mercoledì 3 marzo 2010
martedì 2 marzo 2010
A PROPOSITO DI "BAMBOCCIONI" E DI BUON SENSO (CHE NON C'E..')
LA STORIA
Pensionato condannato a mantenere
le due figlie «bamboccione»
Le ragazze, 26 e 30 anni, fuori corso all'università. L'uomo deve versare un assegno mensile di 1800 euro
Condannato a mantenere con un assegno sostanzioso le due figlie «bamboccione». E' successo a R.P., classe 1943, napoletano, impiegato di Banca in pensione, separato dalla moglie L.Q., classe 1950, romana, dopo circa quaranta anni di matrimonio. L'uomo, da subito, già dalla comparizione davanti al Presidente del Tribunale, si era dimostrato disponibile a corrispondere alle figlie, ancorché maggiorenni - la prima di 26 anni studentessa al terzo anno fuori corso di giurisprudenza, la seconda 30enne al sesto anno fuori corso di sociologia - un assegno di mantenimento per consentirle di continuare serenamente gli studi. Mai si sarebbe aspettato una condanna dal Tribunale Civile di Roma che lo obbliga a corrispondere alle due figlie un assegno complessivo di mantenimento di 1.800 euro, oltre il 50% delle spese straordinarie.
PENSIONE DI 2500 EURO - L'uomo, amareggiato, ha deciso, a mezzo dei propri legali, gli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona, di inoltrare, con la domanda di divorzio, domanda di riduzione dell'assegno di mantenimento entro «limiti accettabili», anche perchè la sua pensione è di circa 2.500 euro mensili. La difesa del padre, sostiene infatti, che - fermo restando il principio ribadito più volte dalla Cassazione sull'obbligatorietà del mantenimento dei figli anche oltre la maggiore età - un assegno di mantenimento in misura così elevata (quasi uno stipendio medio) rischia di essere addirittura «diseducativo» per le figlie in quanto, come appare tra l'altro dai pessimi risultati universitari, consente alle stesse di adagiarsi in una situazione di comodo tali da potersi definire, queste si, delle vere e proprie «bamboccione». (Fonte: Corriere.it)ANNAMARIA...a dopo
LA FELICITA' RENDE EGOISTI
Giova alla salute, ma ci chiude in noi
La felicità porta fortuna e fa bene alla salute, ma ha anche dei lati negativi: rende egoisti, più inclini a pensare a sé e a mantenersi il proprio orticello felice senza dare spazio a pericolose intromissioni esterne. Lo rivela lo studio dello psicologo Joe Forgas della University of New South Wales a Sydney, pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology. Numerosi studi sono stati condotti sulla felicità ed è ampiamente dimostrato che essere felici fa bene alla salute. Però in passato si era anche dimostrato che il buon umore rende meno attenti e più creduloni, insomma la persona allegra ha la classica "testa tra le nuvole"; invece essere di cattivo umore rende più attenti e concentrati. In questo nuovo studio è emerso anche che felicità uguale egoismo, chi è felice cioé è più concentrato su di sé e meno aperto ai bisogni altrui. Gli psicologi hanno condotto diversi esperimenti su gruppi di studenti. Nel primo hanno indotto in loro buono o cattivo umore (con uno stratagemma che consisteva nel dire loro che avevano rispettivamente alte o scarse capacità cognitive). Dopo aver influenzato il loro umore ed avendolo misurato con dei questionari ad hoc, gli esperti hanno dato loro 10 biglietti della lotteria e detto che potevano tenerseli per sé o decidere di darne qualcuno a qualche studente universitario. Ebbene i più felici preferiscono tenere tutti i biglietti per sé, quelli di cattivo umore li donano più volentieri.
Si è più felici in solitudine che in compagnia. Non deriverà forse dal fatto che in solitudine si pensa alle cose e che in compagnia si è costretti a
pensare alle persone
Chamfort Nicolas
ANNAMARIA...a dopo
?
APPENA HO 18 ANNI MI RIFACCIO.. -segnalazione di Caterina-
Adolescenti impazziti per il chirurgo estetico
PER il diciottesimo compleanno, ai genitori non chiedono i soldi per la macchina. Ne chiedono, e tanti, ma per rifarsi il seno, le labbra, gli addominali. La chirurgia plastica ha conquistato i teenager: un fenomeno inquietante che Cristina Sivieri Tagliabue ha indagato in un libro, Appena ho 18 anni mi rifaccio, pubblicato a giugno da Bompiani. Un' indagine sul campo, da scrittrice-cronista, che ora arrivaa teatro con la performance Body Work n°2, in scena da oggi pomeriggio (alle 18.30) al Teatro i. «È un libro asciutto, giornalistico - spiega l' attrice Elisa Lepore, autrice e regista della pièce - che racconta senza orpelli storie devastanti. Ho voluto metterlo in scena perché io con i giovani ci lavoro, ma non riesco più a capire il loro modo asettico di rapportarsi al corpo. Decidono di farsi un' operazione estetica, ma non calcolano il prezzo da pagare». In scena, quattro attori e cinque danzatori del Mas, tutti tra i 18 e 22 anni, si muovono in uno spazio vuoto per rappresentare uno stralcio scioccante di vita. Nei 25 minuti della performance, scorrono i dialoghi di quattro giovanissimi, sedotti dalla chirurgia estetica: ragazze che si fanno rifare i piedi per averli perfetti come quelli di Paola Barale e per Natale chiedono i soldi per un intervento rimodellante o un ritocco alle labbra, per non finire al call center ma continuare a sognare di fare la velina. E anche un ragazzo, che si fa operare per avere addominali perfetti. Attorno, sparsi tra i pubblico, giovanissimi ballerini in abiti modaioli, un po' Grande Fratello, un po' ragazze di Non è la Rai, «riferimenti espliciti ai 20 anni di corpi esibiti in tv che hanno prodotto tutto ciò». Saranno a loro a irrompere in scena nella disperata danza finale, mentre con i pennarelli si ridisegnano i corpi come a una visita dal chirurgo plastico.
AUTORE:Cristina Sivieri Tagliabue
EDITORE: BOMPIANI
COLLANA: ASSAGGI E PASSAGGI
PAGINE: 240
PREZZO: Euro 16,00
ANNO DI PRIMA EDIZIONE: 2009
IL LIBRO
STORIE DI FIGLI, GENITORI E PLASTICHE
“La mamma ha chiesto la liquidazione in banca,
abbiamo rinunciato al Deux Alpes ed eccoci qui,
tre giorni prima di Natale – così saltiamo anche
l’abbuffata, che mi fa bene – finalmente a rifarci i piedi.
Tutt’e due al top della felicità.”
“Non avvertire cosa è in gioco nel regalare una plastica è il limite tremendo di un pensare di plastica e mai plastico.”
enrico ghezzi
Hanno tra i 16 e i 18 anni, sono benestanti e, per lo più, bei ragazzi e belle ragazze. Per il loro compleanno, per la maggiore età, per l’esame di maturità chiedono un solo dono, l’esaudimento di un desiderio che si portano dentro da anni, oppure da giorni. Chiedono un piccolo o grande ritocco estetico: i piedi per sembrare come la Barale, che li ha perfetti; le labbra, tipo Scarlett Johansson; la maggior parte il seno, come quello di Jessica Alba o dell’amica con cui fanno palestra o con cui vanno in discoteca. Hanno smesso di credere al corpo come a un dato di natura. Sono smaliziati, irruenti, incoscienti: “la cosa più importante è piacere e non rimanere indietro.”
Cristina Sivieri Tagliabue ha condotto una inchiesta documentata, facendo parlare i protagonisti e le loro storie, e ha illuminato uno spaccato inedito del mondo giovanile.
“La mamma ha chiesto la liquidazione in banca,
abbiamo rinunciato al Deux Alpes ed eccoci qui,
tre giorni prima di Natale – così saltiamo anche
l’abbuffata, che mi fa bene – finalmente a rifarci i piedi.
Tutt’e due al top della felicità.”
“Non avvertire cosa è in gioco nel regalare una plastica è il limite tremendo di un pensare di plastica e mai plastico.”
enrico ghezzi
Hanno tra i 16 e i 18 anni, sono benestanti e, per lo più, bei ragazzi e belle ragazze. Per il loro compleanno, per la maggiore età, per l’esame di maturità chiedono un solo dono, l’esaudimento di un desiderio che si portano dentro da anni, oppure da giorni. Chiedono un piccolo o grande ritocco estetico: i piedi per sembrare come la Barale, che li ha perfetti; le labbra, tipo Scarlett Johansson; la maggior parte il seno, come quello di Jessica Alba o dell’amica con cui fanno palestra o con cui vanno in discoteca. Hanno smesso di credere al corpo come a un dato di natura. Sono smaliziati, irruenti, incoscienti: “la cosa più importante è piacere e non rimanere indietro.”
Cristina Sivieri Tagliabue ha condotto una inchiesta documentata, facendo parlare i protagonisti e le loro storie, e ha illuminato uno spaccato inedito del mondo giovanile.
Annamaria...a dopo
lunedì 1 marzo 2010
dediche
Questo video lo dedico a Gino e Ada , una coppia molto affiatata, tra loro si chiamano affettuosamente:
Adagino e Adagina..che teneri!
...questa è per tutti voi , Buona settimana!
LA POLITICA IGNORA LA DISABILITA'
| ||
| Gentilissima Redazione, la politica ignora la disabilità, consapevole di ignorarla. Sono madre di una persona di 37 anni con gravissima disabilità , totalmente non autosufficiente e in questo importante momento politico credo sia importante essere presente con le nostre opinioni. L'accordo tra i vari partiti esista solo per quanto riguarda la disabilità, infatti nessuno ne parla, e quando lo si fa è per tagliare, su scuola, sanità, lavoro, tasti importantissimi per tutti, ma per le persone con disabilità assolutamente indispensabili per la vita. Le leggi esistenti e sono numerose 104/92, 162/98, 328/2000, 13/89, non sono rifinanziate adeguatamente a livello nazionale da anni e ogni Regione con i fondi a disposizione agisce come può e come vuole creando così gravi disparità tra i cittadini: DIVERSI TRA I DIVERSI. La pensione d'invalidità civile di 267 euro al mese, non permette certo unitamente all'indennità di accompagnamento di 480di condurre una vita dignitosa dal profilo economico e le famiglie si devono far carico di tutte le necessità che esulano da tali cifra. L'assistenza Sanitaria non è pienamente competente per permettere una vera e concreta riabilitazione motoria e cognitiva, i bambini a cui bisognerebbe garantire una precoce quanto efficiente riabilitazione per sfruttare al massimo le capacità residue vengono trascurati spesso a causa delle gravità delle loro condizioni senza che i genitori abbiano la possibilità di opporsi a questa grave trascuratezza, se non inseguendo terapie riabilitative in varie parti del mondo alcune molto costose e di dubbia efficacia. Le esigenze dei genitori ad avere una rete sociale a cui rivolgersi per colmare le lacune o per avere sostegno psicologico e organizzativo per sopperire alle notevoli e complesse necessità quotidiane non vengono prese in seria considerazione penalizzando così il nucleo familiare al completo. Il lavoro ritenuto fondamentale nella nostra Costituzione è penalizzante per i genitori di figli disabili, molti di questi genitori, specialmente nel settore privato, nel timore di essere licenziati o di non avere il rinnovo dei contratti a progetto non dichiara di avere un figlio disabile rinunciando così anche ai permessi che spetterebbero per legge. Nella scuola a parte la sensibilità e condivisione di molti operatori che pur apprezzabilissima non garantisce però su tutto il territorio nazionale la stessa opportunità a tutti gli studenti, non vi sono norme con un ben definito iter a cui tutti i direttori devono attenersi e in caso di inapplicabilità non sono previste sanzioni, i Gruppi di lavoro Handicap GLH in numerose scuole non sanno neppure cosa sia , il PEI (progetto educativo individuale) che prevede la partecipazione di tutti gli "attori" coinvolti per una buona riabilitazione ad ampio raggio: ASL, SCUOLA, SERVIZI SOCIALI, GENITORI, INSEGNANTI, spesso viene visto come un'inutile pratica burocratica, gli ausili tecnologici , di postura, di mobilità (computer, sedie , sedie a rotelle, tavoli, sollevatori) necessari durante la permanenza a scuola non si sa ancora con chiarezza chi li deve fornire e ci sono dei rimpalli di responsabilità che non fanno altro che accrescere le difficoltà delle famiglie che non hanno la possibilità di avanzare richieste ben definite non sapendo a chi indirizzarle. Vi sono genitori a cui è stato chiesto di portare a scuola ogni giorno il seggiolone e il deambulatore da casa . Negli Ospedali viene richiesta per le persone disabili gravi e gravissime sia minori o maggiorenni l'assistenza di un familiare per tutto il periodo del ricovero, giorno e notte, in quanto le strutture ospedaliere non hanno personale sufficiente per assistere in tutte le loro necessità queste persone, ma non sono previsti per legge, quindi non rivendicabili per questi familiari, nella maggioranza dei casi padri e madri, ne benefici assistenziali primari, fornitura gratuita dei pasti, ne possibilità di lavarsi e cambiarsi o lavarsi gli indumenti, ne di avere un minimo di sostegno psicologico e emotivo. Quando ci si ricovera con il proprio figli ci si ricovera in due, ma il genitore viene considerato come necessario per alleviare la struttura dall'assistenza, ma come persona ignorata totalmente, e spesso lasciando altri figli a casa ci si porta appresso anche la preoccupazione di questa lontananza che potrebbe avere ripercussione future non indifferenti. Non si affitta alle persone disabili e a chi ha figli con disabilità, è ormai prassi comune in molte regioni italiane, e quindi spesso chi ha figli disabili deve acquistare l'alloggio pur con le gravi penalizzazioni a livello economico che questo comporta, infatti spesso sono famiglie in cui almeno un genitore ha dovuto lasciare il lavoro diventando famiglie monoreddito. L'assistenza domiciliare alle persone disabili è quasi inesistente su buona parte del territorio italiano, e dove è presente, i vincoli burocratici e/o di reddito rendono sempre più esiguo il numero dei possibili beneficiari. Il reddito di inserimento o di mantenimento per chi ha perso il lavoro e ha a carico un figlio disabile prevede dove è stato attivato un iter talmente complesso e spesso prima di essere erogato passano mesi, e nessuno si chiede come queste persone riescano a vivere. Gli ausili necessari per avere una vita più agevole negli spostamenti: carrozzine elettroniche con varie funzioni, per avere nelle abitazioni una più facile mobilità specie per chi, totalmente non autosufficiente deve essere aiutato nelle minime funzioni, sollevatori elettrici, sollevatori a soffitto, per evitare le piaghe da decubito: materassi, letti ortopedici, spesso vengono riconosciuti dal SSN solo in parte e le famiglie devono partecipare in modo anche importante alla spesa, ma come fanno con 700 euro al mese di indennità e pensione? Le pratiche di riconoscimento di invalidità in molte Regioni tra le quali Calabria e Sicilia hanno tempi lunghissimi, le famiglie aspettano anche due anni prima di ottenere il decreto con la percentuale riconosciuta. Siamo un Paese strano, la nostra politica si comporta come se fossimo un Paese ricco e forte, i nostri politici dal 2001 ad oggi non hanno più legiferato a favore di questi cittadini le cui condizioni stanno precipitando nell'indigenza totale, non vengono prese in considerazioni le varie richieste dall'aumento della pensione d'invalidità per potersi almeno permettere di mangiare tutti i giorni, al prepensionamento per i famigliari che assistono disabili gravi e gravissimi, si lavora solo e sempre stanziando cifre anche elevate per costruire nuove residenze sanitarie assistenziali, senza tenere conto del diritto di ogni cittadino, anche di quello disabile, di poter rimanere se lo desidera nella propria casa con un'assistenza efficiente e con gli ausili necessari. Preferiamo, in contrasto con tutti i preamboli delle varie leggi e normative nazionali, regionali e locali che, dicono, tutelano e appoggiano il più possibile la volontà di rimanere nel proprio ambiente, spendere il denaro per ricoverare in strutture socio - sanitarie queste persone, quando costerebbe molto meno anche economicamente mantenerle nella propria abitazione. Ma quand'è che la politica, quella vera, pulita, onesta, responsabile tornerà veramente dalla parte dei cittadini, di questi cittadini che hanno il diritto come esseri umani di essere considerati non soltanto pesi sociali da ignorare, ma cittadini a cui la società tutta dovrebbe inchinarsi per la dimostrazione di forza, determinazione e coraggio che ogni giorno dimostrano loro e le loro famiglie nell'affrontare la nuova giornata . Attendiamo segnali che ci permettano di cambiare la visione negativa sull'attenzione politica alle problematiche nel campo della disabilità. Cordiali saluti Marina Cometto |
Ciao Anna Maria, anch'io la penso come la signora Marina.
Un abbraccio Caterina
Cara Caterina mi unisco pure io alla signora Marina !Abbraccio ricambiato come sempre
ANNAMARIA...a dopo
DURATA: LA DURATURA VERITA' - scritto da ENZO -
Lezione 13
Professore Mirco OCCHIOFINO - responsabile del Servizio di Andrologia dell'Ospedale San Gustavo Loffredo di Napoli
Corsettina e Dudù CAVERO : (coniugi)
Mimì e Enzo CUOFANO : (coniugi)
Nella "SALA CONFERENZE" del 2° piano dell'Ospedale i coniugi Cavero e Cuofano sono
seduti nei rispettivi banchi.
ore 19.00
CORSETTINA: Dudù, non ho capito l'argomento di stasera; qui c'è scritto "la duratura
verità". Che vuol dire "duratura"?
DUDU': E' vero, c'è scritto proprio così. Sinceramente non lo so. Provo a chiedere al
Sig. Enzo…scusate, Donnè, voi sapete che vuol dire "la duratura verità"?
ENZO: Secondo me, significa che una certa verità "dura" , cioè si mantiene
nel tempo. Comunque, poi il professore ci spiegherà la cosa.
Ore 19.00 esatte - Il professore entra e saluta le due coppie iscritte al corso "SESSO: LA GUIDA PER LA COPPIA".
IL PROFESSORE: L'argomento è delicato e interessante. Quindi vi pregherei di fare
molta attenzione: parleremo di durata e della "duratura verità".
MIMI' : Enzo, lo sapevo, lo sapevo, se ne esce sempre con le parole difficili. E' come
se lo facesse apposta…che bisogno c'era di dire "duratura; verità
so che significa, ma Dio santo, perché ci deve mettere prima sta' duratura…!
ENZO: Mimì, per favore, lui dice stì parole ma poi le spiega. Stiamo a sentire!
MIMI'': Ma tu lo sai che significa "duratura"?
ENZO: Non vorrei sbagliarmi. Per me vuol dire che una cosa dura nel tempo…zitta sssssst, ascoltiamo.
IL PROFESSORE: Signori, all'Università di Chicago hanno fatto un indagine, insomma uno studio. secondo cui il 69 per cento degli uomini pensa di aver dedicato dai 15 minuti a 60 minuti all'ultimo "amplesso sessuale"; un altro 20 per cento ha detto di essersi intrattenuto per più di un 'ora.
CORSETTINA: Dudu' ha detto 'amplesso" vuol dire che tu fai il tuo dovere?
DUDU': Corsettì, si dice " coito, accoppiamento"… e…per favore, non dire che "faccio il mio dovere.
CORSETTINA: Dudù noi non abbiamo mai misurato il tempo. Su per giù quanto tempo ci mettiamo? Una mezz'ora?
ENZO: Non ho mai fatto il calcolo. ma credo che oscilliamo…
CORSETTINA: Io e te oscilliamo …così bene…oscilliamo cosi bene il venerdì, sabato e Domenica.
ENZO: Che hai capito, Corsettì. Lasciami finire la frase. Stavo dicendo che io e te oscilliamo dai 15 minuti ai 25 minuti. Nelle festività importanti, come Pasqua e Natale raggiungiamo anche i 40 minuti.
CORSETTINA: Facciamo i fuori d'artificio… perciò ti voglio bene, per la tua tenerezza; ma quando vuoi essere duro me faie ascì pazze!
Intanto anche i coniugi Mimì ed Enzo Cuofano hanno il loro dire.
MIMI': Enzo, noi non abbiamo di che lamentarci: 30-35 minuti li teniamo bene.
DUDU': Mica sempre!
MIMI': E' stato bell'assai a maggio quando siamo rimasti soli: ti ricordi? Era il tuo compleanno.
(Il professore continua)
IL PROFESSORE: …ma come sanno gli psicologi, la maggior parte delle persone sopravvaluta il tempo impiegato per queste attività; come tutti sappiamo, gli uomini sono degli incorreggibili fanfaroni. Tutti gli uomini vogliono durare, durare e durante dentro una donna; la maggior parte degli uomini non lo fa. Ma la verità è che il tempo cronometrato va dai 2 ai 7 minuti, questa è la
duratura verità. A condizione che non si soffra di eiaculazione precoce o di eiaculazione ritardata. Precoce: quando l'uomo "esplode" prima o immediatamente dopo la penetrazione; ritardata: quando l'uomo ritarda notevolmente l'eiaculazione. Ma credo che nessuno dei vostri marito soffra di questi problemi.
ENZO: Dotto', ma a che cosa è dovuta quella ritardata?
IL PROFESSORE: Ad abuso di alcol o farmaci, oppure posso essere problemi personali, quali, lo stress, la collera, la mancanza di fiducia.
ENZO: Dotto' lo dica a mia moglie, che non ha fiducia in me, e che non dobbiamo litigare dal 20 in poi.
MIMI': Prufessò, non gli date retta, Noi litighiamo a fine mese per le bollette da pagare…per la fiducia…è meglio che mi sto zitta se no qua succede il 48.
IL PROFESSORE: Signori, vogliatevi bene, cercate di non litigare e di affrontare la vita
con coraggio…e voi signor Dudu', ditemi una cosa, e' vero che a Napule c'è
un proverbio che dice "un certo …coso… non vuole pensieri?
DUDU': Si, prufessò, si dice si dice, ma mica solamente a Napoli, anche in tutta la
Campania, e non solo, il proverbio vale su tutto il pianeta Terra. E vale
principalmente le donne. Perché quel "coso" odia 'e penzieri.
IL PROFESSORE: A proposito del "coso", lo sapete che gli antichi Romani lo portavano in
processione e lo mostravano in marmo all'ingresso delle loro case?
DUDU': Overo? Ma senti, se lo facessi anch'io davanti all'ingresso della casa che mi sto costruendo, mi porterebbero in galera per atti osceni.
IL PROFESSORE: (Saluta le due coppie): La lezione è finita. Buona sera a voi.
I 4 amici risposero al saluto e uscirono…per il rito della pizza.
E N Z O
domenica 28 febbraio 2010
RICORDI - da Vicky
Ricordi le sere d'estate
quando al calar del sole,
ci siedevamo in poltrona,
nel grande terrazzo
al primo piano,
davanti a noi un grande
prato verdeggiante,
in mano una
coppa di vino bianco,
tutte le sere
si festeggiava
il nostro amore,
guardando il tramonto
con tutto il suo splendore.
Il sole era quasi
scomparso,
lasciando una scia di
rosso fiammante,
guardavamo le
stelle che, ad una
ad una
cadevano su di noi come
diamanti,
lo spicchio di luna
sembrava una culla,
e noi con essa ci
dondolavamo,
molte volte mano nella
mano ci
addormentavamo,
per poi svegliarci
all'alba con il sole
sul viso,
e la felicità nel cuore.
Ancora mi siedo in quella
poltrona,
nel nostro terrazzo al
primo piano,
non ho la coppa di vino
bianco,
non ho la mia mano nella
tua,
non vedo
il sole tramontare,
niente stelle o spicchi di
luna.
Vedo un grigio tramonto,
all'alba senza sole
,
oggi è triste il mio cuore,
perchè non vedo il mio cuore,
perchè non vedo il mio
amore.
Vicky
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