da solo nelle foreste sul suo cavallo oppure andando a caccia di animali selvatici.
Un giorno, mentre cacciava, sentì rimbalzare tra le gole della montagna una voce che si esprimeva in canti e risate. Era Eco, la più incantevole e spensierata ninfa della montagna che, al solo vederlo, s'innamorò perdutamente di lui. Ma Narciso era tanto fiero e superbo della propria bellezza, che gli pareva cosa di troppo poco conto occuparsi di una semplice ninfa. Non così era per Eco che da quel giorno seguì il giovinetto ovunque andasse, accontentandosi di guardarlo da lontano. L'amore e il dolore la consumarono: a poco a poco il sangue le si sciolse nelle vene, il viso le divenne bianco come neve e, in breve, il corpo della splendida fanciulla divenne trasparente al punto che non proiettava più ombra sul suolo.
Affranta dal dolore si rinchiuse in una caverna profonda ai piedi della montagna, dove Narciso era solito andare a cacciare. E lì con la sua bella voce armoniosa continuò a invocare per giorni e notti il suo amato. Inutilmente perché Narciso, che pur udiva l'angoscioso richiamo, non venne mai.
Della ninfa rimasero solo le ossa e la voce. Le ossa presero la forma stessa della cava roccia ove il suo corpo era rannicchiato e la voce visse eterna nella montagna solitaria. Da allora essa risponde accorata ai viandanti che chiamano. Ma è fioca e lontana e ripete perciò solo l'ultima sillaba delle loro parole: ha perduto la sua forza invocando Narciso, il crudele cacciatore che non volle ascoltarla.
Narciso non ne fu affatto addolorato e continuò la sua vita appartata. Fu allora che intervennero gli dei per punire tanta ingratitudine.
Un giorno, mentre il superbo giovinetto si bagnava in un fiume, vide per la prima volta riflessa nell'acqua limpida l'immagine del suo viso. Se ne innamorò perdutamente e per questa ragione tornava di continuo sulle
rive del fiume ad ammirare quella fredda figura. Ma ogni volta che tendeva la mano nel tentativo di afferrarla, la superficie dell'acqua s'increspava, ondeggiava e l'immagine spariva.
Una mattina, per vederla meglio, si sporse di più e di più finché perse l'equilibrio cadendo nelle acque, che si rinchiusero per sempre sopra di lui. Il suo corpo fu trasformato in un fiore di colore giallo dall'intenso profumo, che prese il nome di Narciso.





MARIA... a dopo

venerdì 23 luglio 2010

ma non ti amo…! - di ENZO -




Lui:    Mi stai dicendo che non mi puoi  illuminare? Che non mi ami più?

Lei:     No, “non mi sento di illuminarti”,  non ti amo; avrei voluto innamorarmi di     te. Ma non ci sono mai riuscita.

Lui:    L’ho sempre pensato; e’ stato come un chiodo fisso. Sei stata come un     felino  selvaggio ferito dalla pallottola di un cacciatore. Hai ringhiato ad    ogni tentativo di avvicinamento. Mai un segnale dalle tue alture, né un
            grido d’amore né un lamento d’aiuto.

Lei:     In compenso, hai tutto: sei uomo, hai carattere, sei amorevole, sei un     incanto, sprizzi romanticismo da ogni poro,  il tuo sguardo incanta,             sei,      un maestro di          tenerezza, la stretta di mano dà calore, sei affabile, la          tenerezza e’ una schiava ai tuoi ordini, i tuoi baci mi smarriscono,
            la tua lingua mi depreda,  le tue mani m’infiammano, i tuoi sussurri mi             rimpiccioliscono…ma non ti amo…!

Lui:    L’hai finalmente detto,  tu non mi ami, e non mi hai mai amato, e forse hai      creduto di amarmi; ma c’illudevamo entrambi.

Lei:     S’è fatto tardi, devo andare…l’amore e’ un sentimento di difficile                        coniugazione…è come una lanterna che illumina…in modo strano. Tutti     abbiamo bisogno di luce.

Lui;    … Sì, proprio tutti. Capisco!

Lei:     Non cercarmi più, sappi che anche a me manca…la luce. Forse la mia
            fiammella rischia di spegnersi per le forti folate di vento.

Lui:    No, non ti cercherò più. Spero di trovare qualcuna che m’illumini. E ti assicuro che farò di tutto per non privarmene. Il poeta Kierkegaard ha            scritto “Privarsi dell’amore è il più atroce dei disinganni.” 

Lei:     E sono certa che né tu né io ce ne priveremo. Te lo auguro. Addio!

Lui:    Addio!
 
Il tonfo della porta racchiuse la camera in uno strano silenzio. 
Era mezzanotte e un quarto. L’orologio a muro scandiva i secondi, coperti ogni tanto dai rombi delle auto. L’uomo si curvò verso il lavabo; a due mani prese a sciacquarsi il viso dando ristoro agli occhi lucidi.

ENZO

 

giovedì 22 luglio 2010

COME E’ STRANA LA NATURA - di PINO -

Questo  racconto è un ricordo di Pino. Ci fa conoscere una  singolare figura maschile sopravvissuta agli stenti nonostante le difficoltà e i disagi che gli ha riservato il percorso della vita.
I giovani di oggi, non sanno che erano tempi grevi; per loro  oggi c' e tutto: comfort , benessere, consumismo , spreco.



Questa storia è vera non fantasia. Negli anni trenta o poco prima, un giovane di professione ebanista e con nutriti guadagni s’innamorò di una bella ragazza o almeno per lui era tale da desiderarla sua sposa.

Ma la ragazza forse innamorata di un altro uomo non poteva accettare e non accettò l’amorosa, sincera proposta di Antonio. I sentimenti non sono domabili.

Antonio vedutosi non corrisposto, in breve tempo si ammalò pregiudicando l’equilibrio psichico e quindi tralasciò il lavoro per sempre, si lasciò andare da non avere più cura personale diventando un misantropo. Quando camminava, ogni dieci metri si fermava, si voltava indietro e scrutava come se qualcuno lo seguisse o l’avesse chiamato. Eseguita l’occhiata riprendeva il suo cammino.

Come conduceva, con quali mezzi e dove la sua vita? Era solo, da supporre non avesse alcun parente o probabilmente scaricato da essi tutti. Il povero quasi sempre disturba.

Viveva di qualche esiguo sussidio elargito dal Comune, e se qualcuno voleva offrigli dei soldi rifiutava con assoluta fermezza. Incredibile, abitava un locale seminterrato 2x2 mt umido color nero pece in fondo ad un cortile; il vano era affumicato dalla legna che faceva ardere sulla griglia di un fornello a tre piedi, davanti il suo l’ingresso per lessare la pasta o riso di cui si nutriva. Il tetto per fortuna era coperto da un’altra stanza occupata da altri codomini.

Non aveva acqua corrente in casa doveva approvvigionarsi col secchio al pozzo del cortile.

Un comò e un letto peggiori di quelli delle più severi prigioni occupavano il locale dotato di una finestra sul retro per il ricambio aria, una porta d’ingresso ad una sola anta sempre aperta per la luce; per il sudiciume, un odore pesante usciva da quell’angusto locale.

Tuttavia egli, lì mangiava pezzi di pane con qualche altra cosa , pasta lessa o riso con qualche fronda di sedano o cipolla. Gli indumenti che indossava erano lucidi per il grassume di sporco.

Benché tutto questo, la sua salute doveva essere se non eccellente almeno stabile. Tutti i giorni usciva di casa a piedi con lo stesso ritmo, spesso sostava davanti al portone a godersi il passeggio del corso.

E raramente lo si è sentito starnutire anche negli inverni rigidi mentre altri accorti erano costretti a letto per febbre.

Raggiunse quasi gli ottanta, ma un giorno cadde a terra malamente, forse la rottura del femore , i barellieri si fecero coraggio a sistemarlo nell’ambulanza. Lo consegnarono all’ ospedale, fu inevitabilmente lavato e igienizzato però dopo qualche giorno il povero Antonio finì.

La natura è strana. Noi scrupolosi di igiene e nutrizione, eppure sentiamo in giro si sviluppano malattie che fanno tremare solo a nominarle. Antonio invece, che sicuramente non è neppure un caso unico ha vissuto indenne numerosi anni da questi rischi.

PINO

domenica 15 novembre 2009

LE INTERVISTE DI ENZO








DONNE IN AMORE


Vi aiutiamo a conquistare
i seguenti tipi di uomini:
1. L’uomo-padre – 2. Il super corteggiato – 3. Il Solitario –
4. Il trasgressivo – 5. Il mammo – 6. L’uomo-figlio






Enzo intervista DUCKY


Enzo: “Ciao Ducky, siamo di nuovo qui per il quarto appuntamento.”

DUCKY: “Puntuali, direi. Di chi parliamo oggi?”


Enzo: “…del tipo trasgressivo”


Ducky: “…Un tipo piuttosto difficile. E’ un creativo, è un tipo che non sopporta la la regola, la viola. Lui è allo stesso tempo trasgressivo e aggressivo. Ha
Paura di e essere imprigionato da una donna. Difficile, sfuggente e sempre
impegnato con più donne.”


Enzo: “Che vuoi dire sfuggente e difficile?”


DUCKY: “Non caccia una sola donna, lui le caccia a grappoli: e’ inesorabile, il suo
sguardo e’ sempre in movimento. Se incontra una donna l’analizza in toto,
come se avesse un periscopio al posto della vista. Questo tipo d’uomo e’
capace di resistere a diversi tentativi di “attacchi” di donne; insomma, può dare del filo da torcere anche alla più abile delle seduttrici.”


Enzo: “Sicché una donna deve sudare parecchio per “catturarlo”.


DUCKY: “Proprio così,,,ma…”


Enzo: “…ma cosa?”


DUCKY: “…ma c’è da dire che questo tipo di uomo, quando s’innamora e’ unico,
e diventa dolce, appassionato, ti travolge di tenerezza, sa creare delle
emozioni molto intense nella donna. Lui è portato ad avere brevi relazioni,
avventure che si esauriscono in poco tempo. A meno che la donna non
riesca a trovare la via giusta per toccare la parte più segreta del suo
cervello dove ha sede l’emotività e il bisogno d’amore.”
dove ha sede




Enzo: Un tipo difficile. non è classificabile. Ne ha di strada da fare la donna che lo vuole “cacciare”.


DUCKY: Non direi, il suo e’ quello di un ruolo di sfida. Sta in mezzo alle donne le le “caccia” con avidità. E’ uno spregiudicato per le donne, ma non dell’A more. L’Amore e’ una cosa che desidera e teme. E’ fatto così.


Enzo: Allora, occorre che la donna abbia una lenza particolare per conquistarlo?


DUCKY Sicuramente. E ti dirò di più: lui non gradisce essere preso con la forza. E’ un uomo che non deve essere preso “di petto”. La donna deve sapientemente studiare ogni mossa; ogni iniziativa deve essere ben studiata.


Enzo: Oddìo, e che sarà stu tipo…una primula rossa…


DUCKY Più o meno. e’ un inafferrabile che sa destreggiarsi: Per farla breve, la donna deve dargli l’impressione che sia lui il cacciatore. E’ attento, vigile…ama corteggiare…assapora il gusto della conquista ed ha una grande voglia di misurarsi in imprese del cui risultato positivo non ne è certo.
                La donna di oggi si propone in modo aggressivo, mascolina, poco femminile, spesso sboccata, usa un linguaggio scurrile, per una rivalsa nei confronti degli uomini. Si propongono con facilità, e tu sai bene a che cosa mi riferisco. Sicché l’uomo Ducky non s’incanta. E questo comportamento ha l’effetto di un sedativo e lo induce a trovare poco attraente un’eventuale relazione con le donne che fanno troppi passai avanti. Per conquistarlo, la donna deve restituirgli il gusto della caccia, ma senza esagerare, insomma, basta sfuggirgli un po’ senza calcare troppo la mano. Le regole sarebbero: 1. donne, non accettate subito un invito a cena;







  1. resistete alle prime ‘avances’, cioè alle prime toccate;

















  2. resistete e fategli desiderare il primo bacio ;

















  3. fate passare del tempo, ripeto, prima che lui vi metta sulla schiena un bel paio d’ali e farvi volare facendovi vivere la “magia dell’incantesimo”;

















  4. evitate di fare la parte della verginella. che non convince più nessuno, né tanto meno lui, che è di sicuro uno che la sa lunga;

















  5. non cadete ai suoi piedi al primo gesto;

















  6. Dovete, inoltre, ed è molto importante, conservare intorno alla vostra persona un pizzico di mistero che seduce:

















  7. non dategli l’impressione di aver bisogno di lui;

















  8. non dichiarate subito i vostri desideri e aspettative;











10, insomma, resistete dosandovi con oculatezza, e poi concedetevi con
grazia puramente femminile.



Enzo: Bene, Ducky, non manca nulla, Hai dato degli ottimi suggerimenti. E siamo
arrivati alla quarta intervista. La prossima volta tratteremo della
quinta tipologia, lo vuoi annunciare tu?


DUCKY: Bene! Sarà la volta del “MAMMO”, e vi assicuro, care Donne, che sarà una sorpresa per molte di voi.


























mercoledì 28 ottobre 2009

A OGNUNO IL SUO FARDELLO - scritto da Enzo-





Mi sono seduto davanti al pc.

Col conforto di un caffè, vado in chat. Saluto gli amici. Poi mi fermo.

Noto il ronzio monotono dello chassy .

Tutto proteso ad ascoltare, giro lo sguardo alla parete di fronte, poi alla finestra.

Odo il ticchettio dei tasti, a volte rallento, faccio piano.

Il Silenzio non deve sparire. Anche la finestra e’ muta, il bambino del piano di sopra piange, poi smette…e poi i suoi gemiti riprendono.

Io ho dei fremiti al petto, io ho lacrime agli occhi, io mi giro di scatto…non vedo nessuno…eppure ho sentito…qualcosa come un alito caldo…mi metto in ascolto…di nuovo il ronzio dello chassy… nulla…il bambino riprende a gemere…mi sistemo sulla sedia…digito piano.

Non voglio scacciare il Silenzio…dannazione, non vedo bene lo schermo; cerco di controllare i fremiti, ma no forse e’ il freddo. Mi alzo, controllo i caloriferi: sono accesi…ma io ho freddo. Perché ho freddo?

Mi risistemo davanti al pc. Digito ancora più piano, lentamente, un tasto dopo l’altro come in attesa di qualcosa; mi ricordo, in chat le parole “le mie preghiere non dette furono esaudite”…e poi ho visto un uomo in carrozzella che inneggiava alla vita..

E ho pensato alle mie pene, minuscole, microscopiche, e mi sono chiesto “…ma come fa a inneggiare alla vita? Come? Poi ho pensato alle dimensioni del mio fardello, e mi sono risposto:”Forse io sono meno forte di lui?!

Ho pensato a Te…DIO MIO! Non offenderti, ma dimmi…con quale criterio distribuisci i fardelli a ognuno di noi? Non potresti scendere da Lassu’ almeno per un minuto e chiedere a ognuno di noi “Come va?”. Ne sentiresti di domande, te ne ritorneresti Lassù, ne tuo seggiolone regale, carico di meraviglie.

Ma tu sai, sai già tutto, ed è questo che mi fa arrabbiare, e come dicono a Napoli, “mi tocchi i nervi”.

Ah, finalmente, mi sono sfogato, non ce la facevo più.



(Enzo)