venerdì 29 luglio 2016

STORIE D'AMORE FINITE IN TRAGEDIA


PATRIZIA REGGIANI


Per noi donne uccidere il marito, compagno o fidanzato rimane
difficoltoso, come ci riportano i tanti casi di cronaca a soccombere sono sempre le femmine.  Noi in stragrande maggioranza non abbiamo la forza fisica e ne' morale per arrivare a tanto. Però, come la storia di oggi, se si è ricche e spietate, se ci sono interessi combinati a sentimenti (sicuramente folli), le cose cambiano assoldando e pagando profumatamente qualcuno che senza scrupoli uccide una persona innocente, vittima di una donna assassina PATRIZIA REGGIANI che, con 17 anni di galera (privilegiata), ha pagato il suo conto con la giustizia per aver fatto assassinare il marito MAURIZIO GUCCI.


MAURIZIO GUCCI

Il  27 marzo del 1995 l’Ansa diffonde in mattinata la seguente notizia: “Una persona è morta e un’altra è rimasta ferita in un agguato, avvenuto verso le 9, sotto l’androne di un palazzo della centralissima via Palestro”. La vittima è Maurizio Gucci, patron della celebre griffe, il ferito il portiere dello stabile, Giuseppe Onorato, che il killer ha tentato di eliminare come scomodo testimone.



Maurizio è l’erede dell’impero fondato nel 1923 a Firenze dal nonno Guccio Gucci. Il marchio Gucci conquisterà nel dopoguerra il mercato mondiale del lusso con i suoi foulard a fiori, i celebri mocassini, le borse, le cinture e altri accessori. 
Rodolfo, il padre di Maurizio, a differenza dei fratelli maggiori, mandati presto “a bottega” dal babbo, vuole invece fare l’attore. È un bel ragazzo dai modi raffinati, il sorriso accattivante. Il regista Mario Camerini gli affiderà una parte nel film Rotaie, con il nome d’arte di Maurizio d’Ancora. Il film avrà un grande successo ma in seguito Rodolfo dovrà accontentarsi di recitare in pellicole mediocri. Nel 1944 sposa la giovane attrice Alexandra Winkelhausen, in arte Sandra Ravel, e il 26 settembre 1948 nasce Maurizio, il loro unico figlio. Per provvedere adeguatamente alla sua famiglia Rodolfo darà l’addio alle luci della ribalta, iniziando a lavorare con il padre e i fratelli. 
Famiglia GUCCI

Alexandra muore di polmonite nell’agosto del 1954. Il piccolo Maurizio crescerà sotto la guida severa del padre, che gli impartisce un’educazione molto rigida. A vent’anni, è un ragazzo timido e impacciato, nonostante frequenti con buoni risultati la Cattolica di Milano e sia un ottimo sportivo. 
Con le donne, fino a quel momento ha combinato poco, ma la freccia di Cupido lo colpirà durante una festa in casa di amici, la sera del 23 novembre 1970. 
Lei si chiama Patrizia Martinelli Reggiani, è una fascinosa brunetta dai grandi occhi viola e il seno prosperoso. Nonostante le ire di papà Rodolfo, che farà di tutto per impedire quel matrimonio, convinto che la ragazza sia un’arrampicatrice sociale, Maurizio e Patrizia si sposano il 28 ottobre 1972. Cerimonia fastosa, più di cinquecento invitati, assente in blocco il clan dei Gucci.

Patrizia Martinelli (il cognome Reggiani lo acquisterà in seguito) nasce a Vignola il 2 dicembre 1948, alle 7.30. La madre, Silvana, lavora in un bar come lavapiatti, e vive con la figlia in un modesto bilocale della periferia milanese. La vita delle due cambierà radicalmente grazie all’incontro di Silvana con un ricco vedovo, l’industriale Fernando Reggiani. Vanno a vivere con lui in un grande appartamento di via dei Giardini, all’epoca la strada dei vip meneghini. Fernando ha un figlio adottivo, Enzo, che verrà spedito in collegio perché Silvana non lo vuole tra i piedi, in modo che tutte le attenzioni di Reggiani vadano a Patrizia. Che crescerà viziatissima dal patrigno: quando compie quindici anni lui le regala un visone bianco, per i suoi diciotto una Lancia Fulvia Zagato. L’uomo adotterà inoltre la ragazza prima delle sue nozze.



Ma torniamo ai Gucci. Alla morte di Rodolfo, nel maggio 1983, suo figlio Maurizio verrà coinvolto in una faida familiare, per i soliti motivi: potere e denaro. Dopo varie battaglie legali riuscirà comunque a spuntarla, diventando il presidente della società. Maurizio si butta a capofitto nel lavoro, gira il mondo saltando da un aereo all’altro. Iniziano i primi screzi con Patrizia, che gli rimprovera di trascurare lei e le figlie, Alessandra (nata nel 1976) e Allegra (1981). Ogni volta che torna nel lussuoso attico di piazza San Babila sono scenate e liti a non finire. 
La passione di un tempo è ormai svanita, e a due anni esatti dalla morte del padre, Maurizio Gucci decide di dare un taglio al suo matrimonio. Il 25 maggio 1985 a Patrizia arriva un gelido messaggio trasmessole da un collaboratore del marito: «Signora, il dottor Gucci le fa sapere che non intende tornare mai più a casa». Vengono avviate le pratiche per la separazione. 
Maurizio sa però che liberarsi di Patrizia non sarà una passeggiata. Lei non è affatto disposta a rinunciare allo status sociale che le deriva dall’essere la moglie di un Gucci. Ed è pronta a lottare con le unghie e con i denti.
Nei tre anni successivi scoppierà un’altra guerra in famiglia. Paolo Gucci, cugino di Maurizio, consegna ai magistrati milanesi un dossier di accuse nei confronti di quest’ultimo, dove si afferma, tra l’altro, che lui ha falsificato la firma del padre Rodolfo poco prima della sua morte, per subentrargli alla guida dell’impero. 
Anche Patrizia verrà chiamata a deporre davanti ai giudici. Vestita, per l’occasione, con un sobrio tailleur grigio dirà, guardando il marito con occhi di ghiaccio, che suo suocero Rodolfo avrebbe voluto lasciare l’azienda alle nipoti Alessandra e Allegra e a lei. «Mio suocero non stimava affatto Maurizio. Anzi, diceva sempre che non era adatto a guidare la Gucci». Insomma, una pugnalata in piena regola, la sua, nei confronti dell’ex. Che verrà comunque prosciolto da ogni accusa.
Dopo un lungo periodo nero, per Maurizio è giunto il momento di guardare avanti, di voltare pagina. Ma c’è sempre Patrizia a complicargli la vita. Lei pretende, oltre a quello già ottenuto, altri beni in vista del divorzio: come il lussuoso panfilo Créole e una villa di Saint Moritz cui il marito è legatissimo. E proprio a Saint Moritz, il 23 febbraio 1990, Maurizio incontra a una festa Paola Franchi, un’ amica persa di vista da anni.
Paola, una bionda trentacinquenne dal fisico slanciato, è sposata e ha un figlio, ma il suo matrimonio scricchiola. Lei e Maurizio si appartano per scambiarsi varie confidenze, tra loro nasce un feeling. Al ritorno a Milano inizia la loro love story. Quando il marito di Paola la lascerà i due innamorati inizieranno la loro nuova vita a due in un lussuoso alloggio di corso Venezia.


PAOLA FRANCHI-MAURIZIO GUCCI

Ma le continue pretese di Patrizia gettano un’ombra sulla ritrovata serenità sentimentale di Maurizio, che un giorno si sfoga con Paola: «Tu non lo sai ma quella donna è capace di scatenarmi contro perfino la magia nera». La Reggiani è infatti una cliente affezionata di sensitive e fattucchiere. Quando, nel 1992, un tumore al cervello la costringe a subire un intervento chirurgico, cade in preda a una profonda depressione. E una volta dimessa dalla clinica scopre che il rancore nei confronti dell’ex e della sua nuova donna non ha fatto che triplicare. 
Alla fine di settembre del 1993 Maurizio cede il cinquanta per cento della Gucci a una finanziaria araba. Libero dal gravoso fardello che gli pesava sulle spalle, è pronto a mettere in cantiere alcuni progetti che lo entusiasmano, come la costruzione di una catena di alberghi in Europa.
Il 19 novembre 1994 la Corte d’appello di Milano ratifica la sentenza di divorzio della coppia Gucci-Reggiani, pronunciata qualche tempo prima da un tribunale svizzero. E dal momento che anche Paola Franchi ha divorziato nel frattempo dal marito, lei e Maurizio decidono di sposarsi a Saint Moritz. Lui sogna inoltre di avere un figlio dalla nuova compagna.
Ma questo, Patrizia non lo può assolutamente accettare. Le seconde nozze di Maurizio priverebbero, a suo dire, le figlie Alessandra e Allegra di una bella fetta dell’eredità paterna.


Contesta inoltre la somma che l’ex le sborsa per gli alimenti, e che dai cento milioni al mese dell’inizio si è via via ridotta fino alla cifra – per lei “ridicola” – di sessanta milioni. La Reggiani se ne lamenta di continuo con le amiche: “Quel taccagno vorrebbe che vivessi con due figlie e tre case con una miseria…”.
Tra queste amiche la più cara è Giuseppina Auriemma, detta Pina, una cartomante napoletana (ma lei si definisce “imprenditrice”) alla quale la Reggiani si consulta da sempre per conoscere che cosa le riserverà il destino. Pina vola spesso da Napoli a Milano, ospite di Patrizia, e l’ha accompagnata in numerosi viaggi all’estero. Sa quindi benissimo che alla Reggiani la morte dell’ex farebbe molto comodo. Perché il patrimonio di Gucci non finirebbe nelle mani di una nuova moglie e di un eventuale nuovo erede.
La domenica del 26 marzo 1995 a Milano splende il sole. Maurizio e Paola trascorrono alcune ore girovagando in un mercatino d’antiquariato sui Navigli. La sera vanno al cinema con amici. Il giorno seguente, lunedì, lui esce di buon mattino dall’ abitazione di corso Venezia e raggiunge a piedi il suo ufficio, in Via Palestro al numero 20, dove ha sede l’immobiliare che ha acquistato l’anno precedente. 
Il portiere, Giuseppe Onorato, lo saluta con il consueto “bongiorno a lei dottor Gucci”. Attraverso la fessura del portone l’uomo, come dichiarerà in seguito, scorge un’ombra che passa veloce, e poco dopo risuonano tre colpi di pistola. Colpito alla spalla sinistra, al braccio destro e a un gluteo Maurizio stramazza a terra. L’ombra si china su di lui e spara un quarto colpo che gli trapassa il cranio. E’ la fine. Al terrorizzato portiere, che ha visto l’assassino in azione, verranno sparati due colpi che gli perforano la spalla. 
L’omicidio di Maurizio Gucci susciterà un immenso clamore mediatico. Le indagini si presentano subito molto intricate. Diverse le piste seguite, ma per quasi due anni gli inquirenti brancoleranno nel buio, fino al colpo di scena. 
La sera dell’8 gennaio 1997 al capo della Criminalpol milanese, Filippo Ninni, arriva una telefonata. L’uomo che sollecita un incontro immediato, perché ha scottanti rivelazioni da fare sul delitto Gucci, si chiama Gabriele Carpanese, i poliziotti lo conoscono bene, si sono serviti di lui per alcune soffiate. La verità che esce dalle sue labbra è agghiacciante. “Patrizia Reggiani è la vera responsabile del complotto.
Ha agito assieme a una tale Pina, che è la sua dama di compagnia. È stata lei a rivolgersi a Savioni, il portiere dell’albergo dove vivo. Lui ha contattato un certo Orazio per l’esecuzione materiale dell’omicidio, ma chi ha sparato, la mattina del 27 marzo 1995 è stato un suo amico di nome Benedetto”. (Angelo Pergolini e Maurizio Tortorella, L’ultimo dei Gucci, Mondadori 2005, pag. 221). Ivano Savioni è il portiere dell’hotel Adry, un alberghetto nei pressi di piazzale Loreto, Orazio Cicala ha una pizzeria ad Arcore, ed è amico di Benedetto Ceraulo, un siciliano sposato e padre di una bambina, che abita nello stesso immobile del Cicala.

Patrizia Reggiani, la committente del delitto, ha versato alla banda seicento milioni, ma i tre uomini e Pina Auriemma non li ritengono sufficienti, e già si preparano a ricattarla per avere più soldi. Ma non ne avranno la possibilità. 
All’alba del 31 gennaio 1997 Patrizia Reggiani viene arrestata dagli uomini della Criminalpol nella lussuosa residenza di corso Venezia, il palazzo dove erano vissuti in precedenza Maurizio e Paola. Con lei sono presenti in casa la madre Silvana e le due figlie Alessandra e Allegra. Le manette scatteranno subito dopo ai polsi dei suoi complici. 
Condannata nel novembre 1999 dalla Corte di assise a 29 anni di reclusione, Patrizia Reggiani verrà giudicata sana di mente dagli psichiatri che la visitano in carcere. Anche se questi sottolineeranno la presenza di “disturbi istrionico-narcisisti “ della personalità, e di “fantasie di successo illimitato, di potere, di fascino, di bellezza”, nonché della “sensazione che tutto le fosse dovuto”. La difesa cercherà inutilmente di fare passare in aula la tesi dello stato mentale alterato dell’imputata, a causa dell’intervento al cervello subito sette anni prima. Nei due gradi successivi di giudizio, in Corte di appello e poi in Cassazione, Patrizia Reggiani viene condannata a 26 anni di carcere. Carcere a vita per Benedetto Ceraulo, 29 anni per Orazio Cicala, 26 anni per Ivano Savioni, 19 anni per Pina Auriemma, tornata in libertà dopo tredici di detenzione.Patrizia Reggiani dopo 17 anni è tornata libera. E in qesti giorni è stata fotografata mentre usciva da un negozio a piazza di Spagna,


PATRIZIA REGGIANI

Ha dichiarato :«Il carcere mi ha reso ancora più cosciente del potere che ho sulle persone, al Victor residence, come io chiamo San Vittore, comandavo parecchio e tutte le detenute, indistintamente, mi obbedivano senza fiatare, apprezzando quel rigore che ho imparato dalla mia famiglia e dalla scuola. Ho amato Maurizio alla follia ma non dirò mai perché l'ho fatto uccidere". Né mai lo dirà Benedetto Ceraulo, esecutore materiale del delitto e condannato al carcere a vita.

Fonte -larottadiulisse-

Annamaria

martedì 26 luglio 2016

RICORDO DI UN BACIO (mai dato e tanto desiderato)





Due labbra si avvicinano


Due cuori si stringono


Gli occhi si chiudono


Le dita si cercano, si trovano,si


accarezzano …



Il suo respiro si mischia con il


tuo



Il suo calore ti attraversa


La sua saliva diventa la tua


Le due lingue impazzite si cercano …


I pensieri si confondono



Le parole si perdono


Non senti più niente


Il silenzio ti avvolge …



I due corpi si infiammano


Le due anime volano


Il desiderio scompare


E ti riempi d’amore.




Salvatore Migliore







domenica 24 luglio 2016

I 10 ANIMALI PIU' LONGEVI DI SEMPRE


Pensavo che il mio cane avesse raggiunto una veneranda età a 18 anni e in effetti è una bella età, certamente. Ma ci sono anche cani trentenni, aragoste secolari e vongole quasi millenarie, gli animali possono essere molto longevi. Andiamo a scoprire quali sono con questo articolo di -Curiosone-




Quando sentiamo parlare di una persona che arriva ad avere 100 anni, pensiamo che sia un bel traguardo, e pensiamo che sarebbe bello arrivarci. Eppure esistono animali che possono vivere molto più a lungo dell’uomo, così come esistono animali (come i cani) che nonostante abbiano una vita media molto più corta della nostra a volte riescono veramente a sorprenderci, raggiungendo una veneranda età in relazione alla loro specie. Ecco quindi una lista degli animali più vecchi del mondo, attualmente conosciuti.

10. L’animale più anziano attualmente conosciuto




In assoluto la forma di vita animale più vecchia del mondo è una vongola, che ha raggiunto la bellezza di 507 anni. Il rinascimento, l’ascesa di Napoleone, le guerre mondiali, questo animale non le ha nemmeno viste perché era in fondo al mare. Però c’era. E gli scenziati lo hanno ucciso per poterne determinare l’età (non sapevano che fosse così vecchio). Forse bastava che glielo chiedessero, e la vongola avrebbe continuato a vivere per gli anni a venire. Ma comunque detiene sempre il record di animale più longevo del pianeta.

9. La tartaruga più anziana della storia




Tutti sappiamo che le tartarughe sono gli animali più longevi del mondo, ma sapete quale sia l’età più alta che una tartaruga abbia mai raggiunto? È di 250 anni, record che difficilmente sarà battuto almeno nel prossimo periodo. La tartaruga si chiama Adwaita ed è originaria delle isole Seychelles, poi fu donata ad uno zoo da un generale della Compagnia delle Indie Orientali ad uno zoo, dove è vissuta per oltre 125 anni per poi morire nel 2006. Alla sua morte è stata effettuata una datazione del guscio con il carbonio per confermare la sua età.

8. La tartaruga più anziana ancora in vita




Per una tartaruga che muore ce n’è un’altra che cerca di battere il suo record, e questo animale si chiama Jonathan. È una tartaruga che vive nella residenza del governatore dell’isola di Sant’Elena, e non ha conosciuto Napoleone proprio per un soffio. Numerose sono le foto di guerra che la ritraggono, scattate nel corso della storia, perché Jonathan ne ha vista parecchia, con i suoi 182 anni di età. Lo scopo della sua vita è quello di diventare la tartaruga più longeva della storia. Altri 70 anni e ci riuscirà.

7. I gatti più vecchi



Il gatto vivente più vecchio del mondo secondo il Guinness dei Primati è un gatto austrialiano che ha raggiunto l’età di 27 anni, anche se adesso è morto, nel 2015. Il gatto più vecchio di tutti i tempi invece ha raggiunto la veneranda età di 38 anni, dopo aver spodestato dal trono un altro gatto che ne aveva 34. La cosa particolare è che questi ultimi due gatti avevano lo stesso padrone, e molti studiosi hanno studiato la loro alimentazione per capire come una sola persona abbia potuto possedere i due gatti più longevi della storia.

6. Il cane più vecchio




Dopo i gatti, ovviamente, come non parlare dei cani? Attualmente non esiste un cane che abbia vissuto 30 anni, per cui i gatti sono più bravi dei cani a vivere, ma il cane più vecchio della storia (morto nel 2013) ha raggiunto i 29 anni e 282 giorni, insomma ci è andato molto, molto vicino. Mancavano solo un paio di mesi a questo Beagle che comunque ha avuto una vita veramente niente male. Generalmente un cane vive fino a 15 anni.


5. Il cavallo più vecchio del mondo



Per cercare di coprire tutto lo scibile umano sull’età degli animali si passa anche dai cavalli, ma questa è una storia d’altri tempi. Il cavallo più vecchio della storia è nato nel 1760, ed ha vissuto per ben 62 anni, quando l’età che un cavallo di solito raggiunge è di 30 anni (se ci arriva, però); per questo il cavallo diventò un po’ una celebrità locale, e in molti si recavano dal suo padrone solo per vederlo, visto che aveva raggiunto un’età così alta. Alla fine della sua vita, per ricordo, la sua testa è stata esposta in un museo.

4. L’aragosta più vecchia




I crostacei non crescono come noi, che abbiamo il corpo che diventa a poco a poco più grande. Loro infatti hanno il carapace, che perdono ogni tanto (con la muta), crescono tutto insieme e riformano il carapace, quindi si fermano per un altro po’ di tempo. In questo modo però crescono sempre, e quando è stata pescata un’aragosta di ben 20 kg portata in un ristorante, il proprietario non si è sognato nemmeno di mangiarla, ma voleva tenerla lì come pubblicità. Viva, ovviamente. Dieci giorni dopo sono arrivati i manifestanti della PETA, e l’hanno voluta rimettere in libertà, per cui non si sa se sia ancora viva e vegeta. Per raggiungere un peso del genere secondo gli studiosi deve essere vissuta per 140 anni.

3. L’elefante più vecchio




Nonostante siano degli animali giganteschi, la vita degli elefanti non è particolarmente lunga rispetto a quella di altri animali, e infatti un elefante può vivere all’incirca 50 anni. Il record al momento è di Lin Wang, elefante morto nel 2003 che ha vissuto per ben 86 anni, prima come elefante da guerra (durante la seconda guerra mondiale, trasportava l’artiglieria), poi in uno zoo in cui è diventato la principale attrazione turistica. Alla sua morte l’evento di commemorazione ha richiamato allo zoo centinaia di visitatori.

2. La lucertola più longeva




Anche le lucertole sono note per essere molto longeve. Ora non le lucertoline che vivono intorno a casa nostra, ma quelle grandi, come le Tuatara, si. In particolare una lucertola che viveva in Nuova Zelanda è ancora viva con i suoi ben 127 anni di età. La cosa più particolare è che ha iniziato a procreare lucertolotti molto presto: a 111 anni, solo 16 anni fa. Magari non aveva mai conosciuto il “lucertolo” della sua vita, ma c’è da dire che la menopausa, alle lucertole, non le sfiora nemmeno.

1. Il pesce rosso più vecchio




Quanto vive un pesce rosso? Poco, ci verrebbe da dire. Tutti abbiamo avuto un pesce rosso nella vita, rigorosamente morto in un paio di mesi perché non gli cambiavamo l’acqua. Eppure se una persona se ne prende cura i pesci rossi possono essere anche molto longevi ed arrivare alla veneranda età di ben 45 anni, come ha fatto questo pesce, il cui padrone lo ha ereditato dalla mamma negli anni ’90, morto nel 2005. Come a dire che se sappiamo prenderci cura dei nostri animali, loro ci ricambieranno lasciandoci molto più avanti negli anni.



Lunga vita agli animali!!! E ricordate che cani e gatti ci fanno fanno vivere piu'a lungo, rompendo anche il muro della solitudine e non preoccupiamoci se abbiamo dei vicini che "rompono". Non sanno cosa si perdono, specialmente in età avanzata, ad avere un animale domestico.




Annamaria

lunedì 18 luglio 2016

LA COLLABORAZIONE FA BENE




C’è bisogno di più collaborazione nella società, sia a livello generale, nazionale, che a livello locale e interpersonale. Vorrei vedere in circolazione, meno critiche negative, dispregiative, insulti, polemiche, queste seminano nella gente paure, divisioni o addirittura disgregazione e odio, che non fanno proprio per niente bene, ne a chi fa e tanto meno ai cittadini, anche i mezzi d’informazione meno volgarità e aggressività e più obiettività. Vorrei vedere praticata quella critica vivace, intelligente, costruttiva, creativa, propositiva e rispettosa dell’altro, questo sarebbe bello perché è il sale della democrazia, quella critica che unisce, che fa scattare e trionfare la collaborazione, quella che aiuta concretamente a elaborare insieme progetti per risolvere i grandi e piccoli problemi della gente, andrebbe praticata a tutti i livelli e in ogni luogo. Questa secondo me sarebbe la strada migliore da seguire, sia per chi sta al governo, sia per chi sta all’opposizione e per tutti noi cari cittadini e non perdere mai di vista come punto di riferimento i veri valori, per il bene del paese e del bene comune.
Le tante diversità politiche, di religione, di pensiero, d'idee, d’opinione, dovrebbero essere vissute come una grande ricchezza, civile, sociale, culturale, democratica e di libertà. Per rendere concrete la loro ricchezza di contenuti culturali, basterebbe uno sforzo mentale d’ognuno di noi, per tirar fuori le idee migliori che tutti abbiamo dentro, poi metterle in pratica ogni giorno e in ogni luogo, al servizio della comunità. Cosi si potrebbero contribuire a favorire una convivenza migliore, per una società che ci faccia stare bene insieme, nel dialogo sano e in un  sincero costruttivo confronto, puntando a raggiungere, l’obiettivo di una civiltà più alta e più umana.


A livello generale, istituzioni, partiti, movimenti, religioni, c’è bisogno che sia praticata una bella politica, sana, trasparente, onesta, sincera, anche con più consapevolezza e apertura mentale, per saper affrontare, gestire al meglio i grandi problemi della società di oggi, esempio saper accogliere con umanità, ospitalità, aiutare con più efficacia chi è in condizioni di grande necessità, di fame, di bisogno di salute, di un tetto per dormire.



 Qui occorre darsi molto da fare per vincere la diffusa indifferenza, gli egoismi, per far prevalere l’impegno la responsabilità e la solidarietà, si favorirebbe la loro integrazione.
Cari cittadini bisogna proprio darsi una smossa, darsi da fare, aspirare e battersi per costruire una società che ci faccia sentire ed essere concretamente tutti uguali, tutti fratelli, cittadini a tutti gli effetti di questo mondo, dove ci sia veramente giustizia sociale e pace. Poi ognuno di noi in particolare a livello locale, dovrebbe praticare la bella e importante collaborazione, a partire dai, comuni, parrocchie, associazioni, cittadini, poi tutti insieme, valorizzare la solidarietà e la condivisione, questa è la via da seguire per costruire una comunità più unita, rispettosa dell’altro, collaborante, migliore e più giusta.

Francesco Lena 

venerdì 15 luglio 2016

TERRORE A NIZZA




Il presidente Hollande dichiara che "la Francia è forte e lo sarà sempre di piu'."
Ma non è vero. Sono passati solo pochi mesi dalla strage del Bataclan.
Il mondo civilizzato si difende con inutili proclami e in questo modo come andrà a finire? 


Ci domandiamo tutti perchè viene attaccata la Francia.

La Francia è la Nazione dove sono avvenuti più attacchi da parte dell’Isis.
Perchè viene attaccata?
L’Isis stessa, in alcune rivendicazioni, come quelle dopo l’attentato del Bataclan, ha dichiarato esplicitamente che la Francia è stata attaccata perché è uno dei paesi che conduce gli attacchi aerei contro le forze del Califfato in Siria e Iraq.
Infatti, è uno dei due Paesi europei, con la Gran Bretagna, che ha deciso di contribuire ai bombardamenti delle postazioni dell’Isis in Iraq.
Ma la Francia viene accusata di combattere l’Islam anche in Francia. E, in particolar modo, in città come Parigi.
Alcuni figli di immigrati arrivati alla seconda o terza generazione, si fanno sedurre da idee radicali che con l’Islam e la religione, non hanno nulla a che fare.

Vengono attaccati luoghi non “sensibili” e quindi non “protetti”, posti che spesso sono di svago, dove si festeggia e si manifesta la propria gioia. Si colpiscono i teatri, i locali notturni, i luoghi di festeggiamento (la promenade di Nizza).

"La paura non deve sopraffare l'intelligenza".
Andatelo a spiegare a chi ieri sera, per l'ennesima volta, ha perso i suoi cari per un gesto folle.


Nizza è solo l’ultimo di una serie di attentati jihadisti di cui la Francia è rimasta vittima negli ultimi anni.

2012, ATTACCHI DI MOHAMMED MERAH A TOLOSA E MONTAUBAN
Il 22 marzo 2012 veniva ucciso in un raid delle forze speciali francesi a Tolosa il 23enne di origini algerine Mohammed Merah. Era responsabile degli omicidi di sette persone avvenuti nello stesso mese fra Tolosa e Montauban: l’11 marzo aveva ucciso a Tolosa un parà francese, il 15 marzo altri due paracadutisti in una sparatoria davanti a un bancomat a Montauban e il 19 marzo un rabbino e tre bambini nell’attacco davanti alla scuola ebraica di Tolosa.


2014, ATTACCO AL MUSEO EBRAICO DI BRUXELLES
Un filo rosso lega la Francia all’attacco al museo ebraico e alla sinagoga di Bruxelles, avvenuto il 24 maggio del 2014, alla vigilia delle elezioni europee, in cui morirono quattro persone. Per l’attentato, infatti, fu arrestato Mehdi Nemmouche, 29enne della città di Roubaix, nel nord della Francia, vicino al confine con il Belgio. Il giovane venne fermato il 30 maggio durante un controllo di dogana in una stazione di treni e bus a Marsiglia. Gli inquirenti spiegarono che l’uomo era stato in Siria per circa un anno ed era poi rientrato in Francia. Al momento dell’arresto gli era stato trovato un lenzuolo bianco con scritto il nome del gruppo estremista islamico ‘Stato islamico dell’Iraq e del Levante‘ (che poi a giugno annunciò la sua trasformazione in Stato islamico, noto con gli acronimi Isis e Isil).

GENNAIO 2015, CHARLIE HEBDO E HYPERCACHER
Il 7 gennaio 2015 i fratelli Kouachi, francesi di origine algerina, fecero irruzione nella sede del settimanale satirico ‘Charlie Hebdo‘, noto per le vignette su Maometto, e uccisero 12 persone. Ne seguì una caccia all’uomo, che si concluse solo il 9 gennaio con la loro uccisione in un raid delle forze speciali francesi dopo che i fratelli si barricarono in una tipografia a Dammartin en Goele. Intanto anche Amedy Coulibaly fece delle vittime: il giovane, l’8 gennaio, uccise una poliziotta a Montrouge, vicino Parigi, e poi il 9 gennaio si barricò nel supermercato Hypercacher di Porte de Vincennes a Parigi, prendendo degli ostaggi. Il bilancio della crisi degli ostaggi al supermercato fu di quattro morti e anche Coulibaly fu ucciso. Gli attacchi dei fratelli Kouachi e di Coulibaly erano legati: Coulibaly chiese, infatti, la liberazione dei fratelli in cambio del rilascio degli ostaggi dell’Hypercacher.

NOVEMBRE 2015, PARIGI E BATACLAN
La sera del 13 novembre del 2015 una serie senza precedenti di attentati provoca almeno 129 morti e altri 350 feriti a Parigi. I terroristi colpiscono sei diverse zone della città il venerdì sera: fra queste lo Stade de France, dove era in corso l’amichevole di calcio Francia-Germania, e ristoranti e bar nel decimo e nell’undicesimo arrondissement. Il maggior numero di morti, 89, viene registrato nella sala concerti Bataclan, soldout per il concerto del gruppo rock americano Eagles of death metal. Il 14 novembre l’Isis rivendica l’attentato.

22 MARZO 2016 AEROPORTO E METRO BRUXELLES
La mattina del 22 marzo due esplosioni avvengono all’aeroporto di Bruxelles Zaventem e poco dopo un’esplosione si verifica nella stazione della metropolitana di Maelbeek. Il bilancio è di 32 morti, più i tre kamikaze (due in aeroporto e uno nella metro), e oltre 300 feriti. Anche in questo caso l’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico. I due kamikaze di Zaventem erano Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui; il terzo kamikaze di Bruxelles è, invece, il fratello di quest’ultimo, Khalid El Bakraoui, che si è fatto esplodere alla fermata della metro di Maelbeek. In aeroporto c’era anche un terzo uomo, detto ‘uomo con il cappello’ perché compariva nelle immagini delle telecamere di sicurezza con un cappello, che è risultato successivamente essere Mohamed Abrini. Arrestato l’8 aprile, Abrini era super ricercato già dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi in quanto ritenuto complice di Salah Abdeslam. Con Salah era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza due giorni prima degli attacchi nella capitale francese, cioè l’11 novembre, in una pompa di benzina a Ressons, lungo l’autostrada in direzione di Parigi. È lui che era al volante della Renault Clio usata poi per gli attentati di Parigi, e le sue impronte digitali e tracce del suo Dna erano poi state trovate in due appartamenti di Schaerbeek.



Questa serie di attacchi alla Francia firmati dallo Stato Islamico, hanno un minimo comune denominatore : gli esecutori sono tutti individui che appartengono alle seconde generazioni del flusso migratorio magrebino in Francia e alle spalle una storia.
Le tappe più recenti di un percorso di sangue che viene da lontano.

– 3 dicembre 1996: 4 morti e 93 feriti. E’ il bilancio delle vittime di una bomba esplosa presso la stazione Port Royal della metropolitana di Parigi. L’attentato viene rivendicato da fondamentalisti algerini.

– 25 luglio 1995: un dispositivo costruito con una bombola di gas esplode nella stazione della metro di Saint Michel, a Parigi, uccidendo 8 persone e ferendone 117. L’attentato viene attribuito a fondamentalisti algerini.

– 17 settembre 1986: l’esplosione di una bomba nei grandi magazzini Tati di Parigi uccide 7 persone. L’azione viene rivendicata da un gruppo solidale con i prigionieri politici arabi e del Medioriente che già nei giorni precedenti aveva denunciato la propria responsabilità in altri 4 attacchi nella capitale francese che erano costati la vita a tre persone.

– 29 marzo 1985: sono 18 i feriti in seguito all’attacco in una sala di proiezione a Parigi nella quale si sta svolgendo un festival del cinema ebraico. L’attentato viene attribuito al movimento della Jihad islamica.

– 31 dicembre 1983: Una bomba nella stazione ferroviaria di Saint Charles a Marsiglia e un’altra su un treno ad alta velocità nei pressi di Drome costano la vita a cinque persone. La responsabilità viene addossata all’Organizzazione della lotta armata araba.

– 15 luglio 1983: 8 morti e 56 feriti in un attentato all’ aeroporto parigino di Orly, perpetrato da un gruppo di armeni contro le linee aeree turche.

– 9 agosto 1982: un commando arabo uccide sei persone che stanno mangiando al ristorante Goldenberg nel quartiere ebraico di Parigi. I sospetti caddero su membri del gruppo di Abu Nidal, e dopo oltre tre decenni, nel marzo 2015, la Giustizia francese ha emesso tre mandati di cattura internazionale contro individui che risiederebbero nei Territori palestinesi, in Giordania e in Norvegia.

– 29 marzo 1982: l’attacco ad un treno sulla linea Parigi-Tolosa provoca la morte di cinque persone. L’azione viene attribuita all’Organizzazione della lotta armata araba, legata al terrorista di origini venezuelane Ilich Ramirez, conosciuto come "Carlos lo Sciacallo".

 (Fonte Lindro)



E' guerra.
Della peggior specie.
Una guerra non dichiarata, che non allerta il popolo.
Un tizio qualunque al mattino si sveglia e sa che si farà esplodere. 
In un aeroporto, in una stazione,in un concerto, in una spiaggia,in un ristorante, o guidando un tir in una festa popolare.
Un tizio qualunque. che prima di quel giorno predestinato, si beveva un caffè all'angolo, Faceva la spesa, salutava i vicini di casa.
Magari sorridendo.
Non è una guerra che segue dogmi , non c'è nessun preavviso - dai racconti di mia madre un attacco aereo, o di terra, veniva segnalato con sirene a tutto spiano, la popolazione si rifugiava, i civili erano avvisati.
Il rispetto delle regole. 
Anche e soprattutto in guerra.
Qui non c'è avviso, anzi.
Quasi il gusto di schiacciarli i civili, come formichine.
Non trovo che una logica perversa e disumana 
Il "gusto" ed il "piacere" di uccidere.
Non c'è gioco, non esistono strategie, non c'è un risultato finale: vinco, perdo.
Non esistono regole.
E' una guerra terribile questa perché gioca sui sentimenti più che sulle azioni , mira a distruggere con effetto sorpresa il cuore del popolo.
Mira all'odio.

Milena


Annamaria

giovedì 14 luglio 2016

ITALIA: PENSIONATI IN FUGA



Come risulta  nell’ultimo rapporto dell’Istat sulla situazione demografica in Italia,  diminuiscono i cittadini italiani di 140mila unità, mentre aumenta la presenza degli stranieri di 11mila.
Forse sarebbe piu' utile non far fuggire anzichè far entrare. 




Durante l’ultimo decennio sono stati due milioni gli italiani che si sono trasferiti all’estero e non solo per lavoro. L'Inps eroga 411mila pensioni all'estero ( fonte AIRE) perché gli intestatari hanno trovato un luogo dove poter vivere dignitosamente con delle pensioni magre.



I tempi nei quali gli italiani raccoglievano le poche cose che possedevano in una valigia di cartone affrontando lunghi viaggi in nave per raggiungere i nuovi continenti o con il treno per passare da un paese europeo all’altro, sono davvero lontani .



La migrazione attuale viaggia in aereo e in giacca e cravatta, con trolley firmati, per ricoprire posizioni di prestigio nell’ambito universitario oppure economico.

Mentre dall'ovest e dal sud-est asiatico arrivano badanti per anziani non più autosufficienti, ci sono pensionati che vogliono, giustamente, poter vivere il resto della vita in condizioni se non  agiate ma almeno dignitose, senza dover combattere con la burocrazia e l’inospitalità delle città, con servizi a tempo elargiti dalle politiche sociali dello Stato e degli Enti locali.

A dispetto delle grida xenofobe sono numerosi gli italiani che hanno deciso di “migrare” rispetto a quelli interessati a scegliere l’Italia come luogo dove poter vivere.

I luoghi dove le nuove generazioni italiane trovano un lavoro, che in patria gli viene negato, sono Parigi, Londra e Berlino, senza dimenticare gli Stati Uniti.

Invece, le mete predilette dai pensionati sono i paesi caldi nel bacino del Mediterraneo o poco fuori, dove non solo gli italiani trovano rifugio, ma anche tedeschi, olandesi, inglesi, scandinavi, australiani, giapponesi, canadesi e statunitensi.

Una delle mete scelte dagli italiani sono le Canarie, con il loro clima mite del mare e pungente della montagna innevata, tanto che è presente un’agenzia " Canarie per te, la casa degli italiani " alla quale ci si può rivolgere per avere tutte le informazioni sui benefici fiscali, il costo della vita, la burocrazia, il sistema sanitario e clima, prima di trasferirsi.

La scelta dei pensionati di migrare è spesso dettata dalla necessità di poter usufruire di servizi e di un potere d’acquisto più alto di quello che la loro pensione non gli permette in patria.

Ma il machiavellico governo italiano è in agguato per soddisfare le pretese dell’Inps nell’ostacolare la migrazione pensionistica, varando restrizioni magari differenziando l’assegno a secondo del paese scelto. L’assegno sarà minore per chi sceglie i paesi del sud, non avendo le spese di riscaldamento, ma c’è sempre il metodo collaudato dalla casalinga di Biella nell’utilizzo oculato dei coupon e buoni sconto dei supermercati per sopravvivere.

Altra possibilità è organizzare una “vacanza” dei propri sudati risparmi a Panama City, ma gira voce che non è un metodo apprezzato dal fisco italiano per chi poi rimane in Italia per goderne i frutti.




Ecco 12 motivi che spiegano perché alle Canarie riuscite a vivere bene anche con una pensione da 900 euro al mese.



1) La classica spesa al supermercato alle Isole Canarie vi costa circa un 20% in meno che in italia. Tutto qui direte? Aspettate il bello deve ancora arrivare.

 2) La parte di risparmio che molti non considerano,  proviene dal fatto che in Canarie il clima e’ molto mite ( il Microclima del sud di Gran Canaria e’ considerato il miglior clima al mondo; le isole dall’eterna primavera si trovano infatti sul tropico del cancro).

3) Ne consegue un grande risparmio sulle bollette del riscaldamento e Luce / gas ( anzi il gas qui non esiste e l’elettricità alle Canarie  proviene dall’energia eolica ( i famosi mulini a vento) . Cari pensionati, dovete aggiungere che alle isole canarie NON serve il riscaldamento ( ci sono alcune zone dove invece si; vi consiglieremo successivamente) e grazie al clima Canario sempre mite e temperato si aggiunge un altro importante risparmio.




 4) nessuna spesa per comprare cappotti , piumoni, scarpe e scarponi sciarpe e guantoni , per non parlare degli armadi in casa per contenere il cambio stagioni. In Canarie si sta  praticamente sempre in magliettina pantaloncini corti e ciabatte!




 Andiamo avanti.

5) Parliamo di affittare casa alle Canarie o comprare appartamento a Playa del Ingles ( tipica zona del sud di Gran Canaria) , gli affitti possono variare a seconda se si sceglie di avere la casa direttamente in riva all’oceano ( esempio solo 560 euro al mese comprese TUTTE le spese ( anche luce acqua etc…)  e siamo in riva all’oceano,  ovvero apriamo la porta e ci troviamo  direttamente sulla spiaggia) ma esistono soluzioni ancor piú economiche per affittare casa alle canarie .

 Alcuni appartamenti in zona  Vecindario o Tablero per esempio,  possono costare 300 o 400 euro mensili anche per un trilocale), mentre se scegliete di comperare casa o appartamento alle Canarie potete trovare soluzioni a partire da 50-60.000 euro ( attenzione peró ad affidarsi a persone di fiducia dato che possono esistere, come in ogni paese,  situazioni poco vantaggiose per chi compra).

“In pratica solo chiudendo la vostra casa in Italia e risparmiando luce e gas e acqua siete in grado di coprire perfettamente il costo di un affitto alle Canarie.


6) Altro risparmio considerevole per la vostra pensione alle Canarie  viene dai farmaci. Innanzitutto costano molto meno ( alcune medicine in Italia costano 10 volte di piú) ma soprattutto ve ne serviranno molti di meno  grazie proprio al clima mite e all’aria salubre tipica delle isole Canarie in mezzo all’oceano Atlantico.

L’ inverno come in Italia  non esiste;  raffreddori e influenze sono rarissime, molte persone smettono di avere dolori alle ossa, chi dichiara di non soffrire di artriti, asma, di malattie respiratorie in genere…. Dovete sapere che le isole Canarie e in particolar modo il sud di Gran Canaria sono una meta molto apprezzata dai nord europei che trascorrono 6 mesi invernali al tiepido clima Canario e poi tornano nella loro terra nel periodo estivo. 

7) Altro risparmio che vi ritrovate sulla vostra pensione all’estero : in Canarie e’ dato dal bassissimo costo della benzina che viene circa la metá che in Italia ( al momento 1,05 eur); aggiungete anche che sull’isola e’ poco probabile fare molti chilometri quindi si aggiunge un ulteriore risparmio.

8) Non esiste il pedaggio in autostrada! Le autostrade in Canarie esistono ma il pedaggio no! Sono gratis.

 9) Il bollo dell’auto e’ sette / otto  volte piú basso che in Italia ( si aggira sui 30 40 euro per un auto di media cilindrata e non ci sono altre tasse sull’auto; le assicurazioni sono piú economiche e non serve assicurarsi contro il furto.

 10) Altro grande vantaggio per  i pensionati proviene proprio da portare la pensione alle Canarie... Operando con la defiscalizzazione ,l’ INPS manda la pensione lorda alle Canarie . Qui vengono calcolate le tasse locali ( che sono molto piu basse che quelle italiane ) e quindi vi danno la pensione Canaria  netta,  che per effetto delle differenti fasce di tassazione risulta essere piú alta in media di un 15% rispetto alle pensione italiana!

 In poche parole... La vostra pensione alle Canarie verrá maggiorata di circa un 15%! Esempio se percepite 1500 euri in Italia , alle Gran Canaria la pensione sará di oltre 1700 euro mensili e con una cifra simile alle Isole Canariesi vive benissimo.

 11) Viaggiate in pensione? Se in Italia con la pensione non si arriva a fine mese , la pensione alle Canarie  permette anche di fare qualche bel viaggetto. Perché non approfittare della tariffa scontata del  50% sui traghetti per spostarsi per esempio a visitare un’altra isola ( le Canarie sono un arcipelago di 7 isole) ? 

Oppure per prendere un volo aereo e visitare Barcellona o Madrid? Degustare cibi tipici scoprire nuove culture, usi e costumi…

Avete capito bene 50% di agevolazione sui viaggi  dati governo spagnolo per le Isole Canarie. Altro motivo per vivere in Gran Canarie da pensionati.

12) Volete fare vita sociale e uscire magari la sera a cena o a pranzo con amici? Magari in riva al mare? Bene sappiate che in Canarie si puó per esempio pranzare sulle famose Dune di Maspalomas in riva all’oceano atlantico con 4,95 eur (escluso bevande) si tratta di mangiare tipico canario esempio mezzo pollo arrosto con contorno di patate e insalata servito con una stupenda vista mare.

Un concerto al famoso auditorium Alfredo kraus di Las Palmas de Gran Canaria? ( attuale capitale delle isole Canarie) Vi costerá solamente  tra i 5 e i 10 eur.  Volete andare al cinema? Sei euro!

 Volete frequentare un corso di lingua straniera ( visto che avete del tempo libero…) Ci sono scuole convenzionate che organizzano corsi  di lingua per tutto un anno di durata 2 volte la settimana a soli 64 euro ( tutto l’anno) con aule attrezzate con proiettori e lavagne tattili.

Niente tassa sulla Tv alle Canarie, niente tasse assurde, l’IVA non esiste, dovete fare per esempio una procura a vendere da un notaio? Alle isole Canarie pagate euro 46, 03  ( si chiama Poder special,  lo stesso documento in italia si paga 400 500 euro) . Se dovete fare un atto notarile per esempio per costituire una societá viene circa 170 euro ( si esatto da un notaio!).

 Da tenere in considerazione alle Canarie un gran livello di civiltá, le automobili si fermano a farvi attraversare la strada ancor prima che vi avviciniate al marciapiede, la gente e’ sempre sorridente e rilassata ( ricordate che viviamo in un luogo di vacanze…), E' tutto molto pulito e curato, aiuole e fiori ovunque ( per 12 mesi all’anno grazie al clima mite delle isole Canarie),  i taxi sono molto economici ( bastano 5 euro  in media per spostarsi).

Considerate inoltre che vivere alle Canarie (spostando la vostra “pensione alle Canarie”)  vi da la possibilitá di trascorrere indimenticabili momenti che magari prima vivevate solo una  volta all’anno in vacanza. 

La vostra pensione alle Canarie vi permette di gettarvi alle spalle l’incubo di non arrivare a fine mese, di rischiare di essere rapinati o truffati , di patire il freddo inverno italiano, di ammalarvi e di spendere molti soldi in medicine e farmacie, di isolarvi e non avere vita sociale per mancanza di soldi, di sentirvi SOLI e tristi.





Se anche tu hai una pensione e vuoi vivere meglio  come hanno giá fatto  411.000 pensionati, vuoi trasferirti all’estero , vuoi trasferirti per vivere bene alle Canarie… sappi che la tua pensione alle Canarie  e’ in grado di assicurarvi una fantastica vita serena. Perché Aspettare?. Ma come le Canarie esistono anche altre mete ambite dai pensionati : sud America (Ecuador) , est Europa (Polonia, Romania...) Tunisia... 

Invitante !! Amici pensionati che aspettate a fare le valigie...?





Fonte AgoraVox
Fonte http://www.trasferirsiallecanarie.info/pensione-alle-canarie/


Annamaria



mercoledì 13 luglio 2016

MI MANCA

Tra le tante belle poesie scritte da Gugli ,oggi ho scelto questa.




Mi manca.
L'odore del pane
appena cotto.
Mi manca .
Il fischiettio del
ragazzo che
portava il giornale.
Mi manca.
Il contadino
che semina.
Mi manca.
Il bianco del bucato
appena steso.



Mi manca.
Il gioco dei ragazzi,
lo zoppino.
Mi manca.
vedere un muro
scrostato, con
scritto, ti amo.
Mi manca.
Il lampione
di ghisa, con la
sua luce fioca.
Mi manca.
Il poco bastava
per avere tutto... 


Gugli