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domenica 31 marzo 2019

IL LANCIO DELLA CIABATTA






La cosa più importante per la crescita di un bambino è avere almeno uno dei due genitori che sappia lanciare una ciabatta, il resto son chiacchiere.




Da qualche parte, in Messico, esiste una mamma che è una vera e propria campionessa mondiale in una specialità piuttosto insolita ma che tutti noi abbiamo visto o magari subito più volte cioè il lancio della ciabatta.

Sta spopolando in rete un video che ritrae una madre che insegue la figlia fuori casa per rimproverarla e le immagini parlano chiaro: la figlia scappa e la mamma, senza pensarci troppo, impugna una delle sue ciabatte e la lancia contro la figlia, colpendola in pieno a circa 30 metri di distanza. Dopo il colpo la ragazzina cade a terra, con la mamma che invece esplode in una grassa risata.

Un lancio da vera campionessa che ha raccolto più di un milione di visualizzazioni su Twitter, oltre a provocare una marea di retweet ironici tra ciabatte volanti e zoccoli di legno.

Annamaria

venerdì 23 novembre 2018

PERCHE' GLI ASSISTENTI DI VOLO ACCOLGONO I PASSEGGERI CON LE MANI DIETRO ALLA SCHIENA






Se sei un viaggiatore esperto o semplicemente attento, avrai notato che gli assistenti di volo quando ci accolgono all'interno dell'aeroplano lo fanno con le mani dietro la schiena.
Personalmente fino a poco tempo fa pensavo si trattasse di un semplice protocollo. E invece no, nessun protocollo.
Il vero motivo è molto semplice ma altrettanto importante: all'arrivo dei passeggeri,  prima del decollo, è necessario contare il numero dei passeggeri che salgono e che scendono.
Cio' avviene all'ingresso, quando tutti i passeggeri sono seduti e all'arrivo per verificare che il numero corrisponda esattamente a quello fornito dalla carta di imbarco e nel caso segnalare eventuali irregolarità.
Dunque dietro la schiena nascondono un dispositivo manuale non attirando l'attenzione del passeggero.



Annamaria

domenica 15 maggio 2016

HOTEL...PER INSETTI







HOTEL . . . PER    INSETTI

Insetti . . . nessuno vorrebbe averli come vicini di casa, di letto o di tavolo. E di ospitarli come mini coinquilini non se ne parla nemmeno. La loro casa, in genere, sono giardini e spazi aperti, ma, in fondo, nemmeno condividere con loro i luoghi pubblici ci piace tanto. Me allora, dove mandare questi sfrattati e bistrattati abitanti del Pianeta? La bella e sofisticata Parigi ha trovato anche in questa occasione una soluzione più che elegante al problema dotando Parc des Grands Moulins, nel 13° arrondissement, dei futuristici hotel per insetti Insectopia, progettati da Vaulot&Dyèvre. Nati dal desiderio di promuovere la cultura delle biodiversità nei centri urbani, i rifugi sono delle scatole in legno composte da piccole stanzette dalle dimensioni variabili, disposte l’una vicina all’altra.




Le mini abitazioni, che spuntano dal manto erboso come curiosi alberi, sperano di attirare l’attenzione dei passanti, stimolare in loro una riflessione sul valore delle biodiversità e offrire dei “condomini” curati e sicuri agli insetti di ogni tipo che sono stati “sfrattati” dalle case dei parigini!




Anche alcuni architetti inglesi stanno mostrando il loro sostegno alle popolazioni di insetti nei parchi della città di Londra, progettando bug hotel di lusso, nella speranza fornire loro un habitat sostenibile.




Sarà l'inquinamento, sarà l’aumento della temperatura del globo, sarà il rumore o forse i pesticidi... fatto sta che nei parchi di Londra gli insetti iniziano a scarseggiare e il delicato ecosistema dei polmoni verdi della città dà i primi segni di malessere, facendo ipotizzare grandissimi danni alla vita del nostro pianeta.
Per risolvere il problema le autorità della capitale britannica hanno scomodato gli architetti e i designer del gruppo internazionale ARUP (lo stesso che ha progettato la torre della CCTV a Pechino) che hanno ideato e realizzato un vero e proprio hotel per insetti.
Come per quelli di Parigi, il Bug Hotel è una scatola bucherellata profonda circa 50 centimetri, formata da 25 lastre di compensato. Ogni celletta è realizzata su misura per una specie di insetto ed è riempita con materiali riciclati di vario genere.




Al "piano terra" ci sono le stanze riservate ai cervi volanti, riempite con pezzetti di legno marcio e bagnato per il sostentamento delle loro larve Alle api solitarie sono invece destinate le cellette del primo piano, piene di ceppi di legna accatastati e canne di bambù. Gli interni inoltre, sono decorati con sabbia e pezzetti di terracotta. Libellule e falene si sistemeranno nei piani alti, a cui potranno accedere da ingressi di forma verticale. Per le loro stanze sono state preparate legna secca e cortecce. Ragni e coccinelle troveranno posto in scomparti riempiti con materiali cavi come scarpe o tubi di cartone della carta igienica in cui potranno tessere la loro tela.




Insomma, ogni cella riproduce l’ambiente ideale per ogni insetto, in questo modo ogni specie potrà riprodursi nel suo habitat preferito Ogni Bug Hotel verrà sistemato nei grandi parchi londinesi, nella speranza che questi si ripopolino di insetti "buoni" e fondamentali per l'ecosistema. Il primo hotel per insetti è stato installato nel Cleary Garden a Londra; molto presto ci saranno nuovi Bug Hotel, installati in parchi di altre città europee e che ospiteranno molte altre specie di insetti.




Anche in Italia si sta affermando questo oggetto bizzarro, di pari passo con la coscienza dell’importanza che rivestono gli insetti sia per l’impollinazione delle piante alimentari, sia per il controllo dei parassiti. Tutto per assecondare anche una agricoltura biologica che, se condotta correttamente, consentirà di ampliare la biodiversità e le potenzialità della produzione agroalimentare di qualità.


Maria... a dopo

lunedì 29 settembre 2014

INCREDIBILE . . . MA VERO !

NON SOLO L'8 MARZO MA SEMPRE....

Ho imparato la lezione della non violenza da mia moglie quando ho cercato di piegarla alla mia volontà. (Gandhi)

 














A San Marino c’è il Museo delle Curiosità, la collezione più incredibile del mondo.
La curiosità è la madre della scienza e il principio del divertimento.



Il Museo delle Curiosità è una collezione di fatti, oggetti, notizie e personaggi del tutto insoliti, strani, rari e veri raccolti per stimolare, divertire e perchè no, insegnare ed è l'unico a dimostrarvi che l'incredibile esiste.



All'interno dell'esposizione, permanente realizzata su una superficie di 600 m² potrete ammirare un centinaio di oggetti esposti, con eccentricità e stranezze.
In estate una curiosa corriera del 1913 trasporta gratuitamente i visitatori dai parcheggi al museo.










Tra gli oggetti più strani . . .




Orologio a naso (fine xix secolo)  
                                                                                     OROLOGIO A NASO
Antico segnatempo cinese ad incenso, in legno laccato in nero.
Ha la forma di un piroscafo fluviale a ruote. Il ponte viene rimosso per inserire sui supporti metallici un bastoncino d'incenso, formato da sezioni aventi un profumo diverso e la cui combustione dura un'ora circa. Il passare del tempo può quindi essere calcolato in base al cambiamento di profumo


                Ninnolo acchiappa-parassiti 
                                       (sec.xviii) 


                                                       
Questo acchiappa parassiti usato nel sec. XVIII è un piccolo ninnolo in avorio, osso, porcellana, forato e riempito di cotone imbevuto di sangue.
Le pulci presenti sul corpo umano entravano dai piccoli fori, si cibano del sangue e non riuscivano più ad uscire.
Di squisita fattura, intagliati e dipinti venivano appesi al collo.


Copriunghie cinesi in argento
 
(fine del xix sec.) 
 



Vennero usati dai mandarini e dalle persone di classe sociale elevata per proteggere le unghie che venivano portate molto lunghe.
Essi dimostravano così di non svolgere lavori                  
 manuali. 
In genere erano in oro e in argento


Trappola per topi (Germania 1700 circa)  
                                                    
Questa bizzarra trappola lasciava cadere il peso qualora il topo avesse cercato di mangiare l'esca.
Riproduzione dell’originale.


Scarpe per prostituta greca                                                                          

Era abbastanza comune nell'antichità scrivere sotto la suola delle scarpe.
Gli Egizi tracciavano il nome o un sommario ritratto dei propri nemici, manifestando così il proprio disprezzo.
I Greci, invece, sotto le suole scrivevano il nome dell'oggetto dei propri desideri.
Per ultime le prostitute greche, sapendo che la pubblicità è l'anima del commercio, incidevano la suola delle loro scarpe a mò di timbro, in modo che rimanesse impressa sulla strada da loro percorsa la seguente frase:
"SEGUI I MIEI PASSI 


«Zoccole» di cortigiana veneziana del XVIII sec. 
                                               
Sono certamente curiosi questi zoccoli veneziani del 1500 alti 51 cm.
Quando a Venezia non esistevano marciapiedi si usavano per evitare alle signore di infangarsi o di bagnarsi i piedi.
Vista l'altezza, la signora era sorretta da un cameriere (che naturalmente si bagnava), oppure da appositi bastoncini tipo sci.


Doccia del XVII secolo     
                                                                                                               

Era indubbiamente geniale questa doccia con pompa a mano, serbatoio, getti dal cerchio posto in alto, e' da notare il getto, che va dal basso verso l'alto!



                                                                                                                                                     Però !!! Non avrei mai pensato che qualcuno avesse avuto tanta fantasia da immaginare certi oggetti… E’ proprio vero che la nostra mente non aspetta altro che di essere attivata !




MARIA...a dopo

domenica 12 gennaio 2014

AMARSI...A TAVOLA




Concluse le festività, molti si sono ritrovati un po’ appesantiti e con qualche valore di glicemia, colesterolo e “compagnia bella” alterato.
In ogni caso è opportuno riprendere le buone abitudini alimentari, in termini di quantità e qualità, nonché di maggiore regolarità.
Se dopo gli stravizi che vi siete concessi durante le feste avete deciso di disintossicarvi, i vostri sforzi saranno maggiormente premiati se ad aiutarvi nell'impresa sarà il vostro partner.
Da una ricerca condotta in North Carolina, presentata a San Francisco nel corso del congresso della “Society of Behavioral Medicine”, è risultato che la dieta affrontata in coppia è più efficace che portata avanti da soli : con il sostegno del partner, infatti, si riesce a perdere più peso.


Dai dati raccolti analizzando quasi 2000 soggetti a dieta, di cui circa 400 coppie, è emerso che una coppia a dieta perde in media oltre il 5% di peso in più rispetto alla circostanza in cui solo uno dei due partner segue un regime alimentare controllato.
La condivisione con il partner rende più efficace il dimagrimento
specialmente se entrambi devono calare di peso.                                                      
Nelle coppie a dieta risultano migliorati anche la pressione del sangue e lo stile di vita perché si modificano le scelte alimentari, consumando più verdure, meno proteine ad alto contenuto di grassi e andando meno al fast-food.
Inoltre le coppie trovano più gradevole anche svolgere maggiore attività fisica rispetto ai single (ehiiiiiiiii, non pensate subito a male ! )
C'è però un piccolo particolare da considerare: gli uomini rispetto alle donne ottengono risultati migliori . . .  
Evidentemente riescono a trovare del tempo in più da dedicare all’attività fisica ed al movimento in generale : e già, mentre lui si diletta con gli amici del calcetto . . .



lei gli prepara una casetta bella, pulita e accogliente !



Allora coraggio coppie . . . a tavola in due, ma con mezza porzione a testa !


MARIA




sabato 24 marzo 2012

I BRILLANTI PIU’ FAMOSI DEL MONDO




La splendida e indimenticabile Marilyn Monroe, fasciata da un abito di seta rosa e circondata da una corte di ‘boys’ cantava che ‘i brillanti sono i migliori amici di una ragazza’ . . . come darle torto ?




I diamanti si formano al centro della terra, a centinaia di chilometri di profondità e, come altre pietre preziose, salgono piano piano alla superficie a causa dei movimenti sismici del mantello terrestre. Tagliati e lavorati, diventano quei ‘brillanti’ che ammiriamo nelle vetrine delle gioiellerie. Ma ce ne sono alcuni, testimoni di avventure, amori, guerre, rivoluzioni, che più degli altri rappresentano la ‘storia’ della più desiderata tra le pietre preziose, la più ‘dura’ , ma non priva di qualche debolezza. Il diamante grezzo più grande mai ritrovato è il Cullinan, ben 3106 carati, grande quanto una patata. Re Edoardo VII d’Inghilterra lo affidò ad un famoso tagliatore di Amsterdam che dopo i primi colpi che diedero vita al Cullinan 1 e poi al Cullinan 2, cadde a terra svenuto per l’emozione. Oggi i due magnifici brillanti, chiamati anche Great Star of Africa e Second Star of Africa, fanno parte dei gioielli della Corona inglese: il primo è incastonato nello scettro, l’altro nella corona imperiale. 






Tra i Gioielli della Corona c’è anche il Kho-I-Noor (Montagna della luce). Le sue prime tracce risalgono al 1300, quando ancora pesava 186 carati. Di colore rosa, secondo alcuni sarebbe il Gran Mogol, o un suo frammento, il famoso diamante donato alla dinastia Mogol all’apice della sua potenza, verso la metà del 1600. Nel 1849 se ne impadronì la famosa Compagnia delle indie per donarlo alla Regina Vittoria che lo fece tagliare nuovamente ‘riducendolo’ a 108 carati. Esperti gemmologi e storici pensano invece che il Gran Mogol sia tutt’altra pietra, niente a che fare con il Koh-I-Noor. Secondo la tradizione, il Gran Mogol fu trovato nel 1600 e si dice che pesasse 793 carati. Il suo nome deriva dallo Shah Jehan che costruì il Taj Mahal, ma è scomparso.


- Uno dei brillanti più famosi è l’Hope, di colore azzurro. Fu proprietà del Re Sole, Luigi XIV,durante la Rivoluzione Francese fu rubato dai gioielli della Corona francese per ricomparire a Londra nel 1830 quando venne acquistato da Henry Philip Hope, da cui prese il nomee attuale. Oggi lo si può ammirare in una vetrina blindata dello Smithsonian Institute di Washington.





- Una pietra da record, uno dei più puri, è conservato al Louvre: è il Regent, detto anche Pitt,venduto dal governatore della città di Madras, Thomas Pitt appunto, a Filippo II d’Orleans, reggente di Luigi XV, il figlio del Re Sole. Durante la Rivoluzione Francese fu rubato e portato al Monte di Pietà e poi riscattato da Napoleone. - Storia avventurosa anche quella dell’Orloff che pesava 300 carati quando fu trovato. Una leggenda racconta che l’Orloff era incastonato come occhio di una divinità nel tempio di Sri Rangen e fu rubato da un intrepido soldato francese travestito da indù. Oggi si trova tra i diamanti del Tesoro Russo a Mosca.






- Anche l’Occhio dell’idolo era incastonato nell’occhio di una divinità indiana prima di essere rubato. Di forma piatta come una goccia e della grandezza di una noce, pesa 70 carati. La leggenda dice che lo Sceicco del Kashmir lo utilizzò per riscattare la principessa Rasheetah dal Sultano della Turchia che l’aveva rapita.




Oltre che testimoni di eventi storici o protagonisti di leggende straordinarie, sono stati anche al centro di grandi e piccole ripicche tra marito e moglie !
Piccolo rispetto agli altri brillanti, pesando ‘soltanto’ 69 carati, il Taylor-Burton, testimonia la tempestosa storia d’amore e di passione che unì Richard Burton e Liz Taylor. Venduto all’asta nel 1969, avrebbe preso il nome del compratore, Cartier, ma il giorno dopo l’asta Richard Burton l’acquistò per una somma che non fu mai rivelata per regalarlo a Liz Taylor. Dieci anni dopo, nel1979, fu venduto per quasi 3 milioni di dollari e oggi, si dice, si trova in Arabia Saudita.






Non so voi, ma io sono abbagliata da tanto sfavillio . . . mi brillano gli occhi, e non solo per le splendide gemme . . . è anche per le emozioni che suscitano le loro storie fantastiche, magiche, appassionate . . . Posso condividere le parole di Marilyn, ma per fortuna i miei ‘migliori amici’ sono persone in carne e ossa, di valore inestimabile !






Maria... a dopo